"E l'Eterno mi rispose e disse:
'Scrivi la visione, incidila su delle tavole,
perché si possa leggere speditamente'". Abacuc 2:2

#041 - Il Servitore - Matteo 12:15-21

Negli ultimi 3 minuti i religiosi farisei hanno deciso di uccidere Gesù. Sono più preoccupati di obbedire alle regole della loro religione che di salvare le persone. Gesù chiede a coloro che lo seguono di non rivelare chi lui fosse veramente. Lui non vuole essere visto come un leader rivoluzionario che li libererà dal nemico romano.

Se c’è un nemico agli occhi di Dio, quel nemico è la religione stessa, e i suoi leader religiosi, che sono più preoccupati di mantenere il loro status piuttosto che di permettere alle persone di essere guarite. Inoltre, Gesù non era venuto qua per versare sangue romano, ma il suo proprio sangue; non era venuto qua per liberare il popolo da un invasore delle loro terre, ma da un invasore dei loro corpi: il peccato.

Se i giudei avessero prestato più attenzione alla profezia di Isaia, avrebbero visto che il Prescelto di Dio sarebbe venuto come un Servitore, e non come un generale. Se avessero prestato più attenzione alla scena del battesimo di Gesù, avrebbero visto l’adempimento della profezia che diceva: “Io metterò lo Spirito mio sopra lui” (Matteo 12:18).

L’ultima cosa che i superbi giudei avrebbero voluto ascoltare era proprio questo che Isaia aveva profetizzato, ossia, che il Prescelto sarebbe venuto anche per i gentili, e ciò includeva i romani e non solo i giudei. In più, Isaia aveva detto che il Messia si sarebbe comportato in modo totalmente opposto a quello dei leader politici, che gridano per le strade e per le piazze. E lui non sarebbe stato prepotente, non avrebbe usato il suo potere per opprimere ancor di più quelli che erano già oppressi. Nelle parole di Isaia, il Prescelto non avrebbe spezzato la canna rotta, come se stesse pestando ciò che era già stato abbattuto, e nemmeno avrebbe spento il lucignolo, ancora a mala pena fumante.

Anche se la tua fede sarà come uno stoppino senza nessun fuoco, Gesù non ti deluderà. L’invito di chi ha detto “venite a me” (Matteo 11:28) continua a valere per te. Se ritieni di non essere in grado di camminare conforme agli standard di Dio, allora l’invito è per te. Se ti senti come una canna rotta, è proprio per persone così che Gesù è venuto. Hai bisogno di Gesù e del suo amore.

Se, però, sei un religioso, come lo erano quei farisei, probabilmente continuerai a fidarti della tua religione, della tua obbedienza, delle tue buone opere, senza renderti conto che facendo così stai disprezzando il Salvatore, e provando a salvarti solo tramite la tua condotta.

Ricordati: puoi disprezzare il favore di Dio essendo una persona cattiva, ma puoi anche fare la stessa cosa essendo un religioso. Come i farisei nei prossimi 3 minuti.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#040 - La mano secca - Matteo 12:9-14

Negli ultimi 3 minuti i farisei hanno criticato Gesù perché i suoi discepoli avevano raccolto una manciata di chicchi in giorno di sabato. Ora lui entra nella loro sinagoga, il luogo in cui i giudei si riuniscono per studiare la Parola di Dio, e trova lì un uomo con una mano secca.

Nel Vangelo di Luca c’è scritto che i farisei erano lì per scoprire qualche fallo in Gesù. “È egli lecito far delle guarigioni in giorno di sabato?”, gli hanno chiesto. La risposta arriva sotto forma di un’altra domanda: “Chi è colui fra voi che, avendo una pecora, s’ella cade in giorno di sabato in una fossa non la prenda e la tragga fuori? Or quant’è un uomo da più d’una pecora! È dunque lecito di far del bene in giorno di sabato” (Matteo 12:10-12). Subito dopo Gesù dice all’uomo di stendere la sua mano secca ed essa guarisce.

I religiosi farisei, ovviamente, hanno ancora le loro mani atrofizzate, essendo incapaci di eliminare la miseria umana. I leader religiosi non possono e non vogliono porre fine alla miseria, alla sofferenza e all’incertezza, perché di questo vivono.

Che cosa dice la religione dell’uomo? Fa’ questo e quell’altro e sarai una persona migliore, e poi, forse, la tua bontà supererà la tua cattiveria nella bilancia di Dio e potrai essere salvato. Devi essere molto ingenuo per credere che funzioni così. Per quanto tu sia bravo, non raggiungerai mai lo standard di Dio, che è perfetto. Adamo ed Eva sono stati espulsi dal paradiso a causa di un solo peccato. Con quanti peccati pensi di poter entrare alla presenza di Dio? Zero!

Siccome nessuna religione può concederti lo status di avere “zero peccati”, i leader religiosi continueranno a importi una serie di compiti affinché tu provi a eseguirli, senza mai assicurarti di avercela fatta. E non vogliono nemmeno che tu ci arrivi, perché temono che lascerai la loro congregazione casomai tu abbia questa certezza. A nessun fariseo interessa che le persone abbiano la certezza della loro salvezza eterna.

Gesù, però, ci dà questa certezza. Se è morto sulla croce al posto mio, se il suo sangue mi purifica da tutti i miei peccati e se ora Dio mi considera giusto in Cristo, avendo lui il totale accesso al cielo, è proprio così che Dio mi vede: con tutti i miei peccati pagati. Quale colpa un giudice potrebbe attribuire a qualcuno che ha già scontato la pena? Nessuna colpa.

Questo Gesù che ci salva completamente non interessa ai farisei e vogliono farlo morire. Nei prossimi 3 minuti vedremo che Gesù agisce in modo discreto, molto diverso dal profilo reazionario e rivoluzionario che alcuni cercano di attribuirgli.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#039 - Il sabato - Matteo 12:1-8

Negli ultimi 3 minuti abbiamo visto l’amorevole invito del Salvatore ad andare a lui, e non a una religione. La parola “religione” deriva da “riallacciare” o “riconnettere”, considerandosi che l’uomo abbia perso la sua connessione con Dio. È Dio, però, che fa questa riconnessione, non l’uomo. A rigor di termini, ciò che accade non è nemmeno una riconnessione, ma la completa eliminazione del vecchio uomo e una nuova creazione di Dio.

Quando l’uomo cerca di riconnettersi con Dio, presume di essere in grado di farlo seguendo un elenco di regole. Il risultato? Le sue regole finiscono più per danneggiarlo che per aiutarlo. Queste regole si trasformano in sacrifici che mettono da parte qualsiasi sentimento di misericordia. Ed è ciò che hanno fatto i giudei con il sabato che, nella legge data a Mosè, doveva essere solo un giorno di riposo.

Mentre i discepoli di Gesù, e lui con loro, passavano per i seminati, siccome avessero fame hanno cominciato a raccogliere delle spighe, a strofinarle tra le mani e a mangiare i loro chicchi. Fino a qui, niente di strano. Anche tu mangi l’avena, per esempio, che è un chicco crudo, schiacciato o macinato.

Secondo la legge che è stata data nell’Antico Testamento, ciò non si trattava di un furto poiché qualsiasi viaggiatore aveva il permesso di nutrirsi delle piantagioni altrui, a condizione che non usasse una falce. Dio pensava al benessere dei viaggiatori in un’epoca in cui non c’erano stazioni di servizio o autogrill sulle strade. Per i farisei, però, il vero problema era che consideravano questa azione dei discepoli come essendo un lavoro, e loro lo stavano facendo di sabato.

Lo scopo delle intenzioni di Dio è il benessere degli esseri umani, e non la loro sofferenza. La storia del cristianesimo è piena di casi d’autolesionismo, di persone che affliggono se stesse, che frustano i propri corpi, che salgono lunghissime scale in ginocchio o si lasciano inchiodare su una croce.  Pensano che la loro sofferenza serva a pagare i loro peccati. Ma come possiamo pagare qualcosa che è stato già pagato duemila anni fa?

Ora, forse, potresti chiedermi: e il digiuno? Ti dirò che cos’è il digiuno o l’astensione da qualcosa. Ti ricordi quella volta quando eri così innamorato che sei arrivato al punto di dimenticarti persino di pranzare o di cenare? La Bibbia ci parla appunto di questo tipo di digiuno, ossia, t’innamori tanto di Dio che le altre cose perdono d’importanza.

Gesù mostra ai farisei che Dio non vuole sacrifici ma misericordia. Gli fa presente che Davide e i suoi uomini, quando hanno avuto fame, hanno mangiato i pani di presentazione del tempio, e che solo i sacerdoti li potevano mangiare. Certo, se all’epoca Davide fosse stato rispettato come un re, e non avesse avuto bisogno di vivere in esilio, non avrebbe dovuto farlo. E cosa vediamo qui?

Il Re dei re, il Sommo Sacerdote, colui che è più grande del tempio di Gerusalemme, colui che è il Signore del sabato, respinto dalla sua nazione e specialmente dai religiosi del suo tempo. Se Gesù fosse stato ricevuto, i suoi discepoli non avrebbero avuto bisogno di fare quello. Lasciando da parte la misericordia e valorizzando il ritualismo, la religione finisce per escludere Gesù.

E per fornire ancora una prova di chi lui sia veramente, nei prossimi 3 minuti Gesù ci mostrerà la sua misericordia il giorno stesso che lui ha creato: il sabato.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#038 - Venite a me - Matteo 11:28-30

Negli ultimi 3 minuti abbiamo visto che Gesù ha ringraziato il Padre per aver rivelato queste cose ai piccoli, e non ai saggi. Ma insomma, per aver rivelato che cosa? Averci rivelato lui stesso e tutte le cose che lo riguardano.

Apocalisse 19:10 ci dice che “la testimonianza di Gesù è lo spirito della profezia”. Nel Vangelo di Luca, dopo la sua risurrezione Gesù incontra due discepoli e mostra loro tutto ciò che era stato scritto su di lui nell’Antico Testamento. Gesù è il centro di ogni cosa, è l’inizio, il mezzo e la fine.

Ed è per questo che adesso lui ci dice: “Venite a me” (Matteo 11:28). Proprio così, c’invita ad andare a lui, e non a una religione oppure a un’organizzazione. Chi va a Gesù riceve il perdono dei suoi peccati e la salvezza. Chi va a una religione non può ricevere nulla, perché Dio non ha dato all’uomo una religione come mezzo di salvezza. Dio ci ha dato il suo proprio Figlio: “E in nessun altro è la salvezza; poiché non v’è sotto il cielo alcun altro nome che sia stato dato agli uomini, per il quale noi abbiamo ad esser salvati” (Atti 4:12).

L’invito di Gesù è per coloro che sono stanchi ed oppressi. Quindi, se pensi che la tua vita sia ottima, se non provi nessun senso di colpa per i tuoi peccati, se non ti rendi conto che la morte è un fatto dal quale non puoi scappare, allora l’invito non fa per te. L’invito è per gli stanchi e per gli oppressi. D’altronde, come potrebbe interessarti un Salvatore se non ti senti perso?

Poi Gesù continua e t’invita a prendere il suo giogo e a imparare da lui. E questo, che significa? Sottomettersi alla sua volontà perché sia lui a controllare la tua vita, riconoscendo che devi imparare da lui, il quale è mansueto e umile di cuore. Tutto ciò è in netto contrasto con i farisei e con la loro religione piena d’arroganza e di minacce. Il vero Maestro è mansueto e umile.

Il giogo di Gesù è dolce e il suo carico è leggero, a differenza del giogo e del carico che la religione impone sulle persone. Fa’ questo, fa’ quello, fa’ quell’altro e, forse, chissà, un giorno potrai arrivare alla salvezza. La religione ti fa credere che sarà tramite i tuoi sforzi che otterrai la salvezza. Gesù ti mostra che lo sforzo è soltanto suo.

Gesù non ti offre una bella vita senza preoccupazioni, perché non esisterà nulla del genere mentre sarai in questo mondo devastato dal peccato. Ma lui ti offre il perdono, la salvezza e il riposo per la tua anima. Il peggior carico l’ha già portato lui sulla croce, quando ti ha sostituito nella condanna che ha subito a causa dei tuoi peccati. Quello che doveva essere fatto, l’ha già fatto lui. Ed ora devi fare solo una cosa: accettare il suo invito. Che ne dici di farlo adesso?

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#037 - I piccini - Matteo 11:25-27

Negli ultimi 3 minuti abbiamo visto perché la sapienza è stata giustificata dai suoi figli. In altre versioni troviamo che “la sapienza è stata giustificata dalle opere sue” (Matteo 11:19). Se le opere di qualcuno che crede in Gesù saranno opere di Dio, esse glorificheranno Dio, non l’uomo.

Gesù ringrazia il Padre per aver rivelato queste cose ai piccoli, e non ai savi o agli intelligenti. Paolo ce ne parla in I Corinzi 1:27-29, quando ci dice che Dio ha scelto le persone deboli, pazze e sprezzate per confondere le persone potenti, sagge e importanti. Perché? Affinché nessuno possa vantarsi davanti a Dio.

Perciò, se capirò le cose di Dio grazie alla mia capacità intellettuale, allora potrò gloriarmi d’esserci riuscito con i miei sforzi. Se, però, le capirò solo tramite rivelazione divina, di che cosa potrei vantarmi?

Così come la salvezza è gratuita, e non dipende dai miei sforzi, la comprensione della Parola di Dio segue la stessa regola. Se ti consideri incapace di capire le cose di Dio, sei sulla buona strada. È a persone così che lui rivela la sua Parola.

Gesù ci dice che “nessuno conosce appieno il Figliuolo, se non il Padre, e nessuno conosce appieno il Padre, se non il Figliuolo e colui al quale il Figliuolo avrà voluto rivelarlo” (Matteo 11:27). Quindi è pur impossibile conoscere Dio di propria iniziativa. Dio è così grande che solo lui può capire se stesso. Ma Gesù può rivelare il Padre a chiunque lui voglia farlo.

Nel Vangelo di Giovanni 14:7 Gesù ha risposto: “Se m’aveste conosciuto, avreste conosciuto anche mio Padre”. Se da una parte, però, lui afferma che solo il Figlio conosce il Padre, ed esso può essere rivelato dal Figlio a chiunque lui lo voglia rivelare, dall’altra ci mostra anche che solo il Padre conosce il Figlio, ma non ci dice nulla sul fatto del Padre rivelarci il Figlio.

Ci sono cose che non capiremo mai, e l’incarnazione è una di queste cose: come potrebbe Dio, immenso com’è, diventare un uomo? Non esiste una spiegazione adatta alla nostra mente umana. Mentre era tra di noi, Gesù ha emesso momentanee scintille della sua divinità, nascosta in quel corpo fragile, quando ci parlava come Dio e non come un uomo comune.

“Prima che Abramo fosse nato, io sono”, ha dichiarato una volta Gesù (Giovanni 8:58). “Gerusalemme, Gerusalemme... quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figliuoli”, ha detto Gesù in prima persona, in un’altra occasione (Matteo 23:37). Essendo il Figlio eterno di Dio, lui già esisteva ben prima che nascesse qui, in questo mondo.

È di questo Gesù che ti sto parlando. Così sublime, così elevato, così magnifico, eppure così accessibile da invitarci: “Venite a me” (Matteo 11:28). Ed è quello che vedrai nei prossimi 3 minuti.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

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