"E l'Eterno mi rispose e disse:
'Scrivi la visione, incidila su delle tavole,
perché si possa leggere speditamente'". Abacuc 2:2

#130 - L’incarnazione - Giovanni 1:14-16

Anche prima di nascere in forma umana in questo mondo, Gesù è sempre esistito come Figlio di Dio, insieme al Padre e allo Spirito Santo. Non sono tre dei, ma un solo Dio in tre Persone distinte, un mistero che va oltre la nostra comprensione. Alcuni indizi, però, ti aiuteranno ad accettarlo.

Uno di questi indizi è che siamo stati creati a immagine e a somiglianza di Dio, perciò siamo esseri tripartiti, formati da corpo, anima e spirito. Un altro accenno lo troviamo nel capitolo uno della Genesi: “Poi Dio disse: Facciamo l’uomo a nostra immagine e a nostra somiglianza” (Genesi 1:26). Te ne sei accorto dell’uso del plurale: “Facciamo... a nostra... ”? Qua non si fa riferimento a una sola Persona, ma al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.

Giovanni ci dice che “il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di Unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità.” (Giovanni 1:14). Così, affermando che Gesù “si fece carne”, Giovanni presuppone la sua preesistenza. E dicendo che “venne ad abitare in mezzo a noi”, ci rivela di non essere stato diverso da un uomo normale. Anzi, qui sulla terra Gesù era un essere umano così comune, in apparenza, che, quando le guardie sono andate ad arrestarlo di notte, esse avevano prima dovuto mettersi d’accordo con Giuda, indicando che il bacio sarebbe stato il segnale per identificarlo, affinché non arrestassero la persona sbagliata.

La parola “abitare” significa letteralmente occupare una tenda o un’abitazione, in questo caso il corpo di carne. Mai prima di allora Dio aveva assunto una forma umana, e vissuto come un uomo. I trentatré anni vissuti da Gesù in questo mondo sono un evento unico nella storia dell’universo, a cominciare dalla sua generazione nel grembo di una vergine.

Unigenito significa “l’unico generato”. Tutti quelli che credono in Gesù sono figli di Dio ma Gesù è “il” Figlio di Dio, il quale occupa una posizione unica, uguale a Dio, essendo uno con il Padre. In nessun momento ha smesso di essere Dio, anche quando ha assunto la forma umana. E dopo essere stato risuscitato e asceso al cielo con un corpo, non cesserà mai più di essere pure un Uomo. Ovviamente alcune caratteristiche divine sono state parzialmente occultate agli occhi umani mentre lui si trovava qui, altrimenti gli uomini sarebbero stati consumati se solo avessero guardato verso Gesù.

Anche così, la sua perfezione morale sempre lasciava trasparire la sua gloria divina. Negli stessi vangeli dove incontriamo spesso i difetti dei discepoli e degli apostoli, nessun fallo è mai trovato in Gesù e nel suo modo di procedere. E Giovanni ha avuto il privilegio di vedere una porzione extra di questa gloria di Gesù quando è stato trasfigurato ed è apparso risplendente come il sole accanto a Mosè ed Elia (Luca 9:28-30).

Giovanni Battista, che era più vecchio di Gesù, testimonia la sua preesistenza dicendoci che Gesù esisteva prima di lui ed era superiore a lui. Ora, chiunque riceve Gesù, riceve anche tutta la sua pienezza, e “grazia sopra grazia” (Giovanni 1:16). Vorresti mai perdere tutto ciò? Per i prossimi 3 minuti questo vangelo continuerà a parlare della grazia e della verità che incontrerai solo in Gesù.
 
Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#129 - Figli - Giovanni 1:12-13

È un grande inganno pensare di essere figli di Dio per natura. Non lo siamo. Se volessimo sapere di chi siamo figli, ci basterebbe leggere quello che l’apostolo Paolo afferma nella sua lettera agli Efesini. Lì scrive ai cristiani, i quali vivevano a Efeso, che prima della loro conversione, quando camminavano ancora seguendo il corso di questo mondo, secondo il diavolo e secondo i propri istinti e pensieri, erano “figli della disubbidienza” e “figli d’ira” (Efesini 2:1-3).

Quindi, se non ti sei ancora convertito a Gesù, questi titoli “figli della disubbidienza” e “figli d’ira” potrebbero sembrarti troppo forti e per niente politicamente corretti da essere qui menzionati, però tutto questo è esattamente ciò che la Bibbia dice su di te. E in questo vangelo ci è molto chiaro che non siamo figli di Dio per natura perché Giovanni ci parla di una nuova nascita, di una nascita spirituale, che non ha nulla a che fare con la nostra esistenza come esseri umani.

Dopo aver indicato che Gesù “è venuto in casa sua, e i suoi non l’hanno ricevuto”, il testo continua dicendoci che “a tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventar figliuoli di Dio” (Giovanni 1:11-12). Perciò, se le persone ricevono il titolo di “figli di Dio” soltanto dopo aver creduto in Gesù, allora, in precedenza, non avrebbero mai potuto dire di possedere questo privilegio, vero? E c’è ancor di più.

Non si diventa figli di Dio per discendenza, per volontà propria o di qualcun altro. Cioè, anche se i tuoi genitori sono figli di Dio, perché credono in Gesù, ciò non ti renderà automaticamente un figlio di Dio. Inoltre, non sarà neppure per mezzo dei tuoi sforzi che acquisterai questo titolo e questa posizione. E nemmeno per lo sforzo o la volontà di un altro essere umano, come se ci fossero delle persone aventi il potere di trasformare gli altri in figli di Dio, sia attraverso qualche preghiera, l’imposizione delle mani o come per magia!

Il vangelo ci rivela che i figli di Dio “non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d’uomo, ma son nati da Dio.” (Giovanni 1:13). Proprio così, la nuova nascita, ossia la nascita dall’alto o spirituale, è qualcosa fatta solo da Dio. Così come non è stato attraverso il tuo sforzo che sei nato in questo mondo, non sarà attraverso il tuo sforzo che nascerai di nuovo, ma soltanto tramite l’opera e la grazia di Dio.

Se ancora credi che Gesù sia un essere illuminato, paragonabile a qualche guru, angelo o extraterrestre, non sei ancora nato di nuovo. Se ancora credi che sia tramite i tuoi sforzi che arriverai in cielo, devi ancora nascere di nuovo. Se credi che, essendo un essere umano, tu sia conseguentemente un membro della famiglia di Dio, non hai ancora capito cosa ci dice il vangelo. Prima dei prossimi 3 minuti sarebbe meglio credere in Gesù e chiedergli di salvarti, se vuoi veramente diventare un figlio di Dio.
 
Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#128 - La Luce - Giovanni 1:5-11

“E la luce splende nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno sopraffatta”, non hanno potuto resisterle. Dio è luce e in lui non ci sono tenebre. Le tenebre non fanno parte della creazione originale di Dio; esse sono una conseguenza del peccato degli angeli in tempi ancestrali, e anche del peccato dell’uomo che si è disseminato da Adamo.

Tecnicamente parlando le tenebre non esistono. Sono solo l’assenza di luce, un vuoto uguale a quello che si trova nel cuore umano rovinato dal peccato originale. Nella Genesi, dopo che Adamo aveva peccato, Dio gli ha chiesto: “Dove sei?” (Genesi 3:9). Quando Dio ti domanda qualcosa, non è perché lo voglia sapere, ma per risvegliare la tua coscienza. In pratica, Dio gli stava dicendo: “Adamo, guarda un po’ dove sei andato a finire!”.

Dio, però, vuole invertire questa condizione, e proprio per questo Gesù è venuto nel mondo. La vera luce era nel mondo, ma il mondo, che era stato fatto da lui, non l’ha conosciuto. “È venuto in casa sua”, dal popolo giudeo che gli apparteneva, “e i suoi non l’hanno ricevuto” (Giovanni 1:11).

Come quegli insetti nottambuli, che si nascondono sotto una pietra perché odiano la luce, così noi scappiamo da Gesù. Questa fuga fa parte dei sintomi causati dal peccato. Sì, ora mi vedi qui, parlandoti di Gesù, però non pensare che sia sempre stato così. Anch’io prima mi allontanavo dalla vera luce, facendolo in una maniera molto sottile e ingannevole: ero uno spiritualista.

Nel mio modo di pensare, da spiritualista, Gesù era soltanto un grande maestro o uno spirito illuminato. Lo paragonavo a uomini come Buddha, Gandhi e altri. E l’idea di divinità che avevo di Gesù era di qualcuno che portava con sé una specie di scintilla divina, conquistata dopo molte evoluzioni, e conseguita attraverso successive reincarnazioni.

Non è, però, un simile Gesù che il vangelo ci mostra. Esso ci parla di un Gesù che è il verbo o l’elemento che dà origine a ogni azione e a ogni realizzazione, il Dio creatore stesso. Qualche tempo fa questo stesso Gesù mi ha infastidito, così come dovrebbe infastidirti ora, se non ti sei ancora convertito. E sai perché? Perché la luce rivela tutte le cose. Essa ci svela ciò che le tenebre cercano di nascondere. Alla luce della presenza di Gesù io sono quello che sono; i miei peccati vengono a galla e i miei difetti sono manifesti. Nessuno resta indifferente alla luce.

Allora, cosa dovresti fare? Beh, potresti voltare le spalle alla luce, come un bambino che si copre gli occhi con le mani e pensa di nascondersi. Eppure, la luce continuerà sempre lì, brillando e denunciando chi sei e dove sei. Un giorno anch’io ci ho resistito, ma l’amore di Gesù mi ha costretto a riconoscere il mio peccato e a lasciarmi salvare da lui. Così, come una pellicola fotografica che viene sovraesposta alla luce, tutte le mie macchie sono sparite, tutti i miei peccati sono stati perdonati. In quel giorno sono stato fatto figlio di Dio da lui stesso. Ed è su questa nuova nascita che Giovanni ci parlerà nei prossimi 3 minuti.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#127 - Il Verbo - Giovanni 1:1-4

I quattro vangeli presentano quattro diversi aspetti di Cristo. Matteo ci mostra il perfetto Re promesso a Israele, per questo è pieno di citazioni dell’Antico Testamento. Lì la genealogia di Gesù inizia in Abramo, il patriarca di Israele, e passa attraverso il re Davide. Marco ci indica il perfetto Servo, umile e senza genealogia. Luca ci fa vedere il perfetto Uomo, la cui genealogia proviene da Adamo, il primo uomo.

Il Vangelo di Giovanni, invece, ci rivela Gesù come Dio e Creatore, anche senza genealogia ma perché non ha né inizio né fine, così come il Vangelo stesso di Giovanni. Infatti, questo vangelo comincia nell’eternità, “nel principio”, e finisce parlandoci dell’infinitezza quando afferma, riferendosi a tutto quello che Gesù aveva fatto qui, che “il mondo stesso non potrebbe contenere i libri che se ne scriverebbero.” (Giovanni 21:25). E come potrebbe mai questo pianeta racchiudere tutte le informazioni su Gesù e sull’universo che ha creato?

In modo simile al libro della Genesi, Giovanni inizia con l’espressione “nel principio”, che in realtà significa “prima di tutto”. “Nel principio era il Verbo”, preesistente, “e il Verbo era con Dio, e il Verbo era Dio.” “Ogni cosa è stata fatta per mezzo di lui; e senza di lui neppure una delle cose fatte è stata fatta.” (Giovanni 1:1-3). Gesù è il Verbo. Lui non è stato creato, lui è il Creatore.

È importante capire tutto ciò per poter capire il vangelo. Nella prima epistola, o lettera, dell’apostolo Giovanni, lui ci dice che “ogni spirito che confessa Gesù Cristo venuto in carne, è da Dio; e ogni spirito che non confessa Gesù, non è da Dio” (I Giovanni 4:2-3). Così, non è sufficiente dire che Gesù è nato in questo mondo, ma è necessario confessare che è venuto in carne, il che presuppone la sua preesistenza e la sua natura eterna.

A questo punto ci vuole una spiegazione affinché si possa comprendere meglio l’espressione “vita eterna” ogni volta che apparirà nel corso di questo vangelo. Vita eterna non è solo una vita che non finirà mai. Le persone che non credono in Gesù non hanno la vita eterna. Eppure esse moriranno, risusciteranno in un corpo tangibile e vivranno per sempre nello stagno ardente di fuoco.

Nessuno di noi è eterno, soltanto Dio. Tutti noi siamo stati creati per non cessare mai di esistere, il che significa che abbiamo, per natura, una vita perpetua, ma non eterna. Nel versetto quattro c’è scritto che “in lui”, cioè in Gesù, “era la vita; e la vita era la luce degli uomini”. Oltre ad essere il Creatore e il sostenitore di tutte le cose, Gesù è anche l’origine e l’autore della vita, sia essa la vita naturale, che tutti gli esseri viventi hanno, sia l’eterna, un privilegio, però, solo per coloro che sono nati di nuovo.

Se cercherai l’espressione “vita eterna” in una Bibbia digitale, innanzitutto imparerai che essa è un dono, cioè la ricevi gratuitamente, e non grazie ai tuoi sforzi; poi, che è qualcosa che puoi sapere di avere, o no, proprio adesso; ed anche che la vita eterna è in Gesù e - qui arriva la parte più sorprendente - che Gesù “è il vero Dio e la vita eterna” (I Giovanni 5:20). Pertanto, non puoi avere la vita eterna indipendentemente da Gesù, perché la vita eterna è una Persona, è Gesù. E tu, hai la vita eterna? Hai Gesù? Nei prossimi 3 minuti la Luce verrà al mondo.
Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#126 - La grande commissione - Matteo 28:16-20

Il Vangelo di Matteo termina nel momento in cui Gesù dà ai discepoli la missione di annunciare il vangelo, parola questa che significa “la buona novella”. Colui che è Signore e che ha ogni autorità in cielo e sulla terra, invia i suoi discepoli a fare discepoli di tutti i popoli, a battezzarli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, e ad insegnargli tutto quello che lui aveva comandato loro.

Ogni potere, tutte le nazioni, tutto ciò che avevano ricevuto. Non ci sono limiti. E promette di essere con i suoi discepoli “tutti i giorni, fino alla fine dell’età presente.” (Matteo 28:20). Credi tu in Gesù? Sei un suo discepolo? Stai annunciando questa buona novella? Sei sicuro che sia buona e nuova? Sai perché te lo chiedo?

Beh, se andrai in giro dicendo che le persone hanno bisogno di frequentare questa o quella chiesa per essere salvate, non stai annunciando la buona novella. Ricordati che i discepoli non erano membri di nessuna organizzazione religiosa e non avevano nemmeno una denominazione evangelica che li identificasse. Erano chiamati cristiani perché seguivano Cristo. Invitavano le persone a credere in Gesù, ad appartenere a una Persona, Gesù, e non a una chiesa o a una religione.

Se la buona novella che annunci sarà solo un elenco di regole, non è per niente nuova. Molto tempo prima di Cristo c’era già una lista di comandamenti che, sebbene buoni, non potevano salvarci. Se avessero potuto farlo, Gesù non sarebbe dovuto venire per morire e per risorgere. Inoltre, non è proprio una buona notizia quando si dice che per essere salvata una persona debba soddisfare una lista impossibile da seguire. Prova a obbedire soltanto a uno dei Dieci Comandamenti: “Non concupire”, che include il non desiderare qualsiasi cosa di illecito. Se mi dirai di esserne capace, allora starai trasgredendo un altro comandamento: “Non attestare il falso contro il tuo prossimo” (Esodo 20:7-17).

Attorno a noi, ormai, ci sono altri tipi di messaggi che vengono chiamati vangelo o buona novella, ma che in verità non lo sono. Pensi per caso che sia proprio una buona notizia dire a qualcuno che dovrà reincarnarsi e tornare a questo mondo ancora una dozzina di volte affinché elimini il suo karma? E che tornerà per soffrire e per pagare per quello che ha fatto in un’altra vita di cui neanche si ricorda? Non cadere in questa trappola. Tutto ciò non è il vangelo, non è la buona notizia, anzi, è una pessima notizia.

La buona notizia è scoprire che qualcuno ha pagato un debito che non saresti mai in grado di pagare. La buona notizia è ascoltare che basterà credere nel Figlio di Dio per essere completamente perdonati. Questo, sì, è il vangelo che Gesù ci ha ordinato di annunciare; questa, sì, è la buona novella: “Che Cristo è morto per i nostri peccati, secondo le Scritture; che fu seppellito; che risuscitò il terzo giorno, secondo le Scritture” (I Corinzi 15:3-4).

Considerandosi che un altro, al tuo posto, abbia già pagato il prezzo della tua salvezza, quando credi in Gesù puoi avere la certezza della vita eterna senza essere considerato pretenzioso, perché non dipenderà dai tuoi sforzi o dalla tua carità. A proposito, come potrai annunciare la buona novella agli altri se non avrai ancora la certezza che sia stata buona per te? Come potrai dire agli altri come arrivare in cielo giacché non sai nemmeno se tu stesso ci arriverai?

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#125 - Il Risorto - Matteo 28:7-15

Quando sentono la notizia, datagli dall’angelo, le donne fuggono via ad annunciare agli altri discepoli ciò che avevano visto. L’espressione usata nel versetto è “con spavento ed allegrezza grande” (Matteo 28:8), ossia un misto di stupore e di giubilo. Quando credi in Gesù come il tuo Signore e Salvatore - quando ti rendi conto che è risuscitato e puoi avere adesso la certezza della vita eterna - il sentimento è proprio questo: paura e grande gioia.

Non è, però, soltanto questo. Esse corrono, perché chiunque crede in Gesù sa che il tempo stringe. Le buone novelle della morte e della resurrezione dell’Agnello di Dio devono essere trasmesse con carattere d’urgenza. Da un momento all’altro la porta dell’opportunità si chiuderà.

Mentre queste donne si dirigono da una parte, con il cuore carico di timore e d’allegria, le guardie, che avrebbero dovuto custodire il sepolcro e impedire che fosse violato, s’incamminano verso il lato opposto. Il loro cuore è pieno di terrore e di tristezza, perché sapevano che il codice militare dell’epoca esigeva che il soldato, fallendo nel compimento del suo dovere, avrebbe dovuto pagare con la propria vita.

Così, da un lato le donne si avviano a diffondere la resurrezione e la vita, dall’altro lato i soldati portano con sé la propria sentenza di condanna e di morte. Sempre troverai queste due classi di persone nel mondo: quelle che hanno una relazione con Gesù e la loro salvezza garantita dalla sua morte e dalla sua resurrezione, e quelle che sono tramortite e cieche alle realtà del mondo spirituale. Queste ultime portano in se stesse la propria sentenza.

Mentre le donne hanno un incontro personale con il Risorto, i soldati hanno un incontro con i capi sacerdoti. Nonostante siano delle guardie agli ordini di Pilato, non osano andare direttamente alla loro guarnigione. Allora, i sacerdoti li subornano, affinché dicano che stavano dormendo mentre i discepoli rubavano il corpo di Gesù. I sacerdoti garantiscono loro che se la caveranno, anche se la storia arrivasse alle orecchie del governatore, e che non verrebbero uccisi per non aver compiuto il loro dovere.

I soldati avrebbero potuto persino pensare di essersi sbarazzati dei loro problemi, ma in futuro ne avrebbero ancora maggiori. Cioè, avrebbero dovuto rendere conto a Dio di tutto ciò. C’è solo una via d’uscita da questa condanna. Nel Vangelo di Giovanni, Gesù ci dice: “In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a Colui che mi ha mandato, ha vita eterna; e non viene in giudizio, ma è passato dalla morte alla vita.” (Giovanni 5:24).

I sacerdoti avevano assicurato a quelle guardie corrotte che sarebbero state al sicuro dalla condanna temporale. Gesù ci assicura che chiunque crede in lui non sarà condannato eternamente. Quale tipo di salvezza stai cercando, quella momentanea, la quale il mondo ti offre se negherai di avere a che fare con il Risorto, o quella eterna? Nel frattempo, le donne s’incontrano con Gesù, si gettano ai suoi piedi e lo adorano. Queste donne erano ebree, adoratrici del Dio unico, e non avrebbero mai adorato Gesù se lui non fosse stato Dio.

Nei prossimi 3 minuti i discepoli riceveranno la più grande di tutte le missioni.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#124 - La resurrezione - Matteo 28:1-7

Il primo giorno della settimana incontriamo qui due donne tristi, Maria di Magdala e l’altra Maria, madre di Giacomo e di Iose, le quali si recavano al sepolcro di Gesù. Un po’ prima si era verificato un terremoto e un angelo aveva rimosso la grande pietra dall’ingresso della tomba, sedendovi sopra. E dove erano le guardie del sepolcro? Beh, le guardie erano svenute quando hanno visto tutto quello che stava succedendo.

L’angelo dice alle donne di non aver paura, poiché Gesù era già risuscitato. E indica loro di guardare il posto dove prima giaceva, all’interno del sepolcro sotto forma di grotta. La pietra era stata rimossa, non perché Gesù se ne uscisse, ma affinché le donne potessero entrarci, giacché lui era in grado di passare attraverso i muri con il suo corpo risorto. L’angelo, poi, aggiunge che loro dovrebbero andare subito a raccontare ai discepoli che Gesù era risuscitato.

Le buone novelle di Dio sarebbero incomplete senza questo capitolo che ci parla della resurrezione di Gesù. Senza di essa non ci sarebbe speranza per l’umanità. L’apostolo Paolo ci dice, nella sua Prima lettera ai Corinzi, che “se Cristo non è risuscitato, vana dunque è la nostra predicazione, e vana pure è la vostra fede.” (I Corinzi 15:14). L’hai sentito bene? Se credi a tutto quello che c’è riguardo a Gesù, però dubiti della resurrezione, starai sprecando il tuo tempo.

Paolo ci spiega che la morte è entrata nel mondo per opera di un solo uomo, Adamo, e che anche la resurrezione dai morti è venuta tramite un solo uomo, Gesù (I Corinzi 15:21). Tutti quelli che sono in Adamo muoiono; tutti quelli che sono in Cristo risorgeranno. Il primo uomo, Adamo, è l’uomo naturale, terreno, mortale. Il secondo uomo, Gesù, è l’uomo spirituale, celeste, eterno (I Corinzi 15:47). In quale uomo sei tu?

Il corpo di Gesù nel sepolcro non è stato sostituito da un altro, lui stesso è risorto. Così, anche coloro che credono in lui risorgeranno in corpi trasformati, ma mantenendo le proprie caratteristiche di individualità che avevano quando sono vissuti qui. La resurrezione non è una reincarnazione, o lo spirito della persona che viene a vivere in un altro corpo. La resurrezione non è né una ristrutturazione del vecchio corpo, né il ritorno della persona in un corpo etereo e immateriale.

Il corpo di Gesù risorto è materia, però una materia diversa da quella che conosciamo noi. Cioè, lui poteva attraversare una parete per andare a trovare i suoi discepoli in una stanza con le porte chiuse, e poteva pure mangiare del pesce e del miele per dimostrargli che non era uno spirito vagante. In questo esatto momento c’è un Uomo in cielo, Gesù, in carne ed ossa, il precursore di molti che risusciteranno come lui è risorto, e vivranno così, in un corpo, per tutta l’eternità. Io sarò me stesso, tu sarai te stesso; io avrò il mio corpo, e tu avrai il tuo corpo, incorruttibile, immortale, impareggiabile.

Nessuna opera di fantascienza scritta dagli uomini potrà mai descrivere ciò che è già stato preparato per chi crede in Gesù, che è morto per la nostra salvezza ed è risorto per la nostra giustificazione. Nei prossimi 3 minuti le donne si incontreranno con il risuscitato.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#123 - Il sepolcro - Matteo 27:55-66

Dopo esserci abituati a vedere Gesù sempre accompagnato dai suoi apostoli, la scena della sua morte ci rivela un cambiamento radicale. I suoi discepoli scompaiono e le persone più improbabili sono coloro che si occuperanno del suo corpo morto. E non sono gli apostoli che incontreremo ai piedi della croce, ma le donne che avevano servito Gesù: Maria, la madre di Giacomo e di Iose, Maria Maddalena e anche la madre dei figli di Zebedeo.

I profeti dell’Antico Testamento avevano già predetto che Gesù sarebbe stato annoverato tra i ladri, ed è ciò che accade sulla croce. Isaia aveva inoltre profetizzato che intendevano seppellirlo fra gli empi, forse in una fossa comune ai criminali, ma, in effetti, sarebbe poi rimasto con il ricco nella sua morte (Isaia 53:9). Ed è proprio un uomo ricco che chiederà a Pilato di dargli il corpo di Gesù per essere sepolto. Giuseppe, della città di Arimatea, era un membro del sinedrio, una specie di corte suprema di Israele. Lui possedeva un sepolcro nuovo, una grotta scavata nella roccia, con una grande pietra circolare che chiudeva l’entrata.

Così, Gesù è sepolto, la tomba viene chiusa con questa grande pietra, e Pilato ordina ai soldati di sorvegliarla nei tre giorni successivi. I sacerdoti glielo avevano chiesto, perché temevano che i discepoli gli rubassero il corpo, dicendo poi che lui sarebbe risorto, conforme Gesù gli aveva promesso prima.

Giuseppe è aiutato da Nicodemo, anche lui un membro del sinedrio e discepolo occulto di Gesù. Nel Vangelo di Giovanni leggiamo che si era già incontrato con Gesù di notte, per timore dei giudei. E non era solo Gesù che veniva sepolto in quel momento. Anche Giuseppe e Nicodemo stavano seppellendo le loro carriere. Quando neanche gli apostoli volevano avere a che fare con tale cadavere, questi due uomini rischiano tutto mentre danno una testimonianza pubblica della loro fede in Gesù.

Se sei un cristiano e credi di essere un esempio di fedeltà a Dio, puoi scommetterci che in una situazione difficile troverai le persone più improbabili dando una testimonianza migliore della tua. Quante volte ti sei vergognato di parlare del vangelo per paura d’esser ridicolizzato? Se, essendo cristiano, non diluirai la tua fede o non la adatterai al mondo, sicuramente non avrai molti amici. Certo, sempre troverai dei politici che diventano “cristiani”, tra virgolette, per conquistare molti voti, o degli artisti decadenti che decidono di esplorare la nicchia di mercato degli “evangelici”, anche tra virgolette; ma qui non è di questo tipo di cristianesimo che sto parlando.

Seguire Gesù non sarà mai un buon affare in questa vita. Se dirai che leggi Dan Brown, o che ti piace Dalai Lama, oppure che credi di essere stato Napoleone in un’altra vita, sarai ben considerato dalla società. Tuttavia, prova a dire che sei un credente in Gesù per vedere cosa succede. Così ha detto Gesù, quando pregava il Padre, di coloro che lo seguivano: “Io ho dato loro la tua parola; e il mondo li ha odiati, perché non sono del mondo, come io non sono del mondo.” (Giovanni 17:14). Quindi, se cerchi l’approvazione del mondo, Gesù non è per te. Se, però, cerchi l’approvazione di Dio, allora devi credere adesso in lui come essendo il tuo Salvatore per ricevere il perdono dei tuoi peccati e per avere un posto garantito eternamente, non nel mondo, ma in cielo.

Nei prossimi 3 minuti, la resurrezione.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#122 - Il velo squarciato - Matteo 27:50-54

Quando Gesù lancia il grido che segna il momento della sua morte, la creazione entra in convulsione, essendo solidale con il Creatore. La terra trema, le rocce si schiantano e le tombe si spalancano. Dopo la risurrezione di Gesù, molti vedrebbero uscire da questi sepolcri persone risuscitate.

Nemmeno il Tempio di Gerusalemme ne esce intatto. Al momento della morte di Gesù il velo, che impediva l’accesso al Santo dei Santi, si squarcia in due, da cima a fondo, cioè da Dio verso l’uomo. Era in quel luogo che si custodiva l’Arca dell’Alleanza, la quale gli israeliti hanno portato per quarant’anni attraverso il deserto, durante il loro pellegrinaggio dall’Egitto alla terra promessa. L’arca rappresentava la presenza stessa di Dio e nessuno poteva toccarla, altrimenti morirebbe.

Solo il sommo sacerdote poteva entrare nel Santo dei Santi una volta l’anno e portando un catino con il sangue di un animale sacrificato. Lui spruzzava questo sangue sul coperchio dell’arca, chiamato il propiziatorio. Qualsiasi altra persona che vi entrasse morirebbe, compreso il sacerdote se non portasse con sé il sangue. La paura che le persone naturalmente hanno di incontrarsi con Dio è giustificata. Incontrarlo senza il salvacondotto sicuro del sangue, è una condanna certa.

Per noi quest’idea non dovrebbe poi essere così strana. Infatti, tutti i giorni siamo obbligati a presentare una sorta di salvacondotto o di biglietto per entrare da qualche parte. Dovrai presentare il tuo ticket, il tuo biglietto o il tuo badge per poter entrare in un cinema, in un aereo o in un’azienda. A seconda del Paese, rischierai anche di essere ucciso se cercherai di attraversare la sua frontiera senza un passaporto o senza un visto.

Se prima l’accesso alla presenza di Dio era limitato al sacerdote ebreo, che portava il sangue di un animale sacrificato, adesso quest’accesso è affrancato a tutti quelli che credono nel vero Agnello di Dio, Gesù, e nell’efficacia del suo sangue versato sulla croce. Alcune religioni insistono ancora sul fatto che tu abbia bisogno di un sacerdote che ti rappresenti davanti a Dio o che ti garantisca quest’accesso, ma lo stesso apostolo Pietro rifiuta quest’idea. Così ha scritto lui su coloro che credono in Gesù: “una generazione eletta, un real sacerdozio, una gente santa, un popolo che Dio s’è acquistato” (I Pietro 2:9).

Nell’epistola agli Ebrei c’è scritto che chiunque crede in Gesù ha la “libertà d’entrare nel santuario in virtù del sangue di Gesù, per quella via recente e vivente che egli ha inaugurata per noi attraverso la cortina, vale a dire la sua carne” (Ebrei 10:19-20). Se credi in Gesù, i tuoi privilegi d’accesso sono infinitamente maggiori di quelli dei sacerdoti giudei. Non lasciare mai che qualcuno che s’intitoli “sacerdote” ti tolga questo privilegio, o che voglia mettersi tra te e Dio. La Parola di Dio è chiara: “Poiché v’è un solo Dio ed anche un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo.” (I Timoteo 2:5).

E se invece qualcuno ti dirà che hai bisogno di un intermediario o di un mediatore per andare a Gesù? Beh, allora ascolta quello che lui stesso ci ha detto: “Venite a me, voi tutti che siete travagliati ed aggravati, e io vi darò riposo.” (Matteo 11:28).

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#121 - La morte volontaria - Matteo 27:45-54

Dopo che Gesù è stato umiliato e castigato dagli uomini per tre ore sulla croce, la terra è avvolta da fitte tenebre. E per lui giunge l’ora di essere fatto peccato per noi, di ricevere sul suo corpo i peccati di tutti da lui salvati e di subire il giudizio di un Dio santo (II Corinzi 5:21). Se nelle prime tre ore è rimasto tra gli uomini e Dio, assorbendo tutto l’odio rivolto al Creatore, nelle tre ore di oscurità si porrà tra Dio e gli uomini, assorbendo il giudizio divino contro il peccato.

Alla fine della sua agonia Gesù grida la stessa frase che Davide aveva scritto mille anni prima nel Salmo 22:1: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Inoltre, il Vangelo di Giovanni ci rivela le parole che portano conforto a ogni peccatore che spera da Dio la risoluzione per la questione del peccato: “È compiuto!” (Giovanni 19:30). Sì, è tutto pronto, è finito, l’opera è già stata completamente realizzata, nient’altro deve essere fatto. Allora Gesù, chinando il capo, rende lo spirito.

Sebbene gli uomini siano responsabili per aver consegnato a morte il Figlio di Dio, nessuno ha ucciso Gesù. È importante ricordarsi che Gesù è Dio e che, adottando la forma umana, è entrato in questo mondo in un modo unico, generato dallo Spirito Santo e nato da una vergine. Nonostante abbia assunto la forma umana, non ha ereditato la natura peccaminosa di Adamo, per questo non aveva peccato, non ha mai peccato e non avrebbe mai potuto peccare (I Giovanni 3:5).

È stato il peccato che ha portato la morte all’essere umano. Poiché Gesù non aveva peccato, non era soggetto alla morte. E, fammi il piacere, dimentica quegli articoli, libri e documentari che cercano di spiegare la morte di Gesù da un punto di vista medico. Lui non è morto a causa della crocifissione, ha semplicemente dato la sua vita. Ha deciso di morire ed è morto, essendo qualcosa che nessuno di noi sarebbe capace di fare con le mani e i piedi legati.

Nel capitolo 10 del Vangelo di Giovanni, Gesù ci ha promesso che avrebbe dato la sua vita per le sue pecore e ci ha anche mostrato che morire sarebbe stato un suo atto volontario. Aveva il potere di morire e di tornare a vivere. Perciò, Gesù ha detto: “Per questo mi ama il Padre, perché io depongo la mia vita per ripigliarla poi. Nessuno me la toglie, ma la depongo da me. Io ho potestà di deporla e ho potestà di ripigliarla. Quest’ordine ho ricevuto dal Padre mio.” (Giovanni 10:17-18).

Alla fine della giornata, i soldati rompono le gambe ai due ladri crocifissi per accelerarne la morte. Si sa che il diaframma toracico di una persona appesa a braccia aperte e senza supporto smette di funzionare, non riuscendo più a respirare. Quando però raggiungono Gesù, per fiaccargli le gambe, scoprono che era già morto. Allora uno dei soldati fora il costato di Gesù con la sua lancia, e ne escono sangue e acqua.

Durante secoli migliaia di animali sono stati sacrificati per permettere ai sacerdoti di Israele di entrare alla presenza di Dio, portandogli il sangue di una vittima innocente. Ora il sangue del vero Agnello di Dio è disponibile per purificare tutti quelli che credono in Gesù, e per renderli atti a entrare alla presenza di Dio senza essere distrutti. “Il sangue di Gesù, suo Figliuolo, ci purifica da ogni peccato.” (I Giovanni 1:7). E tu, ci credi? Nei prossimi 3 minuti Gesù sarà sepolto.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#120 - Il cattivo ladro - Matteo 27:44

Ai piedi della croce incontrerai un po’ di tutto: religiosi, soldati, politici, giudici, ricchi e poveri, e tutti contro il Figlio di Dio. Persino il mondo del crimine era lì rappresentato dai due ladri crocifissi accanto a Gesù. Settecento anni prima il profeta Isaia aveva già predetto che il Messia sarebbe stato “annoverato fra i trasgressori” (Isaia 53:12).

All’inizio i due criminali deridono Gesù, ma quando uno di loro griderà: “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!”, l’altro lo rimprovera, dicendo: “Non hai tu nemmeno timor di Dio, tu che ti trovi nel medesimo supplizio?” (Luca 23:39-40). Chi è questo ladro che all’improvviso cambia lato?

Secoli dopo qualcuno inventerebbe una sua biografia: che il suo nome sarebbe Dismas, che era un ladro e un pericoloso assassino, essendo il figlio di un capobanda. Ora, però, arriva la parte migliore: lui, che avrebbe ucciso i suoi propri fratelli, non aveva mai ucciso anziani, donne e bambini, e avrebbe anche aiutato la famiglia di Gesù durante la fuga in Egitto. E chi avrebbe mai raccontato tutto ciò? Sì, la tradizione.

Quando leggi i quattro vangeli, non stai leggendo quello che ci dice la tradizione. Stai leggendo gli scritti di autori che, ispirati da Dio, ci riferiscono ciò che hanno visto o hanno sentito da testimoni che erano ancora in vita quando i testi sono stati scritti, copiati e letti ovunque. Chiunque potrebbe smentire l’intera storia, se fosse soltanto una leggenda. E se credi ai giornali che sono ogni giorno in edicola, non c’è nessun motivo di dubitare dei vangeli.

La tradizione, invece, ha un carattere diverso, giacché può anche includere leggende e fantasie. Religioni basate sulla tradizione sono piene di misticismo, credenze popolari e superstizioni, che servono più a schiavizzare i loro seguaci che a liberarli. Il cristiano non segue questo tipo di tradizione, ma il racconto dei fatti, così come ci ha scritto Pietro stesso nella sua seconda epistola:

“Poiché non è coll’andar dietro a favole artificiosamente composte che vi abbiamo fatto conoscere la potenza e la venuta del nostro Signor Gesù Cristo, ma perché siamo stati testimoni oculari della sua maestà.” (II Pietro 1:16).

La tradizione, che si è inventata una specie di trucco per quel criminale soprannominandolo “il buon ladro”, cerca di dargli il merito per la sua salvezza. Se chiami “buono” un criminale, che in una rapina uccide solo il padre di famiglia, preservando la madre, i figli e la nonna, allora ok, continua a credere nella tradizione.

È stata la Parola di Gesù che ha trasformato il cuore di quel criminale. Lui aveva appena sentito Gesù mentre diceva: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno.” (Luca 23:34). Se quel Gesù poteva intercedere per i suoi crudeli carnefici, c’era una possibilità di salvezza anche per lui. Così, il bandito lo supplica: “Gesù, ricordati di me quando sarai venuto nel tuo regno!” (Luca 23:42). E Gesù gli risponde: “Io ti dico in verità che oggi tu sarai meco in paradiso.” (Luca 23:43). Qualche minuto dopo quell’uomo sarebbe già in paradiso, non perché fosse un “buon ladro”, ma perché era un peccatore convinto, che confidava nella grazia e nella misericordia di Dio.

Nei prossimi 3 minuti Gesù non sarà ucciso dalle guardie.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#119 - La croce - Matteo 27:27-43

Gesù è stato consegnato perché fosse crocifisso, ma non senza prima essere schernito dai soldati, che lo spogliano e gli mettono sulle spalle un manto scarlatto. Poi una corona di spine è collocata sul suo capo, ed anche una canna nella mano destra come se fosse uno scettro. E, inginocchiandosi dinanzi a lui, lo beffavano dicendo: “Salve, re dei giudei!” (Matteo 27:29). Infine, gli sputano addosso e lo picchiano.

Dopodiché Gesù viene portato sul Golgota, che vuol dire “Luogo del teschio” (Matteo 27:33), per essere crocifisso. E durante il percorso costringono Simone, un africano di Cirene, oggi Libia, a portare la sua croce. I soldati danno a Gesù del vino mescolato con fiele, una specie di anestetico, però lui si rifiuta di bere. Mille anni prima, nel Salmo 22, era già stato predetto che i soldati avrebbero tirato a sorte le vesti di Gesù, esattamente come è successo qui. Sulla croce, sopra il suo capo, un’iscrizione trilingue ironizzava: “Questo è Gesù, il re dei giudei.” (Matteo 27:37). L’ebraico, il greco e il latino rappresentavano rispettivamente le lingue della religione, della scienza e del potere.

Tutte quelle persone che si radunavano intorno alla croce insultavano chi aveva dato da mangiare ai loro affamati e chi aveva guarito i loro malati. Sarebbe forse possibile che tra quelle bocche che lo stavano maledicendo, ci fosse anche qualche muto che Gesù stesso aveva fatto parlare? E tra quei pugni alzati contro di lui, ci sarebbe forse stato anche qualche paralitico dalla nascita che lui aveva guarito? E chissà se tra gli sguardi d’odio rivolti al Figlio di Dio sulla croce, non ci fosse stato anche qualcuno che aveva appena ricevuto da lui il dono della vista!

Una cosa è certa: chi veniva lì disprezzato, in un fragile corpo umano, era il Creatore. L’apostolo Giovanni avrebbe poi scritto nel suo vangelo: “Tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.” (Giovanni 1:3). Quindi, questo include la folla, lo spino da cui proveniva la sua corona, l’albero da cui proveniva la sua croce e il minerale ferroso trasformato nei chiodi che immobilizzavano le sue mani e i suoi piedi.

Intorno al XII secolo un monaco francese, Bernard de Clairvaux, ha descritto la crocifissione in un’opera poetica che ci parla dei piedi, delle ginocchia, delle mani, dei fianchi, del petto, del cuore e del viso di Gesù. Una versione libera dell’ultimo poema dice pressappoco così:

Oh, così sanguinosa, colpita nel dolor, 
Crudel corona ferì la fronte del Signor. 
Oh, quanti si fan beffe di tale disonor, 
Deridono le pene, colpendolo al cuor. 

Gli occhi senza luce, non brillan più così, 
Perché, Gesù, si spengon? Per noi, lo sappiamo, sì! 
E grandi sofferenze, noi in peccato qui, 
Causammo rudemente, che il sol impallidì. 

Amato Salvatore, sofferse per noi lì, 
Indebolito in croce, oppresso lui patì. 
Parole non rivelan la grazia del tuo amor, 
Oh, redenzione eterna, fecondo il tuo favor. 

Curiosamente i due ladri crocifissi accanto a Gesù si uniscono al coro della folla ed anche loro lo insultano. Qualcosa, però, succederà a uno di loro, nei prossimi 3 minuti. 

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

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