"E l'Eterno mi rispose e disse:
'Scrivi la visione, incidila su delle tavole,
perché si possa leggere speditamente'". Abacuc 2:2

#023 - La priorità - Matteo 8:18-22

Due persone vogliono seguire Gesù: uno scriba, che è un esperto della legge e della religione giudaica, e un discepolo. Probabilmente sono stati entusiasti dei miracoli e delle guarigioni che hanno visto e desiderano essere sempre accanto a Gesù. Il primo dice: “Maestro, io ti seguirò dovunque tu vada” (Matteo 8-19).

Si può notare che sta affermando che seguirà Gesù, e non che sta chiedendogli se potrebbe seguirlo. E neanche esprime un desiderio del tipo: “Voglio seguirti”. No, lui sta dicendo: “Io ti seguirò dovunque tu vada” (Matteo 8-19). Ciò non sarebbe un eccesso di fiducia in se stesso? Penso proprio di sì. Poiché non abbiamo mai più sentito parlare di questo scriba nei vangeli, è probabile che tutta quella sua pronta disposizione sia sparita come un castello di sabbia costruito sulla spiaggia. Sì, loro erano in riva al Mare di Galilea.

La fiducia in se stessi è molto apprezzata nella nostra società ma Dio aborrisce tale comportamento perché porta nel suo seno l’indipendenza, l’autosufficienza e la propria volontà. Nel capitolo 15 del Vangelo di Giovanni, Gesù dice: “Senza di me non potete far nulla”, e l’apostolo Paolo aggiunge: “Dio è quel che opera in voi il volere e l’operare, per la sua benevolenza” (Giovanni 15:5; Filippesi 2:13). Quindi, nelle cose di Dio, tutto ciò che inizia con “auto-” non serve: autoaffermazione, autodeterminazione, autoaiuto, autosufficienza e così via.

Gesù mostra allo scriba che non ha la minima idea di cosa stia chiedendo. Seguire Gesù è spedire i bagagli in cielo e vivere qui in attesa dell’imbarco. Le volpi potrebbero avere le loro tane e gli uccelli i loro nidi, però per Gesù questo mondo non è né una dimora definitiva né un luogo di riposo. E non è nemmeno la destinazione finale del cristiano o un luogo in cui stabilirsi comodamente.

L’altro uomo vuole seguire Gesù ma ha un’altra priorità. “Signore, permettimi d’andare prima a seppellir mio padre” (Matteo 8:21). Il suo problema sta nella sua priorità, nella parola “prima”. Gesù chiede al discepolo di seguirlo e di lasciare che i morti seppelliscano i loro morti. Oltre all’insegnamento sulle priorità, insegna qualcos’altro: in questo mondo ci sono due classi di persone, coloro che si occupano di Gesù, colui che dà la vita, e coloro che si occupano delle cose morte.

Quale di questi due uomini sei tu? Lo scriba sicuro di sé che si aspetta una vita facile seguendo Gesù, oppure l’uomo la cui priorità è un’altra e non Gesù? Le intenzioni possono essere buone, ma dobbiamo capire che Gesù deve essere l’inizio, il mezzo e la fine della vita del cristiano. Deve essere il motivo e l’obiettivo. Non è con la fiducia in se stessi che si segue Gesù, però con la fiducia che arriva dall’alto. Altrimenti basterebbe soltanto una tempesta e... beh, questo è l’argomento dei prossimi 3 minuti.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#022 - Salvato per servire - Matteo 8:14-16

Non ottieni la salvezza tramite qualche tipo d’evoluzione spirituale, come alcune persone vogliono credere. Ricordati che l’idea di base della teoria dell’evoluzione è quella della sopravvivenza del più adatto, del più forte. In altre parole, secondo gli evoluzionisti, siamo arrivati al punto in cui siamo soltanto perché il più forte ha mangiato il più debole, ed ha prevalso.

Non c’è niente di più contrario all’essenza del Vangelo. Questo annuncia che il più forte, il Figlio di Dio, si è fatto debole, si è fatto carne, si è fatto servo e si è lasciato mettere in una croce dalle sue stesse creature. Dopo aver raggiunto il livello più basso che un essere umano possa arrivare ‒ la morte ‒ Dio l’ha risuscitato e l’ha esaltato al di sopra di tutti i cieli.

Gesù, quindi, rappresenta quello che Dio fa ai peggiori, e non ai migliori. L’apostolo Paolo spiega, nella sua Prima Lettera ai Corinzi, che Dio non ha scelto i più adatti, i più forti, o i più intelligenti. Dio ha scelto di salvare la spazzatura di questo mondo, gli stolti, i deboli, i perdenti, i peccatori, i malati dell’anima. Così, tutta la gloria della salvezza si dà a Dio, e non ai salvati.

Insomma, questa è l’essenza della grazia. Dio prende l’inutile e l’incapace e li salva. Ma li salva da che cosa? Dal peccato. Ma li salva per che cosa? La storia della guarigione della suocera di Pietro ci dà la risposta.

Prostrata sul letto, con la febbre, la suocera di Pietro non poteva far nulla per se stessa, per Gesù o per la sua famiglia. Gesù arriva, la tocca e la guarisce. Ciò che succede subito dopo è degno di nota: “Ella si alzò e si mise a servirlo” (Matteo 8:15).

Ecco la risposta. Siamo salvati per servire, e non il contrario. La religione umana ti dice che devi servire, devi lavorare e sforzarti per ricevere la guarigione della tua anima, il perdono dei tuoi peccati. La Bibbia ci insegna che non possiamo fare altro oltre a lasciare che Gesù ci tocchi e ci faccia uscire dallo stato di prostrazione in cui il peccato ci ha messi.

Matteo, poi, continua dicendoci che, venuta la sera, molti indemoniati e malati sono stati portati a Gesù, e li ha guariti tutti. In tal modo ha adempiuto quel che è stato detto dal profeta Isaia: “Egli stesso ha preso le nostre infermità, ed ha portato le nostre malattie” (Matteo 8:17). Qualche tempo dopo, sul legno della croce, lui avrebbe portato i nostri peccati nel suo corpo, e lì sarebbe stato castigato per ognuno di loro.

Ora, credendo in Gesù come il tuo Salvatore, sei guarito dai tuoi peccati, purificato e preparato per il cielo. Allora, perché continui ancora qui?  Per servire e per seguire Gesù. Per servire da testimone agli uomini e agli angeli di ciò che Dio può fare ai peccatori perduti come me e come te.
Ma, come si segue Gesù? La risposta è nei prossimi 3 minuti.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#021 - Il servo del centurione - Matteo 8:5-13

Entrando Gesù nella città di Cafarnao, un centurione romano ‒ un comandante delle truppe romane che avevano invaso la Giudea ‒ va ad incontrarlo per chiedergli un favore. Ciò, all’epoca, sarebbe come se un comandante nazista chiedesse un favore a un francese, durante la seconda guerra mondiale, mentre la Francia fosse ancora occupata dalla Germania.

La prontezza di Gesù a soddisfare questa richiesta dimostra quanto lui sia al di sopra di qualsiasi ideologia politica. Molto sangue è stato versato nei duemila anni di storia della cristianità, da cristiani che hanno voluto conquistare il potere politico in questo mondo. Gesù non si oppone a Cesare, l’invasore romano. Non è venuto a conquistare un territorio, ma a salvare le persone. Il nemico non è l’imperatore romano, il nemico è il potere delle tenebre, Satana.

Il favore richiestogli dal centurione romano era la guarigione del suo servo. “Io verrò”, gli dice Gesù (Matteo 8:7). La reazione del centurione, però, lo sorprende. Innanzitutto lui dice che non era degno che Gesù entrasse sotto il suo tetto. Se ti consideri degno di ricevere la visita di Gesù, ancora non hai capito chi sia lui.

Spesso le religioni insegnano che Dio potrà fare qualcosa per te soltanto se tu farai qualcosa per lui. Hai mai sentito cose del tipo: “Vuoi che Dio entri nella tua vita? Allora devi smettere di peccare, devi cercare di essere una persona migliore, devi abbandonare i tuoi vizi, e poi Dio entrerà nella tua vita”. Beh, questo sarebbe come chiamare il muratore solo dopo aver finito di fare la ristrutturazione!

Se, per prima cosa, il centurione avesse cercato di rendere la sua casa degna di ricevere Gesù, il suo servo sarebbe morto. Nessuno è degno di ricevere Gesù nella condizione in cui si trova. È lui che deve farci la “ristrutturazione”; è lui che inizia guarendo questo paralitico gravemente tormentato che abita in te. Tutti noi siamo peccatori, paralitici e incapaci di fare qualsiasi mossa per la nostra salvezza. Proprio come il centurione e il suo servo.

Il comandante romano riconosce il potere e l’autorità della parola di Gesù, essendo lui stesso la Parola di Dio. Basterebbe che Gesù dicesse soltanto una parola e il suo servo sarebbe guarito. Lui riconosce Gesù come Signore, come qualcuno che ha potere e autorità.

Nemmeno tra i giudei Gesù aveva incontrato così grande fede. Dopo secoli di privilegi, conoscendo l’unico e vero Dio, molti giudei erano condannati alle tenebre dalla loro incredulità. Gesù dice: “Io vi dico in verità che in nessuno, in Israele, ho trovato cotanta fede” (Matteo 8:10). E, forse, oggi lui direbbe, parlandoci di un pagano, “non ho trovato nella cristianità nessuno con tale fede”?

E, in quella stessa ora, il servo del centurione è guarito. E appunto, allo stesso momento, quando credi in Gesù come il tuo Signore e il tuo Salvatore, sei salvato. Immediatamente. Non è un processo, non è un’evoluzione, è un miracolo. Tu sei perdonato da tutti i tuoi peccati, libero dalla condanna, e sei pronto a entrare in cielo.

Se, però, chi crede è pronto per entrare in cielo, perché non è immediatamente portato lì? Quale sarebbe, allora, la ragione di essere lasciato in questo mondo di sofferenze e di dolori? Perché... beh, questo sarà l’argomento dei prossimi 3 minuti.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#020 - Il lebbroso - Matteo 8:1-4

Gesù inizia il suo ministero di guarigioni e di miracoli per comprovare le sue credenziali. Israele aspettava il Messia, e Dio voleva dimostrare che Gesù era il Messia promesso, quello che aveva il potere sulle malattie, sulla morte e sugli elementi naturali.

La prima guarigione è quella del lebbroso, che ha un gran significato per tutti noi perché la lebbra nella Bibbia è una figura del peccato. Siamo nati peccatori, e se vuoi ricevere qualsiasi cosa da Dio, devi cominciare dalla guarigione del tuo peccato per essere salvato.

E questo è possibile soltanto perché Gesù è morto al posto tuo, per subire la punizione che tu avresti dovuto patire nel lago di fuoco, per tutta l’eternità. Lui ti ha sostituito nel giudizio divino, è risorto, e ora chiunque crede in lui come Salvatore riceve la vita eterna. Gratuitamente.

La lebbra rende la persona insensibile al dolore, quindi il lebbroso si fa continuamente male senza rendersene conto. Una cosa semplice come, per esempio, una scarpa stretta, potrebbe causargli una grave ferita senza che il lebbroso se ne accorgesse, e l’infezione potrebbe portarlo all’amputazione o addirittura alla morte, dovuta alla cancrena. Anche il peccato è così: ci rende insensibili e indifferenti alle sue gravi conseguenze. La Bibbia ci dice che, con il peccato, la morte è entrata nella Creazione, e tutti hanno peccato.

In questo passaggio del Vangelo di Matteo, la prima cosa che fa il lebbroso è inginocchiarsi e adorare Gesù. Beh, quest’atteggiamento era inconcepibile per un giudeo, che fin da piccolo aveva imparato che nessuno doveva essere adorato, solo Dio. Ma quell’uomo, Gesù, era Dio.

Se vuoi essere perdonato, se vuoi essere purificato dai tuoi peccati, inizia riconoscendo chi sia Gesù veramente: Dio manifestato in carne. Poi, fai come il lebbroso, chiedigli di purificarti dai tuoi peccati.

Quando il lebbroso gli chiede la purificazione, Gesù fa qualcosa d’inconcepibile nella religione giudaica: lui tocca il lebbroso. Nel giudaismo, chiunque toccasse un lebbroso era contaminato, riceveva nel suo corpo la lebbra dell’ammalato.

Sulla croce Gesù ha fatto questo per me e per te. Lui non ci ha solo toccati, ma ha ricevuto tutti i nostri peccati sul suo corpo, è morto ed è risuscitato per purificarci e per giustificarci. Se ti aspetti un miracolo da Dio, comincia da questo: riconosci te stesso come essendo impuro, malato e peccatore, e chiedigli la purificazione. Riconosci che Gesù è Dio, prostrati davanti a lui, confessagli i tuoi peccati, chiedigli il perdono, chiedigli la salvezza. Lui vuole salvarti.

Lui ti guarirà come ha guarito il lebbroso. Anche se non lo vedrai o se non sentirai nulla, sarai toccato da lui. Con il servo del centurione romano è stato così. Non ha visto Gesù, non ha sentito il suo tocco, eppure è stato guarito da lontano. Questo è ciò che accadrà nei prossimi 3 minuti.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#019 - La Roccia - Matteo 7:24-28


Dove stai costruendo la tua casa - la tua vita -, sulla roccia o sulla sabbia? A chi gli dà retta, a chi mette in pratica ciò che lui dice, Gesù lo paragona all’uomo prudente, che costruisce la sua casa sulla roccia. E la Roccia è lui stesso, Gesù.

Molte persone credono che le parole di Gesù siano belle e interessanti ma quante persone veramente lo prendono sul serio? Non basta soltanto ascoltare le parole di Gesù, è anche necessario credere in lui come essendo il tuo Salvatore, e applicare queste parole alla tua propria vita.

È comune trovare nelle case o negli uffici una Bibbia aperta su qualche bel passaggio. La Parola di Dio è il fondamento di chi vive o di chi lavora lì, o è solo un bell’oggetto d’arredamento? Oppure, forse, una sorta di amuleto per allontanare la sfortuna o per portarci la prosperità?

Chi crede davvero in Gesù, edificherà tutta la sua vita su di lui e sulla sua Parola. Lui è l’eterna Roccia, l’unico terreno sicuro nella tempesta. Costruire la tua vita su qualsiasi altro fondamento è essere insensato, come chi costruisce sulla sabbia. Quando poi arriverà lo tsunami, non ci sarà più niente.

Una costruzione solida richiede l’esplorazione del terreno, i test di resistenza del suolo e perforazioni in cerca dello strato roccioso su cui costruire le fondazioni. Hai già fatto questo tipo di ricerca nella tua vita? Ti sei mai chiesto se stai costruendola su di una base che rimarrà fino alla fine?

L’altro giorno ho viaggiato accanto a un uomo molto ricco. Durante il nostro volo, mi raccontava dei suoi affari milionari, mi diceva che aveva appena finito di costruire una bella villa, e che aveva già comprato un terreno per costruirne un’altra ancora più grande, sul punto più alto del condominio. Secondo lui, doveva spendere i suoi soldi mentre era ancora vivo, perché, dopo la sua morte, non ne aveva idea di dove sarebbe stato.

Ho cercato di dirgli che Gesù voleva che lui conoscesse il suo destino eterno, ma ha subito cambiato argomento, dimostrando di non essere per niente interessato. La cosa più importante per lui era vivere il qui e ora.

Non gliel’ho chiesto, però sono sicuro che, prima di salire su quel volo, avrà controllato il suo biglietto più di una volta, avrà verificato il numero giusto del cancello d’imbarco, e avrà ascoltato con attenzione gli avvisi e le chiamate per il suo volo. E, tutto ciò, soltanto per non perdersi un volo di poco più di un’ora. Ma quando la questione riguardava la sua vita intera... Quanta imprudenza!
E tu, hai già controllato se sei sul volo giusto? Fai attenzione agli avvisi della Parola di Dio? Hai già fissato la tua vita sulla Roccia che è Gesù? Tu ed io dobbiamo ascoltare quello che Gesù ci dice. In fin dei conti, tutti noi siamo lebbrosi per natura, come l’uomo dei prossimi 3 minuti.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#018 - I falsi profeti - Matteo 7:15-23


Gesù avverte: “Guardatevi dai falsi profeti i quali vengono a voi in vesti da pecore, ma dentro son lupi rapaci.” (Matteo 7:15). Come faccio a sapere chi sono? Dai loro frutti. I buoni alberi fanno frutti buoni; gli alberi cattivi fanno frutti cattivi.

Ma qui bisogna starci attenti: i lupi sono seducenti. Oltre ad essere in vesti da pecore, vorranno venderti l’idea che i loro frutti sono buoni. Non è stato proprio questo, ciò che il diavolo ha fatto con Adamo ed Eva?

Dio li aveva avvisati che se avessero mangiato il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male la loro morte sarebbe stata certa. Satana gli ha fatto capire che Dio gli stava nascondendo la parte migliore. Il risultato non avrebbe potuto essere peggiore: Adamo ed Eva sono stati attratti dalla concupiscenza della carne, dalla concupiscenza degli occhi e dalla superbia della vita (1 Giovanni 2:16).

E i lupi travestiti da pecore, cosa offrono? Quello che attrae l’avidità della carne, degli occhi e dell’orgoglio. Se uscirai per strada invitando i peccatori a pentirsi dei loro peccati e a credere in Gesù per ricevere la vita eterna, quante persone pensi che attrarrai? Se, invece, andrai in giro promettendo la salute fisica, finanziaria e sentimentale, conquisterai una gran folla.

Gesù ha guarito e ha nutrito le folle, ma il Vangelo di Giovanni ci dice che “molti credettero nel suo nome, vedendo i miracoli ch’egli faceva. Ma Gesù non si fidava di loro, perché conosceva tutti” (Giovanni 2:23-24). In un altro passaggio si era lamentato perché le persone lo seguivano solo per causa del pane! E tu, perché vai dietro a Gesù? Per avere una buona salute, soldi e fortuna in amore? Se è così, sarai una preda facile dei lupi.

Per ogni truffatore c’è qualcuno con lo stesso suo motivo: profitto facile. Chi compra un biglietto presumibilmente vincente da un imbroglione, non è diverso da chi lo vende. “Avere un biglietto della lotteria da un milione e pagarne solo mille? Lo voglio!” E, a causa dell’avidità, cade in una trappola. “Il predicatore mi dice che se io gliene do mille, Dio me ne darà un milione? Lo voglio!” Hai notato la somiglianza?

Prima che tu creda a queste chiacchiere, Gesù ti avverte che non tutti quelli che dicono “Signore, Signore” sono genuini. Sapere che il predicatore è cristiano o evangelico non ti garantisce nulla. E Gesù rivela che un giorno dirà alle persone che predicano, che guariscono e che scacciano i demoni nel suo nome, che non le ha mai conosciute.

Come si fa, allora, a distinguere il falso dal vero se anche i discepoli di Gesù hanno fatto tutto questo? Beh, anche Giuda faceva tutto questo, ma aveva gli occhi puntati sul denaro. Sono i soldi, per caso, quello che il predicatore ti chiede e ti offre? Non fidarti.

E non fidarti neanche di te stesso. Sì, dei tuoi motivi. Cosa ti attira a Gesù? Il peso dei tuoi peccati e la preoccupazione per il tuo destino eterno? Oppure vorresti solo una soluzione magica per ottenere una bella villa con un’auto costosa in garage?

Quelli che cercano l’eternità vorranno una dimora in cielo, non qui. Perché in cielo la tua dimora sarà eterna, costruita sulla Roccia, e le dimore di questo mondo sono fugaci, costruite sulla sabbia. Ma questo è l’argomento dei prossimi 3 minuti.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#017 - La via stretta - Matteo 7:14


Gesù ci ha parlato della stretta porta di accesso al Padre, e ci ha anche parlato della stretta via, del camminare insieme a lui. Ma perché la via è stretta? Vorrebbe Dio, per caso, limitare la tua vita, restringere i tuoi movimenti o impedire la tua felicità? Se credi che avere un rapporto con qualcuno sia vivere “ingessato”, non vorrai seguire Gesù.

Per capire tutto ciò, togliti subito dalla testa l’idea che, per seguire Gesù, sia necessario avere in tasca una lista di cose permesse o proibite. No, affatto. Seguire Gesù è avere una stretta relazione con lui. Ed ecco qui di nuovo la parola “stretta”!

Quale tipo di relazione ti aspetti da qualcuno che ami? Una relazione stretta, intima ed esclusiva. Niente di più normale, allora, se Gesù ti richiede di avere con lui una tale relazione.

Quando due persone si amano, sono sempre attente l’una all’altra, l’una vuole sempre soddisfare l’altra, vuole vivere esclusivamente per l’altra. Ed è per questo motivo che molte persone scappano da un rapporto serio: hanno paura di perdere la libertà da single. Se, però, ti guarderai intorno, vedrai che il mondo non è pieno di persone libere; il mondo è pieno di persone solitarie, che vivono soltanto per se stesse.

È chiaro che una relazione reale ha i suoi propri limiti, essendo, in fin dei conti, un sentiero stretto. Quando due persone si amano e assumono un impegno, rinunciano a molte cose. Affinché Gesù avesse questo tipo di rapporto con te, lui ha rinunciato al suo posto in cielo ed è venuto qua a vivere, a soffrire e a morire per te. Saresti capace di morire per lui?

Nel “pacchetto” di un rapporto sano, si riceve anche la possibilità di dover mandar giù ciò che l’altro ci dice. Ci sono persone che sono d’accordo solo con alcune parti della Bibbia. Quale tipo di rapporto sarebbe questo in cui sei d’accordo solo con una parte di ciò che ti dice l’altro? In questo caso, “l’altro” è Dio, e ciò che ti dice è la sua Parola, la Bibbia.

Però potresti obiettare che anche Dio non è d’accordo con quello che dici tu. Sì, certo, perché lui è Dio, ha un’opinione perfetta ed è questa che alla fine prevarrà. Eppure continua a essere paziente con te, perché conosce la natura umana. Quante volte hai cambiato idea nella tua vita? E ancora vorresti tu discutere con Dio, che è eterno e immutabile?

La conversione implica l’accettazione di Gesù, non solo come Salvatore, ma anche come Signore, padrone e direttore della tua vita. Sì, è un rapporto, ma non tra uguali. Se credi di poter esigere questo, non hai ancora capito chi sia Gesù. Saresti in grado di dire come Tommaso che, vedendolo risuscitato, ha esclamato: “Signor mio e Dio mio” (Giovanni 20:28)?

Ah! Sì, lo so che ci sono molti che dicono “Signore, Signore” e ... beh, questo è l’argomento dei prossimi 3 minuti.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#016 - La porta stretta - Matteo 7:13


Gesù ha detto: “Entrate per la porta stretta, poiché larga è la porta e spaziosa la via che mena alla perdizione, e molti son quelli che entran per essa.” (Matteo 7:13). Cosa significa tutto ciò? Di quale porta sta parlando?

In altri passaggi lui dichiara “io son la porta”, e “io son la via” (Giovanni 10:9; 14:6). Perché, poi, la porta è stretta? Perché si richiedono fede, disciplina e perseveranza da chi già conosce Gesù. Per quelli che non lo conoscono, la porta è stretta perché è individuale. Per avere accesso a Dio devi andarci da solo e attraverso l’unica porta: Gesù.

Non c’è un’altra porta? Sì, ce ne sono molte, ma questa è l’unica che ci conduce al Padre. Gesù ha detto: “Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Giovanni 14:6). In un altro passaggio c’è scritto che esiste “un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Gesù Cristo uomo” (1 Timoteo 2:5). È abbastanza chiaro per te?

Ma come fa ad affermare questo? Lo può fare, perché soltanto lui è morto e “ha portato egli stesso i nostri peccati nel suo corpo” (1 Pietro 2:24); solo lui è stato in grado di pagare il prezzo della nostra liberazione. Ed è risuscitato.

Le tombe di Buddha, di Maometto o di qualsiasi altro grande leader religioso sono piene di ossa. La tomba di Gesù è vuota. Ovviamente si sa che l’assenza delle sue ossa non prova nulla. Ecco perché non tutto è basato sulle prove. Molte cose sono basate sui testimoni.

La risurrezione di Gesù ha avuto molti testimoni, centinaia di loro. Non hanno visto soltanto una tomba vuota, ma hanno convissuto per quaranta giorni con Gesù già risorto, prima che lui ascendesse al cielo con un corpo di carne e ossa.

Quando leggi un giornale, stai credendo alla testimonianza del giornalista sulle cose che lui stesso ha visto o delle persone che ha intervistato. Notizia è questo, la dichiarazione delle persone che hanno testimoniato un fatto. La Bibbia non è solo la Parola di Dio, ma è anche una registrazione dei fatti.

Eri presente quando Cristoforo Colombo ha scoperto l'America? Se non crederai alla testimonianza degli storici, sicuramente sarai bocciato a scuola. Se non crederai alla testimonianza degli apostoli, non crederai in Gesù. E se non crederai in Gesù...

La porta è stretta e devi attraversarla da solo. È una tua decisione individuale. Non sarai salvato perché appartieni a un gruppo, a una chiesa o a una religione. Sarai salvato solo se crederai individualmente nel Salvatore. È qualcosa di personale. Il fatto di farsi accompagnare da persone che sono state salvate, che sono entrate attraverso la porta che è Gesù, non ti garantisce nulla.

Entra adesso attraverso la porta stretta; fa’ questo passo di fede, anche senza sapere cosa troverai dall'altra parte. Chiedi a Gesù di perdonarti e di salvarti. Credi in chi è morto e risorto per te. Allora sì, potrai camminare con Gesù, anzi, camminare in Gesù. Sì, perché lui è la via, l'unica via. Ma questo è l'argomento dei prossimi 3 minuti.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

# 015 - La preghiera - Matteo 7:7-12



“Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; picchiate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede, riceve; chi cerca, trova, e sarà aperto a chi picchia.” (Matteo 7:7-8). Ci credi?

Certo che no, almeno con la tua mente naturale, logica e razionale, quella che è già venuta così dalla fabbrica. Non ha senso, perché la tua mente è stata creata per funzionare in quest’ambiente tridimensionale in cui viviamo, e nei limiti del tempo e dello spazio. Per una mente così, le cose che hanno senso sono tutte quelle che si adattano a queste condizioni.

Ora immagina di avere la prospettiva di Dio, di vedere e di esaminare tutto senza i limiti del tempo e dello spazio; di valutare con la prospettiva dell’eternità. Se qualcosa accadesse oggi o fra mille anni, non farebbe nessuna differenza.

Ed ecco qui dove c’entra la preghiera. Pregare è parlare con Dio, è discutere, chiedere, interrogare, supplicare; è invadere l’infinito. Se leggerai la Bibbia, vedrai che tutto ciò faceva parte delle preghiere degli uomini e delle donne di Dio nel corso dei secoli.

Pregare, dunque, è domandare e avere la certezza della risposta, ma di una risposta dal punto di vista di Dio, e non dalla prospettiva della nostra mente ristretta. Ti faccio un esempio.

Mosè ha guidato gli israeliti per 40 anni attraverso il deserto verso la terra promessa. Ma Dio non ha permesso a Mosè di entrare nella terra promessa. Gli ha soltanto permesso di vederla da lontano prima di morire, non essendo il caso ora di parlarne sul perché.

A questo punto mi dirai: “Allora che cos’è questa storia di chiedere e di ricevere, di cercare e di trovare, di bussare e di aprire? Mosè non voleva entrare nella terra promessa?” Sì, lo voleva, e Dio ha realizzato il suo desiderio quasi millecinquecento anni dopo. Nel passaggio dei Vangeli conosciuto come “La trasfigurazione” incontrerai Mosè, Elia e Gesù che conversano vicino a Gerusalemme, sul Monte degli Ulivi, proprio nella terra promessa da Dio.

Te ne sei accorto? Dio ha risposto a modo suo alla preghiera di Mosè, nel tempo di Dio e dalla prospettiva di Dio. Un padre non dà una pietra a suo figlio che gli chiede un pezzo di pane, ma potrebbe darlo più tardi o, addirittura, offrirgli qualcosa di molto meglio. A volte i bambini piccoli chiedono delle cose assurde, e non è sempre una buona idea assecondarli in tutto. E quanto grande pensi di essere davanti a Dio?

Quindi, prima di pregare, prima di chiedere, è necessario avere la prospettiva di Dio, e tu la ricevi grazie a una famosa preghiera senza risposta: “Padre mio... passi oltre da me questo calice!” (Matteo 26:39). Se Dio avesse ascoltato la preghiera di Gesù, nessuno sarebbe stato salvato. Lui non sarebbe morto sulla croce, non avrebbe tolto i tuoi peccati, e non potrebbe perdonarti e salvarti. Quale sarebbe stato il tuo destino? La morte e la condanna eterna.

Gesù, però, è morto, e adesso puoi avere la salvezza credendo in lui. E più ancora, puoi avere la tua mente rinnovata per vedere le cose dal punto di vista dell’eternità. Per quanto possa sembrare curioso, questa mente vasta e ampia la ottieni solo se passi dalla porta stretta e cammini sull’angusta via, che è l’argomento dei prossimi 3 minuti.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#014 - Un cattivo giudizio - Matteo 7:1-6


“Non giudicate acciocché non siate giudicati”, ha detto Gesù. Cosa intendeva dire? Che i giudici dovrebbero considerare innocente ogni bandito? O che nella prossima partita di calcio non ci sarà più un arbitro a giudicare e a correre in campo? Non proprio.

Da altri passaggi della Bibbia scopri che qui Gesù condanna il giudizio dei motivi e delle intenzioni delle persone, come, per esempio, a trarre delle conclusioni solo dal loro aspetto, e cose del genere.

Certamente ci sono cose che dobbiamo piuttosto giudicare, come le cose che le persone dicono o fanno, specialmente quando si tratta di Dio. Per questo abbiamo una misura: la Bibbia, la Parola di Dio.

Il problema, dunque, non è nel giudizio, ma nella trave che abbiamo nei nostri occhi, nell'incapacità di vedere cosa è giusto o cosa è sbagliato al momento di voler togliere il bruscolo agli occhi degli altri.

Nessuno dovrebbe voler giudicare qualsiasi cosa senza uno standard o una misura perfetta. Se non ti appelli a Dio come il modello e come il criterio di valutazione per il tuo discernimento delle cose e delle persone, finirai per adottare il punto di riferimento più conveniente: te stesso.

Ed è in questo momento che cominci a giudicare gli altri, addirittura come una forma di terapia. Sempre ti sentirai bene se incontrerai qualcuno di peggio. Sai bene com’è... “io bevo, ma non rubo ”, o “io rubo, ma non uccido”, e così via.

Siccome il mondo è il gran mercato della vanità e della cattiveria, ciò che non manca sono persone peggiori di te da confrontare. Che cosa succede, però, se ti paragoni a Dio? E che cosa succede se ti confronti con Gesù? Sarà pessimo per il tuo ego, perché ti troverai di fronte alla perfezione e all’uomo perfetto.

Questo è il motivo per cui Dio spiega molto chiaramente nella Bibbia che tutte le persone sono peccatrici; che sono tutte molto lontane dal suo standard, inclusi tu ed io. Cosa si dovrebbe fare, allora? Migliorare? Beh, se sarai capace di pulire il carbone e di asciugare il ghiaccio, continua a provarci. Dio ti dice che non riuscirai a ottenere niente se non ricomincerai da zero, se non rinascerai, se non nascerai di nuovo. Solo che anche questo non dipende da te.

Hai mai visto un neonato vantarsi dei suoi sforzi per nascere? Non lo vedrai. Chiunque nasca non ha nessuna partecipazione al travaglio di parto. La fatica, il dolore, il sangue, tutto proviene dalla madre. Qualcuno ha sofferto e ha rischiato di morire per farti nascere.

Per nascere di nuovo non è diverso. Gesù ha sofferto, è morto e ha versato il suo sangue perché tu possa vivere. Non una semplice vita naturale, ma una vita eterna.

E come si fa a riceverla? Ebbene, chiedendola a Dio. Dio è buono, lui vuole perdonare, lui vuole salvare. Qual è l’uomo che se suo figlio gli chiederà del pane gli darà una pietra? La risposta a questa domanda arriverà nei prossimi 3 minuti, quando parleremo della preghiera.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#013 - Più degli uccelli e dei gigli - Matteo 6:25-34




“Guardate gli uccelli del cielo” (Matteo 6:26), ha detto Gesù. “Considerate come crescono i gigli della campagna” (Matteo 6:28). Hai già visto un uccellino preoccupato per le sue azioni alle operazioni di borsa o un giglio in dubbio su cosa dovrebbe indossare? Dio si prende cura di loro, nonostante non siano stati creati a immagine e somiglianza di Dio, come noi.

Questo significa, quindi, che possiamo vivere liberi da impegni come vivono gli uccelli, ed essere inconseguenti come lo sono i gigli? No. I paragoni si fermano qui. Tanto i gigli quanto gli uccelli vivono solo per mangiare, per bere e per moltiplicarsi. E tu, per che cosa vivi?

Per mangiare, per bere e per fare sesso? Tu vali più degli uccelli e più dei gigli, ed io veramente non credo che Gesù sia venuto a morire in questo mondo per passeri e per bromelie, per quanto siano creazioni di Dio. Gesù è venuto a morire per me e per te.

Naturalmente noi abbiamo bisogno di lavorare per avere qualcosa da mangiare, da bere e da indossare. Fin dalla caduta di Adamo tutta la terra e la creazione sono diventate una rovina che fa pena, e finché Dio non rimetterà in ordine tutto ciò, mangeremo il pane col sudore del nostro volto (Genesi 3:19).

Ah! Ora dirai che sono arrivato al problema chiave, ossia, che è grazie al tuo impegno che riesci ad ottenere ciò che hai, a provvedere alle necessità della tua famiglia e a pagare il conto del tuo cellulare. Sarà proprio così?

Se Dio ti avesse fatto nascere nel deserto della Namibia, non saresti quello che sei oggi, e non avresti ciò che hai. Perciò, è bene iniziare a riconoscere che, sebbene Dio non sia visto sul palcoscenico della tua vita, lui agisce dietro le quinte. E, in fin dei conti, lui è il proprietario del teatro, il regista dello spettacolo e chi ha il potere di abbassare il sipario quando lo desidera.

“Questo non è giusto!”, dirai. “Io voglio dirigere la mia vita, io voglio decidere chi sono e cosa sarò, e sono soltanto io che potrò dire quando dovrò lasciare la scena”. Sì, tu vuoi tutto questo, ma per Dio il posto è già stato occupato. E c’è di più: tu non sei un’isola, e la tua vita finisce per influenzare la vita di molti miliardi di persone del pianeta.

Non ci credi? Se, per esempio, quel cinese che non conosci nemmeno, avrà fatto qualche sciocchezza al momento del montaggio del cellulare che hai lì con te, esso potrebbe fallire quando più ne avrai bisogno. Allora, abituati all’idea di avere bisogno di un direttore generale. Sì, noi abbiamo bisogno di Dio.

Il punto qui però è la preoccupazione per i bisogni di base. Se non hai ancora creduto in Gesù per avere la tua salvezza garantita, inizia da questa preoccupazione, perché non c'è un bisogno di base più importante che assicurare il tuo destino eterno, il tuo futuro. E che futuro!

Gesù ti dice di cercare prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte le altre cose ti saranno sopraggiunte (Matteo 6:33). Quale posto occupa Gesù nella tua lista di priorità? Non è il primo? Allora sì, in questo caso, farai meglio a preoccuparti.

Nei prossimi 3 minuti imparerai cosa è importante giudicare.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#012 - Tesori - Matteo 6:19-24


“Niuno può servire a due padroni” (Matteo 6:24), ha detto Gesù, “perché dov’è il tuo tesoro, quivi sarà anche il tuo cuore” (Matteo 6:21). Dov’è il tuo tesoro?

Il tesoro è tutto ciò che noi desideriamo più di ogni altra cosa; è la priorità e la ragione di vivere. Ogni persona ha un tesoro o è alla ricerca di uno. Possono essere il denaro, la famiglia o i rapporti. Come faccio a sapere se è un tesoro? Se sentirai che non puoi vivere senza qualcosa, o che sarai davvero felice solo se l’otterrai, allora questo è il tuo tesoro.

Potrebbe essere qualcosa così banale come dimagrire o voler migliorare il proprio aspetto. Hai mai sentito parlare di persone che sono morte provandoci? Alcune persone sono capaci di tutto per avere un tesoro estetico. Hai mai sentito parlare di qualcuno che ha ucciso o è morto a causa della persona amata? Quel rapporto era il suo tesoro, la sua ragione di vita.

Valuta i tuoi tesori a lungo termine e capirai cosa intendeva dire Gesù. Fra cent’anni tu e tutte le persone che conosci sarete morti. Nella migliore delle ipotesi, se sarai stato una persona di spicco, ti faranno una statua in una piazza qualsiasi affinché la tua testa si trasformi in una latrina per i piccioni.

Quando Gesù ha usato l'espressione “servire a due padroni” (Matteo 6:24), parlava del rapporto schiavo-padrone, ed io non ho neanche bisogno di dirti quanto sia facile diventare schiavi del denaro, della carriera e del successo. Tutte queste cose possono essere lecite, ma Dio non vuole che siano il centro e la ragione della tua vita. Dio rivendica questo posto per se stesso.

La differenza è che, quando Dio occupa questo posto, tu non sei più uno schiavo, ma un figlio di Dio. Tutte le altre cose devono essere raggiunte tramite molto sforzo, tuttavia lo status di figlio di Dio l’ottieni solo quando ti riposi, quando getti la spugna, quando ci si mette nella propria vita uno di quei cartelli: “Sotto nuova gestione” .

Solo in Dio trovi il riposo, perché Gesù ha già fatto tutto il lavoro. Solo in Dio trovi la pienezza, perché ... beh, perché lui è Dio! Di quale Dio, però, sto parlando? Dell’unico Dio, del tuo Creatore, di chi non spera che tu faccia qualcosa per salvarti, ma ha già provveduto a tutto perché tu possa chiamarlo “Padre”. Del Dio che ha mandato suo Figlio nel mondo per morire per la tua salvezza e per risuscitare per la tua giustificazione.

Non ti ho detto prima che qualcuno è persino in grado di morire per un tesoro? Per causa di quale tesoro pensi tu che Gesù abbia lasciato il cielo per venire a morire in questo mondo? Sì, per te! E per te, qual è il tuo tesoro?

Nei prossimi 3 minuti scoprirai chi si prende cura di te.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#011 -Padre Nostro - Matteo 6:9-15


Pregare significa riconoscersi deboli, incapaci e dipendenti da Dio. Niente di tutto ciò ti piace, giacché ti è stato insegnato a essere indipendente fin da bambino e, da adulto, hai iniziato a consumare libri di auto-aiuto. Pregare significa andare contro questa tendenza naturale; è la negazione dell'autosufficienza.

Gesù insegna che pregare non è stare lì a ripetere le stesse parole come fanno i pagani. Non è intonare suoni ipnotici come i mantra tibetani, o usare delle parole magiche o delle formule segrete per liberare una sorta di energia cosmica. La preghiera non è lo Shazam o l’Abracadabra del cristiano. Pregare è condividere i nostri bisogni con Dio, sedersi accanto a lui e parlargli di loro.

Insomma, perché dovremmo pregare se Dio sa, in anticipo, tutto quello di cui abbiamo bisogno e ciò che gli chiederemo? Perché vuole vedere la nostra dipendenza da lui, e anche perché gli piace quando gli parliamo. Dio è un buon ascoltatore. Pregare è percorrere la strada opposta a quella di Adamo ed Eva nel giardino d’Eden. Loro volevano essere indipendenti da Dio, autosufficienti e padroni dei propri destini. La preghiera ci rimette al nostro posto giusto.

Prima d’insegnare la preghiera conosciuta come il “Padre Nostro”, Gesù ha condannato la mera ripetizione delle parole (Matteo 6:7), quindi il “Padre Nostro” non è una preghiera da essere ripetuta. Si riferisce solo a un modello di come dovremmo pregare. Non è “cosa” pregare, però “come” pregare.

Prima c’è il riconoscimento della posizione che Dio occupa, in cielo - al di sopra di noi - e della sua santità, parola che significa “separazione dal male”. Ossia, equivale a riconoscere che i nostri interessi particolari potrebbero non essere gli interessi di Dio, il quale guarda l’intero scenario dall’alto e sa cosa è meglio per noi.

Questo è il motivo dell'espressione “venga il tuo regno”, e non il contrario. Gli interessi del cielo devono prevalere su quelli della terra. Prima dobbiamo riconoscere quello che Dio è, e che lui ha il primato. Dopo gli chiederemo di provvedere alle nostre necessità fisiche e di protezione, essendo tali richieste intervallate da una domanda di perdono.

Questo perdono non è il perdono giudiziale dei nostri peccati, che riceviamo tramite la grazia e la fede in Gesù. Qui è una specie di perdono parentale. È la condizione momentanea per ricevere ciò che chiediamo. Sarebbe come se tuo padre ti dicesse: “Figlio mio, non ti regalerò la bici finché non avrai fatto pace con la tua sorellina”.

Come, però, perdonare? Con il perdono di chi è già stato perdonato. Adesso sì, abbiamo qui il perdono giudiziale, assoluto. Per capirci meglio, vediamo come l’apostolo Paolo inserisce il perdono nella sua Lettera ai Colossesi 3:13: “Come il Signore vi ha perdonati, così fate anche voi”. Dal punto di vista giudiziale, riesco a perdonare solo perché sono stato perdonato.

Sei mai stato perdonato da tutti i tuoi peccati? Questo perdono completo e assoluto è possibile solo perché Gesù è morto al tuo posto ed è risorto per la tua giustificazione. La prima cosa che Dio vuole darti è il perdono, quindi questa è la prima cosa che tu dovresti chiedere, se non sei ancora sicuro di essere stato completamente perdonato.

Nei prossimi 3 minuti conoscerai la mappa del tesoro.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#010 - Un figlio o un ipocrita? - Matteo 6:1-8


Il capitolo 6 di Matteo inizia parlando di due cose: della sublime relazione che Dio desidera avere con le sue creature e della vergognosa ipocrisia religiosa. La prima cosa che richiama l’attenzione è la parola “Padre”. Appare 10 volte nei primi 18 versetti di questo capitolo. Mai, prima d'ora, Dio era stato chiamato “Padre” da un ebreo. Puoi verificarlo. In tutto l'Antico Testamento nessuno oserebbe avere tale intimità e familiarità con Dio.

Questo rapporto di confidenza è stato inaugurato, per così dire, da Gesù che, nella sua condizione umana, era l'unigenito figlio di Dio. È stato generato dallo Spirito Santo, è nato da una vergine, ed ha avuto Giuseppe soltanto come suo padre legale, e non biologico.

E c’è di più: Dio, nel Nuovo Testamento, non è stato chiamato unicamente “Padre”. Poco prima di morire, quando Gesù pregava in agonia, il Vangelo di Marco ci dice che si è rivolto a Dio con la parola “Abba” che, in aramaico, significa qualcosa come “Papà”. E, nelle lettere degli apostoli, impari che, chiunque crede in Gesù, può ora chiamare Dio così, “Padre”.

Dio estende questo rapporto d’intimità e di parentela a tutti quelli che ricevono Gesù, e solo a questi. Ascolta attentamente ciò che dice il primo capitolo del Vangelo di Giovanni rispetto a Gesù:

“È venuto in casa sua, e i suoi non l’hanno ricevuto; ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventar figliuoli di Dio; a quelli, cioè, che credono nel suo nome; i quali non son nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d’uomo, ma son nati da Dio.” (Giovanni 1:11-13). Sei un figlio di Dio? Sei già nato di nuovo? Hai già creduto in Gesù?

Ora arriva il contrasto: Gesù espone l'ipocrisia dell'uomo religioso, che fa l’elemosina e prega solo per esser osservato e lodato dagli uomini. Secondo Gesù, costui ha già ricevuto il suo premio. Ma... quale premio? Appunto esser osservato e lodato dagli uomini. Quello che sta dicendo è che qualcuno come lui dovrebbe accontentarsi di ricevere ciò che stava cercando. Nient’altro.

L’elemosina e la preghiera sono cose così buone come i molti alberi da frutto che Dio aveva piantato per Adamo ed Eva nel giardino d’Eden, affinché se ne nutrissero. E cos’è successo? Loro hanno mangiato dell’unico albero del quale Dio aveva comandato di non mangiare. È stata l'origine del peccato, della ribellione dell'essere umano contro il Creatore. Quando hanno visto l'errore che loro avevano commesso, hanno cercato di nascondersi da Dio tra gli alberi del frutteto. L'uomo religioso è così: cerca di nascondersi da Dio tra le stesse cose che Dio approva, come l’elemosina e la preghiera. Prova a fingere, a camuffare e a coprire il suo peccato. E ciò, cos’è? È l'ipocrisia.

Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, e sono i peccatori che Dio cerca: i peccatori! Se continui a nasconderti dietro la tua religione, le tue buone azioni e le tue preghiere per far sembrare che tu non sia un peccatore, come ti aspetti d’essere trovato e salvato da chi cerca i peccatori?

Su, dai, esponi te stesso, mostrati, spalanca il tuo cuore a Dio, confessagli chi sei veramente, e credi in Gesù come il tuo Signore e il tuo Salvatore. Ti manca solo questo perché tu sia chiamato figlio di Dio, e per poterlo guardare e dirgli: “Padre”. Ed è ciò che Gesù t’insegnerà a fare nei prossimi 3 minuti.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#009 - Non ne conosci la metà - Matteo 5:17-26


Gesù non è venuto per abolire la legge, ma è venuto per compierla. Di quale legge stai parlando? Dio ha dato a Mosè i dieci comandamenti e più di seicento precetti che costituiscono la legge di Dio. Li trovi, soprattutto, nei primi cinque libri della Bibbia.

Le persone dovevano osservare tutti i comandamenti, ma presto alcuni si sono resi conto che ciò non sarebbe stato possibile. Anche se non uccidi, se non rubi o se non commetti adulterio, c’è un comandamento che dice: “Non desiderare” (Esodo 20:17; Romani 7:7).

Ebbene, la cupidigia avviene nella mente, nel cuore, prima ancora che tu entri in azione. Ed è questo di cui Gesù sta parlando qui. La legge diceva “Non uccidere” (Esodo 20:13), ma Gesù dice che basta arrabbiarsi con qualcuno perché valga come omicidio. La legge diceva “Non commettere adulterio” (Esodo 20:14), ma Gesù dice che sia sufficiente desiderare una donna perché tu sia colpevole di adulterio.

Bene, se sei uno di quelli che legge il sermone sul monte pensando che tutto lì sia meraviglioso, probabilmente non hai capito cosa c’è scritto. Stai leggendo la tua condanna a morte. O puoi proprio dire che non ti sei mai arrabbiato con qualcuno, che non hai mai avuto pensieri di adulterio, che non hai mai mentito...

Allora, non si salva nessuno? Precisamente, ed è ciò che l’apostolo Paolo spiega nella sua Lettera ai Romani. Dio ci ha dato la legge, appunto, come essendo una maniera per dimostrare chiaramente che tutti noi siamo peccatori, tutti noi siamo trasgressori, tutti noi siamo imputati colpevoli in attesa della pena.

Qui, tuttavia, c’è un problema. La pena per il peccato è la morte. Nessun avvocato può tirarti fuori da questa situazione ma Gesù sì. Segui il mio ragionamento. Nell'Antico Testamento, quando un israelita trasgrediva la legge, quando peccava, era necessario sacrificare un animale innocente al suo posto, per esempio, un agnello. Dettaglio: l'agnello doveva essere senza difetti.

Gesù, essendo senza peccato, è stato l'unico in grado di osservare la legge, l'unico che non aveva pensieri impuri come tutti noi. Non ha ereditato la natura peccaminosa che noi abbiamo ereditato da Adamo, sebbene fosse umano.

Perché credi che Gesù sia stato chiamato “l’Agnello di Dio” (Giovanni 1:29) da Giovanni Battista? Esattamente, perché è venuto per essere sacrificato al posto del peccatore, per osservare la legge. Quando vedi un ladro essendo processato e condannato, dici di esser stata adempiuta la legge. Il ragionamento è lo stesso.

Ti ricordi di Adamo? Già, per la disobbedienza di un solo uomo, molti sono diventati peccatori. Dio ha voluto fare il contrario. Per l’obbedienza di uno soltanto, Gesù, e per la sua morte, molti possono esser salvati (Romani 5:19).

Credere in Gesù come tuo sostituto è l'unico modo affinché tu sia salvato. O credi proprio che ci arriverai tramite la legge? Impossibile. Agli occhi di Dio tu sei un adultero, un ladro e un bugiardo. E, giacché devi già odiarmi per quello che ti ho detto, aggiungi alla lista: sei un assassino.

Se però ti riconosci davvero come un peccatore che dipende dalla grazia di Dio per esser salvato, dopo avermi sentito oltraggiarti tanto, probabilmente dirai: “Mario, non conosci neanche la metà di quello che sono veramente”.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#008 - I perdenti - Matteo 5:1-16


Il sermone sul monte è uno dei passaggi più noti del vangelo, però non è sempre uno dei più compresi. Innanzitutto è indirizzato ai discepoli che si avvicinano a Gesù, e non alla folla.

In secondo luogo non si tratta di un elenco di cose da fare per salvarsi o per diventare un suo discepolo. Sta parlando delle caratteristiche di quelli che, in tutte le epoche, si sottomettono a Gesù.

Se è il “regno dei cieli”, significa che non è un regno terreno ma celeste, il cui re era qui, è stato respinto e ora è nei cieli. Quando Gesù dice “beati questi o quelli”, sarebbe come se dicesse “felici questi o quelli” che sono così. Così come? Simili perdenti.

Sì, perché se Gesù, il re in persona del regno dei cieli, è stato un perdente in questo mondo, come ci si può aspettare che siano i suoi seguaci?

Tuttavia, forse potresti rispondermi: "Ma guarda, pensavo fosse per l’appunto il contrario, perché ho sentito dire in TV che, se si va a Gesù, i problemi spariscono, gli affari migliorano, si pagano i debiti, si risolvono i problemi coniugali, si guarisce da tutte le malattie e ci si riesce perfino a comprare una macchina nuova di zecca”.

Beh, chiunque vada a Gesù con questo pensiero, sarà uguale all’uomo che si sposa per interesse, insomma, un cacciatore di dote. Se stai dietro a Gesù per ricevere qualcos’altro che non sia il perdono dei tuoi peccati e la salvezza, sarebbe meglio pensarci bene. O credi proprio che Dio sia così ingenuo da non conoscere le tue intenzioni?

E osserva con attenzione chi sarebbero questi beati: i poveri in spirito, coloro che piangono, i mansueti, gli affamati e assetati di giustizia, i teneri di cuore che provano pena per tutti, gli operatori di pace, i perseguitati perché agiscono correttamente o per causa della loro fede in Gesù...

Te ne sei accorto? È del tutto all’opposto delle beatitudini di questo mondo, dove sonobeati” gli autosufficienti, i potenti, quelli che ridono, quelli che vanno avanti a forza d’ingiustizie, quelli che pestano gli altri, quelli che promuovono la guerra, quelli che perseguitano e che ovviamente vogliono passare molto lontano da chi, in questo mondo, è stato il più grande dei perdenti: Gesù.

Dio però sta chiamando al suo regno i perdenti e non i campioni. Prostitute, ladri, ciechi, storpi... quale tipo di persona pensi che Gesù sia venuto a chiamare? E dopo esser stati salvati dai loro peccati, per quello che Gesù ha fatto sulla croce e non a causa delle proprie opere, cosa sono diventati tali perdenti? Certo, beati, secondo il concetto di Dio e non degli uomini.

Vorresti essere uno di loro? Vorresti essere eternamente beato? Allora devi credere in Gesù. Non in un Gesù famoso e che ha avuto successo in questo mondo, ma nel Gesù crocefisso. Solo in questo modo conoscerai te stesso e, nei prossimi 3 minuti, potrai vedere veramente il disastro che sei.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#007 - Pescatori di uomini - Matteo 4:18-25


In Galilea Gesù rivede i fratelli Simone e Andrea. La prima volta che si sono incontrati in Giudea entrambi erano ancora discepoli di Giovanni Battista, ascoltandolo dire che Gesù era l’Agnello di Dio. In quell’occasione avevano già cominciato a seguire Gesù, e Simone aveva ricevuto un nuovo nome: Pietro. Questo si trova nel primo capitolo del Vangelo di Giovanni.

sono stati invitati a conoscere il posto dove Gesù viveva. Era un invito alla salvezza, lo stesso invito che Gesù fa a ogni persona che ha un primo contato con lui. “Vuoi sapere dove abito? Allora vieni con me!”, è più o meno quello che Gesù dice a ciascun cuore (Giovanni 1:39). Ed è un invito al cielo.

In questo secondo incontro in Galilea, descritto adesso da Matteo, tutti e due sono chiamati al servizio. L’ordine è sempre uguale: prima ricevi l'invito per esser salvato, poi per servire. Prima la fede, poi le opere; prima il perdono dei peccati, poi il frutto della fede; prima il cielo, poi la terra.

Simone e Andrea erano pescatori, e Gesù li ha chiamati per essere pescatori di uomini. Tutto quello che dovevano fare, era seguire Gesù.

La capacità e il potere per trasformarli in pescatori di uomini verrebbero da Dio, e non da una facoltà di teologia o qualcosa del genere. Non sarebbe stata una pesca fatta con le loro reti, le stesse che si erano lasciate dietro. Non dovevano neanche andare in giro a imprigionare le persone, come si fa con i pesci, ma a liberarle. E camminando con Gesù, diventerebbero esche vive. Così porterebbero il sapore e la fragranza di Gesù ovunque andassero.

Il pescatore di uomini va dov’è il pesce, corre rischi e non fa rumore per non attirare l’attenzione su se stesso. Parla di Gesù, di perdono e salvezza, e non di una religione, usanze o prosperità. Il tema del pescatore di uomini è Gesù, il quale ha reso concreta la maggior prossimità fra Dio e le sue creature. E la buona novella non è una lista di cose da fare, ma un’allegra notizia: Gesù è morto ed è risuscitato per salvare e giustificare il peccatore.

In questo capitolo 4 del Vangelo di Matteo altri due pescatori sono chiamati a diventare pescatori di uomini: Giacomo e Giovanni. Immediatamente lasciano la loro barca e il loro padre Zebedeo, e seguono Gesù. Immediatamente! Gesù ha la priorità.

Molti imprenditori, politici e artisti di quell’epoca hanno avuto i loro nomi cancellati dalla polvere dei secoli. I nomi dei pescatori Pietro, Andrea, Giovanni e Giacomo, però, rimangono fino ad oggi perché hanno avuto un incontro con Gesù, e sono stati chiamati ad annunciare la buona notizia della salvezza, che è quanto significa la parola “vangelo”. Questo incontro ha conseguenze eterne.

E tu, sei già stato “pescato”? Sei già stato chiamato? Se è così, benvenuto al club dei perdenti, nei prossimi 3 minuti.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#006 - Una persona o una religione? - Matteo 4:12-17



Dopo aver saputo che Giovanni Battista era stato messo in prigione, Gesù torna in Galilea, luogo in cui era cresciuto. E adotta Capernaum come il campo base del suo ministero, facendo lì la maggior parte dei suoi segni e miracoli.

Capernaum si trova sulle rive del Mare di Galilea che in verità è un lago d’acqua dolce, lungo circa 22 chilometri e largo 13. Quando i vangeli parlano di barche e di mare, si riferiscono a questo lago, e quando parlano di pesci, probabilmente sarebbero delle tilapie.

Molto tempo prima il profeta Isaia aveva predetto che il Messia abiterebbe in questa regione e che, nella Galilea dei gentili, “il popolo che camminava nelle tenebre” avrebbe visto una gran luce (Isaia 9:1). Così, dopo che Giovanni Battista è stato respinto e imprigionato dai giudei, essendo lui il precursore della luce che è venuta nel mondo, Gesù va appunto in una regione abitata principalmente da non giudei, cioè dai gentili. All’epoca era la regione più globalizzata della Palestina, dove passava la strada che collegava l’Egitto alla Babilonia, una rotta commerciale internazionale.

Nonostante sia venuto per i giudei, la fama del rigettato Re d’Israele si diffonde in tutta la Siria. Qui troviamo l’embrione della più internazionale delle credenze: la fede cristiana. Le persone cercano di aggiungere un’infinità di elementi culturali e regionali alla fede cristiana, ma in realtà, nella sua essenza, essa si concentra su una persona, Gesù, e non su una religione, cultura o usanze.

Molto di quello che vedi in giro, come cleri, templi, immagini, vestiti e utensili speciali, non è altro che una diffusa insensatezza, che non ha nulla a che fare con Gesù. Sono cose che la cristianità ha preso dal giudaismo e dalle religioni pagane, nel tentativo di rendere la fede cristiana riconoscibile per mezzo di cose visibili.

Eh già, quando qualcosa è visibile, non ha più bisogno della fede! Se credi in Gesù, credi in una persona, in Dio stesso, che non è soggetto a paesi, epoche o culture perché è eterno. La fede cristiana si basa su un fatto: il Figlio di Dio è venuto al mondo, è morto per i nostri peccati ed è risuscitato il terzo giorno. È la fede in un Gesù vivo, in cielo.

Ora l'unica parte visibile della fede cristiana sulla terra è il corpo di Cristo, la chiesa. Non sto parlando di un edificio di pietre o mattoni, però di ciò che la Bibbia ci insegna, ossia che la chiesa è il corpo formato da tutti quelli che credono in Gesù, che sono nati di nuovo e che sono stati salvati da lui.

Se la tua fede è in una religione, in un’organizzazione religiosa, o in qualsiasi altra cosa che non sia nella persona stessa di Gesù, stai sprecando il tuo tempo. La religione è l'idea di fare qualcosa per riconnetterci a Dio. Ma insomma, cosa dovremmo poi compiere, se ciò che doveva esser fatto Gesù l’ha già fatto?

Le ultime parole di Buddha sono state: "Lavorate molto per conquistarvi la salvezza.". Le ultime parole di Gesù sono state: "È compiuto!" (Giovanni 19:30).

E tu a cosa credi? A una persona viva o a una religione morta?

Nei prossimi 3 minuti, se non sarai un pescatore sarai un pesce.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#005 Le risposte - Matteo 4:1-11



Prima d’iniziare il suo ministero Gesù dovrà subire una prova, ed è lo Spirito Santo colui che lo porta al deserto per essere messo alla prova. Mentre Dio lo prova, Satana lo tenta.

Sebbene sia impossibile che lui fallisca, è importante che Gesù sia al di sopra di ogni sospetto, e che provi di essere moralmente atto alla sua missione. Il primo Adamo, l’uomo naturale, l’uomo della terra, non ha superato la prova. Gesù è l’ultimo Adamo, l’uomo del cielo, il precursore di un nuovo lignaggio spirituale. L’avrebbe superata questa prova?

Il primo Adamo non ha saputo resistere al frutto proibito, non dovendo neppure digiunare per 40 giorni, come invece ha fatto Gesù. Il frutto era necessario per nutrire il corpo. Gesù qui non è di fronte a un frutto, ma dinanzi a una sfida del Diavolo: “Se tu sei Figliuol di Dio, di’ che queste pietre divengan pani.” (Matteo 4:3).

La risposta di Gesù viene dalla Parola di Dio: “Non di pane soltanto vivrà l’uomo, ma d’ogni parola che procede dalla bocca di Dio.” (Matteo 4:4).

Allora il Diavolo lo conduce a Gerusalemme e lo colloca sul pinnacolo del tempio: “Se tu sei Figliuol di Dio, gettati giù; poiché sta scritto: Egli darà ordine ai suoi angeli intorno a te, ed essi ti porteranno sulle loro mani, che talora tu non urti col piede contro una pietra.” (Matteo 4:6).

E qua il Diavolo usa la Parola di Dio stessa, ossia il Salmo 91:11-12. Per Gesù questa potrebbe essere l’opportunità di dare un salto spettacolare e allo stesso tempo dimostrare che gli angeli erano a sua disposizione. Almeno circa 60.000 angeli o dodici legioni volerebbero immediatamente per sorreggerlo. Lui però non l’avrebbe fatto.

La prima tentazione puntava a soddisfare il corpo, pari al frutto offerto ad Adamo. Adesso il Diavolo cerca di suscitare in Gesù un sentimento di superbia. Il frutto dell’Eden era desiderabile perché Adamo acquistasse saggezza (Genesi 3:6), servendo a far nascere il sentimento che, in un’altra parte della Bibbia, è chiamato “orgoglio” o “superbia della vita” (I Giovanni 2:16).

Ancora una volta la risposta di Gesù viene dalla Parola di Dio: “Non tentare il Signore Dio tuo.” (Matteo 4:7). Nonostante fosse Dio, nella sua condizione umana Gesù ha dovuto imparare l’ubbidienza, come un figlio. Sì, ha superato anche questa seconda prova.

Sappiamo che il frutto dell’Eden era bello da vedere, piacevole agli occhi (Genesi 3:6). In questa nuova versione della tentazione, Satana lo conduce a un altissimo monte per mostrargli tutti i regni del mondo e la loro gloria. Erano nelle mani del Diavolo, l’usurpatore. Gesù potrebbe averli tutti, a patto che adorasse Satana. E per la terza volta la sua risposta viene dalla Parola di Dio: “Adora il Signore Iddio tuo, ed a lui solo rendi il culto.” (Matteo 4:10).

Tutte le risposte di Gesù provengono dalla Parola di Dio. E per te? Da dove provengono le tue risposte?

Nei prossimi 3 minuti saprai perché la fede di un cristiano non è in una religione.



Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#004 Ben accompagnato - Matteo 3:13-17


Gesù cammina moltissimi chilometri, dalla Galilea al fiume Giordano, soltanto per essere battezzato da Giovanni Battista. Sicuramente considera il battesimo come qualcosa di molto importante.

Adesso però Giovanni ha un problema. Fino a quel momento aveva detto alle persone di pentirsi dei propri peccati, e che fossero battezzate. Ma ora, cosa avrebbe dovuto fare con Gesù? Come potrebbe Giovanni, un peccatore, battezzare il Figlio di Dio senza peccato? Di che cosa dovrebbe pentirsi Gesù?

Assolutamente di niente. Gesù non aveva nulla di cui pentirsi, tuttavia è disposto ad andare di pari passo con quelli che hanno molto di cui pentirsi. Non ti sei mai trovato in qualche brutta situazione nella tua vita ed è venuto qualcuno disposto a restare vicino a te, a stare dalla tua parte? Quindi sai bene di che cosa sto parlando.

Gesù è pronto, insieme al peccatore, a passare per il battesimo che simboleggia la morte. Tre anni dopo avrebbe affrontato da solo il profondo mare del giudizio di Dio e le sue onde di terrore, morendo su una croce. Lui però non sarebbe rimasto nella tomba. Dio lo risuscita, affinché tu non debba subire il giudizio. E questo succede se ci crederai.

Quando Gesù gli spiega che così dovrebbe essere, poiché conveniva loro adempiere ogni giustizia, Giovanni accetta di battezzarlo.

Ed ecco dove riscontriamo una delle scene più sublimi dell’intera Bibbia. Uscendo dall’acqua, i cieli si aprono, lo Spirito Santo di Dio scende come una colomba e viene su Gesù. Allora la voce del Padre risuona nei cieli: “Questo è il mio diletto Figlio, nel quale mi sono compiaciuto.” (Matteo 3:17).

È qui che gli scettici entrano in lunghe discussioni per cercare di negare un unico Dio in tre persone: Padre, Figlio e Spirito Santo. Sostengono che questa Trinità non ha senso. Certo che no! Se l’essenza di Dio, cioè la natura stessa del Dio infinito, avesse un senso per la nostra finita mente umana, non sarebbe Dio.

La voce è quella di Dio Padre; la colomba è la forma adottata in quel momento da Dio, lo Spirito Santo; e Dio, il Figlio, è lì, essendo battezzato. Ora capisci perché là nel libro della Genesi incontriamo Dio che dice: “Facciamo l’uomo a nostra immagine e a nostra somiglianza”? (Genesi 1:26). Ecco perché.

Ma qua la questione più importante è questa: Dio potrebbe dire che si compiace in te o in me? Lui si è compiaciuto nel suo Figlio, Gesù, l’unico Uomo perfetto che ha camminato in questo mondo. Invece a te e a me, cosa ci tocca?

Già, dobbiamo essere in Gesù se vogliamo piacere a Dio. Ci sono luoghi in cui non entri se non sei in compagnia della persona giusta. Il cielo è così.

Nei prossimi 3 minuti saprai dove trovare le risposte giuste.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#003 Il precursore del re - Matteo 3:1-12


Te la sentiresti di andare in un deserto per star ad ascoltare un uomo che indossa un abito di peli di cammello? E se tu sapessi che il suo cibo erano locuste e miele selvatico, t’interesserebbe?

Giovanni Battista non è per niente attraente o diplomatico, però è proprio un uomo così che Dio ha scelto per annunciare l’arrivo di un regno che non è della terra ma del cielo, e l’arrivo del suo re, Gesù.

E non ci sono mica soldati in divisa che suonano delle trombe dorate come nelle fiabe, soltanto Giovanni con l’aspetto di un pazzo, eletto per proclamare un messaggio neanche un po’ piacevole: “Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino.” (Matteo 3:2).

Chi lo ascolta e si pente, è battezzato da lui nel fiume Giordano. Tuttavia chi non gli dà retta...

È vero, alcune persone sonosolamente per curiosità e finiscono con l’ascoltare ciò che non vorrebbero ascoltare. Giovanni chiama quei distinti cittadini della società giudaica di “razza di vipere” (Matteo 3:7). Sono loro i farisei e i sadducei.

I farisei professavano una grande devozione alla legge di Mosè ed erano pieni di giustizia propria. Sicuramente c’erano farisei sinceri, che si impegnavano ad avere una vita corretta, ma la sincerità non salva nessuno dai suoi peccati. Se conosci qualcuno il quale crede che la sua vita corretta lo potrà salvare, allora sai già il modo di pensare di un fariseo.

Gli altri bersagli dei rimproveri di Giovanni erano i sadducei, che dubitavano della resurrezione, non credevano all’esistenza degli angeli, all’immortalità dell’anima e al castigo eterno. E oggi, chi sono loro? I razionali, gli scettici, quelli che mettono la loro fiducia nella scienza, nella logica e nella ragione.

Giacché erano i discendenti di Abramo, i farisei e i sadducei credevano che questa particolarità gli avrebbe dato qualche vantaggio rispetto agli altri popoli; per Dio, però, la responsabilità e il pentimento sono questioni individuali.

Giovanni li avvisa che la prova di una conversione genuina la si vede dai frutti: chi veramente crede nella Parola di Dio è nato di nuovo, e questo risulta evidente nella sua vita. Chi non farà buon frutto, avverte Giovanni, sarà tagliato fuori come si taglia un albero, e sarà gettato nel fuoco (Matteo 3:10). Giovanni non misura le proprie parole.

Mentre battezza nelle acque del Giordano tutti quelli che si pentono, annuncia inoltre che quel Gesù, di cui parla, battezzerà alcuni con lo Spirito Santo, ma altri con il fuoco: raccoglierà alcuni nel granaio di Dio, come grano prezioso, ma brucerà altri come paglia inutile.

E tu, chi sei? Il religioso fariseo o lo scettico sadduceo? Spero proprio che tu sia il peccatore pentito. Se sarà così, nei prossimi 3 minuti avrai compagnia.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#002 Di male in peggio - Matteo 2:1-23


Dopo la nascita di Gesù, alcuni uomini saggi dell’Oriente sono arrivati a Gerusalemme chiedendo informazioni circa il Re d’Israele che era venuto al mondo.

Quando il re Erode e gli abitanti di Gerusalemme l’hanno saputo, si sono preoccupati. Anche tu lo saresti se corressi il rischio di dover cedere il tuo governo a un altro.

E il governo della tua vita, lo passeresti a Gesù? Oppure faresti qualsiasi cosa pur di evitarlo? Erode ha deciso che sarebbe necessario eliminare Gesù.

Quei saggi, poi, sono andati a Betlemme con dei regali per il bambino: oro, incenso e mirra, cioè una resina amara che trasuda dalla corteccia di alberi pieni di spine. Così, nonostante la sua perfezione aurea e la sua fragranza divina, Gesù era destinato a provare l’amarezza di una morte infame, inchiodato sul legno di una croce come un criminale qualunque.

Dopo aver incontrato Gesù, i saggi sono tornati al loro paese per un’altra via. Nessuno torna sulla stessa via dopo un incontro simile. E nessuno avrà un tale incontro se non ascolterà la voce di chi ha affermato: “Io son la via (Giovanni 14:6).

Saputo che Erode cercava di far morire il bambino, Giuseppe è fuggito in Egitto portando con Gesù e Maria, e solo dopo la morte di Erode sono ritornati in Israele, venendo ad abitare a Nazaret.

Gesù è stato chiamato Nazareno durante un’epoca in cui, di solito, le persone dicevano che da Nazaret non poteva venire niente di buono.

Che senso ha tutto questo? Dio è nato in una stalla, ha trascorso le sue prime notti in una mangiatoia per il bestiame, vivrà come un rifugiato in esilio e in seguito andrà a finire in un paesino spregevole, abitato da persone ignobili.

Sai cosa significa? Che soltanto chi ha già sperimentato tutto ciò, potrà capire coloro che lo stanno vivendo adesso. Tristezza, disprezzo, persecuzione... le conosci queste cose, vero? E puoi starne certo che Gesù non è venuto qui per svago. Per lui comincia male e poi finisce peggio.

Ora, prova a indovinare in cambio di che cosa o per chi lui l’ha fatto. Sai già la risposta.

Nei prossimi 3 minuti troverai un uomo il cui cibo erano locuste e miele selvatico, e che si vestiva in modo molto singolare.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#001 Non può essere che vero - Matteo 1:1-25


Quale sarebbe il giudeo che in buona coscienza includerebbe due prostitute nella genealogia di Gesù? Matteo l’ha fatto nel primo capitolo del suo Vangelo. Tamar e Rahab erano prostitute.

E c’è anche di più: c’è Ieconia, un re che è stato maledetto dal profeta Geremia; c’è Ruth, una moabita, del popolo nemico d’Israele; c’è il re Salomone, il quale ha avuto mille donne, tra cui una grande parte proveniente dai popoli nemici, essendo pienamente dedito alla loro idolatria. E chi è stato Salomone? Era il figlio di Betsabea, la donna con cui Davide aveva commesso adulterio e il cui marito lo stesso re aveva fatto morire (2 Samuele 12:9). È interessante notare che il suo nome non appare nella genealogia, ma solo il nome di suo marito Uria, colui che era stato tradito.

Se analizzerai bene la vita di ogni persona della lista degli antenati di Gesù, capirai che non si salva nessuno. Oppure addirittura te ne accorgerai che Dio vuole inviarti un messaggio: desidera dirti che sono tali peccatori, per l’appunto, che sarebbero da lui salvati.

La chiave per capire tutto ciò si trova in quello che l’angelo ha rivelato a Giuseppe in un sogno, dopo che lui aveva già scoperto che la sua fidanzata, Maria, era incinta, e che il figlio non era suo. L’angelo gli ha detto: “Ella partorirà un figliuolo, e tu gli porrai nome Gesù, perché è lui che salverà il suo popolo dai loro peccati.” (Matteo 1:21).

Quell’essere che la vergine portava nel suo grembo era stato generato dallo Spirito Santo e sarebbe chiamato “Dio con noi” (Matteo 1:23). Dio stava per provare cosa significa nascere, vivere e morire come un uomo. Dio stava per sentire nella propria pelle quello che noi sentiamo. Esisterebbe una maggiore empatia?

Ah, me ne ero quasi dimenticato: Matteo, l’autore di questo Vangelo, era un giudeo traditore della patria. Raccoglieva i tributi per darli a Cesare, l’invasore romano. Sarebbe come se un giudeo, ad esempio, stesse lavorando per Hitler durante la seconda guerra mondiale.

Ma la sai una cosa? Questa storia è così incredibile che può solo essere vera. Io ci credo e credo in lui, in Gesù, il Salvatore. Io ho bisogno di crederci, perché sono tanto peccatore quanto Matteo e tutta questa gente. E tu?

Se sarai saggio a sufficienza per darmi la giusta risposta, nei prossimi minuti t’invito a conoscere degli uomini saggi.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

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