#285 - Vieni, Signor Gesù! - Giovanni 19:13-16

Pilato ha già deciso: non intende scambiare l’amicizia temporanea di Cesare con la compagnia eterna di Gesù. I giudei gridano istericamente “Crocifiggilo!”, avendo ormai stabilito da che parte stare. Quando Pilato gli chiede: “Crocifiggerò il vostro re?”, la risposta unanime dei sacerdoti sarà: “Noi non abbiamo altro re che Cesare.(Giovanni 19:15). Sì, al posto del Messia atteso da secoli, preferiscono scegliere il dittatore romano.


Molti di loro sarebbero ancora vivi, circa trent’anni dopo, durante la distruzione di Gerusalemme fatta dagli stessi romani. Il Tempio, rivestito all’interno di legno e d’oro, sarebbe stato dato alle fiamme e poi smantellato, pietra per pietra, affinché gli invasori potessero raschiare l’oro fuso. E Gesù li aveva precedentemente avvertiti: “Non resterà qui pietra su pietra (Matteo 24:2). Rifiutando il loro Messia e Re in cambio dell’illusione di grandezza e di gloria che l’Impero Romano incuteva nella mente dei popoli conquistati, i giudei hanno perso tutto.


Comunque, dimmi: qual è il tuo ‘Cesare’? Oggi l’Europa, l’antico Impero Romano che ritorna dalle ceneri, attende un leader che ristabilisca le sue speranze di grandezza e di gloria. La Bibbia ci dice che verrà, però non è lui che aspetto. E tu?


La speranza del cristiano è chiara: aspira a stare con Gesù, e non all’arrivo dell’anticristo, della tribolazione o delle catastrofi globali. Ecco le ultime parole del Signore in Apocalisse 22:20: “Sì, vengo presto!”. E la reazione di coloro che sono suoi sarà: “Sì, vieni, Signore Gesù!”. Ai suoi tempi, Paolo sperava già che il Signore venisse per rapire la sua Chiesa. L’apostolo include se stesso in tale avvenimento quando dice: “Noi viventi, che saremo rimasti, saremo rapiti assieme a loro sulle nuvole, per incontrare il Signore nell'aria (1 Tessalonicesi 4:15-18).


Ma quando tutto ciò succederà? La lettera agli Ebrei ci risponde: “Ancora un poco, infatti, un poco appena” (Ebrei 10:37). In greco il termine usato ‘micron’ compare con il significato di ‘attimo’. Almeno così sembrerà a quelli che saranno con Cristo. L’attesa apparirà insignificante davanti alla visione di colui per il quale e attraverso il quale tutte le cose esistono. Nella sua lettera ai Corinzi, Paolo si inserisce un’altra volta tra questi che verranno rapiti: “In un momento, in un batter d'occhio… noi saremo trasformati (1 Corinzi 15:52).


Beh, non avrebbe precisato ‘noi’ se credesse che prima il vangelo avrebbe dovuto essere predicato in tutto il mondo, o che prima dovesse arrivare “una tribolazione così grande, quale non vi fu mai dal principio del mondo fino ad ora, né mai più vi sarà (Matteo 24:21), o che prima l’anticristo si sarebbe manifestato. Ha detto ‘noi’ perché essere rapito per stare con Gesù era il primo evento nella sua lista di cose da compiersi.


E tu, cosa stai aspettando? La tua agenda è la Bibbia, il calendario azteco o Nostradamus? Il tuo biglietto d’imbarco è previsto per tra un batter d’occhio, un anno o un decennio? Sarai sorpreso quando “il giorno del Signore verrà come un ladro di notte” (1 Tessalonicesi 5:2), in qualità di guasta feste, oppure sei in attesa dello Sposo, con le stesse aspettative di una sposa?


Nei prossimi 3 minuti Gesù sarà ‘schedato’ in greco, latino ed ebraico.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#284 - Nel fuoco incrociato - Giovanni 19:1-12

Due uomini si ritrovano coinvolti in un fuoco incrociato. Uno è Gesù, aggredito da ogni parte: dal popolo, dal clero e dai soldati. Subito dopo sarebbe rimasto intrappolato in un altro fuoco incrociato: la croce. Le sue creature continuerebbero ad attaccarlo da un lato, mentre Dio lo attaccherebbe dall’altro, castigandolo per peccati non commessi.


Nel capitolo 50 di Isaia, il Signore stesso descrive, in forma profetica, il momento in cui viene coronato di spine e vestito del manto purpureo di un re: “Ho presentato il mio dorso a chi mi percuoteva e le mie guance a chi mi strappava la barba; non ho nascosto il mio volto all'ignominia e agli sputi. (Isaia 50:6).


Prima di farsi trafiggere le mani e i piedi dai chiodi, Gesù ha dovuto permettere, per così dire, che Dio gli ‘forasse le orecchie’. Nel capitolo 21 del libro di Esodo, la Legge determinava che uno schiavo ebreo sarebbe rimasto sottomesso al suo padrone soltanto durante sei anni. Al settimo, diventerebbe libero. Tuttavia, anche se avesse ricevuto una moglie dal suo signore, e lei gli avesse dato dei figli, solo lui sarebbe liberato.


C’era, però, una maniera per dimostrarle il suo amore: basterebbe rifiutare questa libertà. E affinché ciò accadesse, il suo padrone avrebbe dovuto condurlo davanti ai giudici, accostare il suo orecchio allo stipite della porta, forandolo con una punta di metallo. Tale legno rimarrebbe marcato e l’orecchio dello schiavo forato. Avrebbe portato per sempre sul suo corpo il segno del suo amore verso la sua sposa.


Nel Salmo 40, Gesù parla profeticamente al Padre: “Tu non prendi piacere né in sacrificio né in offerta; mi hai forato le orecchie.”. Per amore della sua sposa, la Chiesa, Cristo si è fatto servo, disponendosi a morire. Nello stesso Salmo, continua dicendo: “Dio mio, io prendo piacere nel fare la tua volontà (Salmo 40:6-8). Ecco perché in questo vangelo vediamo un Salvatore sereno e tranquillo in mezzo a frustate, pugni e sputi. Sa che è volontà del Padre che lui dia la sua vita in sacrificio al posto del peccatore.


Pilato, invece, è angosciato. Per ben tre volte aveva detto di non trovare nessuna colpa in quell’Uomo, ed aveva cercato di far cambiare idea ai giudei. Pure sua moglie l’aveva avvertito di “non avere nulla a che fare con quel giusto”, poiché aveva molto sofferto in sogno a causa sua (Matteo 27:19). E il terrore di Pilato aumenterà ancor di più quando gli accusatori affermeranno che Gesù si è dichiarato Figlio di Dio. “Di dove sei tu?”, gli domanda Pilato, senza ricevere risposta. Allora, l’orgoglio di Pilato gli dà alla testa: “Non sai che io ho il potere di crocifiggerti e il potere di liberarti?”. Beh, adesso Gesù gli risponde: “Tu non avresti alcun potere su di me se non ti fosse dato dall'alto”  (Giovanni 19:9-11).


Sì, Pilato è terrorizzato, ma il grido dei giudei è decisivo: “Se liberi costui, tu non sei amico di Cesare (Giovanni 19:12). Lui, di sicuro, non intendeva correre questo rischio, per quanto la sua coscienza gli dicesse di fare il contrario.


Nei prossimi 3 minuti toccherà a me chiederti: ‘Qual è il tuo Cesare?

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#283 - Di sangue in sangue - Esodo 12

Adamo ed Eva, dopo aver peccato e aver perso la loro innocenza, sono presenti quando Dio sacrifica un animale per vestirli con tuniche di pelle. Il sangue di un animale innocente sparso a favore del peccatore permetteva a Dio di continuare ad agire in grazia verso l’umanità. Abele, nei tempi della coscienza, ne era consapevole, poiché ha compiuto pure lui un sacrificio di sangue, il quale è stato accettato da Dio.


Poi Noè dà inizio all’era del governo umano, versando il sangue nel sacrificio di quadrupedi e uccelli che aveva portato con sé nell’arca a tale scopo. Anche all’epoca di Abraamo, la promessa fattagli era associata al sacrificio, ma del figlio stesso del patriarca, sostituito all’ultimo momento da un montone. La grazia di Dio sarebbe dunque rimasta a disposizione dell’uomo, sempre collegata al sangue di animali innocenti sacrificati al posto del peccatore.


In seguito, troveremo i discendenti di Abraamo fatti schiavi in Egitto, e chiamati ‘Israele’. Questo è stato il nome che Dio ha designato a Giacobbe, nipote di Abraamo, affinché fosse il patriarca di una nazione alla quale è stata rivelata la Legge. E la dispensazione della Legge comincia ugualmente con il versamento del sangue di animali sacrificati nelle case degli israeliti ancora in Egitto, per proteggerli dal giudizio che sarebbe caduto sui primogeniti di quella terra.


Dio stava mettendo gli uomini alla prova per vedere se fossero capaci di vivere secondo gli standard divini. La verità è che la Legge non è mai stata osservata da nessuno, eccetto Gesù. E la ragione è semplice: chi avesse trasgredito un qualsiasi comandamento, sarebbe stato colpevole dell’intera Legge, essendo che uno di questi semplicemente vietava all’uomo di concupire. Beh, prova a smettere di pensare al peccato e ti ritroverai subito a peccare col pensiero, vero?


Prima della formazione della Chiesa, in nessun tempo un popolo era stato così privilegiato come Israele. E mai prima d’ora l’essere umano aveva affrontato Dio nel modo in cui lo stava facendo proprio questo stesso popolo, condannando a morte il loro Messia. La dispensazione della Legge è continuata fino a quando Gesù non ha pagato per la trasgressione della medesima Legge, tuttavia non per lui, ma per la nazione di Israele. Nel capitolo 11 del Vangelo di Giovanni leggiamo che tutto ciò è stato profetizzato dal sommo sacerdote Caifa:


Conviene per noi che un sol uomo muoia per il popolo e non perisca tutta la nazione.” E Giovanni continua, spiegandoci che “egli non disse questo da se stesso; ma, essendo sommo sacerdote in quell'anno, profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione, e non solo per la nazione, ma anche per raccogliere in uno i figli di Dio dispersi.” (Giovanni 11:50-52).


Adesso, non più con il sangue di animali però di suo proprio Figlio, Dio può occuparsi dell’uomo in pura grazia, appunto nell'attuale dispensazione che porta tale nome: “Or la legge intervenne affinché la trasgressione abbondasse; ma dove il peccato è abbondato, la grazia è sovrabbondata, affinché come il peccato ha regnato nella morte, così anche la grazia regni per la giustizia a vita eterna per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore.” (Romani 5:20-21).


Nei prossimi 3 minuti Gesù resterà preso nel fuoco incrociato.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#282 - Una nuova chance - Genesi 7 a 11

Dio ha deciso di dare all’umanità un’altra opportunità, ricominciando quasi da capo mediante Noè, e aprendo così il periodo che potremmo chiamare ‘governo umano’. A Noè è stata data autorità sui suoi simili, incluso il potere di condannare a morte chiunque versasse il sangue del suo prossimo. E questo non è mai stato revocato da Dio.


Quando sono usciti dall’arca, Noè e i suoi figli hanno trovato un mondo differente da prima. L’aspettativa di vita, che entro poche generazioni scenderebbe a centoventi anni, continuerebbe a diminuire, fino a raggiungere mediamente trent’anni. Infatti, è stato soltanto nel XX secolo che la medicina ha invertito la tendenza corrente, ed oggi l’età media si aggira intorno ai settant’anni, circa novecento anni in meno dell’età di Matusalemme, il nonno di Noè.


In questa diversa realtà, Dio ha dato loro l’uso della carne come cibo e, di conseguenza, gli animali hanno cominciato ad avere paura e a fuggire dagli uomini, fatto che anteriormente non accadeva. E ogni cosa andava bene finché Noè, il primo governatore di questi nuovi tempi, “avendo bevuto del vino, si ubriacò” (Genesi 9:21), cadendo in disgrazia. Come sempre succede nelle varie dispensazioni, tutto inizia bene ma finisce male. Infatti, i discendenti di Noè lo confermeranno, basta leggere il capitolo 11 di Genesi.


Già, lì li troviamo pretenziosi, dichiarandosi i padroni del mondo, ed affermando: “Orsù, costruiamoci una città e una torre la cui cima giunga fino al cielo, e facciamoci un nome, per non essere dispersi sulla faccia di tutta la terra. (Genesi 11:4). Tuttavia Dio, parlando alla prima persona del plurale giacché è un’azione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, dichiara:


Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti la medesima lingua; e questo è quanto essi hanno cominciato a fare; ora nulla impedirà loro di condurre a termine ciò che intendono fare. Orsù, scendiamo laggiù e confondiamo la loro lingua, affinché l'uno non comprenda più il parlare dell'altro. (Genesi 11:6-7). E il racconto biblico prosegue:Così l'Eterno li disperse di là sulla faccia di tutta la terra, ed essi cessarono di costruire la città. Perciò a questa fu dato il nome di Babele [che significa ‘confusione’], perché l'Eterno colà confuse la lingua di tutta la terra, e di là l'Eterno li disperse sulla faccia di tutta la terra.” (Genesi 11:8-9).


Insomma, l’uomo aveva fallito nell’era dell’innocenza, della coscienza e pure del governo umano. Quindi, a questo punto, Dio chiamerà qualcuno per uscirne fuori dall’idolatria regnante, la quale devastava il mondo di allora, dandogli una promessa. Abramo, nome che vuol dire ‘padre esaltato’, più tardi sarà chiamato Abraamo, cioè ‘padre di una moltitudine’. Dio gli promette una terra, Canaan, e una posterità, però non senza sacrificio. Prefigurando quello che Dio stesso avrebbe fatto secoli dopo con suo Figlio, ad Abraamo è stato chiesto di sacrificare Isacco, suo figlio, in olocausto a Dio (Genesi 22:2).


Tutto ciò aveva lo scopo di mettere alla prova la fede di Abraamo, nel senso che avrebbe dovuto credere che Dio avrebbe anche riportato in vita suo figlio dai morti. Una volta soddisfatto, Dio interromperà tale sacrificio e gli mostrerà un montone da uccidere al posto di Isacco. Anni più tardi, il sacrificio del Figlio di Dio non sarebbe stato affatto interrotto. L’Agnello di Dio avrebbe dovuto morire davvero.


Nei prossimi 3 minuti Dio darà ancora un’occasione a un popolo testardo e ostinato: Israele.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

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