"E l'Eterno mi rispose e disse:
'Scrivi la visione, incidila su delle tavole,
perché si possa leggere speditamente'". Abacuc 2:2

#089 - Parola, potenza e fedeltà - Matteo 22:23-33

I sadducei, un’altra setta del giudaismo, erano razionali e scettici all’estremo. Non credevano ai miracoli, agli angeli o alla resurrezione. Mettevano in dubbio il soprannaturale e, ovviamente, Gesù sarà sempre un ostacolo per coloro che non vogliono credere a ciò che va oltre a quello che gli occhi possano vedere o a quello che il cervello riesca a capire.

Qui cercano di incastrare Gesù in una situazione senza vie d’uscita, volendo far sembrare che la resurrezione sia un’idea assurda. Basandosi sulla Legge dell’Antico Testamento, la quale diceva che se una donna diventasse vedova, senza prole, avrebbe dovuto sposare il fratello di suo marito deceduto per garantirgli la discendenza, i sadducei gli chiedono: “E se lei si sposasse altre sei volte con i fratelli del marito per lo stesso motivo, di quale dei sette sarà poi moglie nella resurrezione?”

Allora Gesù gli segnala tre falli nel loro ragionamento. Innanzitutto gli mostra che ignorano le Scritture, altrimenti saprebbero che il matrimonio cessa con la morte e che i resuscitati saranno come gli angeli, che non si sposano o non hanno rapporti sessuali. Eppure, anche così, tutti noi manterremo le nostre identità in base al genere. Io continuerò ad essere Mario, e Maria continuerà ad essere Maria.

Il loro secondo sbaglio: se conoscessero la potenza di Dio, saprebbero che la resurrezione non è un problema per chi ha creato l’uomo dalla polvere della terra. Ed è dalla polvere che ci resusciterà, perché ha abbastanza potere per farlo.

Infine, gli spiega che Dio ha fatto un patto con Abramo, Isacco e Giacobbe, continuando a parlare di loro come essendo persone vive, e non morte. Inoltre, sappiamo che le promesse che Dio ha fatto loro non si sono compiute nel tempo in cui sono vissuti qui, quindi ancora le godranno in futuro. La resurrezione è coerente con la fedeltà di Dio.

Ogni volta che qualcuno mette in dubbio la Parola di Dio, è perché, prima di tutto, non la conosce. E, in secondo luogo, questa persona non ha idea che, in realtà, tutto ciò che esiste è venuto all’esistenza solo attraverso la Parola di Dio, e che questa stessa Parola ha potere. Dio ha parlato e le cose sono venute a esistere. Gesù ha gridato: “Lazzaro, vieni fuori!” (Giovanni 11:43), e il cadavere puzzolente di un uomo morto da quattro giorni è rivissuto.

E, in terzo luogo, la stessa Parola che ci rivela tutto questo, proviene da qualcuno che ha credibilità sufficiente da garantire che, nonostante la morte, le sue promesse saranno compiute. Dio fa le promesse ai vivi, ed è ai vivi che consegnerà ciò che ha promesso. Quelli che sono morti credendo in lui, saranno resuscitati per ricevere le benedizioni promesse. Quelli che sono morti rifiutandosi di credergli, saranno resuscitati per essere gettati nello stagno di fuoco, essendo stati avvertiti da questa stessa Parola.

Il cuore incredulo, però, è come il cemento: col passare del tempo s’indurisce sempre di più. Nei prossimi 3 minuti i farisei lo metteranno alla prova un’altra volta.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#088 - Io, Cesare e Dio - Matteo 22:15-22

“A Dio quel che è di Dio.”. Riconosci questa frase? Sicuramente, ma è molto più comune ascoltare solo la sua prima parte: “A Cesare quel che è di Cesare” (Matteo 22:21). Questo perché la maggior parte delle persone preferisce omettere la seconda parte, essendo essa compromettente. È vero che diamo a Cesare ciò che è di Cesare; però, e a Dio?

I giudei cercano di cogliere Gesù in qualche parola, affinché abbiano qualcosa di cui accusarlo. Per primo vengono i farisei religiosi e legalisti, insieme agli erodiani, una sorta di politici che adulavano il re Erode. Ricordati che Erode e altri re, che hanno governato Gerusalemme durante il dominio romano, erano burattini di Roma.

Dopo aver cercato di attirare Gesù con lusinghe, lodandolo con enfasi, gli hanno domandato: “È egli lecito pagare il tributo a Cesare, o no?” (Matteo 22:17). Immediatamente Gesù li chiama ipocriti perché volevano solo metterlo alla prova. Se lui gli avesse risposto che era giusto, l’avrebbero accusato di essere un traditore e un nemico dei giudei; se gli avesse detto il contrario, sarebbe stato accusato di essere un sovversivo e un nemico dei romani.

Così, Gesù chiede loro di mostrargli una moneta, la stessa usata per pagare il tributo a Cesare, e poi gli domanda di chi sarebbero l’effigie e l’iscrizione su di essa. “Di Cesare”, gli rispondono. “Rendete dunque a Cesare quel che è di Cesare, e a Dio quel che è di Dio.” Allora, se ne vanno, meravigliati dalla sua risposta.

Gesù ha sempre una risposta per ogni cosa, ma potrebbe non essere quella che ci aspettiamo. Come quei farisei e quegli erodiani, noi cerchiamo di rinchiuderlo entro i nostri propri limiti e proviamo a controllarlo, puntando sempre ai nostri interessi. Abbiamo in tasca una moneta a tre facce: Io, Cesare e Dio. In quest’ordine.

Quando credi in Gesù, rinunci alla tua propria volontà, quella stessa che ti portava sempre più lontano da Dio. Ciò, però, non significa che la perdi quando ti converti. Essa continuerà a voler apparire, e ogni tanto finirà per assumere il controllo della situazione, soltanto per poi pentirtene.

Col tempo scopri che la comunione con Dio è quello che trasforma la tua vita, e non c’è niente di meglio che vivere facendo la sua volontà e non la tua, o quella di Cesare. Non sto dicendo che tu non debba più obbedire al governo e alle autorità, o che sarai esente da imposte. Devi ancora dare a Cesare ciò che è di Cesare, ma dare comunque a Dio ciò che è di Dio; e lui merita di avere la miglior parte, perché tutto quello che sei e tutto quello che hai, proviene da lui. Vuoi sapere come si sente Dio a volte?

Prova a dare un cioccolatino a tuo figlio e poi chiedigliene un pezzettino. Se tuo figlio non te lo darà, saprai pressappoco come si sente Dio quando non condividi con lui tutto ciò che hai ricevuto. I farisei e gli erodiani non volevano rendere nulla a Gesù, nemmeno il riconoscimento che gli era dovuto. Ridavano a Cesare ciò che era di Cesare, ma non ridavano a Dio ciò che era di Dio. Nei prossimi 3 minuti sarà il turno dei sadducei di cercare di coglierlo in fallo nelle sue parole.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#087 - L’abito di gala - Matteo 22:11-14

Alla festa di nozze, della parabola raccontata da Gesù nel capitolo 22 di Matteo, si richiedeva di indossare un abito di gala. L’invito era per chiunque, indipendentemente dalla sua condizione, e tutto era già stato preparato, compreso l’abito adeguato per gli invitati, come, ad esempio, quelle giacche d’uso obbligatorio che ci sono nei ristoranti chic per gli sprovvisti clienti.

La grazia di Dio ci invita tutti, e Dio ha già preparato proprio tutto affinché possiamo essere salvati. Quindi, non c’è più niente che tu debba fare o debba portare per godere della salvezza eterna. Questo dono, però, dovrà essere accettato nella sua totalità per essere considerato consegnato. Sarebbe come ricevere un pacco dal postino e poi firmargli la ricevuta, accettando così tutto ciò che vi è contenuto dentro.

Il re ospitante chiede come mai un invitato, che era lì presente, ci fosse entrato senza avere l’abito di nozze. E quest’uomo zittisce, perché non ci sono argomentazioni quando siamo alla presenza di Dio. Io posso ingannare molte persone ma Dio sa se sono genuino o no. Solo lui è in grado di distinguere le zizzanie dal grano, e lo farà al momento giusto. Per ora continuerà a esserci un mix di veri e falsi in questo mondo.

Quest’abito di gala non sono regole o comandamenti per meritarsi una salvezza, la quale Dio ci offre davvero gratuitamente; non è nemmeno lo zelo religioso, di cui i giudei ne erano campioni. E loro erano così zelanti che hanno subito provveduto a rimuovere il corpo di Gesù dalla croce il venerdì, in modo da non violare il comandamento dell’osservanza del sabato.

La mancanza dell’abito di nozze ci porta al libertinaggio, il che significa credere che la grazia di Dio possa essere ricevuta solo parzialmente. Invece no, perché quando accetti il suo invito, ciò comprende anche il lasciarsi vestire in modo da esprimere la dignità richiesta alla presenza di Dio. Chi non accetta la grazia di Dio nella sua interezza, avrà lo stesso destino dell’ospite malvestito, che viene legato e gettato nelle tenebre conforme all’ordine del re. Gesù spiega che molti saranno chiamati ma pochi saranno scelti.

Se accetti il suo invito, acconsenti anche a lasciar fuori dalla festa i tuoi vecchi vestiti, e a essere vestito con i nuovi. Firmi la ricevuta di un pacco che includerà il lasciarsi rivestire di Cristo, essendo trasformato per somigliargli, e indossando quella giustizia pratica che esprime l'elevatezza di colui che ti ha salvato. E accetti di lasciarti coprire con le vesti di giustizia che Dio ha preparato per te.

La salvezza ricevuta per grazia non è un avallo per vivere la vita come meglio ti pare. Chi è veramente convertito vorrà sapere cosa piace al suo Signore, e lo farà per esprimere la propria gratitudine. Il vero cristiano è una persona innamorata di Cristo e odia deluderlo. Questo non è il caso dei giudei religiosi che nei prossimi 3 minuti cercheranno di confondere Gesù con le loro domande.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#086 - La festa di nozze - Matteo 22:1-10

Nella parabola precedente Gesù rende chiaro ai giudei religiosi ciò che loro stavano per fare: ucciderebbero il figlio del proprietario terriero per tenersi la vigna. Ora, nel capitolo 22 del Vangelo di Matteo, lui ci mostra un altro aspetto di quel ripudio. Il figlio che era stato assassinato nella parabola precedente, riappare come un principe al suo matrimonio.

Il re ordina ai suoi servi di distribuire gli inviti alla festa di suo figlio, ma gli invitati non ci vogliono andare, nonostante il re li avverta che tutto era già stato preparato. Non c’era bisogno di fare più nulla, basterebbe solo accettare l’invito. Gli invitati, però, preferiscono occuparsi dei propri affari, e alcuni addirittura maltrattano e uccidono i servitori del re.

Allora il re, adirato, invia il suo esercito per distruggere la città e quegli assassini. Dopo dice ai suoi servi di uscire per le strade, affinché invitassero tutte le persone che avrebbero incontrato, di buona o cattiva reputazione, perché il banchetto era già pronto. Così, la sala delle nozze si riempie di persone totalmente squalificate, ma che avevano accettato l’invito.

Giovanni Battista e i discepoli di Gesù hanno invitato i giudei a godere della benignità di Dio, però loro l’hanno rifiutata. E non solo hanno ucciso Giovanni, ma hanno persino inchiodato su una croce il Figlio di Dio. Anche dopo la morte e la risurrezione di Gesù, per qualche tempo quest’invito è rimasto letteralmente in piedi.

Nel capitolo 7 del libro degli Atti degli Apostoli possiamo vedere che Stefano invita di nuovo i giudei a credere in Gesù. E prima di essere lapidato, lui vede i cieli aperti e Gesù in piedi alla destra di Dio. Gesù non si era ancora seduto sul suo trono, come se fosse in attesa di un loro pentimento all'ultimo minuto, ma che poi purtroppo non è successo.

Nell'anno 70 l’esercito romano ha distrutto e bruciato Gerusalemme, proprio come è accaduto alla città della parabola. Dopo il rifiuto dei giudei, Dio ha iniziato a trattare con un’altra classe di persone. I giudei erano i privilegiati, per così dire “i vip della società”, i cui nomi erano sulla lista degli invitati alla festa. Questa lista, però, è stata stracciata, e ora l’invito è rivolto a qualsiasi persona, senza discriminazioni. Proprio a chiunque!

Per immedesimarsi oggigiorno in questa parabola, devi pensare, ad esempio, a una festa di nozze dell’unico erede del più grande miliardario del mondo, a cui sono stati invitati ladri, spacciatori, prostitute, tossicodipendenti... insomma, qualsiasi tipo di persona. E per invitarli, possiamo anche immaginare molti autobus che si fermano in fila davanti al posto più spregevole e pericoloso di una città, mentre si annuncia: “Forza, ragazzi, festa libera e gratuita per tutti! Chiunque è stato invitato! Venite così come siete!”.

Questo è esattamente l’invito che si fa adesso tramite il vangelo della grazia di Dio. Lo accetti così come sei, senza precondizioni. Anzi, solo con la condizione di riconoscerti incapace di pagarlo, e accettando d’indossare l’abito di nozze che l’ospitante ti darà nei prossimi 3 minuti.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#085 - La pietra d’inciampo - Matteo 21:33-46

Gesù conclude il capitolo 21 del Vangelo di Matteo con un’altra parabola indirizzata ai religiosi. Hai già notato che i suoi rimproveri sono sempre contro i religiosi? Ora gli parlerà di un proprietario terriero che ha piantato un vigneto, ha apportato delle migliorie, e poi ha affittato questo luogo ad alcuni contadini prima di andarsene in viaggio.

Alla stagione del raccolto manda alcuni dei suoi servitori per ricevere la sua parte, però uno di loro viene picchiato, un altro ucciso e un terzo lapidato. Così, ne invia degli altri, e in maggior numero, ma tutti ricevono lo stesso trattamento. Allora il proprietario terriero decide di mandare suo figlio, credendo che l’avrebbero rispettato. Quando i lavoratori vedono il figlio, dicono tra di loro: “Costui è l’erede; venite, uccidiamolo, e facciam nostra la sua eredità.” (Matteo 21:38).

Gesù domanda ai religiosi del Tempio cosa, secondo loro, dovrebbe fare ora il padrone, e la loro sentenza è chiara: “Li farà perir malamente, cotesti scellerati, e allogherà la vigna ad altri lavoratori, i quali gliene renderanno il frutto a suo tempo.” (Matteo 21:41). Quei religiosi avevano appena condannato se stessi.

Dio ha preparato una vigna, Israele, e l’ha consegnata nelle mani degli israeliti. Ma questo popolo, guidato dai suoi religiosi, ha deciso di fare le cose a modo suo, respingendo gli avvertimenti che Dio gli inviava tramite i suoi profeti, i quali erano perseguitati e uccisi.

Finalmente Dio ha mandato suo Figlio. I religiosi sapevano che lui era l’erede, però non volevano ammetterlo pubblicamente. Preferivano ucciderlo piuttosto che rinunciare al potere che esercitavano sul popolo. Rigettando la pietra che Dio aveva scelto per essere la principale nella costruzione del suo regno, loro non solo avrebbero perso la vigna che gli era stata affidata, ma Gesù, la pietra angolare che gli edificatori hanno riprovato, sarebbe diventato per loro “una roccia d’inciampo” (Romani 9:33).

Gesù avverte i religiosi che “chi cadrà su questa pietra sarà sfracellato; ed ella stritolerà colui sul quale cadrà.” (Matteo 21:44). Si può notare che Gesù ci parla della stessa pietra come se essa fosse per terra, su cui le persone cadono e sono così stritolate, e poi come se essa stessa scendesse dall’alto, piombando su chi la respinge. Mentre Gesù è annunciato in questo mondo, lui è causa d’inciampo per quelli che non credono, o per chi cerca di manipolarlo. Presto, però, lui scenderà dal cielo per giudicare queste persone.

Anche tu inciampi in Gesù? La semplice menzione del suo nome ti dà fastidio? Mentre sei qui, lui può essere la tua roccia di rifugio, dove sarai al riparo dalla tempesta. E può pure essere la roccia su cui decidi di edificare la tua vita. Gesù, invece, potrebbe essere un intoppo per te, se ti rifiuterai di credere in lui. Perché non smetti di inciampare e non accetti, proprio adesso, l’amorevole invito di Dio per la festa dei prossimi 3 minuti?

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#084- Solo a parole - Matteo 21:28-32

Nelle aziende esistono normative e linee guida chiamate “Norme ISO”, essendo uno standard di eccellenza. Affinché l’azienda possa ricevere una certificazione ISO 9000, ad esempio, dovrà passare attraverso una serie di test e di adeguazioni, confrontando i suoi processi, prodotti, servizi e persone con uno standard. Nei vangeli i religiosi sono messi alla prova secondo lo standard di Dio: Gesù. Il risultato lo sai già: tutti vengono bocciati.

I religiosi che si avvicinano a Gesù nel Tempio vogliono solo mantenere un’apparenza di pietà e di religiosità. Quanto più lontano sarai da Dio, tanto più vorrai convincere gli altri che sei vicino a lui. Basterà solo che qualcuno ti parli del vangelo della grazia, e subito comincerai a voler esporre tutto ciò che hai già fatto per i poveri, o le cariche che ricopri in una qualsiasi religione. Quando l’interno della tomba è pieno di putrefazione, non resta che abbellire l’esterno. La religione formale è così, una ristrutturazione esterna della tomba, che serve solo a soddisfare le apparenze. E Dio lo sa, ci conosce benissimo.

Così, il primo segno che ci mostra una tomba appena dipinta è quando uno si mette a parlare di se stesso, delle sue buone opere e del suo fervore religioso. Da un sondaggio pubblicato, ho appreso che le persone con la coscienza pesante hanno una maggior propensione a farsi il bagno. Quando si sentono pulite all'esterno, riescono a sentirsi meglio interiormente. Per Dio, però, c’è più speranza per un peccatore dichiarato che per un religioso celato.

Ed è quello che Gesù dice ai capi religiosi. Gli racconta la parabola dei due figli che ricevono l’ordine di andare a lavorare nella vigna del padre. Il primo gli risponde che lo farà, ma non ci va e, in verità, non era mai voluto andarci; intendeva soltanto causare una buona impressione. Il secondo risponde al padre che non ne ha voglia, ma poi se ne pente e ci va. Quale dei due figli ha fatto la volontà del padre? I religiosi del Tempio gli rispondono di essere stato il secondo e, in base alla loro risposta, finiscono per condannare se stessi.

Esteriormente approvavano il ministero di Giovanni Battista solo per essere stimati dal popolo. Ma in fondo non avevano nessuna intenzione di accettare e di fare quello che Giovanni diceva loro: “Ravvedetevi!” (Matteo 3:2). Tuttavia i pubblicani e le prostitute, che avevano tutti i motivi per voler opporsi alla predicazione di Giovanni, ogni tanto finivano per pentirsi dei loro peccati. E molti di loro sono diventati discepoli di Gesù.

E tu chi sei? Un bigotto religioso che modifica il tono della voce quando parla di Dio, e che si nasconde dietro la carità e la religione per mostrarsi degno di ricevere il favore divino, o sei un peccatore dichiarato che non osa fingere davanti a Dio? Se sarai quest’ultimo, devi sapere che Dio è pronto a salvarti per come sei. Dio è a braccia aperte, in attesa che tu creda che il sangue di Gesù versato sulla croce sia l’unico lavaggio che ti purificherà da tutti i tuoi peccati. Ma se sarai il religioso che vive di apparenze, ti dico che se tu fossi vissuto ai giorni di Gesù, avresti fatto la stessa cosa che hanno fatto le persone della parabola dei prossimi 3 minuti.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#083- L’autorità di Gesù - Matteo 21:23-27

Nel capitolo 21 di Matteo vediamo che Gesù ritorna ancora al Tempio, ma adesso per insegnare. I leader religiosi cominciano subito a chiedergli soddisfazione delle cose che aveva appena fatto lì. Avevano già messo in dubbio i suoi miracoli e i suoi insegnamenti. Ora cercano di mettere in discussione la sua autorità. Da chi lui aveva ricevuto l’ordine di cacciare fuori dal Tempio i mercanti?

Nella nostra società ci sono molte autorità ed esiste una gerarchia. Quando credi, per esempio, che un tribunale sia stato ingiusto nel giudicare una questione, puoi presentare un ricorso a un tribunale superiore. E se, alla fine, si arriverà fino alla Corte Suprema di Cassazione, ma anche così non ti sembrerà giusta la sua sentenza, non ci sarà più niente da fare. Potrai solo fare appello a Dio, che è al di sopra di ogni autorità. Che dire, però, quando si tratta di giudicare l’autorità di Dio?

Beh, allora dovrai dimostrare la tua capacità di farlo, il che è totalmente impossibile. Quei leader religiosi hanno avuto la petulanza di interrogarlo, dubitando dell’autorità del Creatore, di colui che è più grande del Tempio stesso, e da cui lui ha espulso i mercanti. Qui non si tratta del fatto che Gesù possa provare la sua autorità o meno, ma si tratta di provare se loro erano in grado di giudicare o no.

Per questa ragione Gesù chiede loro se il battesimo di Giovanni Battista veniva “dal cielo o dagli uomini” (Matteo 21:25). E i leader religiosi cominciano a ragionare fra loro. Se rispondono che veniva “dal cielo”, sicuramente Gesù gli avrebbe domandato perché allora non gli avevano creduto. Se rispondono che veniva “dagli uomini”, temono che ci sia una ribellione del popolo, che considerava Giovanni Battista un profeta. Così, per questo, dicono semplicemente: “Non lo sappiamo” (Matteo 21:27).

Con questa risposta dimostrano la loro incapacità di giudicare e perciò Gesù non è tenuto a dare nessuna spiegazione. Peggio di quelli che ignorano le cose di Dio, sono quelli che si considerano autorevoli, che pretendono di essere maestri degli ignoranti e guide dei ciechi, ma non sono altro che dei presuntuosi, perduti nelle loro arroganze.

L’altro giorno ho visto un libro in una libreria che si proponeva di indicare gli errori della Bibbia. Sulla copertina c’erano le parole: “Scritto dal più grande esperto di Bibbia del mondo”. Pura sciocchezza. Se l’autore ne fosse davvero il maggiore specialista, nessuno avrebbe potuto dire questo su di lui, perché chiunque l’avrebbe fatto, sarebbe di conseguenza più grande dell’autore. La valutazione o il giudizio di un’autorità termina quando si tocca il vertice, ossia quando si raggiunge colui che non può più essere valutato, colui che non può essere giudicato: Dio.

Per giudicare Gesù, si dovrà essere superiori a lui. Tu lo sei? Allora sarebbe meglio sottometterti, credere e obbedire al Salvatore e Signore di tutte le cose. Che ne dici di smetterla di giudicare Dio, e cominciare a riposare nella certezza della sua giustizia e della sua perfezione? A volte sono le nostre imperfezioni che ci fanno pensare diversamente. Nei prossimi 3 minuti Gesù ci mostrerà l’inutilità della mera apparenza religiosa.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#082 - Il fico - Matteo 21:18-20

Dopo aver lasciato Betania, dove aveva dormito, essendo rimasto deluso da ciò che aveva visto nel Tempio di Gerusalemme, Gesù ha avuto fame. Trova un albero di fico sulla sua strada, ma non ci sono frutti su di esso, soltanto foglie. “Mai più in eterno non nasca frutto da te”, ordina lui, e subito il fico si secca. Questo è l’unico miracolo di Gesù fatto alla rovescia, ossia l’unico in cui lui maledice e uccide, invece di benedire e d’impartire vita.

L’albero di fico è il simbolo della nazione di Israele. Se mettiamo insieme questo fatto con quel che abbiamo appena visto nel Tempio, è facile accorgersi che Dio abomina il popolo che professa il suo nome a parole, come un pretesto per raggiungere i propri obiettivi. L’accoglienza calorosa che Gesù aveva ricevuto a Gerusalemme altro non era stata che un’infinità di foglie di una professione di fede esteriore, ma senza frutti come questo fico.

Di fronte allo stupore dei discepoli, Gesù gli dice che se avranno fede e se non dubiteranno, potranno ordinare a un monte di gettarsi nel mare e ciò sarebbe successo, e che tutto quanto avrebbero chiesto, credendoci, l’avrebbero ottenuto. Prima, però, che tu adesso provi a spostare una montagna affinché il tuo appartamento abbia vista mare, lascia che ti spieghi una cosa.

Non devi mai leggere la Bibbia come se tu fossi quel pappagallo del suonatore d’organetto, uno di quelli che estrae il biglietto della fortuna con il becco. La Bibbia non è fatta da versetti disgiunti, come quel gioco di conchiglie che scuoti e lanci per vedere cosa potrà succederti. Cioè, non è un libro di divinazioni. Per capirla è necessario tener conto del testo e del contesto nella sua totalità.

Altri passi della Bibbia ci mostrano che la preghiera, perché sia esaudita, deve essere conforme alla volontà del Padre. E per conoscere la volontà del Padre è necessario camminare in comunione con lui; quando ciò accade, saprai cosa conviene o non conviene domandargli, poiché sarai in sintonia con i pensieri di Dio. Allora sì, qualunque cosa gli chiederai, lui la farà, giacché sarà esattamente quello che comunque gli piacerebbe davvero fare.

Nella Bibbia ci sono diversi casi di preghiere non esaudite, il che ci dimostra che Dio non è al nostro servizio. Paolo ha pregato tre volte per essere liberato da qualcosa che lo affliggeva e Dio gli ha detto di no (II Corinzi 12:7-8). Lo stesso apostolo suggerirà a Timoteo di non continuare a bere solo acqua ma anche un po’ di vino, a causa della sua infermità allo stomaco, invece di pregare per una sua guarigione magica (I Timoteo 5:23). In uno dei suoi viaggi, Paolo è costretto a lasciare il suo compagno Trofimo a Mileto perché era malato (II Timoteo 4:20).

Il Dio della Bibbia non è per niente simile a quel dio che viene venduto dai predicatori della prosperità, che gli ordinano di obbedire loro, come se il Creatore dell’Universo fosse a disposizione dell’uomo. Questi predicatori, che cercano di manipolare Dio a loro piacimento, non hanno idea chi sia colui che stanno tentando di manipolare. Sono uguali ai leader religiosi dei prossimi 3 minuti, che non riconoscono l’autorità di Gesù.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#081- Una spelonca di ladroni - Matteo 21:12-17

Gesù rimane ancora nel Tempio di Gerusalemme e quello che vede lì, lo fa infuriare. Gesù non trattava duramente le prostitute, gli adulteri o i corrotti esattori d’imposte. Lui era venuto in grazia per chiamare i peccatori al pentimento, per poi, la prossima volta, venire a giudicare coloro che non l’hanno ricevuto. E se c’è una cosa che lo fa indignare, è il fatto di ridurre la casa di Dio in un luogo d’affari.

Lui caccia fuori i commercianti dal Tempio in modo tempestivo, dimostrando così di avere autorità sul Tempio stesso. Quella “casa d’orazione” era stata trasformata in “spelonca di ladroni” e in “casa di mercato” (Matteo 21:13; Giovanni 2:16). Questa è già la seconda volta che Gesù espelle i mercanti dal Tempio. La prima era accaduta tre anni prima, quando lui aveva iniziato il suo ministero.

Il problema non era il commercio. Le persone che visitavano il Tempio avevano bisogno di acquistare degli animali per i sacrifici, e i cambiavalute erano pure utili perché convertivano le monete che i fedeli portavano dall’estero per le offerte. Il problema era trasformare la casa di Dio in un gran mercato, e Dio stesso in un affare.

Sarà questo ciò che succede oggi nella cristianità? No, oggi è molto peggiore. I commercianti della cristianità vendono Dio stesso, condizionando le benedizioni e la salvezza alle offerte. Vendono Dio in una bottiglietta, come se fosse un genio pronto a soddisfare i desideri di ricchezza e di prosperità dei loro acquirenti.

Non c’è niente di sbagliato se vai in una libreria per comprare delle Bibbie, dei libri o della musica cristiana. Trasformare Dio e i cristiani in affari è un’altra storia. Il libro dell’Apocalisse ci mostra il contrasto tra la Chiesa, la sposa di Cristo, e Babilonia, la gran meretrice. La testimonianza della Chiesa in questo mondo, che avrebbe dovuto essere quella di una sposa fedele, è diventata la testimonianza di una meretrice.

Prova a leggere il libro degli Atti e le epistole degli apostoli per vedere se c’è qualche somiglianza con ciò che vedi oggi nella cristianità. Non c’erano predicatori che vivevano come milionari a spese del denaro dei fedeli. Le riunioni dei cristiani non erano una sorta di spettacoli per platee isteriche. Non c’erano immagini, novene, falò sacri, catene e altre centinaia di superstizioni per intrattenere le persone. E il vangelo era predicato affinché le persone fossero salvate mediante la fede in Gesù, per diventare membra del corpo di Cristo, e non per essere membri di una qualsiasi organizzazione religiosa.

Quando Gesù tornerà, non verrà più a scacciare i mercanti dal Tempio. Lui verrà per giudicare coloro che predicano, che compiono miracoli e guarigioni in suo nome come fonte di profitto. In seguito, Gesù esce dal Tempio, e a Gerusalemme nemmeno ci dorme, tanto è il suo disgusto per quel genere di cose. Preferisce dormire a Betania. Israele era diventato un fico infruttuoso, come quello che troverà nei prossimi 3 minuti.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#080- Il Tempio - Matteo 21:12-17

Dopo aver liberato il popolo di Israele dalla schiavitù in Egitto, Dio ha ordinato loro di costruire un tabernacolo, una specie di tenda, per essere il luogo di adorazione nel loro pellegrinaggio attraverso il deserto. Questa tenda smontabile e mobile era l’unico posto dove gli israeliti avrebbero dovuto adorare Dio.

Quando il popolo è entrato nella terra promessa, Dio ha ordinato a Salomone di costruire un luogo fisso di adorazione, il Tempio, a Gerusalemme. Lì Dio ha messo il suo nome, vale a dire che quel posto era la rappresentazione visibile della presenza di Dio. Essere lì, era trovarsi alla presenza di Dio stesso. Quello era l’unico luogo sul pianeta riconosciuto dal nome di Dio, l’unico da lui approvato. Qualcuno che costruisse un tempio o un altare in qualsiasi altro posto, starebbe peccando.

Il Tempio che Gesù ha visitato in questo capitolo 21 di Matteo non è lo stesso Tempio che era stato costruito da Salomone. Si tratta di una ricostruzione, ma che è stata approvata da Gesù perché si trovava nell’unico posto che Dio aveva stabilito affinché fosse messo il suo nome. Anche questo Tempio non esiste più, e oggi il suo terreno è occupato da una moschea. Quindi, ai nostri giorni non esiste un luogo fisico di adorazione che possa essere chiamato Tempio. E Dio non ha ordinato la costruzione di nessun altro tempio.

L’Antico Testamento e i Vangeli presentano contrasti importanti rispetto alle lettere degli apostoli. Dio, fino al libro degli Atti, si stava occupando di Israele, il popolo che lui aveva scelto fin dalla creazione del mondo. In seguito, dal libro degli Atti degli Apostoli in poi, Dio comincia a occuparsi della Chiesa, il popolo che ha scelto prima della fondazione del mondo, formato da tutti coloro che sono salvati tramite la fede in Gesù.

Per Israele c’era un luogo fisico di adorazione, il Tempio di Gerusalemme; e questo luogo è, per la Chiesa, dove due o tre sono riuniti dallo Spirito Santo nel nome di Gesù. In Israele c’era un clero di sacerdoti, alcuni pochi privilegiati che potevano entrare alla presenza di Dio. Nella Chiesa il clero non c’è, perché tutti sono ugualmente sacerdoti con libero accesso alla presenza di Dio.

La lista dei contrasti è interminabile, ma hai già potuto notare che, oggigiorno, qualsiasi luogo fisico di adorazione che si potrebbe forse chiamare “tempio”, sarebbe solo una triste caricatura dell’adorazione dei giudei. E qualsiasi designazione di un clero o di sacerdoti, idem. Così, qualsiasi nome che identifichi i cristiani oltre il nome di Gesù, è anche un affronto al nome che è al di sopra di ogni nome.

Qui vediamo Gesù prima della croce, perciò nell’ordine delle cose stabilite da Dio per gli israeliti nell’Antico Testamento. Lui, però, trova nel Tempio qualcosa che purtroppo sarebbe diventata una caratteristica distintiva della cristianità duemila anni dopo. Ed è quello che vedrai nei prossimi 3 minuti.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#079 - Il Messia - Matteo 21:1-11

Nel capitolo 21 di Matteo Gesù arriva presso il monte degli Ulivi, nei dintorni di Gerusalemme, e ordina a due discepoli di andare nella borgata che era davanti a loro affinché trovassero un’asina legata, e un asinello accanto ad essa. Il vangelo ci spiega che questo era l’adempimento delle parole dei profeti Isaia e Zaccaria: “Dite alla figliuola di Sion: Ecco il tuo re viene a te, mansueto, e montato sopra un’asina, e un asinello, puledro d’asina.” (Matteo 21:5).

I discepoli trovano tutto esattamente come Gesù aveva previsto, e gli portano l’asinello perché lui lo monti. Si deve notare che quell’animale non era mai stato cavalcato, e nessuno avrebbe osato fare qualcosa del genere, a meno che stesse partecipando a un rodeo. E Gesù non solo sapeva dell’esistenza dell'asino e dove sarebbe potuto esser trovato, ma aveva anche il totale controllo su tutto.

Dopotutto, domare un asino sarebbe stato facile per chi era stato capace di sottomettere il mare mosso, di guarire i ciechi di nascita e di risuscitare i morti. Quando vedi il potere che Gesù aveva sul tempo e sullo spazio, sugli elementi e sulle circostanze, sugli uomini e sugli animali, puoi anche capire che la sua morte sulla croce non è stata un imprevisto.

Gesù è venuto volontariamente a morire sulla croce come sacrificio per il peccato. Lui non è stato un rivoluzionario che per caso è stato martirizzato, come se i suoi piani sul cambiamento del mondo fossero stati frustrati dall’azione del potere politico e religioso allora in vigore. Al contrario, dall’inizio alla fine della sua vita qui, lui ha sempre avuto il completo controllo della situazione, guardando alla conclusione della sua missione. Se avesse voluto, sarebbe potuto persino scendere dalla croce, ma poi non avrebbe potuto dire “È compiuto!” (Giovanni 19:30), come ha fatto, riferendosi al completamento della sua opera.

Ora Gesù entra a Gerusalemme montato sull’asinello ed è acclamato trionfalmente. Le persone stendono i loro mantelli e dei rami d’albero sulla via per ricoprire il sentiero del Messia, il Figlio di Davide. Il popolo riconosce la sua gloria, mentre grida: “Osanna al Figliuolo di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nei luoghi altissimi!” (Matteo 21:9). Gesù non ha mai respinto questo trattamento, dimostrandoci così di essere veramente il Messia atteso.

Ovviamente tutto ciò accade tramite il potere di Dio, e non a causa dell’iniziativa delle persone stesse. Dio vuole rendere chiaro chi veramente sia Gesù. Per quanto riguarda il popolo... beh, tra cinque giorni quelle stesse persone, in quella stessa città, grideranno: “Sia crocifisso!” (Matteo 27:23). Gesù lo sa, e decide di visitare il Tempio, il luogo in cui Dio aveva messo il suo nome e che era l’unico posto dove un israelita potesse adorarlo. Nei prossimi 3 minuti conoscerai il Tempio di Gerusalemme.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#078 - Ciechi individuali - Matteo 20:29-34

Alla fine del capitolo 20 di Matteo Gesù esce da Gerico, essendo seguito da una gran folla, e presso la strada viene avvicinato da due ciechi. Quando sentono che Gesù sta passando per di lì, iniziano immediatamente a gridare: “Abbi pietà di noi, Signore, figliuol di Davide!” (Matteo 20:30). Loro non perdono tempo. E se fosse stata questa la loro ultima opportunità d’incontrare Gesù? E per te, sarà questa la tua ultima opportunità d’incontrarlo?

Sebbene fossero ciechi, ci vedevano meglio dei religiosi del loro tempo. Poter chiamare Gesù “figliuol di Davide” significava poter riconoscere che lui era il Messia, essendo questo un fatto che i farisei non volevano ammettere. Qui una cosa è molto chiara: i ciechi non facevano parte di quella gran moltitudine, e si rivolgono a Gesù individualmente, esponendo la loro angoscia. La folla chiede a loro di stare zitti ma i ciechi non si preoccupavano della folla.

Molti seguono Gesù insieme alla folla, credendo così di avere visione. Altri invece, che si riconoscono ciechi, riescono a vedere chi davvero sia Gesù. Tu non sarai salvato seguendo la folla o le tradizioni religiose che hai ricevuto dai tuoi genitori. La salvezza è individuale, è qualcosa tra te e Dio; qualcosa che comincia con il riconoscimento del tuo peccato e una supplica per ottenere misericordia.

Quelle persone cercano di fermare i ciechi così come ci sarà una folla di amici e di parenti che cercherà di tenerti lontano da Gesù. Avranno buone intenzioni, però si sbagliano nel pensare che la salvezza si ottenga nella collettività di una religione, come se Dio salvasse all'ingrosso.

I ciechi implorano pietà e Gesù gli domanda cosa vogliono allora che lui faccia loro. La risposta arriva senza mezzi termini: “Signore, che s’aprano gli occhi nostri” (Matteo 20:33). Nessuna pompa e nessun discorso pieno di termini teologici. E nemmeno si preoccupano se la loro testimonianza pubblica d’incapacità e la loro confessione di chi fosse veramente Gesù, avrebbero potuto guastare la loro immagine dinanzi alle persone. Non si vergognano di andare dietro a Gesù supplicando misericordia.

E poi, cosa fa Gesù? Ordina ai ciechi di diventare membri di una qualsiasi chiesa o di contribuire con offerte? No, lui soltanto tocca i loro occhi e immediatamente recuperano la vista.

Sei mai stato toccato da Gesù? Hai mai avuto gli occhi della fede aperti per vedere la bellezza del Salvatore e per renderti conto del valore della sua morte sulla croce come tuo sostituto? Ora i ciechi guariti seguono Gesù, e i loro nuovi occhi avranno anche l’opportunità di vedere il suo ingresso trionfale a Gerusalemme, nei prossimi 3 minuti.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#077 - Alla base della piramide - Matteo 20:20-28

Nel seguito del capitolo 20 di Matteo troviamo la madre di Giacomo e di Giovanni chiedendo a Gesù un posto per questi suoi figli, l’uno a destra e l’altro a sinistra di Gesù nel suo regno. E lui risponde loro che non capivano affatto quello che avevano appena chiesto.

“Potete voi bere il calice che io sto per bere?” (Matteo 20:22), gli domanda Gesù riferendosi al suo imminente martirio. Entrambi hanno risposto di sì, senza sapere in quel momento, in realtà, che veramente un giorno sarebbero stati martirizzati. Giacomo subirebbe la morte di un martire e Giovanni avrebbe avuto la vita di un martire, esiliato sull’isola di Patmos.

Gli altri discepoli s’indignano, probabilmente solo perché Giacomo e Giovanni sono stati più veloci di loro a richiedergli una posizione. La prima volta che Gesù ha annunciato la sua morte, Pietro l’ha rimproverato affermando che ciò non gli sarebbe mai successo. La seconda volta, i discepoli erano più interessati a sapere chi sarebbe stato il maggiore nel regno. E ora, la terza volta, sono preoccupati con le posizioni che occuperanno.

Così è l’essere umano, ignorante e indifferente ai pensieri di Dio. A meno che tu abbia lo Spirito Santo di Dio abitando in te, che si riceve tramite la fede in Gesù, i tuoi pensieri non saranno mai i pensieri di Dio. Per rispondere alle pretese di potere e di dominio dei discepoli, Gesù indica se stesso, cioè colui che non è venuto qui per ricevere qualcosa, ma per dare quello che aveva di più prezioso: la sua vita.

Contrariamente a quello che accade nel mondo, per Dio le persone più importanti non sono le più potenti, non sono quelle in cima alla piramide, dove tutte vorrebbero stare. Per Dio, importante è chi sta alla base della piramide. Se Gesù non era venuto per essere servito, ma per servire, qual era la posizione che i suoi discepoli avrebbero dovuto sperare?

I discepoli, come d’altronde tu ed io, credevano che i più forti, i più intelligenti e i più potenti sarebbero stati quelli che avrebbero sopravvissuto, vinto e dominato sui più deboli. Potrebbe anche funzionare così rispetto alla natura, ma non rispetto alle cose di Dio. Lì c’era uno che era l’opposto di tutto ciò: un umile e debole servitore di tutti, qualcuno che entro breve il mondo vedrebbe come essendo un perdente appeso su una croce.

Gesù era venuto per dare la sua vita in riscatto per molti. Ci hai mai pensato? Di solito viene dato un riscatto per liberare un prigioniero. Se pensi, però, di essere libero, non apprezzerai neanche un po’ questo riscatto. Se invece riconoscerai che hai bisogno di liberazione ma credi che essa sia ottenuta dai tuoi stessi sforzi, avrai veramente capito perché Gesù è morto? Hai anche notato che questo riscatto è “per molti” e non “per tutti”? Già, molte persone saranno escluse e spero sinceramente che tu non sia tra queste. A questo punto sarebbe meglio essere come i ciechi dei prossimi 3 minuti.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#076 - Il tema ricorrente - Matteo 20:17-19

Nel capitolo 20 di Matteo leggiamo che Gesù e i suoi dodici discepoli stavano per salire a Gerusalemme. E cammin facendo, lui li chiama da parte per rivelargli qualcosa che, in realtà, non era nessuna novità. Infatti, questa è già la terza volta in questo vangelo che Gesù afferma che dovrà andare a Gerusalemme per essere consegnato ai capi sacerdoti e agli scribi, maestri della legge di Dio, per essere condannato a morte e messo nelle mani dei romani affinché fosse schernito, flagellato e crocefisso.

Molte persone pensano che la Bibbia sia un libro d’istruzioni. Qualcosa come: “Che cosa dovrei fare per andare in cielo”. Il tema fondamentale della Bibbia non sei tu o che cosa dovresti fare. Tutta la Bibbia ci parla di Gesù e di tutto ciò che lui ha fatto. Il tema centrale e ricorrente della Parola di Dio è Gesù, la sua morte e la sua risurrezione. Lui gli spiega che è per questa ragione che sta andando a Gerusalemme; per questo è venuto al mondo.

Quando l’apostolo Paolo ha spiegato cosa fosse il vangelo, nella sua lettera ai cristiani di Corinto, in Grecia, l’ha riassunto così: “Cristo è morto per i nostri peccati, secondo le Scritture; che fu seppellito; che resuscitò il terzo giorno, secondo le Scritture” (I Corinzi 15:3-4).

Di quali Scritture parlava? Solo dell’Antico Testamento, poiché ancora non esisteva il Nuovo. Gesù era già il tema centrale delle Scritture secoli prima di venire al mondo. È di Gesù nella sua morte che ci parla ogni sacrificio di un animale innocente trovato nell’Antico Testamento, a partire dal primo: Dio sacrificando un animale per coprire, con tuniche di pelle, il peccato di Adamo ed Eva.

Poi, prendi i Salmi, per esempio. Molte persone li leggono come se fosse un libro di preghiere, ma il testo assume una nuova prospettiva quando viene letto come essendo l’espressione dei sentimenti, delle sofferenze e delle glorie di Gesù.

Nel Salmo 23:1, chi afferma: “L’Eterno è il mio pastore, nulla mi mancherà...”, esiste soltanto perché prima la stessa persona, nel Salmo 22, ha detto: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?... chiunque mi vede si fa beffe di me... apron la loro gola contro a me... la lingua mi s’attacca al palato... uno stuolo di malfattori m’ha attorniato; m’hanno forato le mani e i piedi... spartiscon fra loro i miei vestimenti...” (Salmo 22:1-18). Sì, è proprio Gesù che ha detto tutto questo, mille anni prima di venire al mondo.

E per te, che cosa significano la morte e la risurrezione di Gesù? È quello che c’è di più importante al mondo? Lo spero davvero perché, a quanto pare, per i discepoli ciò era irrilevante, almeno fino a questo momento. Purtroppo, anche dopo aver appena sentito da Gesù stesso l’annuncio della sua morte, cominciano a preoccuparsi solo di sapere chi avrebbe occupato le migliori posizioni nel regno di Gesù. Non ci credi? Allora dai un’occhiata ai prossimi 3 minuti.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

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