"E l'Eterno mi rispose e disse:
'Scrivi la visione, incidila su delle tavole,
perché si possa leggere speditamente'". Abacuc 2:2

#180 - Connessione interrotta - Giovanni 7:33-36

Gesù avverte i giudei che rimarrebbe ancora per un po’ insieme a loro, ma poi sarebbe tornato dal Padre. Naturalmente gli stava parlando della sua morte e risurrezione; la cosa interessante, però, sono i tempi dei verbi usati nel versetto 34 di questo capitolo 7 di Giovanni.


Quando dice: “Voi mi cercherete e non mi troverete”, i verbi sono al futuro; tuttavia in seguito leggiamo: “e dove sono io, voi non potrete venire.. Dove mai dovrebbe essere Gesù proprio in quel momento in cui gli parlava? Sì, in cielo. Proprio così, contemporaneamente in cielo e sulla terra, perché è Dio. E l’orrore di queste sue parole sta nel fatto che era impossibile loro di essere in cielo con Gesù, un destino che avevano automaticamente suggellato quando l’hanno rifiutato.


Dio non desiderava assolutamente che quelle persone facessero tale fine. Circa seicento anni prima il profeta Geremia aveva già rivelato le intenzioni di Dio: “Poiché io conosco i pensieri che ho per voi... pensieri di pace e non di male... Mi cercherete e mi troverete, perché mi cercherete con tutto il vostro cuore. (Geremia 29:11-13). Questa era stata una promessa fatta a un popolo esiliato in Babilonia, ma il sentimento di Dio non è cambiato.


Oggi, se sei consapevole che la tua vita qui non sia altro che un esilio in un mondo di tristezza e dolore, questa stessa promessa vale ugualmente: “Mi cercherete e mi troverete. Quando? Immediatamente! Vorresti ancora pensarci su? Beh, alcuni di quei giudei hanno potuto credere in Gesù più tardi, quando hanno scoperto che era stato mandato a morire ed è risuscitato per loro. Eppure per te un’altra possibilità potrebbe non esserci.


Questo lo dico perché in qualsiasi momento la finestra dell’opportunità potrà definitivamente chiudersi. Come mai? Dunque, ci sono diversi modi in cui ciò potrebbe accadere, se ascolti e non credi al vangelo, il cui messaggio in sintesi è questo: Gesù è morto sulla croce per pagare i tuoi peccati ed è risuscitato il terzo giorno per la tua giustificazione (Romani 4:25).


Un qualunque “tilt” nei tuoi neuroni potrebbe renderti incapace di credere a quello che hai appena sentito. Oppure il tuo cuore potrebbe smettere di battere e la morte metterebbe fine per sempre alle tue chance di essere salvato. Esiste perfino un’ulteriore eventualità, la quale sarà benedetta per quelli che credono, però atroce per chi ha già ascoltato il vangelo e non ci ha creduto: il ritorno di Gesù da un momento all’altro.


La Bibbia ci indica che la sua prima venuta sarà un avvenimento segreto, risuscitando i credenti anteriormente morti e portando via da questo pianeta tutti i credenti ancora vivi. È quanto chiamiamo “rapimento”. Poi, alcuni anni dopo, tornerà in modo vedibile e terrificante. E tutti coloro che hanno ascoltato il vangelo prima del rapimento, e non ci hanno creduto, non saranno più in grado di crederci, perché saranno impediti da Dio stesso. Dopotutto, non era proprio quello che avevano sempre voluto fin dall’inizio, ricusando il Salvatore?


Nella sua seconda lettera ai Tessalonicesi, parlando di queste persone nel periodo compreso tra il rapimento e la venuta visibile di Gesù, l’apostolo Paolo dichiara: “E per questo Dio manderà loro efficacia di errore, perché credano alla menzogna, affinché siano giudicati tutti quelli che non hanno creduto alla verità... perché hanno rifiutato di amare la verità per essere salvati. (2 Tessalonicesi 2:11-12).

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#179 - I giudici di Dio - Giovanni 7:19-33

Ora Gesù fa capire ai giudei che avevano sì ricevuto la Legge di Mosè ma che non la osservavano, poiché essa stessa condanna l’omicidio e intanto loro volevano ucciderlo. E per quale ragione desideravano farlo? Perché aveva guarito un uomo di sabato, il giorno stabilito da Dio per il riposo del popolo d’Israele.


Gesù gli mostra inoltre che loro stessi lavoravano di sabato quando, ad esempio, circoncidevano un bambino. La guarigione di un qualsiasi male dell’essere umano, in qualsiasi giorno, era in conformità alla misericordia e compassione di Dio. Quei religiosi però hanno il loro proprio modo di vedere le cose: è giusto solo ciò che fanno loro, ed è sbagliato tutto ciò che fa Gesù. Qualunque cosa servirà loro di pretesto per sbarazzarsi del Messia d’Israele.


Parlando attraverso il profeta Osea, Dio afferma: “Poiché io desidero la misericordia e non i sacrifici, e la conoscenza di Dio più degli olocausti... come le bande di briganti stanno in agguato per un uomo, così una ciurma di sacerdoti massacra sulla via di Sichem, commette scelleratezze. (Osea 6:6-9).


Dio paragona quelli che dovrebbero servire da guida al popolo d’Israele a gruppi di banditi, i quali gli tendono trappole ovunque. Ed è esattamente quello che fanno quando decidono di uccidere il Figlio di Dio, colui che scruta i cuori. Quando poi Gesù rivela il loro intento omicida, i religiosi reagiscono con diffamazione e calunnia: “Tu hai un demonio! Chi cerca di ucciderti?” (Giovanni 7:20).


Nel sottoporre Gesù a giudizio, quei giudei religiosi si sono messi nella posizione di giudici di Dio stesso. Gesù gli consiglia di non giudicare secondo le apparenze, ma con giusto giudizio. Se giudichiamo dall’apparenza, interpreteremo le cose in modo conforme all’intolleranza e al pregiudizio del nostro cuore, e non in base ai pensieri di Dio. Chi è pronto a valutare dalle apparenze, determina ciò che è giusto e sbagliato in base ai propri parametri, e non su quanto la Parola di Dio ci svela tramite il discernimento che soltanto lo Spirito Santo è in grado di darci.


Tuttavia il popolo denuncia la vera intenzione dei capi religiosi contro Gesù: “Non è questi colui che cercano di uccidere? Eppure, ecco, egli parla liberamente e non gli dicono nulla; hanno i capi riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma noi sappiamo di dove sia costui; invece quando il Cristo verrà, nessuno saprà di dove egli sia.” (Giovanni 7:25-27). Quando i sacerdoti e i farisei sentono quello che la folla sta dicendo, mandano lì delle guardie per arrestarlo. Il loro desiderio è di tenere Gesù sotto controllo, mentre cercano di scoprire la strada per eliminarlo definitivamente.


Eppure Gesù sarebbe rimasto ancora per qualche tempo in mezzo a loro, affinché tutti i propositi di Dio fossero compiuti. Così, a quei capi religiosi, si possono applicare le seguenti solenni parole di Gesù: “Voi mi cercherete, e non mi troverete; e dove sono io, voi non potrete venire. (Giovanni 7:34). Ma come? Quale sarebbe mai questo posto dove Gesù si trovava nello stesso momento in cui parlava con loro? Lo scoprirai nei prossimi 3 minuti.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#178 - I falsi maestri - Giovanni 7:18

Di solito a tutti piace parlare di se stessi. Ci mettiamo a discorrere del nostro lavoro, dei nostri figli, dei nostri talenti e perfino dei nostri problemi e difetti, forse solo per attirare l’attenzione. Tu ed io siamo così, imperfetti, e desideriamo essere ammirati, adulati o addirittura commiserati. E siamo anche come Caino, il quale ha ucciso suo fratello Abele: non vogliamo che il nostro nome sia dimenticato.


Caino ha edificato la prima città sulla Terra e le ha assegnato il nome di suo figlio per perpetuare la sua discendenza. Dopo il diluvio è stata costruita la torre di Babele per immortalare il nome dell’essere umano in questo mondo. Anche Saddam Hussein, l'ex dittatore iracheno, ha tentato di ricostruire Babilonia incidendo il proprio nome su ogni mattone. Il Salmo 49 ci dice che lo stolto pensa di vivere in eterno e dà il suo nome alle sue terre. Ecco perché abbiamo strade, piazze e città intitolate a personaggi importanti.


Chi parla da se stesso cerca la sua propria gloria, ma chi cerca la gloria di colui che l'ha mandato è verace, e in lui non vi è ingiustizia, è quanto Gesù afferma quando condanna l’autoesaltazione (Giovanni 7:18). Sì, certo, quando dovremo inviare un curriculum o una domanda di lavoro scriveremo di noi stessi, perché chi ci assumerà, vorrà conoscere le nostre capacità. Nelle cose di Dio però ciò non deve accadere. Gesù ha dichiarato che “tra i nati di donna non è sorto mai nessuno più grande di Giovanni Battista.” (Matteo 11:11). Tuttavia, così parlava Giovanni di se stesso: “Bisogna che egli cresca e che io diminuisca.” (Giovanni 3:30).


Nelle lettere alle sette chiese di Apocalisse, Filadelfia non dice niente di ma Gesù ne parla molto bene. Al contrario in Apocalisse 3:17, rispetto alla testimonianza che Laodicea dà di se stessa, troviamo: “Poiché tu dici: "Io sono ricco, mi sono arricchito e non ho bisogno di nulla"; e non sai invece di essere disgraziato, miserabile, povero, cieco e nudo.”. Nella Bibbia ci sono uomini e donne ammirevoli per causa del servizio che hanno reso a Dio, però sono gli altri o Dio stesso che ne danno testimonianza.


Il vantarsi delle proprie opere, aspirando alla propria gloria ed esaltando il proprio nome, è l’opposto di quello che fa Gesù. È stato l’unico che non ha mai ambito alla fama. Pur essendo Dio, è vissuto qui come un servo, un Uomo perfetto, senza peccato né imperfezioni di carattere. Lui, l’unico che veramente avrebbe potuto parlare di , che avrebbe potuto cercare la propria gloria ed esaltare il proprio nome, ha voluto soltanto la gloria del Padre che l’aveva mandato. Infatti, un vero ambasciatore non promuoverà mai se stesso.


Oggigiorno è molto facile identificare un falso maestro: racconterà di , si vanterà delle sue opere e ricercherà seguaci per sostenerlo ed ammirarlo, sottomettendoli alla sua volontà. Tu per caso segui qualcuno del genere?


Nei prossimi 3 minuti Gesù ci parlerà di coloro che usano la Parola di Dio per negare... la Parola di Dio!


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#177 - Il segreto per capire la Bibbia - Giovanni 7:9-17

Dopo che i fratelli di Gesù partono verso Gerusalemme per la festa dei Tabernacoli, ci va pure lui ma di nascosto. A Gerusalemme la gente è curiosa nei suoi riguardi: chissà dove sarà adesso? Alcuni dicono che sia buono, altri che sia un ingannatore, tuttavia la paura che le persone hanno, rispetto ai capi religiosi, impedisce loro di parlare apertamente di Gesù.


Eh sì, questa paura esiste fino ad oggi. Durante secoli le autorità religiose di Roma hanno impedito al popolo di leggere le Scritture. Il possesso o la lettura della Bibbia erano riservati esclusivamente ai religiosi, e durante l’Inquisizione migliaia di persone sono state bruciate vive semplicemente perché leggevano o possedevano copie della Parola di Dio. Fatto sta che qualsiasi leader religioso ha il terrore di perdere il controllo sugli altri, il che non accade solo nel cattolicesimo, però purtroppo anche nel protestantesimo.


Attualmente ci sono molti che credono che tu possa essere capace di comprendere le scritture e insegnarle soltanto dopo aver seguito un apprendimento formale in un seminario sacerdotale o in una facoltà teologica. E nonostante alcuni sostengano che tutti dovrebbero avere il libero accesso alla Bibbia, la cristianità continua a dividere i cristiani in laici e clero. Nel capitolo 2 di Apocalisse Gesù condanna questa idea, e la chiama dottrina dei “nicolaiti”, che in greco significa “conquistatori del popolo”.


La stessa questione è sollevata qui dai giudei religiosi, quando Gesù va al tempio e inizia a insegnare. Si domandavano: “Come mai conosce così bene le Scritture senza aver fatto studi?” (Giovanni 7:15). Allora Gesù gli risponde che il suo insegnamento non veniva da se stesso, ma da colui che lo aveva mandato. Sebbene fosse Dio, ricordati che ha camminato in questo mondo nel carattere di un Figlio obbediente, il quale faceva e diceva unicamente quanto fosse in conformità alla volontà di suo Padre. Ed è appunto questo il segreto per conoscere i pensieri di Dio nella sua Parola, le Scritture.


Gesù afferma: “Se qualcuno vuol fare la sua volontà, conoscerà se questa dottrina viene da Dio, oppure se io parlo da me stesso.” (Giovanni 7:17). Come potevano sapere quei giudei religiosi se ciò che lui dichiarava proveniva davvero da Dio? La condizione perché ciò avvenisse, era il voler fare la volontà di Dio. Come possiamo adesso capire la Parola di Dio e sapere se questa comprensione viene da Dio o dagli uomini? La premessa rimane la stessa: il desiderio di fare la volontà di Dio.


E la spiegazione è semplice: Dio non perde il suo tempo rivelando le sue perle ai porci, i quali non hanno altro interesse che calpestarle (Matteo 7:6). La Parola di Dio non è soggetta alla curiosità umana, e le verità più preziose possono essere trasformate in cose abominevoli se mescolate all’avidità dell’uomo che vuole sempre esercitare potere sui suoi simili.


Nei prossimi 3 minuti Gesù ci insegnerà a identificare i falsi maestri.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#176 - Fuori dall’accampamento - Giovanni 7:1-9

Il capitolo 7 del Vangelo di Giovanni ci mostra che la festa dei Tabernacoli si avvicinava. Nonostante sia stata istituita da Dio nell’Antico Testamento, qua viene chiamata “festa dei giudei”. Perché “dei giudei”? Poiché ora la celebravano per se stessi e con il cuore completamente distante da Dio.


E proprio per questo Gesù cerca di star lontano dalla Giudea, giacché i giudei religiosi, gli stessi che organizzavano tale festa, volevano ucciderlo. Ogni cuore lontano da Dio vuole liberarsene di Gesù. Inoltre non erano solo i giudei religiosi che si distanziavano sempre più dai pensieri di Dio. Purtroppo qui anche i fratelli di Gesù non gli credono, e non riescono a entrare nel vero spirito di questa festa istituita da Dio.


Durante la festa dei Tabernacoli il popolo avrebbe dovuto abitare in capanne per sette giorni, per ricordarsi appunto che un tempo erano stati pellegrini, vivendo in un deserto. Sì, questo sarebbe lo stesso spirito con cui i cristiani dovrebbero vivere in questo pianeta: come pellegrini senza una dimora definitiva.


I fratelli di Gesù insistono perché vada a Gerusalemme insieme a loro, affinché le persone possano vedere i miracoli che sarebbe in grado di compiere, diventando così molto famoso. In fondo, ragionano i suoi fratelli, chi vuol essere riconosciuto pubblicamente non si nasconde e deve esibirsi al mondo. Tuttavia Gesù gli spiega che il suo tempo non era ancora venuto, cioè non era ancora arrivata l’ora in cui sarebbe visto e riconosciuto da un capo all’altro della terra, come poi succederà al suo ritorno.


Il ragionamento dei fratelli di Gesù è uguale a quello di qualsiasi essere umano. Pensano che faccia i miracoli per attirare l’attenzione su di . Alla vigilia della festa, la quale avrebbe dovuto rappresentare il carattere pellegrino del popolo terrestre di Dio, loro si preoccupano della sua fama e riconoscimento. Oggi, mentre alcuni cristiani si occupano soltanto di acquistare successo e popolarità, altri condividono la vergogna e il rigetto di Gesù, essendo criticati dai loro stessi fratelli in Cristo, dato che non intendono partecipare al grande circo che è diventata la cristianità.


Nel capitolo 13 dell’epistola agli Ebrei troviamo una chiara distinzione tra le usanze e celebrazioni dei giudei e la chiesa, il popolo pellegrino di Dio in questo mondo nella presente dispensazione. Lì c’è scritto: “Usciamo quindi fuori dall'accampamento e andiamo a lui portando il suo obbrobrio. Perché non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futuraPer mezzo di Gesù, dunque, offriamo continuamente a Dio un sacrificio di lode: cioè, il frutto di labbra che confessano il suo nome. (Ebrei 13:13-15).


Quando ti renderai conto che la cristianità ha creato un sistema molto simile all’accampamento degli ebrei, non avrai altra scelta che abbandonare tale “campo cristiano”, per poi condividere il disprezzo e il rifiuto che Cristo ha avuto ed ha ancora nel mondo. Se desideri offrire “continuamente a Dio un sacrificio di lode, cioè il frutto di labbra che confessano il suo nome”, di Gesù e di nessun altro, allora questa sarà la cosa giusta da fare: dovrai non solo uscire “fuori dall’accampamento”, ma andare a Gesù.


Nei prossimi 3 minuti conoscerai il segreto per comprendere la Parola di Dio.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#175 - Gesù e null’altro - Giovanni 6:66-71

In questo capitolo 6 di Giovanni vediamo i principali elementi del vangelo. Gesù ci racconta di essere disceso dal cielo, parla della sua morte rappresentata dalla carne e dal sangue, accenna alla risurrezione e ci rivela il suo ritorno in cielo. Molti però lo seguono per i motivi sbagliati, più interessati a ciò che Gesù potrebbe offrirgli che alla sua persona.


Da quel momento molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui. Allora Gesù disse ai dodici: Volete andarvene anche voi? (Giovanni 6:66-67). Ma che strano, vero? Dov’è andata a finire tutta quella folla che lo seguiva all’inizio del capitolo, quelle migliaia di persone che ha sfamato, come nella moltiplicazione dei pani? Adesso purtroppo parla soltanto ai restanti dodici. E questi dodici, anche loro lo lascerebbero?


Viviamo in un’epoca in cui la cristianità si è trasformata in un gran circo, con sempre nuove attrazioni per attirare e intrattenere il pubblico. Dove prima c’era un predicatore del vangelo, oggi c’è un palcoscenico con musicisti e ballerini. Ci sono anche eventi sociali, aziendali e sportivi per attrarre persone con i più svariati interessi. E Gesù, dov’è?


Immagina di essere un cristiano del primo secolo. Tanto per cominciare non avresti potuto unirti a una denominazione religiosa, giacché un’idea del genere sarebbe emersa solo più di mille anni dopo. Sì, ti accontenteresti di essere chiamato semplicemente “cristiano”. Ti riuniresti in comunione con il Signore e con gli altri fratelli in Cristo per occuparvi della dottrina degli apostoli, delle preghiere e della cena del Signore. Chi comunque volesse vedere dei musicisti e dei ballerini, sarebbe dovuto andare alle festività romane dedicate ai loro dei.


E sarebbe unicamente lo Spirito Santo a guidare queste riunioni, non un uomo. Uno dei fratelli potrebbe suggerire un inno affinché cantassero insieme, un altro potrebbe fare una preghiera, e due o tre potrebbero portare la Parola di Dio, come c’è scritto: “Parlino due o tre profeti, e gli altri giudichino.” (1 Corinzi 14:29). Niente urla o attacchi isterici; ci sarebbero riverenza e ordine, poiché il Signore sarebbe proprio lì in mezzo a tutti. Dopotutto, sarebbe per lui e nel suo nome che sareste stati radunati (Matteo 18:20).


Gesù vi basterebbe, tuttavia sembra che per alcuni lui non sia sufficiente, come vediamo nel nostro capitolo, e perciò intendono abbandonarlo. Così, chiede ai dodici se vogliono fare lo stesso, e Pietro gli risponde: “Signore, da chi andremmo noi? Tu hai parole di vita eterna; e noi abbiamo creduto e abbiamo conosciuto che tu sei il Santo di Dio. (Giovanni 6:68-69).


Hai già creduto in Gesù? Ottimo! Pietro afferma: “abbiamo creduto e abbiamo conosciuto”; quindi ora desidererai saperne sempre di più su Gesù, riunirti per lui e non per te stesso o per le tue emozioni, e neppure a causa di un leader o di una religione. Vorrai essere dove si trova lui, dove è lui il centro delle attenzioni, dove è lui l’attrazione principale, e nessun altro o nient’altro. Pietro però ha torto quando dice “noi” abbiamo creduto e conosciuto, perché parla a nome dei dodici, senza rendersi conto che tra loro c’è un diavolo: Giuda, il traditore, che segue Gesù con un occhio ai soldi.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#174 - Veri, falsi e traditori - Giovanni 6:60-65

Il capitolo 6 del Vangelo di Giovanni si conclude mostrandoci che molti discepoli sono rimasti scandalizzati dalle parole di Gesù. Ma cosa hanno sentito esattamente da parte sua? Le stesse cose che ancora oggi continuano a sconvolgere molta gente. Confronta adesso ciò che ha detto Gesù con quello in cui credono di solito le persone, e vedrai che le opinioni non sono cambiate molto da allora.


Prima gli chiedono quali opere devono fare, poiché pensano che la salvezza si ottenga con le buone azioni. Gesù gli risponde che una sola opera è necessaria, l’opera di Dio, la quale è credere in colui che Dio ha mandato (Giovanni 6:29). Ritengono che Gesù sia un essere umano qualsiasi, nato da una relazione tra Giuseppe e Maria. Eppure Gesù afferma di essere il Figlio di Dio disceso dal cielo.


E addirittura suppongono che l’atto di seguire qualcuno che moltiplica il pane, sia una garanzia di provvigione vitalizia. Gesù non li esorta a cercare il cibo che marcisce, però quello che permane eternamente. Pensano che andare a lui sia una questione di scelta personale; ma Gesù afferma: “Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato.” (Giovanni 6:44). E in aggiunta gli garantisce: “Colui che viene a me, non lo caccerò fuori.” (Giovanni 6:37). Per ultimo rivela loro che alla fine risusciterà quelli che credono in lui.


Ti sei mai soffermato a confrontare queste sue affermazioni con quanto insegna la tua religione? Hai imparato che devi fare delle buone azioni per essere salvato? Gesù ti dice che c’è bisogno di una sola opera: credere in lui. Pensi che egli sia soltanto un essere più evoluto degli altri, nato naturalmente da un padre e una madre? Invece Gesù è il Figlio di Dio disceso dal cielo, “chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi” (Matteo 1:23), generato dallo Spirito Santo nel grembo di una vergine. Dai retta a quel predicatore che parla continuamente di prosperità materiale? Gesù ti consiglia di non sprecare il tuo tempo in cose che periscono. Hai imparato che il credere in lui sia una tua scelta? Gesù ti fa vedere che solo colui che il Padre gli darà, verrà a lui. Hai paura di perdere la tua salvezza? Lui dichiara che tutti coloro che il Padre gli dà, non saranno mai cacciati fuori. Credi nella reincarnazione? Gesù ci parla di un’unica risurrezione.


E come se non bastasse, ti dice che è necessario mangiare la sua carne e bere il suo sangue per avere la vita eterna. Ciò significa che otteniamo vita soltanto attraverso la sua morte, e non quando imitiamo la sua vita esemplare. Ad alcuni che credevano che avesse parlato dell’ingoiare letteralmente pezzi della sua carne, Gesù spiega che essa non giova a nulla, ma è lo spirito che vivifica. Del resto non potrebbero nemmeno aver mangiato la sua carne materiale giacché il Figlio dell’uomo sarebbe stato visto salire in cielo, da dove era disceso, avente il corpo completo di ogni sua parte (Luca 24:51; Atti 1:11).


Gesù ben sapeva che molti di coloro che si dicevano discepoli neppure credevano in lui, e che uno di loro l’avrebbe anche tradito. E succede lo stesso oggi nella cristianità professante: ci sono quelli che sono stati salvati per mezzo della fede in Gesù, quelli che si scandalizzano di queste affermazioni, e quelli che lo tradiscono, essendo più interessati ai soldi che potranno guadagnare tramite Gesù. In quale categoria rientri? Nei successivi 3 minuti Pietro ci confida perché lo segue.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#173 - Mangiare carne e bere sangue - Giovanni 6:53-59

Nel capitolo 6 del Vangelo di Giovanni, Gesù afferma: “Se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete la vita in voi. (Giovanni 6:53). Questo forse sarebbe una specie di cannibalismo o vampirismo? No, assolutamente. L’intero contesto riguarda il modo in cui Dio ha alimentato gli israeliti per quarant’anni nel deserto, dopo averli liberati dalla schiavitù in Egitto.


Quando ancora erano in Egitto, hanno celebrato la prima pasqua sacrificando un agnello e mangiandone la sua carne arrostita al fuoco. La parola “pasqua” significa “passare al di sopra”. Ed è quello che ha fatto Dio, “passando al di sopra”, cioè escludendo dalla piaga della morte dei primogeniti coloro che mangiavano la carne dell’agnello dentro le case aventi il segno di sanguesui due stipiti e sull’architrave della porta” (Esodo 12:7). Quell’agnello immolato era una figura di Cristo sacrificato per noi.


Poco prima, nei versetti 47 e 48, Gesù aveva dichiarato che era lui il pane della vita, e che chi credesse in lui avrebbe la vita eterna. Adesso, nel versetto 54, dice che chi mangia la sua carne e beve il suo sangue ha la vita eterna. In entrambi i casi, il linguaggio è figurato. Il mangiare la sua carne e il bere il suo sangue per ricevere la vita eterna è come credere nel pane disceso dal cielo. Ricordati che in altre occasioni ha anche affermato di essere la porta e la vite.


È necessario nutrirsi di Cristo per avere la vita eterna, così come è necessario mangiare il pane comune per avere la vita naturale. Quando Gesù ci invita a mangiare la sua carne e a bere il suo sangue, non ci sta proponendo di partecipare a un rituale magico di transustanziazione del suo corpo e sangue in pane e vino. Nessuno ha il potere di ripetere il sacrificio di Gesù e di trasformare il suo corpo incorruttibile in materia corruttibile, perché ciò significherebbe negare l’immutabilità della risurrezione. Il cristianesimo non è un rituale pagano di magia e trasmutazione, e il cristiano non è un vampiro antropofago.


Se tu avessi partecipato alla prima cena e qualcuno ti avesse chiesto dove fosse Gesù, cosa gli avresti risposto? Che si era trasformato in pane e vino? No, gli avresti indicato l’Uomo accanto a te. Eppure, quella stessa sera, ha dichiarato: “Prendete, mangiate; questo è il mio corpo”, e “bevetene tutti, perché questo è il mio sangue (Matteo 26:26-28). Ovviamente anche tu avresti compreso che si trattava di un linguaggio simbolico.


Dio, nella Legge, aveva vietato all’uomo di bere sangue, poiché significava ottenere vita. Qualsiasi indigeno cannibale capirebbe il suo simbolismo: lui stesso mangia la carne e beve il sangue dei suoi nemici perché ritiene che così facendo riceverà la loro vita e il loro coraggio. Il senso di tale proibizione era lo stesso della spada posta all’ingresso del giardino di Eden: doveva impedire all’uomo di mangiare dell’albero della vita, affinché non ottenesse vita nel suo stato di peccatore rovinato.


Ma ora, essendo stata risolta sulla croce la questione del peccato, la vita eterna può essere ricevuta mangiando la carne e bevendo il sangue di Gesù, ossia nutrendoci della sua morte e dei benefici che essa ci porta. Se lui fosse vissuto in questo mondo soltanto come un esempio da seguire, non ci sarebbe salvezza per noi. Possiamo avere vita solo perché Gesù è morto. Quando prenderai per te stesso tutto il valore della sua morte, per così poter vivere eternamente, sarà questo il mangiare la sua carne e bere il suo sangue. Nei prossimi 3 minuti molti dei suoi discepoli dimostreranno di essersi scandalizzati.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#172 - Il pane vivo - Giovanni 6:46-53

Nessuno ha mai visto il Padre tranne Gesù, il quale è venuto dal cielo. Paolo scrive a Timoteo che Dio è “il solo che ha l'immortalità e abita una luce inaccessibile che nessun uomo ha mai visto né può vedere (1 Timoteo 6:16). Sebbene gli angeli siano immortali, e i risuscitati non moriranno mai, questa immortalità è stata acquisita. Solo Dio porta in se stesso l’immortalità nella sua essenza.


Abitando “una luce inaccessibile” Dio è al di fuori dello spettro rilevabile. Nessuno l’ha mai visto o lo vedrà. Quando ci ha creati a sua immagine e somiglianza (Genesi 1:26), non sono stati inclusi i tratti fisici giacché Dio è Spirito. Questa rappresentazione è stata rivelata perfettamente nell’incarnazione di Gesù, il quale ci dice: “Chi vede me, vede colui che mi ha mandato” (Giovanni 12:45), essendo “l’immagine del Dio invisibile” (Colossesi 1:15). Nonostante tutto ciò, Dio è stato attento a non lasciarci alcuna descrizione fisica di Gesù affinché non cadessimo nell’errore di adorare una sua qualsiasi raffigurazione. Tutto quanto sappiamo, tramite il profeta Isaia, è che non era attraente (Isaia 53:2).


Gesù continua spiegando ai giudei che i loro antenati avevano sì mangiato la manna nel deserto, precisando però che quel cibo non era stato sufficiente per mantenerli vivi eternamente. Soltanto lui, Gesù, ha un tale potere e lo dichiara: “Io sono il pane vivente che è disceso dal cielo; se uno mangia di questo pane, vivrà in eterno (Giovanni 6:51). Sarebbe più facile capire questa sua affermazione se la mettessimo in parallelo con il pane naturale, che è un alimento a base di grano morto ma che mantiene il corpo in vita.


Probabilmente avrai già visto una di quelle grosse pietre circolari, con un buco al centro, usate nei vecchi mulini. I granelli erano versati attraverso un foro della pietra superiore che ruotava orizzontalmente su un’altra pietra fissa. I chicchi venivano triturati e schiacciati dal peso della pietra per produrne la farina. A questa si aggiungevano acqua, olio, sale e lievito, e in seguito il fuoco, perché il pane fosse cotto. E soltanto allora era pronto per sfamare le persone e per impedire loro di morire nell’arco di una vita.


Ti sei mai soffermato a pensare rispetto alla rassomiglianza tra questo pane e Gesù? Nei Vangeli lo trovi simbolicamente associato al chicco di grano che deve morire (Giovanni 12:24). Gesù è stato letteralmente stroncato e schiacciato dalla mano di un Dio santo, passando anche attraverso il fuoco del giudizio divino dopo aver ricevuto su se stesso il lievito dei nostri peccati (Isaia 53:5-12).


Così, colui che è stato unto dall’olio dello Spirito Santo, in cui troviamo l’acqua viva, che ha camminato qui come sale e luce, che ha preso su di il lievito dei nostri peccati e che è stato afflitto dal fuoco del giudizio, è l’unico pane che può farti vivere per sempre. Il pane comune è limitato al mantenimento della nostra vita terrena, perché è un cibo morto. Gesù però è morto e risorto: è il pane vivo. Chi se ne nutre, vivrà eternamente. E Gesù va ancora oltre quando gli rivela: “In verità, in verità vi dico che se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete la vita in voi. (Giovanni 6:53).


Ciò sarebbe forse una specie di antropofagia? Beh, sarà quello che vedremo nei prossimi 3 minuti.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#171 - Chi va a Gesù? - Giovanni 6:45

Gesù, quando si rivolge ai giudei, ci tiene a fargli ricordare la promessa rivelata dai profeti dell’Antico Testamento: “Saranno tutti istruiti da Dio.” E, concludendo, afferma che “chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me.” (Giovanni 6:45). Alcuni dicono che dopo aver ascoltato e imparato dal Padre, sta a te decidere se credere o meno in Gesù. Qui non è quello che Gesù dichiara.


Non ci dice che chi ha udito e imparato dal Padrepotrebbe venire a me”, però “viene a me”. L’andare a lui è una conseguenza diretta dell’ascolto e dell’apprendimento dal Padre, e non una questione di scelta. Se avrai ascoltato e imparato dal Padre, non c’è più via di scampo: andrai a Gesù! Siccome l’essere umano è spiritualmente morto, è incapace di imparare dal Padre e di reagire a qualsiasi stimolo spirituale. “Or l’uomo naturale non riceve le cose dello Spirito di Dio, perché sono follia per lui, e non le può conoscere, poiché si giudicano spiritualmente.” (1 Corinzi 2:14).


Se non ricevi la vita che viene da Dio per poter imparare da lui, continuerai a pensare che la Parola di Dio sia una grande assurdità. “Nessuno può venire a me se non lo attira il Padre, che mi ha mandato”, è quanto Gesù dichiara (Giovanni 6:44). Quindi, quando vai a lui, non è una tua scelta. Se la scelta fosse tua, per natura sceglieresti di non andarci; ma se la scelta è di Dio, non ti servirà fare i capricci: il tuo destino è il cielo.


Allora perché, nel capitolo 5 del Vangelo di Giovanni, Gesù dice “non volete venire a me per avere la vita”? Non sarebbe una questione di scelta il voler andare a Gesù? Dovrebbe esserlo, tuttavia non lo sarà mai a causa della nostra naturale inimicizia contro Dio. Siamo naturalmente egocentrici e indipendenti, e l’andare a Gesù non risulta nella nostra agenda. Quando un peccatore muore separato da Dio, è così che rimarrà eternamente, proprio come l’ha sempre voluto. All’inferno non ci sono pentiti che desiderano il cielo.


Pertanto nessuno sarebbe salvato se non fosse per la grazia di Dio, che ci elegge e ci salva. Nell’epistola ai Romani 3:10-11 sta scritto che “non c’è alcun giusto, neppure uno”, e che “non c’è alcuno che abbia intendimento, non c’è alcuno che ricerchi Dio.”. Se pensi di poter capire e cercare Dio, allora sei un’eccezione non prevista da Dio. Ed io ti chiederei: quale parte di te non è così vergognosamente rovinata dal peccato da poter portare a termine una tale impresa?


Quando nella sua famosa affermazione Pietro ha riconosciuto che Gesù era il Cristo, il Figlio del Dio vivente, lui gli ha risposto: “Tu sei beato, o Simone, figlio di Giona, perché né la carne né il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli. (Matteo 16:17). Non ci si va mai a Gesù di propria iniziativa. Ci andrai perché l’ha voluto Dio, rivelandoti sia il peso del tuo peccato, sia il valore dell’opera che Gesù ha compiuto sulla croce. Se credi di essere in grado di farlo da solo, questo sentimento sarà tanto egocentrico e ribelle quanto l’incredulità stessa.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#170 - Il pungiglione della morte - Giovanni 6:41-44

I giudei s’indignano quando Gesù gli dice che è lui “il pane disceso dal cielo”. Ma come sarebbe potuto discendere dal cielo se era il figlio di Giuseppe? Quello che non sanno è che Giuseppe non era effettivamente il padre di Gesù, perché era stato generato dallo Spirito Santo nel grembo di una giovane vergine, nascendo poi in questo mondo in forma umana.


Sì, Gesù è proprio disceso dal cielo; e da dove mai sarebbe potuto discendere colui che è il Figlio eterno di Dio, il quale è divino tanto quanto il Padre e lo Spirito Santo? Un Dio in tre Persone è una verità che compare già all’inizio della Bibbia, quando Dio dichiara, al plurale: “Facciamo l’uomo a nostra immagine, conforme alla nostra somiglianza” (Genesi 1:26). Non è qualcosa da capire, ma da credere.


Affermando di essere disceso dal cielo, Gesù ci sta dicendo che esisteva anche prima di assumere la forma umana. Nessun profeta di Israele avrebbe mai avuto l’audacia di sostenere che fosse sceso dal cielo. O quei giudei si trovavano di fronte a un impostore, oppure Gesù era davvero chi dichiarava di essere.


E affinché non ci fossero dubbi, Gesù torna ad affermare ciò che aveva detto poco prima, ossia che nessuno può andare a lui se non sarà stato mandato dal Padre, aggiungendoci pure che risusciterà chiunque il Padre gli avrà dato. Soltanto Dio ha il potere di dare la vita a un corpo morto. Quando Dio ha scagliato le dieci piaghe sull’Egitto, i maghi del faraone sono riusciti a imitarne le prime con i loro incantesimi, hanno però riconosciuto la loro sconfitta quando Dio ha trasformato la polvere della terra in zanzare. Solo Dio ha il potere di trasformare polvere in vita.


Quando Gesù promette che risusciterà tutti quelli che il Padre gli avrà dato, di solito pensiamo a un cadavere ancora fresco, ricomposto e ben curato in una bara piena di fiori. Tuttavia pochi morti saranno così nella risurrezione dei salvati. La maggior parte si sarà trasformata in escrementi larvali, ceneri o polvere. Potete perciò immaginare la potenza di Gesù? Risusciterà perfino i corpi che saranno stati dissolti nell’acido o trasformati in gas in un’esplosione! Colui che ha creato tutte le cose dal nulla, è potente per recuperare ogni particella di quello che una volta era stato un corpo umano e riportarlo in vita. L’apostolo Paolo ci descrive la risurrezione in questo modo:


In un momento, in un batter d’occhio, al suono dell’ultima tromba. Perché la tromba squillerà, e i morti risusciteranno incorruttibili, e noi saremo trasformati. Infatti bisogna che questo corruttibile rivesta incorruttibilità e che questo mortale rivesta immortalità... allora sarà adempiuta la parola che è scritta: «La morte è stata sommersa nella vittoria». O morte, dov’è la tua vittoria? O morte, dov’è il tuo dardo?” (1 Corinzi 15:52-55).


Il dardo, l’aculeo o il pungiglione della morte è il peccato. Il dardo della morte non può trattenere chi è stato salvato da Gesù. Nei prossimi 3 minuti saprai chi va a Gesù.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#169 - Mai e poi mai! - Giovanni 6:37-40

Gesù inizia il versetto 37 di questo capitolo 6 del Vangelo di Giovanni dicendoci che “tutti quelli che il Padre mi dà, verranno a me”, indicandoci la sovranità di Dio nello scegliere chi vuole salvare. So che molti non concordano con il fatto che Dio elegga alcuni alla salvezza e, così pensando, dovrebbero anche essere in disaccordo con quest’affermazione di Gesù.


Ci vorrebbe molta abilità e sagacia per riuscire a negare questa verità così chiara della Parola di Dio. C’è chi addirittura inverta quest’ordine, affermando che se andrai a Gesù il Padre ti sceglierà, e non il contrario. Ed ho anche sentito dire che lui qui parlerebbe solo di una classe speciale di persone, come ad esempio gli apostoli. Ma sai perché c’è tutto questo sforzo per negare che i salvati siano già stati previamente eletti da Dio? Per dare all’essere umano il merito della sua salvezza.


Se potessimo avere una minima partecipazione alla nostra salvezza, allora saremmo soltanto dei “semipeccatori”, essendo soltanto “semirovinati” dal peccato, e troveremmo al cimitero soltanto persone “semimorte”. Ci basterà leggere la lettera di Paolo ai Romani per mettere da parte quest’idea romantica che in noi esista una qualche simpatia per Dio. No, non c’è. Siamo naturalmente suoi nemici.


Sono tutti sotto peccato... non c’è alcuno che ricerchi Dio... neppure uno.” (Romani 3:9-23). Se pensi che l’iniziativa di andare a Gesù sia venuta da te, ti chiedo: qual è questa parte di te che è diventata immune al peccato, che anela a Dio ed è amica sua? La verità è che non cerchiamo Dio giacché “la carne è inimicizia contro Dio.” (Romani 8:7). Questa è la verità assoluta, la quale fa aumentare ancor di più lo splendore della grazia di Dio nel decidere di salvare alcuni in mezzo a una razza completamente perduta.


Gesù non solo dichiara che chiunque il Padre gli darà, andrà a lui, però va oltre: “... e colui che viene a me, io non lo caccerò fuori”, cioè in nessun caso, mai, never! Una volta salvato, salvato per sempre. So che alcuni leader religiosi odiano queste parole perché amano minacciare i loro seguaci con zolfo e fuoco, casomai non volessero più seguirli.


In un certo senso hanno anche ragione, poiché non c’è nessuna garanzia di salvezza per chi segue un leader religioso o una religione. La garanzia è unicamente per coloro che sono salvati da Cristo, e non dalle loro buone opere, dalla loro perseveranza, dalla loro religione ecc. Gesù garantisce la vita eterna soltanto a quelli che il Padre gli ha dato, e non a quelli che credono di potersi guadagnare la propria salvezza tramite un cambiamento di vita. Guarda cosa ci dice subito dopo:


Perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. Questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nessuno di quelli che egli mi ha dati, ma che li risusciti nell’ultimo giorno.” (Giovanni 6:38-39). E tu, sarai tra questi che il Padre vuole dare la vita eterna? Ci sono solo due modi per scoprirlo: adesso e dopo. Adesso, è credendo in Gesù; dopo, sarà troppo tardi...


Nei prossimi 3 minuti Gesù ci rivela la soluzione per il pungiglione della morte.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#168 - Tutti quelli che il Padre mi dà - Giovanni 6:37

Ok, mettiamo che dopo aver ascoltato il vangelo, tu abbia sentito il peso dei tuoi peccati e deciso di credere che Gesù sia Dio e Salvatore. In quel momento ti sono stati perdonati tutti i tuoi peccati, sei stato totalmente purificato dal sangue dell’Agnello di Dio e lo Spirito Santo è venuto ad abitare in te. Una nuova vita si è aperta di fronte ai tuoi occhi.


Ma cosa veramente ti ha spinto a cercare Gesù? Troviamo la risposta in questo capitolo 6 del Vangelo di Giovanni: “Tutti quelli che il Padre mi dà, verranno a me” (Giovanni 6:37). Te ne rendi conto? Innanzitutto il Padre ti ha dato a Gesù, poi sei andato da lui. Dio ti aveva già incluso nella suaagenda”, ed è solo per questo che hai creduto in Gesù. Quando vai a Gesù, non è un’idea tua però del Padre.


Paolo, nella sua lettera agli Efesini, parla di questa scelta di Dio, dell’elezione e della predestinazione. A meno che tu non strappi qualche pagina dalla tua Bibbia, non si potrà mai negare che i salvati siano stati eletti da Dio. Forse dirai: “Benissimo, quindi non devo affatto preoccuparmi; se Dio vorrà salvarmi, lo farà.Eh no, scusami, purtroppo se hai una mentalità del genere, ti avverto che quando il “treno” della salvezza passerà, non ti troverai seduto sulla panchina ad aspettarlo ma proprio sui binari.


È un errore pensare che il credere in Gesù sia una questione di scelta, come se tu fossi su un terreno neutrale, potendo decidere tra la salvezza e la condanna. No, non è così. Tutti noi siamo nati già condannati e letteralmente nel corridoio della morte. L’unica possibilità è credere in Gesù, che certamente non sarà stato incluso nella nostra “agenda” personale, giacché per l’appunto nasciamo nemici di Dio. Tuttavia, se è Dio che sceglie, come farai a sapere se sei stato eletto? Credendo in lui. I nomi dei prescelti non compaiono all’esterno della “porta” della salvezza, soltanto dal lato di dentro.


La sovranità di Dio nello scegliere chi vuole è una verità biblica, tanto quanto la responsabilità umana di credere in Gesù. Posso non capire il motivo del dover credere se Dio mi ha già prescelto, peraltro ciò non cambierà il fatto che siamo di fronte a una verità biblica. Similmente, ad esempio, potrò non capire come una determinata medicina agisca sul mio corpo, tuttavia la prenderò lo stesso, vero? Ecco perché siamo salvati per fede e non tramite la logica.


Magari Dio non sarebbe ingiusto scegliendo di salvarne uno e condannandone un altro? Dio non sceglie chi sarà condannato, poiché tutti noi già nasciamo in questa condizione perché siamo peccatori. E nemmeno tu potresti negare di avere una lunga “scheda penale”, colma di peccati. Dio è giusto quando condanna il peccatore ed è misericordioso quando sceglie chi vuole salvare.


Adesso rispondimi: quando il presidente di un qualsiasi paese, in cui esiste il massimo della pena, concede la grazia a un condannato a morte, sarà forse stato ingiusto nei confronti di tutti gli altri criminali che verranno giustiziati?


Se ora sei sorpreso dall’affermazione di Gesù, quando dice che “tutti quelli che il Padre mi dà, verranno a me” (Giovanni 6:37), ne sarai ancor di più quando scoprirai come finirà questa frase nei prossimi 3 minuti.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

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