"E l'Eterno mi rispose e disse:
'Scrivi la visione, incidila su delle tavole,
perché si possa leggere speditamente'". Abacuc 2:2

#011 -Padre Nostro - Matteo 6:9-15

Pregare significa riconoscersi deboli, incapaci e dipendenti da Dio. Niente di tutto ciò ti piace, giacché ti è stato insegnato a essere indipendente fin da bambino e, da adulto, hai iniziato a consumare libri di auto-aiuto. Pregare significa andare contro questa tendenza naturale; è la negazione dell'autosufficienza.

Gesù insegna che pregare non è stare lì a ripetere le stesse parole come fanno i pagani. Non è intonare suoni ipnotici come i mantra tibetani, o usare delle parole magiche o delle formule segrete per liberare una sorta di energia cosmica. La preghiera non è lo Shazam o l’Abracadabra del cristiano. Pregare è condividere i nostri bisogni con Dio, sedersi accanto a lui e parlargli di loro.

Insomma, perché dovremmo pregare se Dio sa, in anticipo, tutto quello di cui abbiamo bisogno e ciò che gli chiederemo? Perché vuole vedere la nostra dipendenza da lui, e anche perché gli piace quando gli parliamo. Dio è un buon ascoltatore. Pregare è percorrere la strada opposta a quella di Adamo ed Eva nel giardino d’Eden. Loro volevano essere indipendenti da Dio, autosufficienti e padroni dei propri destini. La preghiera ci rimette al nostro posto giusto.

Prima d’insegnare la preghiera conosciuta come il “Padre Nostro”, Gesù ha condannato la mera ripetizione delle parole (Matteo 6:7), quindi il “Padre Nostro” non è una preghiera da essere ripetuta. Si riferisce solo a un modello di come dovremmo pregare. Non è “cosa” pregare, però “come” pregare.

Prima c’è il riconoscimento della posizione che Dio occupa, in cielo - al di sopra di noi - e della sua santità, parola che significa “separazione dal male”. Ossia, equivale a riconoscere che i nostri interessi particolari potrebbero non essere gli interessi di Dio, il quale guarda l’intero scenario dall’alto e sa cosa è meglio per noi.

Questo è il motivo dell'espressione “venga il tuo regno”, e non il contrario. Gli interessi del cielo devono prevalere su quelli della terra. Prima dobbiamo riconoscere quello che Dio è, e che lui ha il primato. Dopo gli chiederemo di provvedere alle nostre necessità fisiche e di protezione, essendo tali richieste intervallate da una domanda di perdono.

Questo perdono non è il perdono giudiziale dei nostri peccati, che riceviamo tramite la grazia e la fede in Gesù. Qui è una specie di perdono parentale. È la condizione momentanea per ricevere ciò che chiediamo. Sarebbe come se tuo padre ti dicesse: “Figlio mio, non ti regalerò la bici finché non avrai fatto pace con la tua sorellina”.

Come, però, perdonare? Con il perdono di chi è già stato perdonato. Adesso sì, abbiamo qui il perdono giudiziale, assoluto. Per capirci meglio, vediamo come l’apostolo Paolo inserisce il perdono nella sua Lettera ai Colossesi 3:13: “Come il Signore vi ha perdonati, così fate anche voi”. Dal punto di vista giudiziale, riesco a perdonare solo perché sono stato perdonato.

Sei mai stato perdonato da tutti i tuoi peccati? Questo perdono completo e assoluto è possibile solo perché Gesù è morto al tuo posto ed è risorto per la tua giustificazione. La prima cosa che Dio vuole darti è il perdono, quindi questa è la prima cosa che tu dovresti chiedere, se non sei ancora sicuro di essere stato completamente perdonato.

Nei prossimi 3 minuti conoscerai la mappa del tesoro.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

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