"E l'Eterno mi rispose e disse:
'Scrivi la visione, incidila su delle tavole,
perché si possa leggere speditamente'". Abacuc 2:2

#199 - Espulso - Giovanni 9:24-41

I religiosi farisei non si arrendono. Tornano dall’uomo che era stato guarito e vogliono costringerlo a parlar male di Gesù. Desiderano indurlo a dire che Gesù sia un peccatore. L’ex cieco però è abbastanza sincero da ammetterlo: “Se sia peccatore, non lo so; ma una cosa so, che prima ero cieco e ora ci vedo. (Giovanni 9:25).


Nel dialogo che segue, è evidente l’intrepidezza dell’uomo guarito da Gesù. Colui che era nato cieco e non aveva mai letto nemmeno un libro in vita sua, riesce a lasciare tali dottori delle Legge senza parole. Dinanzi alla loro insistenza, gli risponde più o meno in questo modo:


Mi chiedete un’altra volta come Gesù mi abbia aperto gli occhi? Ve l’ho già detto, però non mi avete ascoltato! Perché volete sentirlo ancora? Avete intenzione forse di diventare anche voi suoi discepoli? Siete così intelligenti, eppure non sapete da dove viene questo Gesù che mi ha aperto gli occhi.”. E aggiunge: “Da che mondo è mondo non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi ad un cieco nato. Se costui non fosse da Dio, non avrebbe potuto fare nulla.” (Giovanni 9: 32-33).


Ugualmente, nel capitolo 4 del libro degli Atti degli Apostoli, i capi religiosi si sorprendono di fronte alla disinvoltura di Pietro e Giovanni, che erano dei semplici pescatori: “Or essi, vista la franchezza di Pietro e di Giovanni e avendo capito che erano uomini illetterati e senza istruzione, si meravigliavano e riconoscevano che erano stati con Gesù.” (Atti 4:13).


Si possono frequentare tutti i corsi di teologia del mondo, pur continuando ad essere ignoranti su Gesù. Soltanto nella sua presenza e in comunione con lui sarà possibile capire chi sia veramente il Salvatore. Così come ha fatto Maria, la sorella di Lazzaro e Marta, restando semplicemente ai suoi piedi per scoprire quanto fosse magnifico. Gesù, Dio e Uomo.


I farisei chiudono il dialogo nella stessa maniera di tutti i capi religiosi che si considerano superiori ai laici: “Tu sei nato completamente nei peccati e vuoi insegnare a noi?” (Giovanni 9:34). Subito dopo lo cacciano fuori. Meglio così. E perché mai? Poiché adesso, libero dall’influenza della religione e dei suoi leader, quest’uomo è pronto a conoscere meglio Gesù.


Gesù gli si rivela come il “Figlio dell’Uomo”, essendo la stessa espressione che il profeta Daniele usava per il Messia: “Io guardavo, nelle visioni notturne, ed ecco venire sulle nuvole del cielo uno simile a un figlio d'uomo... gli furono dati dominio, gloria e regno, perché le genti di ogni popolo, nazione e lingua lo servissero... il suo dominio è un dominio eterno che non passerà, e il suo regno è un regno che non sarà distrutto.” (Daniele 7:13-14).


Ora l’ex cieco non solo crede in Gesù ma anche lo adora. E non dimenticartelo: non avrai mai una visione chiara e cristallina di chi sia Gesù mentre sarai sotto l’influenza delle religioni e dei loro leader. Se è questo il tuo caso, spero sinceramente che altrettanto tu sia espulso per incontrare Gesù al di fuori di tutto ciò, per adorarlo lì.


Nei prossimi 3 minuti Gesù ci avvertirà dei ladri e lupi, i quali vogliono solamente rubare, uccidere e distruggere le pecore.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#198 - Tradizione, famiglia e proprietà - Giovanni 9:13-23

Chi si converte a Gesù troverà senz’altro qualche opposizione, sia culturale o religiosa o familiare. In alcuni paesi si potrebbe anche perdere il proprio lavoro e proprietà a causa della fede in Gesù. Fortunatamente la tradizione, la famiglia e i beni materiali sono cose che appartengono a questa vita e non hanno nulla a che fare con il cielo.


Il fatto stesso di scoprire che Gesù è la verità, trasformerà tutto il resto in menzogne. Se Gesù è colui che salva, purtroppo la mia religione non potrà salvarmi. Se è attraverso Gesù che i miei peccati sono perdonati, allora nessun sacerdote umano potrà mai garantirmi il perdono. E se Gesù è l’unico intermediario tra Dio e gli uomini, cosa c’entrano i santi, considerati da molti come i mediatori dei peccatori?


A questo proposito l’apostolo Paolo ci rivela: “Vi è infatti un solo Dio, ed anche un solo mediatore tra Dio e gli uomini: Cristo Gesù uomo (1 Timoteo 2:5). E guarda ancora ciò che l’apostolo Pietro ci dice nel libro degli Atti riguardo a Gesù: “Egli è la pietra... In nessun altro è la salvezza; perché non vi è sotto il cielo nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati. (Atti 4:11-12).


Il cieco che era stato guarito viene ora portato dai capi religiosi, i quali iniziano a contestare la sua guarigione perché era stata fatta di sabato, essendo il giorno del riposo obbligatorio della religione ebraica. Riferendosi a Gesù, che è il Creatore stesso e Signore del sabato, dichiarano: “Quest'uomo non è da Dio, perché non osserva il sabato. (Giovanni 9:16).


Quando ti converti a Gesù, l’opposizione religiosa ti dirà che non è mica successo niente, perché tale “guarigione” non si adatta agli standard che gli uomini hanno già stabilito. Oppure ci saranno delle persone che cercheranno di sminuirla, affermando che prima della conversione non eri poi così cattivo, come fanno qui i farisei, i quali dubitano che quell’uomo sia stato davvero cieco.


In seguito questi religiosi provano a interrogare i suoi genitori, che però non vogliono essere coinvolti. Hanno paura di essere cacciati via dalla sinagoga se riconoscono che Gesù è il Messia promesso a Israele. Se sei legato alla tua tradizione religiosa o al tuo status nella società, che ti garantiscono ricchezze e opportunità, non vorrai comprometterti a causa di Gesù. La tua preoccupazione sarà: “Come mi giudicheranno i miei amici se adesso divento un credente in Gesù?”. E tu, hai mai pensato in questo modo?


L’apostolo Pietro ha scritto così ai credenti in Gesù: “Sapendo che non con cose corruttibili, come argento od oro, siete stati riscattati dal vostro vano modo di vivere tramandatovi dai padri, ma col prezioso sangue di Cristo, come di agnello senza difetto e senza macchia... che per mezzo di lui credete in Dio che lo ha risuscitato dai morti e gli ha dato gloria... perché siete stati rigenerati non da un seme corruttibile, ma incorruttibile, per mezzo della parola di Dio vivente e che dura in eterno. (1 Pietro 1:18-23).


Quindi, dimmelo: preferisci aggrapparti alle cose terrene ed effimere, o a quelle celesti ed eterne? Nei prossimi 3 minuti l’ex cieco sarà cacciato fuori dalla loro presenza.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#197 - Il cieco non più cieco - Giovanni 9:8-12

Per il momento gli amici e i vicini del cieco, che era stato guarito, non lo riconoscono. “«Non è questo colui che stava seduto a chieder l'elemosina?» Alcuni dicevano: «È lui». Altri dicevano: «No, ma gli somiglia». Egli diceva: «Sono io». (Giovanni 9:8-9).


Esci sempre diverso da un incontro personale con Gesù. Non che tu abbia bisogno di provare qualcosa di tanto radicale quanto una guarigione fisica, com’è accaduto a questo cieco, o qualche altro tipo di esperienza mistica che ti faccia perdere il controllo di te stesso. Quando sarai toccato da Gesù, avrai gli occhi aperti alle realtà spirituali. E qui avvengono tre cose.


Innanzitutto ci sarà la trasformazione da uno stato all’altro. Il cieco è letteralmente guarito e recupera la vista. Quando riconosci di essere spiritualmente cieco e credi nel Salvatore, sei “guarito” dai tuoi peccati, e il blocco che t’impediva di vedere le verità spirituali, è rimosso. Adesso la tua prospettiva di vita includerà l’eternità.


In seguito si può notare che il cieco sa esattamente dove sta andando. Prima della guarigione poteva anche rendersi conto di essere su una strada, ma non riusciva a percepire quale fosse la sua destinazione. Se percorri la strada della vita senza sapere dove andrai a finire, sei ancora cieco. Infine, la terza conseguenza dell’incontro con Gesù sarà la reazione di parenti e amici, i quali avvertiranno tale mutamento, senza però comprendere bene cosa sia cambiato.


Essendo stato salvato da Gesù, inizi a testimoniare di lui, come fa questo cieco, che addirittura conduce altre persone a Cristo, poiché alcuni vogliono sapere dove si trovi. Desiderano incontrarlo, sia per mera curiosità o perché intendono davvero avere le proprie vite trasformate.


Tuttavia, dopo esser stato toccato da Gesù, non aspettarti di ottenere una conoscenza istantanea di tutte le cose riguardanti Dio. Sì, la tua salvezza è istantanea: credendo nel Salvatore sei immediatamente perdonato di tutti i tuoi peccati. Ma la conoscenza di colui che ti ha salvato verrà gradualmente, com’è capitato all’uomo che era cieco.


La tua salvezza non dipende da quanto conosci, però soltanto dalla tua fede nel Salvatore e da ciò che lui ha fatto per te. Se una persona è convertita da soli trenta secondi, sarà tanto salvata quanto qualcuno convertito da trent’anni. Tutto quello che devi sapere, è che Gesù “è stato dato a causa delle nostre offese ed è risuscitato per la nostra giustificazione” il terzo giorno (Romani 4:25).


Sono le religioni umane che condizionano la vita eterna allo studio e al miglioramento di se stessi, rendendo il cielo un luogo lontano e inaccessibile. Il ladro convertito, accanto a Gesù sulla croce, gli ha soltanto supplicato di salvarlo ed è stato esaudito: “In verità ti dico: oggi tu sarai con me in paradiso” (Luca 23:43), gli ha detto Gesù. Questo è il Dio della Bibbia, accessibile e pronto a salvare: “Io ti ho esaudito nel tempo accettevole e ti ho soccorso nel giorno della salvezza. Ecco ora il tempo accettevole, ecco ora il giorno della salvezza. (2 Corinzi 6:2).


Nei prossimi 3 minuti il cieco, ormai guarito, affronterà l’opposizione della religione, mentre la sua famiglia si vergognerà di ciò che gli era successo.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#196 - La guarigione del cieco - Giovanni 9:1-7

Il capitolo 9 del Vangelo di Giovanni inizia mostrandoci un importante dettaglio: è Gesù che vede per primo il cieco, e non i suoi discepoli. E anche in quell’incontro con il paralitico, nel capitolo 5, prima ancora di parlargli, Gesù sapeva già che giaceva infermo da molto tempo. Vedendo e conoscendo ogni cosa, Gesù personalizza la cura in base alle necessità di ognuno di noi.


Nel caso del cieco nato, Gesù sputa per terra, fa un po’ di fango e glielo spalma sugli occhi. Poi gli ordina di andare a lavarsi nella vasca di Siloe. Ma perché proprio il fango? Non lo so, però se l’ha fatto, significa che era necessario agire così in quel momento e con quella persona specifica. Gesù opera in differenti modi con persone diverse. Spesso non lo capiamo, tuttavia crediamo che qualsiasi cosa faccia, sarà sempre ben fatta. E pure quello che non fa.


L’apostolo Paolo aveva un problema, descritto da lui come “una spina nella carne”, la quale non gli è stata tolta nonostante avesse pregato il Signore per ben tre volte affinché la allontanasse da lui. Sai qual è stata la risposta alle sue preghiere? “La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza.” (2 Corinzi 12:9). Pensi forse che Paolo si sia indignato o sia caduto in depressione, non volendo più saperne di servire Cristo? Anzi, guarda ciò che ha detto:


Perciò molto volentieri mi glorierò piuttosto delle mie debolezze, affinché la potenza di Cristo riposi su di mePer questo io mi diletto nelle debolezze, nelle ingiurie, nelle necessità, nelle persecuzioni, nelle avversità per amore di Cristo, perché quando io sono debole, allora sono forte. (2 Corinzi 12:9-10).


Oggigiorno sui canali televisivi si possono ascoltare predicatori che promettono la fine di tutti i tuoi problemi se crederai in Gesù. È una bugia. Ciò che Dio ci offre è il perdono dei peccati e la vita eterna. Anche dopo esserti convertito a Cristo, ti ritroverai ancora in un mondo rovinato dal peccato e nello stesso corpo di prima, il quale continuerà a essere soggetto alle malattie e alla morte. E se per caso riuscirai a vivere fino a centoventi anni, la tua morte in seguito sarà ugualmente causata da qualche infermità o insufficienza degli organi vitali.


Pertanto, qualunque guarigione compiuta da Gesù o dai suoi discepoli aveva sempre uno scopo ben preciso. Una volta raggiunto tale obiettivo, tutti coloro che precedentemente erano stati guariti o risuscitati, si sono poi ammalati e sono morti. Oppure ti pare che Lazzaro sia tuttora in giro?


I pagani ritengono che gli dei siano loro propizi soltanto quando tutto va bene. Il vero credente invece è sicuro che il Signore sia sempre al suo fianco, nella gioia e nel dolore. Ecco perché il profeta Abacuc ci dà questa bella testimonianza di fede e di fiducia in Dio mentre dichiara:


Anche se il fico non fiorirà e non ci sarà alcun frutto sulle viti, anche se il lavoro dell'ulivo sarà deludente e i campi non daranno più cibo, anche se le greggi scompariranno dagli ovili e non ci saranno più buoi nelle stalle, esulterò nell'Eterno e mi rallegrerò nel Dio della mia salvezza. (Abacuc 3:17-18). E tu, ti rallegrerai in Dio nel caso tutto vada storto?


Nei prossimi 3 minuti i vicini del cieco nato non lo riconosceranno più dopo esser stato guarito.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#195 - Le ragioni di Dio - Giovanni 9:1-3

Poiché appartiene alla specie umana, il cieco del capitolo 9 del Vangelo di Giovanni è un peccatore, quindi soggetto alle imperfezioni causate dal peccato. Ma perché uno nasce cieco e un altro invece no? Pensando che la sua disabilità fosse il risultato diretto di qualche suo peccato, o dei suoi genitori, la domanda dei discepoli ci suggerisce due possibilità.


La prima sarebbe che il cieco avesse peccato prima di nascere, però quest’idea di qualcuno che vive, muore e si reincarna per liberarsi dal peccato è chiaramente scartata nella Bibbia. Infatti, nella lettera agli Ebrei si legge che “è stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di che viene il giudizio (Ebrei 9:27).


L’altra possibilità segnalata dai discepoli ci porterebbe a considerare che la sua cecità fosse un castigo ricevuto a causa di qualche peccato compiuto dai suoi genitori. Così, in entrambi i casi, o quest’uomo sarebbe direttamente responsabile del suo difetto che, in realtà, non avrebbe mai potuto causare a se stesso, oppure terze persone sarebbero responsabili della sua sofferenza, sempre come conseguenza di un peccato commesso da loro.


Gesù risolve questo enigma affermando che “né lui né i suoi genitori hanno peccato, ma ciò è accaduto, affinché siano manifestate in lui le opere di Dio. (Giovanni 9:3). Ne aveva di peccati il cieco? Sì! E i suoi genitori? Sì, anche loro, come qualsiasi essere umano. In questo caso, però, la sua disabilità non era il risultato di un peccato in particolare, né suo, né dei suoi genitori. Quando Dio permette che una persona nasca così, ha in vista qualcosa di più grande: la manifestazione dell’opera e della potenza di Dio.


Siamo tutti ciechi quando si tratta di capire le ragioni di Dio, per questo ci indigniamo ogni volta che ci accade qualcosa di brutto. Nella prima lettera ai Corinzi c’è scritto: “Quando ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino; ma quando sono diventato uomo, ho smesso le cose da bambino. Poiché ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro; ma allora vedremo faccia a faccia; ora conosco in parte; ma allora conoscerò pienamente, come anche sono stato perfettamente conosciuto. (1 Corinzi 13:11-12).


Da bambino non capivo come i miei genitori potessero amarmi quando venivo sgridato o castigato da loro. Quale tipo di amore materno era poi quello che mi obbligava a ingoiare quotidianamente un cucchiaio di olio di fegato di merluzzo? E perché mai mio padre mi teneva stretto e non mi aiutava a scappare mentre il farmacista mi colpiva con una siringa? Per quanto mi spiegassero i motivi, a quell’età non riuscivo a comprendere. Me ne rendo conto solo oggi.


Insomma, la nostra difficoltà non è ammettere che esista un motivo per la sofferenza. Il problema è che non capiamo o semplicemente non vogliamo accettare le ragioni di Dio. Nella lettera ai Filippesi, dopo aver affermato di aver imparato ad accontentarsi in qualsiasi circostanza, l’apostolo Paolo conclude: “Io posso ogni cosa in colui che mi fortifica. (Filippesi 4:13). In Cristo, anche tu ed io possiamo tutto... incluso il fatto di accettare che Dio abbia ragione.


Nei prossimi 3 minuti gli occhi del cieco si riempiranno di fango.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#194 - Un cieco nato così - Giovanni 9:1-3

Quando incontrano un uomo cieco fin dalla nascita, i discepoli di Gesù cercano di identificare la causa del suo problema, e sbagliano nel momento in cui sollevano soltanto due possibilità. Gli domandano: “Maestro, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco? (Giovanni 9:2).


L’origine di un fiume è la sua sorgente, però la ragione per cui scorre in un determinato luogo piuttosto che in un altro dipenderà da diversi fattori. Analogamente, sarà facile capire che l’origine di ogni sofferenza sia il peccato, il quale ha rovinato l’intera creazione, ma non è così semplice scoprire perché uno soffre e l’altro no.


Nonostante ci siano dei problemi che sono il risultato diretto dei nostri errori, come ad esempio quando ci si scontra contro un lampione in conseguenza della guida in stato di ebbrezza, occorre cautela prima d’incolpare qualcuno per qualche suo difetto, malattia o disgrazia. Tutte le volte che veniamo a contatto con persone sofferenti, tendiamo a comportarci come quei tre amici che sono andati a trovare Giobbe durante il periodo della sua sciagura: stavano andando alla grande finché non hanno deciso di aprire bocca.


L’interpretazione data dai tre amici rispetto alle calamità capitate a Giobbe, riportate nel libro omonimo, non rappresenta la sapienza di Dio ma quella umana. Nella prima lettera ai Corinzi leggiamo che “il mondo non ha conosciuto Dio mediante la propria sapienza” (1 Corinzi 1:21); quindi, il metodo usato da Elifaz, Bildad e Zofar non serve per discernere il motivo del patimento altrui.


Elifaz parla della sua esperienza personale e individuale. Nel capitolo 4 del libro di Giobbe dice: “Come io stesso ho visto... ” (Giobbe 4:8). Bildad, l’altro amico, fa appello alla tradizione poiché afferma: “Interroga quindi le generazioni passate e considera le cose scoperte dai loro padri... (Giobbe 8:8). Nel capitolo 11 tocca a Zofar presentare il suo argomento religioso e legalistico, mentre dichiara a Giobbe: “Se tu disponi il tuo cuore e stendi verso di lui le tue mani, se allontani l'iniquità che è nelle tue mani e non permetti alla perversità di abitare nelle tue tende... (Giobbe 11:13-14), tutto ti andrà bene.


Siamo proprio così: giudichiamo le persone dalla nostra esperienza, dalle nostre tradizioni e dalla religione, e ne deduciamo che, se qualcuno soffre, è per aver fallito in uno o più di questi tre punti. Naturalmente questo tipo di giudizio ci fa sentire superiori a coloro che patiscono, e il nostro messaggio a loro, in realtà, sarà stato: “Sii quel che sono io, fai come faccio io, vivi come vivo io, e non soffrirai”. Ma, parafrasando Giuseppe, figlio di Giacobbe, direi: “Sono io forse al posto di Dio? (Genesi 50:19).


Nella sua lettera ai Romani, Paolo scrive: “O profondità di ricchezze, di sapienza e di conoscenza di Dio! Quanto imperscrutabili sono i suoi giudizi e inesplorabili le sue vie! Chi infatti ha conosciuto la mente del Signore? (Romani 11:33-34). Già, né tu né io siamo in grado di comprendere i motivi e le ragioni di Dio. La cosa migliore da fare è non andare in giro distribuendo i propri “verdetti” sulla causa del dolore di ciascuno di noi.


Quando i discepoli chiedono se il cieco sia nato così in conseguenza di qualche peccato commesso da lui o dai suoi genitori, Gesù gli risponde: Né lui ha peccato, né i suoi genitori” (Giovanni 9:3). Allora, come mai è nato cieco? Troveremo la risposta nei prossimi 3 minuti.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#193 - Perché soffriamo? - Giovanni 9:1-3

Alla fine di una notizia pubblicata su Internet, riguardo al terremoto in Haiti, un lettore ha lasciato il suo commento: “Se Dio esiste, allora è incompetente”. Hai mai notato che ogni volta che qualcosa va storto ci sono sempre delle persone che puntano il dito contro Dio? Gli atei sono coloro che più amano incolpare Dio, che affermano non esistere.


Questa pratica è tutt’altro che originale. Adamo è stato il primo a incolpare Dio per avergli dato la donna che lo avrebbe portato a peccare. “La donna che tu mi hai messa accanto, è lei che mi ha dato del frutto dell'albero, e io ne ho mangiato. (Genesi 3:12). Sì, Adamo insinua addirittura che niente di tutto quello sarebbe successo se Dio non avesse creato sua moglie.


Hai già incolpato qualcuno per i tuoi errori? Ciò solo dimostra che sei tanto peccatore quanto Adamo. Oppure vuoi forse farmi credere che non sbagli mai? Beh, allora il tuo caso è ancor più serio. Ogni professionista della salute conosce bene le cinque fasi che un paziente attraversa quando scopre di avere il cancro.


Il primo stadio è il rifiuto: “Questo non mi sta succedendo”. In seguito, la rabbia: “Perché io?”. Il passo successivo è il patteggiamento, cercando di risolvere il problema da soli: “Se cambio vita, il problema scomparirà”. Dopo viene la depressione: “Ahimè, che disgrazia! Povero me!”. Infine, arrivano l’accettazione e la disponibilità a ricevere aiuto esterno.


Il peccato - prima degli angeli e poi dell’uomo - è il cancro che ha rovinato non soltanto la specie umana ma tutta la creazione. L’apostolo Paolo ci spiega, in Romani 8, che “la creazione è stata sottoposta alla vanità”, e che vive nella speranza di essere “liberata dalla schiavitù della corruzione”; e ci aggiunge: “Sappiamo infatti che fino a ora tutta la creazione geme ed è in travaglio.” (Romani 8:20-22).


Tutto, assolutamente tutto, è andato in rovina: le creature, la terra, l’universo, il tempo e lo spazio. E quando la Bibbia afferma che l’intera creazione è oggi “in travaglio”, devi capire che la metafora qui è ben precisa: le doglie del parto tendono ad aumentare e si verificano a intervalli sempre più brevi fino al momento della nascita. Così, sofferenze sempre più grandi e più frequenti occuperanno i titoli dei giornali finché Cristo non tornerà.


In questo capitolo 9 del Vangelo di Giovanni, mentre passava, Gesù vede un uomo cieco dalla nascita, e i suoi discepoli gli domandano: “Maestro, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco? (Giovanni 9:2). Saprai qual è stata la sua risposta nei prossimi 3 minuti.


Nel frattempo, che ne dici di analizzare a che punto sei tu? Neghi di essere un peccatore? Provi rabbia e incolpi gli altri per il tuo peccato? Hai deciso di cambiare vita per risolvere il problema? Sei caduto in depressione perché non sei riuscito a superarlo? Beh, lo vuoi un consiglio? Vai dritto all’ultimo stadio e chiedi aiuto esterno: rivolgiti a Gesù per ricevere il perdono e la salvezza.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#192 - Eterno - Giovanni 8:51-59

Il termine “eterno” non ha molto senso per noi, che nasciamo e viviamo nel tempo. Così come i cieli e la terra, anche il tempo è stato creato ed è strettamente legato al mondo materiale. La Bibbia ci mostra proprio questo, e persino il fisico Albert Einstein l’ha dichiarato:


Supponendo che tutta la materia scomparisse dal mondo, allora, prima della relatività, si credeva che lo spazio e il tempo avrebbero continuato ad esistere in un mondo vuoto. Ma, secondo la Teoria della Relatività, se la materia e il movimento sparissero, non ci sarebbe più né lo spazio né il tempo.”


Molto prima di Einstein, Agostino, vissuto nel quarto secolo dopo Cristo, ha scritto: “Non c’è dubbio che il mondo non sia stato creato nel tempo, però con il tempo”; e, rispetto a Dio, continua: “I tuoi anni permangono nello stesso tempo... I tuoi anni sono un giorno, e il tuo giorno non è come la nostra sequenza di giorni, ma è oggi.”.


Leggendo questo capitolo possiamo immaginare la grande confusione nella mente dei giudei quando sentono dire da Gesù: “In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse nato, Io Sono.” (Giovanni 8:58). Non dice “prima che Abramo esistesse, io già esistevo”, infatti adopera ancora la stessa espressione usata da Dio per presentarsi a Mosè: “Io Sono”.


Tutto ciò dimostra che Gesù è Dio, il Figlio eterno, non soggetto al tempo, o almeno non più di quello a cui ha voluto sottomettersi nel suo rapporto con la creazione. Questo suo aspetto atemporale può essere incontrato nello stesso Vangelo di Giovanni, quando nel capitolo 3 Gesù afferma:


Or nessuno è salito in cielo, se non colui che è disceso dal cielo, cioè il Figlio dell'uomo che è nel cielo. (Giovanni 3:13). Si osservi che in tale passaggio il “Figlio dell’uomo” è il Figlio eterno nella sua condizione umana, il quale è disceso dal cielo, è in cielo e allo stesso tempo parla con Nicodemo qui, in questo mondo. E c’è dell’altro. Guarda quello che si può trovare nel primo capitolo della lettera ai Colossesi:


Gesù “... è l'immagine del Dio invisibile, il primogenito di ogni creatura; poiché in lui sono state create tutte le cose che sono nei cieli e sulla terra, le visibili e le invisibili... Egli è prima di ogni cosa e tutte le cose sussistono in lui. (Colossesi 1:15-17).


Nel capitolo 17 del Vangelo di Giovanni, Gesù prega così: “Ora dunque, o Padre, glorificami presso di te della gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse. (Giovanni 17:5). Il Figlio eterno era con il Padre prima che il tempo e la materia venissero a esistere. La lettera agli Ebrei ci svela che lui “sostiene tutte le cose con la parola della sua potenza (Ebrei 1:3). Oltre ad essere il Verbo attivo della creazione, Gesù governa le leggi della fisica e mantiene coese le particelle che compongono la materia.


Il nostro capitolo termina segnalandoci che i giudei “presero delle pietre, per lanciarle addosso a lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio, passando in mezzo a loro, e così se ne andò. (Giovanni 8:59). Come ci è riuscito?


Nei prossimi 3 minuti Gesù ci rivelerà perché il cieco è nato in questo modo.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#191 - Giustificati per fede - Giovanni 8:37-50

I giudei che ora parlano con Gesù cercano di giustificarsi in vari modi. Oltre a fare appello al lignaggio di Abramo, si paragonano anche ad altre persone, e addirittura si considerano migliori dei samaritani, dei nati da prostituzione e della donna adultera.


Sembrano persino insinuare che siano migliori di Gesù. Del resto loro non sono mica dei “samaritani demonizzati”, essendo questa l’accusa che fanno a Gesù, e non sono nemmeno nati da una gravidanza inspiegabile come la sua. Ancora oggi i giudei chiamano Gesù “ben Panthera”, ossia “figlio di Pantera”, che era un soldato romano.


Eh sì, ci piace giustificarci, specialmente confrontandoci con persone peggiori di noi. Il problema è che la sola giustificazione plausibile, affinché qualcuno possa essere accettato da Dio, è l’essere puro, santo e giusto quanto l’unico Uomo perfetto che abbia mai messo piede sulla terra: Gesù. Così come per il perdono, che deve provenire da chi è stato offeso, anche la giustificazione non può provenire da noi, però da Dio.


Quando credi in Cristo, non sei soltanto perdonato, ma sei pure giustificato, cioè considerato giusto secondo il giudizio di Dio, che comincerà a vederti attraverso ciò che Cristo rappresenta per lui. La giustificazione non cambia il fatto che siamo peccatori, e neanche diminuisce la gravità del nostro peccato. Essa modificherà l’opinione di Dio su di noi, passando da empi a giustificati ai suoi occhi. Nel perdono, Dio dice al peccatore: “Va’, non mi devi più niente”. Nella giustificazione, gli dice: “Puoi venire a vivere con me, sei idoneo”.


E in che modo qualcuno potrebbe mai cambiare la propria opinione riguardo a un trasgressore? Immagina, ad esempio, che all’improvviso uno studente in una classe, senza nessuna ragione apparente, mettesse knock-out con un pugno il suo compagno di banco. Poi, prima di mandare l’aggressore dal preside per essere probabilmente espulso da questa scuola, l’insegnante trovasse una pistola nella tasca del ragazzo svenuto e scoprisse che costui aveva intenzione di ucciderlo.


Immediatamente l’aggressore passa da cattivo a eroe agli occhi dell’insegnante. Non c’è stato nessun cambiamento rispetto alla violenza inflitta al compagno. Ciò che è cambiato, però, è stato il concetto che ora il preside ha iniziato ad avere di quello studente.


Nel capitolo 3 della lettera ai Romani leggiamo che “mediante le opere della legge nessuno sarà giustificato davanti a lui... tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù. Dio lo ha prestabilito come sacrificio propiziatorio mediante la fede nel suo sangue, per dimostrare la sua giustizia, avendo usato tolleranza verso i peccati commessi in passato, al tempo della sua divina pazienza; e per dimostrare la sua giustizia nel tempo presente affinché egli sia giusto e giustifichi colui che ha fede in Gesù. (Romani 3:20-26).


Puoi essere giustificato da Dio solo tramite queste tre cose: la grazia, il sangue e la fede. Dunque, ti chiederei: cerchi forse di essere giustificato in base ai tuoi sforzi o paragonandoti con quelle persone che consideri peggiori di te?


Nei prossimi 3 minuti Gesù ci rivelerà di essere sempre esistito. 


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#190 - La fede di Abramo - Giovanni 8:37-47

Volendo dimostrare di non aver bisogno della liberazione offerta loro da Gesù, i giudei si giustificano spiegandogli che sono figli di Abramo. Gesù allora, mettendoli a confronto con quanto avevano detto, afferma: “Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. (Giovanni 8:39).


Dio aveva ordinato ad Abramo di lasciare la sua terra e di andare verso il luogo che doveva ancora mostrargli. Ed ha obbedito, partendo “senza sapere dove andava.” (Ebrei 11:8). Nella lettera ai Romani il nome di Abramo è associato alla fede, la quale è il fermo “fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono.” (Ebrei 11:1).


La fede collega il mondo visibile con l’invisibile, facendo la connessione tra il passato, il presente e il futuro. Per fede in ciò che Dio ci dice riguardo al sacrificio di Cristo nel passato, si può godere del perdono dei peccati e della certezza della vita eterna già nel presente, oltre alla liberazione dal giudizio futuro.


La fede quindi è una risposta alla Parola di Dio. Per questo Gesù dichiara a quei giudei: “La mia parola non trova posto in voi” (Giovanni 8:37); e poi aggiunge: “Chi è da Dio, ascolta le parole di Dio; perciò voi non le ascoltate, perché non siete da Dio. (Giovanni 8:47). E qui ancora una volta gli rivela di essere Dio; loro però, dubitandone, procedono nella direzione opposta a quella di Abramo.


Quando Sara, che era sterile, aveva circa novant’anni, e Abramo intorno ai cent’anni, Dio gli ha promesso che avrebbero avuto un figlio. Più tardi, essendo questo loro figlio Isacco già grande, Dio ha voluto mettere alla prova la fede di Abramo, chiedendogli di sacrificarlo. Giacché Abramo credeva che Dio avrebbe anche potuto resuscitare Isacco, avendogli anteriormente assicurato che avrebbe avuto dei discendenti, ha fatto quanto gli era stato richiesto da Dio.


Infatti, Abramo è salito con Isacco su uno dei monti che Dio gli aveva indicato nel paese di Moria, dove oggi si trovano Gerusalemme e la collina detta “Calvario”. Il padre aveva in mano il coltello e le braci per il fuoco del sacrificio, mentre Isacco portava sulle spalle la legna su cui lui stesso sarebbe stato deposto per morire. Tuttavia, all’ultimo momento, Dio l’ha fermato e Abramo ha subito vistodietro di lui un montone, preso per le corna in un cespuglio”, cioè il provvedimento di Dio per sostituire suo figlio nel sacrificio. (Genesi 22)


Sicuramente avrai già sentito parlare di una scena simile a questa: un Figlio obbediente al Padre che sale su un monte dove ora c’è Gerusalemme, con il legno sulle spalle per essere sacrificato sulla croce. La differenza nel caso di Gesù è che non c’è stato nessun animale a sostituirlo. Era lui l’Agnello stesso.


Vedendo quanto lo amasse e quanta fiducia avesse nella sua Parola, Dio confida ad Abramo: “Ora so che tu temi Dio, poiché non mi hai rifiutato tuo figlio, l'unico tuo. (Genesi 22:12). Se credi in Gesù come il tuo Salvatore e hai Dio per Padre, puoi dirgli queste stesse parole: Ora so che mi ami, visto che non mi hai negato tuo Figlio, il tuo unico Figlio.


Nei prossimi 3 minuti capirai cosa significa essere giustificati per fede.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#189 - Schiavi viziati - Giovanni 8:33-36

Quando i giudei sentono dire da Gesù che la verità li renderà liberi, replicano che non sono mai stati schiavi di nessuno, poiché sono discendenti di Abramo. Perché allora si offrirebbe la libertà a chi non è mai stato uno schiavo? Ebbene sì, in effetti erano tutti schiavi, semplicemente non lo sapevano.


Una volta, da giovane, ho provato a parlare di Cristo ad un amico. Ero un nuovo convertito e gli ho presentato un vangelo che non era precisamente quello della grazia di Dio, che salva il peccatore dal giudizio eterno. Infatti, il mio discorso si era limitato, quasi esclusivamente, alla trasformazione che Gesù aveva operato in me, e l’ho esortato a credere, affinché sperimentasse un cambiamento di vita.


Siccome prima mi ero lasciato coinvolgere da filosofie esoteriche e spiritualistiche, gli ho dato la mia testimonianza personale sulla mia liberazione da tutte queste cose e di come la mia vita fosse cambiata. Gli ho anche fatto degli esempi con casi di conversioni di drogati, banditi e prostitute. Lui però non ha dimostrato nessun interesse.


Appunto, l’ultima cosa che questo mio amico avrebbe voluto era cambiare la propria vita. Aveva una religione, una famiglia, un lavoro, ossia tutto quello che desidererebbe possedere una persona normale e di successo. Dopo avermi ringraziato per l’interessamento, mi ha suggerito di portare tale messaggio alle persone che sono schiavizzate da false religioni, da vizi o dalla prostituzione, e non a persone “normali” come lui.


E anche in questo capitolo troviamo delle persone “normali”. Sono dei giudei che possono dimostrare di essere discendenti del popolo di Dio, che professano la religione istituita da Dio e adorano nel tempio determinato da Dio. Non erano coinvolti in droghe, furti o prostituzione. Erano persone onorevoli nella loro società. Così, da cosa esattamente vuole liberarli Gesù?


Se si ripone la propria fiducia in una religione, in una condizione sociale stabile o in un'esistenza agiata, si continua a essere schiavi del peccato e di Satana, senza rendersene conto. E se si va a Gesù solo per assicurarsi tutte queste stesse cose, ci si sbaglia lo stesso. Gesù li chiama “figli del diavolo”, perché sono ingannati dal “padre della menzogna” (Giovanni 8:44).


Il capitolo 2 di Efesini ci mostra che prima di essere convertiti a Cristo, siamo spiritualmente morti “nei falli e nei peccati”, “seguendo il corso di questo mondo” e di Satana. Agiamo secondo “i desideri della carne e della mente”, e siamo “per natura figli d’ira”, non figli di Dio. Siamo schiavi e nemmeno ce ne accorgiamo.


Nonostante Cristo possa trasformare esteriormente la maniera di vivere di qualsiasi persona, il ridurre la conversione a un cambiamento di vita comprometterebbe l’essenza del vangelo. Un tossicodipendente può cambiare il suo modo di essere attraverso delle cure mediche, però sarà comunque uno schiavo del peccato, della carne e di Satana. Cristo non è morto sulla croce per darti una vita virtuosa, ma per liberarti dal giudizio e dalla condanna eterna.


Nei prossimi 3 minuti imparerai qualcosa dalla fede di Abramo.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#188 - La verità che libera - Giovanni 8:30-32

Quando ascoltano ciò che era stato appena detto da Gesù, molti giudei credono in lui, e si rivolge a loro così: “Se dimorate nella mia parola, siete veramente miei discepoli. (Giovanni 8:31). Capiamoci bene: non sei salvato perché perseveri nella parola di Gesù, però dimori nella sua parola perché sei già stato salvato. Ed è questo che differenzia un vero discepolo da qualcuno che professa di essere cristiano soltanto a parole.


Inoltre, aggiunge: “Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi. (Giovanni 8:32). Ma come si può essere liberi ponendosi sotto la signoria di Cristo e consegnandogli la guida della propria vita? La libertà non è forse poter avere il libero arbitrio di fare ciò che si vuole, essendo i padroni di noi stessi?


No, affatto, innanzitutto perché è falsa l’idea che qualcuno possa avere il libero arbitrio. Nessuno fa le proprie scelte di libera e spontanea volontà. Adamo sì che ha potuto decidere come agire, noi no. Dalla caduta dell’uomo le nostre scelte sono state dettate dal peccato che c’è in noi. Ecco il motivo per cui Gesù afferma che “chi commette il peccato è schiavo del peccato.” (Giovanni 8:34). Quando pecchi, sei sotto la direzione della tua vecchia natura. Quando credi in Gesù, sei libero.


Tuttavia non sempre il cristiano godrà di questa libertà. Leggendo la lettera ai Romani, vedrai che esiste una progressione. I primi capitoli ci mostrano che nessuno cerca Dio poiché siamo naturalmente peccatori. Pertanto non abbiamo il libero arbitrio di scegliere tra il bene e il male: siamo già nati “preconfiguratiper scegliere il male. Poi, nel capitolo 7, ci sarà rivelato che nella carne, cioè nella nostra natura, non abita alcun bene.


Solo dopo aver ricevuto la nuova vita, attraverso la nuova nascita, inizierai a desiderare il bene, eppure troverai ancora nella tua carne la tendenza a fare il male. Scoprirai di essere un uomo nuovo ma legato al corpo del vecchio uomo. A questo punto l’anima capirà che la sua liberazione è fuori da se stessa, in Gesù, e non nel tentativo di domare la carne tramite i precetti della legge dati a Mosè, e griderà:


O miserabile uomo che sono! Chi mi libererà da questo corpo di morte? Io rendo grazie a Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore. Io stesso dunque con la mente servo la legge di Dio, ma con la carne la legge del peccato.” (Romani 7:24-25).


Ed è solamente nel capitolo 8 della lettera ai Romani che Paolo ci spiega come liberarsi dalla legge del peccato e della morte. Quando il cristiano vive nello spirito di Romani 8, ha una vita libera e in comunione con Dio. Quando si ritrova ancora nel capitolo 7, cioè cercando di far obbedire la sua carne alla legge di Dio, vivrà frustrato o addirittura si trasformerà in un ipocrita.


Se siamo in Cristo, siamo veramente liberi e guidati dalla sua parola, applicata dallo Spirito Santo in noi, così come un treno che deve stare sui binari ed essere guidato da loro per poter correre libero. Un treno che corre fuori dai binari non è libero, è un disastro.


Nei prossimi 3 minuti i giudei ribattono di non essere mai stati schiavi.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

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