#296 – Il fine carriera – Giovanni 19:38-42

Il capitolo 19 del Vangelo di Giovanni si conclude con la fine della carriera di tre persone: Gesù, Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo. Gesù termina qua la sua carriera, avendo compiuto l’opera che il Padre gli aveva affidato, ossia di morire come un sacrificio al posto del peccatore. Ma ben presto sarebbe stato risuscitato, salendo poi al cielo, dove permane fino ad oggi.


Durante il processo e la morte di Gesù, gli apostoli hanno evitato qualunque associazione con il condannato. Pietro, in effetti, ha addirittura negato di conoscerlo. Eppure, sarà in questi momenti che vedremo uscire di scena coloro che si vantavano della propria fedeltà, ed apparire al loro posto le persone più improbabili. È quanto accade a questi due uomini: Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo.


Tutti e due avevano una carriera di successo come uomini pubblici e membri del sinedrio, cioè il potere legislativo d’Israele. Erano quelli che oggigiorno chiameremmo senatori; inoltre, Nicodemo apparteneva alla setta dei farisei, i capi religiosi che perseguitavano Gesù.


Prima Nicodemo compare nel capitolo 3 di questo vangelo, parlando con Gesù di notte, come se temesse di essere visto in sua compagnia. Nel capitolo 7 diventa un po’ più audace, difendendo Gesù davanti agli altri senatori e farisei. E adesso lo incontriamo con Giuseppe d’Arimatea, mentre chiede a Pilato di liberare il corpo di Gesù. Chi altro potrebbe farlo? I pescatori Pietro, Giacomo e Giovanni? No, Pilato non avrebbe mai ricevuto, in sua presenza, qualcuno che non fosse del suo livello sociale. Sì, Dio li aveva preparati per questa occasione.


Entrambi erano stati segretamente discepoli di Gesù, è vero, però questo finisce qui. D’ora in poi tutti sapranno che loro sono così dediti a Gesù da non avere più nessuna importanza il fatto di dover seppellire la propria carriera insieme a tale cadavere. E infatti, in seguito, saranno respinti e perseguitati tanto quanto qualsiasi altro cristiano.


Giuseppe gli offre la sua propria tomba. Nicodemo gli porta più di trenta chili di unguenti aromatici. E congiuntamente i due uomini li applicano sul corpo di Gesù, mentre lo avvolgono in panni di lino. La Legge dei giudei considerava immondi coloro che si prendevano cura dei cadaveri; tuttavia, Giuseppe e Nicodemo non badano affatto a questo.


Così pure l’apostolo Paolo, un altro nobile fariseo, un giorno aveva detto addio alla sua carriera, considerando come spazzatura l’intero suo bagaglio sociale e culturale quando l’ha paragonato al privilegio di conoscere Cristo (Filippesi 3). Ora, in cielo, Paolo, Giuseppe e Nicodemo non hanno dubbi: ne è valsa la pena assumere pubblicamente la loro fede in Gesù. Il mondo non era degno di tali uomini e continua ad essere indegno di tutti quelli che prendono posizione per Gesù, a volte a costo della carriera, della famiglia e degli amici, o anche di una relazione affettiva.


Come compito a casa, prova a leggere il capitolo 11 della lettera agli Ebrei, per conoscere alcuni dei milioni di esseri umani che hanno fatto lo stesso, prima ancora che Gesù venisse al mondo. E nei prossimi 3 minuti Maria Maddalena avrà una sorpresa.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#295 – Un Dio propizio – Levitico 16

La tua nuova vita comincia con l’acqua: l’acqua della Parola di Dio. Così è successo, in figura, anche alla festa di nozze a Cana di Galilea, quando Gesù ha ordinato ai servi di riempire d’acqua, fino all’orlo, le giare di pietra. Poi ha trasformato l’acqua in vino. In effetti, vediamo che prima arriva la Parola, in seguito la vita e la gioia.


Tutti coloro che sono stati salvati da Cristo, di ogni epoca, un giorno sapranno che la loro salvezza è stata possibile solo grazie al sangue e all’acqua che sono usciti dal costato ferito di Gesù. Il loro valore e la loro efficacia sono eterni, e soddisfano le sante esigenze di Dio, tanto per quelli che sono vissuti prima quanto dopo la croce. Nell’Antico Testamento Dio aveva già segnalato che la salvezza sarebbe avvenuta proprio così: attraverso il sangue e l’acqua.


Se leggerai il capitolo 8 di Levitico, vedrai che la consacrazione dei sacerdoti cominciava con l’acqua della purificazione, con cui erano lavati. Soltanto dopo c’era il sangue del sacrificio. Acqua e sangue, rappresentando rispettivamente la Parola di Dio, la quale purifica, e il sangue di Cristo, il quale ci permette di avvicinarci a Dio.


Infatti, in Levitico 16, si confermerà questo medesimo ordine: acqua e poi sangue per il sacrificio. Innanzitutto, il sacerdote doveva lavarsi il corpo nell’acqua, prima ancora di indossare le sue vesti di lino. Quindi, un torello era offerto come sacrificio per fare la propiziazione per il sacerdote stesso e per la sua famiglia.


Per comprendere il termine “propiziazione” in modo semplice, dovresti pensare a questa parola come se Dio fosse propizio, cioè favorevole nei tuoi confronti, permettendoti di entrare alla sua presenza senza essere consumato, poiché qualcuno ha già dato la propria vita al posto tuo. E quando troverai il vocabolo “espiazione”, potrai collegarlo all’espressione “capro espiatorio”, che popolarmente viene intesa come qualcuno che si prende la colpa ed è punito in sostituzione del colpevole. Infine, la parola “cospargere” significa, in essenza, “spruzzare” un liquido, in questo caso del sangue con le dita.


Perciò, in tale capitolo, compaiono due capri: l’uno che serve da espiazione per il peccato, e l’altro da capro emissario. L’uno era ucciso, l’altro rilasciato nel deserto. Ma prima di liberarlo, il sacerdote posava le sue mani sulla testa del capro e confessava i suoi peccati e quelli del popolo. Allora, finalmente, il capro era cacciato nel deserto per portare via i peccati.


Te ne sei accorto che questi sacrifici prefiguravano il sacrificio di Cristo, compiuto un’unica volta per togliere i peccati? Gesù è morto sia per assumere la nostra colpa, sia per portare via i nostri peccati, perché non fossero mai più riportati indietro. Il sangue del giovenco morto veniva portato all’interno del tabernacolo e lì cosparso o spruzzato sul coperchio dell’arca dell’alleanza. E come si chiamava questo coperchio? Sì, propiziatorio. Il sangue veniva messo davanti a Dio affinché si ricordasse di essere propizio al peccatore, giacché qualcuno aveva già dato la vita al suo posto.


Dopo aver saputo che Dio aveva già indicato un sostituto per te molto tempo fa, ossia Gesù, come osi voler meritare la tua salvezza con le buone opere o con i tuoi sacrifici? Davvero non l’hai ancora capito?


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

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