#246 - Opere maggiori - Giovanni 14:12

Gesù dice ai suoi discepoli: “In verità, in verità vi dico che chi crede in me farà anch'egli le opere che faccio io, e ne farà di maggiori, perché io me ne vado al Padre (Giovanni 14:12). Mentre era qui, il Signore ha guarito persone che dopo si sono di nuovo ammalate, ha moltiplicato pani e pesci per le folle che poi hanno avuto fame un’altra volta, e ha risuscitato morti che più tardi sono anch’essi deceduti. Nel libro degli Atti leggiamo che pure i discepoli compivano simili prodigi, come Gesù gli aveva promesso. Ma che dire delle opere maggiori?


Senza sminuire l’importanza dei miracoli di Gesù, o dei suoi discepoli, che avevano lo scopo di dimostrare il potere di Dio sul mondo materiale, te ne rendi conto che tali benefici erano soltanto temporanei? Salute, cibo e risurrezione duravano semplicemente una vita. Lazzaro, qualche tempo dopo, è morto anche lui. Tuttavia, l’opera iniziata dallo Spirito Santo tramite gli apostoli, e portata avanti dai cristiani che fino ad oggi annunciano il vangelo ovunque, guarisce l’anima, nutre lo spirito e destina milioni di uomini e donne alla risurrezione eterna.


Né la trasformazione dell’acqua in vino, né la moltiplicazione del pane o la camminata di Gesù sulle acque, ad esempio, hanno così tanta magnificenza. E soprattutto quando capiamo che la salvezza di un’anima è una diretta conseguenza della più grande opera di tutti i tempi - la morte di Cristo sulla croce e la sua risurrezione - fatti che non erano ancora avvenuti quando ha pronunciato queste parole ai discepoli.


Le opere maggiori sono quelle che durano eternamente. Tendiamo a dare valore alle meraviglie materiali e temporali perché viviamo limitati nello spazio e nel tempo, e non abbiamo mai visto il mondo spirituale. Per comprendere meglio ciò che il Signore ha affermato, sarebbe necessario avere, per così dire, un “righello” eterno, adatto a misurare le cose che non avranno fine. Cos’è più importante: una persona guarita dal cancro o salvata per sempre? Uno zoppo che comincia a camminare o un risuscitato in grado di volare? Un cieco che riesce a guardare la TV o un peccatore salvato e capace di vedere il volto di Cristo?


Nella seconda lettera ai Corinzi 4:18 Paolo scrive: “Abbiamo lo sguardo fisso non alle cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono, poiché le cose che si vedono sono solo per un tempo, ma quelle che non si vedono sono eterne.”. È meraviglioso che tu preghi per la guarigione, il mantenimento e il benessere di qualcuno, però niente di tutto ciò avrà senso se questo essere umano si perderà eternamente.


Nel giorno di Pentecoste lo Spirito Santo è disceso nel mondo per abitare nella chiesa e in ogni cristiano individualmente (Atti 2). È attraverso di lui che il cristiano conduce un peccatore alla salvezza eterna, un’opera questa infinitamente più grande di qualsiasi miracolo fisico e transitorio.


Nei prossimi 3 minuti imparerai come potrai ricevere tutto quanto chiedi nelle tue preghiere.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#245 - Credere o vedere? - Giovanni 14:10-11

Ci sono due modi in cui puoi ritenere vero quanto una persona affermi: credendoci o aspettando che ti dimostri di star dicendo la verità. Se qualcuno professasse di amarti, come reagiresti? Accetteresti le sue parole oppure gli risponderesti: “Ok, va bene, allora provamelo!”. Gesù dichiara: “Credetemi che io sono nel Padre e che il Padre è in me (Giovanni 14:11). Apparentemente alcuni discepoli erano ancora diffidenti, poiché il Signore ci aggiunge: “Se no, credetemi a motivo delle opere stesse.”.


C’è chi crede alla Parola di Gesù soltanto se potrà vedere o sentire qualcosa. La Bibbia ci descrive tuttora i numerosi miracoli fatti dal Signore; eppure essi non sarebbero più sufficienti per te? I miracoli che compiva avevano l’obiettivo molto chiaro di mostrarci che Gesù era nel Padre e che era Dio ad agire lì. Ai cristiani di Corinto Paolo scrive: “I giudei infatti chiedono segni miracolosi e i greci cercano sapienza, ma noi predichiamo Cristo crocifisso, che per i giudei è scandalo e per gli stranieri pazzia(1 Corinzi 1:22-23). 

 

I giudei volevano vedere; i gentili volevano capire. In Cristo crocifisso troviamo entrambe le cose - il potere di Dio e la sapienza di Dio - ma in una maniera che per la mente carnale è follia. Il vangelo, cioè la buona notizia di Gesù morto per i nostri peccati e risuscitato per la nostra giustificazione, “è potenza di Dio per la salvezza d'ogni credente; del giudeo prima e poi del greco (Romani 1:16). 

 

Nella stessa lettera l’apostolo ci rivela che “la fede dunque viene dall'udire, e l'udire viene dalla parola di Dio.(Romani 10:17). Quindi, perché ti aspetti ancora di presenziare a qualcosa? Se speri che prima di credere si verifichi qualche miracolo, starai dicendo a Gesù: “Mi ami? Ok, allora provamelo!”. Insomma, di quale altra prova d’amore hai bisogno? Vuoi che lui muoia di nuovo per te? Oppure che salga vivo al cielo davanti ai tuoi occhi?


Oggigiorno sono in tanti quelli che corrono dietro a visioni, segni e miracoli, come se tali fenomeni fossero degli “steroidi” per la loro fede, e senza i quali si sentirebbero deboli. Focalizzando la tua attenzione sui miracoli di Dio, piuttosto che sul Dio dei miracoli, ti rendi vulnerabile all’inganno. Sappi che Satana è in grado d’imitare molti dei segni e dei miracoli che si possono incontrare nella Bibbia.


Il problema è che quando la mente umana vede un miracolo, anche se autentico, trae delle conclusioni altrettanto carnali. Nel libro degli Atti, quando Paolo è stato miracolosamente guarito dal morso di una vipera, la gente del luogo lo ha subito considerato un dio (Atti 28:6). Pure quando ha guarito un uomo a Listra, è stato chiamato dai greci “Mercurio”, e l’altro apostolo Barnaba “Giove”. E il sacerdote locale voleva persino sacrificare dei tori in loro onore (Atti 14:8-13).


Quante persone conosci che precipitano facilmente nell’errore quando assistono a qualche miracolo? Sono uomini e donne che cominciano a seguire ciecamente un leader religioso, o che recitano preghiere davanti a qualche immaginetta, oppure che si appendono degli oggetti al collo, credendo che ci sia in essi davvero del potere per proteggerli... Se continuerai a inseguire segni e miracoli, finirai per non occuparti di colui che dovrebbe essere il centro della tua attenzione: Gesù.


Nei prossimi 3 minuti potrai fare opere più grandi di quelle che ha realizzato Gesù.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#244 - Il Padre - Giovanni 14:7-9

Se porti gli occhiali, probabilmente ti sarà già capitato di cercarli da qualche parte, senza però renderti conto che erano proprio sul tuo naso. Ed è questo il caso qui, quando Filippo chiede a Gesù: “Signore, mostraci il Padre (Giovanni 14:8). Certamente l’apostolo si era ormai dimenticato di ciò che il Signore gli aveva detto tempo prima: “Io e il Padre siamo uno. (Giovanni 10:30). Ora, ogni vero cristiano sa che esiste un solo Dio in tre Persone distinte - Padre, Figlio e Spirito Santo - e che Gesù “è l’immagine del Dio invisibile” (Colossesi 1:15).


Di sicuro conoscerai l’espressione “tale padre, tale figlio”, oppure “è spaccato suo padre”. E devi pur aver identificato il figlio di qualche tuo amico solamente dalla sua forma particolare di essere, perché la maniera di parlare, di guardare, di camminare e di agire ti rivelerà la parentela, anche non essendo entrambi fisicamente identici. Ecco il motivo per cui questa argomentazione di Gesù a Filippo ha un tono di rimprovero: “Da tanto tempo io sono con voi e tu non mi hai ancora conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre; come mai dici: ‘Mostraci il Padre’? (Giovanni 14:9).


Oggigiorno quando abbiamo un rapporto con Dio come nostro “Padre”, potrebbe sembrarci scontato, tuttavia a quell’epoca, a un ebreo, non gli sarebbe mai passato per la testa di rivolgersi al Creatore con tale confidenza. E spesso si ascoltano frasi come “anch’io sono figlio di Dio”, nonostante questa condizione sia biblicamente vera soltanto per coloro che sono nati di nuovo per mezzo della fede in Gesù. Per tutti gli altri, Dio rimarrà unicamente il loro Creatore.


Sebbene nell’Antico Testamento Dio venga chiamato “Padre” otto volte, sarà solo in quanto Creatore o capo del popolo d’Israele. Nel Nuovo Testamento, invece, il termine appare ben 272 volte con un senso d’intimità considerato irrispettoso e persino blasfemo dai giudei. Ogni tanto Gesù usava anche la parola “Abbaper riferirsi al Padre, nello stesso modo in cui era impiegata dai bambini, cioè qualcosa al pari di “Papàper noi oggi.


Filippo vuol vedere il Padre e avere una profonda relazione con Dio, senza accorgersi che l’Uomo in carne ed ossa di fronte a lui è “uno” con il Padre. Nella lettera agli Ebrei, il Signore è descritto come “l'immagine perfetta di ciò che Dio è” (Ebrei 1:3). Conoscere Gesù, è conoscere il Padre. Filippo aveva passato tre anni accanto al suo Maestro senza comprendere che Gesù e il Padre sono un unico e stesso Dio. E tu, quanto ne sai di Gesù?


Ma guarda un po’ com’è interessante la sollecitazione successiva di Filippo: “Signore, mostraci il Padre e ci basta. (Giovanni 14:8). Tu ed io avremmo già fatto richieste del tipo: “Signore, dammi questo o quello, poiché è tutto ciò che voglio!”. Sì, ecco qua un uomo che aveva sempre goduto della compagnia di Gesù e ancora pensava che sarebbe stato veramente felice soltanto se avesse avuto qualcos’altro. Purtroppo ci sono non poche volte in cui mi ritrovo insoddisfatto giacché ritengo ci sia qualcosa di più che Gesù possa darmi o rivelarmi.


E che sciocca scontentezza è mai questa! Se hai già visto Gesù con gli occhi della fede, hai già visto il Padre. Se hai il Figlio di Dio, hai il Padre! La questione essenziale adesso è sapere se sei già nato di nuovo per poter chiamare Dio “Padre” e così vivere soddisfatto, tale e quale il salmista quando dice: “Chi ho in cielo fuori di te? E sulla terra non desidero che te. (Salmo 73:25).


Nei prossimi 3 minuti crederai davvero alle parole di Gesù?


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#243 - La via - Giovanni 14:4-6

Circa duemila anni fa l’Impero Romano dominava l’intero Medio Oriente e parte dell’Europa, dell’Asia e del Nord Africa. I romani avevano costruito una rete di strade che permetteva alle loro truppe di spostarsi rapidamente verso ogni punto dell’Impero. Se all’epoca qualcuno avesse chiesto quale fosse la direzione giusta per giungere a Roma, la risposta sarebbe stata: “Non preoccuparti, scegli un percorso qualunque perché tutte le strade portano a Roma.”. E se, però, volesse conoscere la giusta via per il cielo, potrebbe forse prenderne una qualsiasi?


Poco prima della sua morte e risurrezione, Gesù ha detto ai suoi discepoli: “Voi sapete dove io vado e conoscete anche la via. (Giovanni 14:4). Ma Tommaso non l’ha capito: “Signore, noi non sappiamo dove vai; come dunque possiamo conoscere la via? (Giovanni 14:5). Beh, oggi sappiamo precisamente dove è andato Gesù dopo essere morto e risorto: ha raggiunto il cielo. Perciò, la prima parte dell’incertezza di Tommaso ci è già stata svelata. Resta da risolvere la seconda, che è tuttora il dubbio di molte persone: “Qual è la via del cielo?”.


Così come hanno fatto con Roma, gli uomini si sono inventati numerosi cammini per il cielo. Alcuni sono pieni di buche, perché c’è chi pensa che ci arriverà solamente dopo aver sofferto assai. Altri possiedono soltanto il tracciato, spettando a te l’esecuzione dei lavori destinati a pavimentare il proprio sentiero. Esiste persino quello della reincarnazione, tuttavia su di esso torni sempre al punto di partenza, e a volte con una “macchina” peggiore di prima, se in precedenza non sei stato un bravo autista. Ci sono ancora quelli con parecchi pedaggi affinché sostengano i predicatori che li hanno creati.


Magari mi sarò dimenticato di una qualche diversa strada ideata dall’uomo? Sì, senz’altro. Infatti, ce ne sono così tante che non riuscirei nemmeno a contarle, ma di certo nessuna ne garantisce il destino. Lo vuoi un consiglio? Quando vieni invitato a casa di qualcuno, chi sarà mai la persona più fidata per indicarti la strada corretta? Chi ci abita, ovviamente. Allora dobbiamo domandare a Gesù, a lui e solo a lui, qual è la via per il cielo. E ci risponderà: “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.” (Giovanni 14:6).


Semplice e diretto. La via non è una religione, non è una chiesa, non è una filosofia, non è una dottrina, non è la sofferenza, non sono le buone opere, non è l’osservanza della Legge di Mosè, non sono le ordinanze come il battesimo o la cena del Signore, e neanche le decime, le offerte o i contributi. La via è una Persona: è Gesù. Se sei in Gesù, sei nella via; l’unico accesso ad essa è tramite la fede in Gesù e nell’unica opera che è stata necessaria per spianarla: la morte e la risurrezione del Figlio di Dio.


E prima ancora che tu mi chieda che male ci sarebbe se si eleggesse un’altra via qualunque, Gesù ci spiega: “Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.”. Se credi che questa sua affermazione sia poco democratica, non adatta a un essere umano moderno e con le idee chiare come te, sentiti libero di scegliere una qualsiasi altra via che preferirai, o che troverai più adeguata al tuo stile: arriverai di sicuro a Roma...


Nei prossimi 3 minuti Gesù ci rivelerà il Padre.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#242 - Cosa aspetti? - Giovanni 14:3

Dopo aver assicurato ai suoi discepoli che non avrebbero dovuto vivere impauriti, anche perché sarebbe andato a preparargli una dimora nella casa del Padre, Gesù rivela loro cosa dovrebbero aspettarsi: “E quando sarò andato e vi avrò preparato il posto, ritornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io siate anche voi. (Giovanni 14:3). Quindi, se hai già creduto in Gesù, è soltanto il Salvatore colui che dovresti aspettare, e non l’anticristo o una qualche catastrofe mondiale.


La sua promessa di condurci in cielo, per stare con lui, è il cosiddetto “rapimento della chiesa”, diverso dalla “manifestazione o apparizione di Cristoper sottoporre il mondo a giudizio, per salvare Israele e per iniziare il suo regno millenario. Nel rapimento Gesù porterà via i salvati da questa terra (1 Tessalonicesi 4:17); alla sua manifestazione, invece, arriverà “con tutti i suoi santi(1 Tessalonicesi 3:13), rapiti circa sette anni prima. Il rapimento sarà “in un batter d'occhio (1 Corinzi 15:52), cioè troppo rapido affinché sia visto; alla sua manifestazione, al contrario, “ogni occhio lo vedrà (Apocalisse 1:7).


Nel rapimento il Signore verrà a prendere la chiesa; alla sua manifestazione comparirà per liberare Israele. Nel rapimento del suo popolo celeste, l’incontro accadrà “sulle nuvole... nell’aria” (1 Tessalonicesi 4:17); alla sua manifestazione per Israele, il suo popolo terreno, “i suoi piedi si fermeranno sopra il monte degli Ulivi” (Zaccaria 14:4). Nel rapimento sarà Gesù stesso che riunirà i suoi; alla sua manifestazione manderà i suoi angeli a radunare gli eletti d’Israele (Matteo 24:31).


Nel rapimento toglierà dal mondo i credenti e lascerà qui gli empi; alla sua manifestazione toglierà dal mondo gli empi per essere giudicati (Matteo 24:40-41), e lascerà qua coloro che si saranno convertiti dopo il rapimento, per così partecipare al suo regno di mille anni (Matteo 25:34). Nel rapimento libererà i suoi “dall’ira a venire” (1 Tessalonicesi 1:10); alla sua manifestazione riverserà tutta la sua ira (Apocalisse 6:17). Nel rapimento si presenterà come Sposo, per unirsi alla sua sposa, la chiesa; alla sua manifestazione si farà conoscere come il Figlio dell’uomo, per giudicare quelli che l’hanno respinto.


Nel rapimento Gesù spunterà come “la stella mattutina” (2 Pietro 1:19), che sorge poco prima dell’alba, quando ancora tutti si trovano nelle tenebre; alla sua manifestazione si leverà come “il sole della giustizia” (Malachia 4:2), che è l’alba stessa. Nel rapimento apparirà all’improvviso, senza nessun preavviso; la sua manifestazione, però, sarà preceduta da molti segni, guerre e calamità.


Oggigiorno molti cristiani vivono in attesa dell’arrivo dell’anticristo e della grande tribolazione, ma questi eventi si verificheranno solo in seguito al rapimento, e anteriormente alla venuta di Cristo per regnare. In effetti, non c’era e non c’è niente che debba succedere prima del compimento della sua promessa di averci con . Paolo stesso, già ai suoi giorni, attendeva il rapimento e vi s’inseriva quando ha detto: “Poi noi viventi, che saremo rimasti, saremo rapiti assieme a loro sulle nuvole, per incontrare il Signore nell'aria (1 Tessalonicesi 4:17).


E tu, stai aspettando Gesù oppure gli avvenimenti che precederanno la sua apparizione per Israele? Sarebbe davvero bizzarro se fossimo rapiti dal Signore in questo esatto momento, cogliendoti così di sorpresa, poiché pensi che prima l’anticristo debba manifestarsi, vero?


Nei prossimi 3 minuti Gesù ci svelerà la via per il cielo.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#241 - Una prenotazione garantita - Giovanni 14:1-2

Gesù ci rivela la meravigliosa prospettiva che hanno tutti quelli che credono in lui come Salvatore. Mentre la religione dell’uomo pone pesanti fardelli sui suoi seguaci, e non gli dà mai la certezza di nulla, il vero vangelo ci indica chiaramente che la salvezza viene attraverso la fede in Gesù. Perciò, prima ancora di discorrere sul futuro eterno e sicuro di chi crede in lui, Gesù comincia parlandoci di fede:


Il vostro cuore non sia turbato; credete in Dio e credete anche in me. Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore; se no, ve lo avrei detto; io vado a prepararvi un posto.” (Giovanni 14:1-2).


Innanzitutto il Signore afferma che, se credi in lui, puoi vivere tranquillo e fiducioso, senza la paura di avere una spiacevole sorpresa quando poi partirai da questa vita. Quindi, dovresti fare molta attenzione: se hai ascoltato un vangelo “condizionale”, non hai ancora sentito l’autentico vangelo, che significa “buona novella” ovvero “buona notizia”.


E, di fatto, cos’è un vangelo “condizionale”? È quello che stabilisce delle condizioni affinché tu possa essere salvato. È un vangelo che ti dice che il sacrificio di Cristo non è stato sufficiente per salvarti, e che allora non basta credere in Gesù e nella sua opera sulla croce. È un vangelo pieno di "se" e di "ma", come ad esempio: “se persevererai”, “se frequenterai la chiesa”, “se darai la decima”, “se farai questo o quell’altro”... se, se, se...


Eh già, come qualcuno potrebbe chiamare una roba del genere “buone notizie”? So benissimo che sono un peccatore perduto e un fallito agli occhi di Dio; perciò, come potrebbe Dio aspettarsi che io faccia qualcosa per essere salvato? Come potresti essere certo di avere tutti i tuoi peccati pagati e il completo perdono di Dio se, al momento della tua conversione, ti fosse dato un elenco di azioni che avresti ancora dovuto realizzare? Come Gesù sarebbe potuto morire gridando “È COMPIUTO!” (Giovanni 19:30), se ci fosse stato qualcosa ancora da essere perfezionato da te stesso?


Adesso guarda bene l’ordine sequenziale di questo passaggio sopraccitato: innanzitutto, ci dice che il nostro cuore non sia turbato, e semplicemente di credere in Dio e in Gesù. In seguito, che il Salvatore è già andato a prepararci una stanza nella casa del Padre in cielo. E ce lo assicura quando dichiara: “Se non fosse così, ve lo avrei detto” (Giovanni 14:2). Benedetta disposizione! Gesù ha attraversato la morte e la risurrezione per riservarti un posto in cielo!


Se il cielo fosse un hotel a cinque stelle, la tua fede in Gesù sarebbe la tua prenotazione, il sangue versato sulla croce sarebbe la tua chiave per entrarci, e lo Spirito Santo, che hai ricevuto nell'istante in cui hai creduto, sarebbe la conferma della prenotazione. E ora, cosa manca? Dovrai soltanto attendere il transfer diretto alla tua dimora celestiale e dopo fare il check-in. Ma quale servizio di trasporto sarebbe mai questo? Intanto posso solo dirti che sarà via aerea, però, intanto, lasciamo il resto dei dettagli per i prossimi 3 minuti.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#240 - Fiducia in se stessi - Giovanni 13:36-38

Alla fine del capitolo 13 del Vangelo di Giovanni possiamo vedere che Gesù, per così dire, getta un secchio d’acqua fredda sulla fiducia di Pietro in se stesso, il quale dichiarava che sarebbe stato capace di tutto pur di rimanere accanto al Signore. Avere fiducia in se stessi significa dare libero sfogo al peccato, che è l’indipendenza da Dio.


Dopo aver rivelato ai suoi discepoli che stava per partire e che in quel momento non potevano seguirlo, Pietro ribatte: “Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te. (Giovanni 13:37). Eh sì, povero Pietro, era testardo come un mulo e non dissimile da ciascuno di noi. La risposta di Gesù ci svelerà la stupidità di questa dimostrazione di fiducia in se stessi: “Darai la tua vita per me? In verità, in verità ti dico: il gallo non canterà, prima che tu non mi abbia rinnegato tre volte. (Giovanni 13:38).


Dio ci ha creati per dipendere da lui. Adamo avrebbe potuto vivere per sempre a fianco di un Dio pronto a soddisfare tutti i suoi bisogni. Eppure ha voluto essere “come Dio” (Genesi 3:5): desiderava essere il padrone di se stesso e indipendente dal suo Creatore. Il peccato di Adamo, cioè tale principio d’indipendenza, tale fiducia in se stessi e tale insubordinazione, è radicato nell’anima di ogni essere umano, compresi te e me.


La saggezza umana afferma: “Fidati di te stesso”. Ma Dio ci dice: “Maledetto l'uomo che confida nell'uomo e fa della carne il suo braccio (Geremia 17:5). I tuoi amici ti consigliano: “Segui il tuo cuore”. Ma Dio ci dice: “Il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa e insanabilmente malato(Geremia 17:9). Dio disdegna il desiderio d’indipendenza di chi vuole essere il padrone di se stesso: “Non siate come il cavallo e come il mulo che non hanno intelletto, e la cui bocca bisogna frenare con morso e con briglia (Salmo 32:9). Nello stesso Salmo Dio ci mostra che vuole insegnarci la via per la quale dobbiamo camminare, e basterà un suo sguardo per farcelo capire.


Nel frattempo, la religione dell’uomo continuerà a insistere che bisogna fare di tutto per Dio, quando è lui stesso colui che vuol far tutto per te; anzi, colui che ha già fatto la cosa più difficile: ha inviato e dato suo Figlio a morire per i peccati che tu hai commesso. Questo istinto di Pietro di voler far sembrare devozione tutta quella fiducia in se stesso, non era altro che un tentativo di accontentare il proprio ego, come ha fatto il re Saul nell’Antico Testamento.


Per l’appunto, invece di distruggere completamente il bestiame che era stato catturato dal nemico, conforme a quanto Dio gli aveva prima ordinato, Saul si è giustificato dicendo di aver salvato il meglio degli animali per offrire sacrifici a Dio. E questa è la risposta che ha ricevuto da Dio, tramite il profeta Samuele:


Il Signore gradisce forse gli olocausti e i sacrifici quanto l'ubbidire alla sua voce? No, l'ubbidire è meglio del sacrificio, dare ascolto vale più che il grasso dei montoni; infatti la ribellione è come il peccato della divinazione, e l'ostinatezza è come l'adorazione degli idoli e degli dèi domestici.(1 Samuele 15:22-23).


Nei prossimi 3 minuti Gesù ci indicherà qual è la beata speranza di coloro che sono già convertiti.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#239 - Amore - Giovanni 13:35

L’amore è tanto antico quanto Dio stesso: è eterno, c’è sempre stato e ci sarà perennemente. L’amore fa parte dell’essenza di Dio. L’apostolo Giovanni dichiara nella sua prima lettera che “Dio è amore” (1 Giovanni 4:8). Ma in che modo l’amore sarebbe potuto esistere prima di tutte le cose? Inoltre, come Dio avrebbe potuto amare quando ancora non c’era nessuno da amare?


Ed è qui che entra la Trinità, una parola usata per spiegare che Dio è uno, però in tre persone: Padre, Figlio e Spirito Santo. Questo “un solo Dio” in tre Persone può essere visto chiaramente fin dal libro della Genesi. Lì Dio viene chiamato “Elohim”, un vocabolo ebraico al plurale; e anche quando Adamo è stato creato, Dio parlava al plurale: “Facciamo l’uomo” (Genesi 1:26).


In Giovanni 17 Gesù, il Figlio, dice al Padre: “Mi hai amato prima della fondazione del mondo. (Giovanni 17:24). Infatti, quest’amore era già esercitato nel seno della Trinità, quandotempo né materia esistevano. Nella Bibbia troverai espressioni come “il Padre stesso vi ama” (Giovanni 16:27), “Cristo ha amato la chiesa” (Efesini 5:25) e “l'amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo che ci è stato dato. (Romani 5:5).


Oltretutto, essendo onnisciente e onnipresente nel tempo e nello spazio, Dio ha potuto amarti da prima ancora che tu fossi concepito. Se mi domanderai quando Dio ha cominciato ad amarti, la risposta corretta sarà “mai”. Non ha mai iniziato ad amarti, perché ti ha sempre amato. Giacché non c’è un'adeguata parola per rivelarci l’infinita grandezza di tale amore, Giovanni dichiara che “Dio ha tanto amato il mondo” (Giovanni 3:16). Qua il mondo sono le persone, e s’impiegano i termini “tanto” o “talmente” poiché è impossibile quantificare quest’amore.


Perciò, se non credi in Gesù come tuo Salvatore, non comprenderai mai il vero significato di un amore che non ha inizio né fine, dato che è eterno. Nella prima lettera di Giovanni leggiamo che amiamo Dio “perché Egli ci ha amati per primo. (1 Giovanni 4:19). Come puoi dire di amare Dio se non hai ancora sperimentato quest’amore credendo in Gesù?


Pronunciandosi appunto su quest’amore, Giovanni ci dice che “l’amore è da Dio”, e che “chiunque ama è nato da Dio e conosce Dio.” (1 Giovanni 4:7). Ciò equivale a dire che se non sei ancora nato di nuovo, ossia se non sei ancora nato da Dio, potrai amare soltanto con le diverse forme dell’amore naturale, al pari di quello materno, fraterno o erotico. Eppure non saprai mai cosa sia amare con l’amore il quale viene riversato dallo Spirito Santo nei cuori di coloro in cui Egli abita.


E l’apostolo va oltre, scrivendo che “chi non ama [con quest’amore di Dio] non ha conosciuto Dio” (1 Giovanni 4:8). Nel momento in cui nasci di nuovo e sei salvato da Gesù, incominci a godere dei benefici di quest’amore, come ad esempio la sicurezza eterna. Tuttavia, mettiamo che anche dopo esserti convertito, avrai ancora paura di essere condannato. La Bibbia afferma che “nell'amore non c'è paura, anzi l'amore perfetto caccia via la paura, perché la paura ha a che fare con la punizione, e chi ha paura non è perfetto nell'amore.(1 Giovanni 4:18).


Nei prossimi 3 minuti Gesù tirerà un secchio d’acqua fredda sulla fiducia di Pietro in se stesso.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#238 - L’identità del discepolo - Giovanni 13:31-35

L’atmosfera nella stanza cambia con l’uscita di Giuda. Coloro che rimangono sono chiamati “figlioletti” da Gesù, il quale gli rivela cosa sta accadendo dietro le quinte: “Ora il Figlio dell'uomo è stato glorificato, e anche Dio è stato glorificato in lui.(Giovanni 13:31). Gesù è il Figlio dell’Uomo giacché è Dio in umanità, ed essendo stato “glorificato” è qualcuno grandemente onorato. Il desiderio di Dio riguardo a Gesù è qua considerato come già realizzato, e adesso pure i discepoli lo vengono a sapere.


Quando ha deciso di distruggere Sodoma, pensando fra e , “l’Eterno disse: ‘Celerò io ad Abrahamo quello che sto per fare?’ (Genesi 18:17). No, non avrebbe mai nascosto i suoi piani a qualcuno con cui godeva di comunione. L’avere comunione significa avere cose in comune. L’intero capitolo 18 di Genesi ci mostra che Dio non solo rivela ad Abrahamo ciò che intendeva fare, ma lo ascolta attentamente mentre costui intercede per le persone che vivevano lì.


E Abrahamo ottiene dal Signore la promessa di risparmiare questa città se vi fossero trovati 50 giusti. In seguito, ancora con un gran sentimento d’amore verso i suoi abitanti, riprende la sua intercessione:


Ammesso che a quei cinquanta giusti ne manchino cinque, distruggeresti tu l'intera città per cinque di meno?’. L'Eterno rispose: ‘Se ve ne trovo quarantacinque, non la distruggerò’... ‘Ammesso che in città se ne trovino quaranta?’. E l'Eterno: ‘Non lo farò, per amor dei quaranta’... ‘Ammesso che in città se ne trovino trenta?’. L'Eterno rispose: ‘Non lo farò se ve ne trovo trenta’... ‘Ammesso che in città se ne trovino venti?’. L'Eterno rispose: ‘Non la distruggerò, per amor dei venti... ‘Ammesso che in città se ne trovino dieci?’. L'Eterno rispose: ‘Non la distruggerò per amore dei dieci’(Genesi 18:28-32). Ecco, Abrahamo si ferma quando arriva ai dieci giusti, però mi chiedo se Dio avrebbe davvero distrutto Sodoma casomai il suo servo avesse interceduto fino alla possibilità di esserci soltanto un unico giusto.


Dopo essere stato salvato tramite la fede in Gesù e nel suo sacrificio sulla croce, il credente viene lasciato qui per prendere il posto che Gesù occupava, cioè è chiamato a essere un testimone di Dio in un mondo corrotto dal peccato, e persino a intercedere per la salvezza degli uomini. Questa è la “carta d’identità” di un vero discepolo del Signore: l’amore verso gli esseri umani.


Il vero cristiano ama perché Dio l’ha amato per primo (1 Giovanni 4:19). E vorrebbe che anche altri peccatori fossero salvati, dato che lui stesso, un peccatore, è stato raggiunto dalla misericordia di Dio. L’amore è una conseguenza della salvezza ricevuta, e non il contrario. Le religioni umane pongono l’amore come condizione per ricevere la salvezza. Così facendo, la carità dell’uomo religioso potrebbe sembrare pietà, tuttavia è egoistica: ama il prossimo poiché ritiene che ciò conterà per la sua propria salvezza.


La Legge data a Mosè determinava: “Ama il tuo prossimo e odia il tuo nemico.”. Gesù, però, dice a coloro che sono già salvati: “Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano.” (Matteo 5:43-44). E perché mai? Affinché io sia poi salvato? No, ma perché sei già stato salvato e non sei stato trattato da Dio con il rigore che meritavi. Credendo in Gesù, ricevi quanto non meriti: la salvezza. E ti liberi da quanto meriti: la condanna eterna.


Se pensi che l’amore sia quello che vedi nei film e nei romanzi, sarà meglio che tu faccia molta attenzione a ciò che impareremo nei prossimi 3 minuti.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#237 - Tenebre - Giovanni 13:23-30

Dimenticatevi dell’immagine del dipinto il “Cenacolo”, la cosiddetta “Ultima cena”, di Leonardo da Vinci. All’epoca di Gesù, e pertanto dove è vissuto, di solito le persone non si sedevano su delle sedie per mangiare, come d’altronde era l’usanza al tempo di Leonardo; e, inoltre, figuriamoci se si sarebbero messe tutte dallo stesso lato di un tavolo, come se fossero in posa per essere fotografati. Esse si sedevano per terra, su cuscini o panche basse, davanti a un tavolino anch’esso basso. E allora sì, seduto così in diagonale, si sarebbe potuto trovare Giovanni “inclinato sul petto di Gesù”.


Pietro fa segno al discepolo “il quale Gesù amava” di chiedergli chi fosse il traditore. E il Signore glielo rivela, accennandogli che sarebbe colui al quale avrebbe dato “il boccone, dopo averlo intinto”, magari nell’olio d’oliva o nel sugo di quel pasto (Giovanni 13:23-26). Tutto indica che ciò gli è stato detto a bassa voce, giacché nessun altro l’ha ascoltato.


C’è un luogo nel quale possiamo sentire meglio quanto Gesù ha da dirci, e tale posto è ben vicino a lui. Lì ascolteremo quello che gli altri non ascoltano e capiremo quello che gli altri non capiscono. Tutti in quella stanza avevano interpretato il gesto di Gesù come un’espressione del suo apprezzamento verso Giuda, però soltanto Giovanni sapeva che era successo esattamente il contrario.


Fino a quel momento Giuda aveva camminato secondo l’influenza della propria volontà e del diavolo. Ma d’ora in poi Satana avrà il completo controllo su di lui. Il primo Salmo inizia in questo modo: “Beato l’uomo che non cammina secondo il consiglio degli empi, che non si ferma nella via dei peccatori; né si siede in compagnia degli schernitori.” (Salmo 1:1).


Attenzione, perché esiste un processo: camminare, fermarsi e sedersi. Ogni errore e trasgressione cominciano quando accompagniamo gli empi nelle loro idee e conversazioni, e si evolvono quando ci soffermiamo nelle loro vie. Quando meno ce lo aspettiamo, saremo già seduti nella loro cerchia, essendo uno di loro.


Non possiamo impedire al diavolo di influenzarci attraverso cose, persone o pensieri, ma possiamo evitare di trattenerci su tali cose, persone o pensieri. Infatti, se devierai di un solo grado dalla tua rotta, l’angolo si allargherà sempre di più, finché non ti troverai a chilometri di distanza dalla tua destinazione originale.


Accarezzando i pensieri suggeriti dal diavolo, Giuda finisce per diventare un suo compagno, e ne è totalmente dominato. Poi volta le spalle a Gesù e lascia quella stanza. I discepoli credono che il Signore gli abbia chiesto di andare a comprare qualcosa, o di dare del denaro ai poveri. Il versetto 27 del nostro capitolo 13 del Vangelo di Giovanni afferma invece che sia uscito poiché Satana era entrato in lui; e il versetto 30 termina con queste significative parole: “Ed era notte.”.


Chi volta le spalle alla Luce, ha davanti a solamente fitte tenebre. Se decidi di vivere in base al consiglio degli empi, compreso il tuo stesso consiglio, finirai per essere uno strumento del diavolo senza nemmeno accorgertene. Tuttavia, se rimarrai coricato sul seno di Gesù, in intima comunione con lui, scoprirai cose che molti ignorano.


Nei prossimi 3 minuti Gesù ci svelerà qual è la carta d’identità di un vero discepolo.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

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