"E l'Eterno mi rispose e disse:
'Scrivi la visione, incidila su delle tavole,
perché si possa leggere speditamente'". Abacuc 2:2

#046 - La famiglia di Gesù - Matteo 12:46-50

I religiosi giudei dubitano di Gesù e gli chiedono un segno. E questo rigetto non proveniva solo da loro, ma anche i suoi fratelli non gli credevano. Nel Vangelo di Marco 3:21 leggiamo che mentre Gesù discorreva con i farisei, i suoi fratelli stavano arrivando per parlargli, perché credevano che fosse impazzito. Qualcuno lo avverte che sua madre e i suoi fratelli, fermatisi fuori, lo avevano mandato a chiamare.

“'Chi è mia madre, e chi sono i miei fratelli?', chiede. E stendendo la mano sui suoi discepoli, disse: 'Ecco mia madre e i miei fratelli! Poiché chiunque avrà fatto la volontà del Padre mio che è nei cieli, esso mi è fratello e sorella e madre.'” (Matteo 12:48-50).

Questo evento è di particolare rilievo poiché segna una svolta nel ministero di Gesù riguardo a Israele. Sua madre e i suoi fratelli raffigurano il suo naturale legame con il suo popolo, al quale lui aveva diretto il suo ministero quasi che esclusivamente, fino adesso. I farisei lo accusano di agire con l’aiuto dello spirito di Satana. La sua famiglia crede che lui sia impazzito. Nel Vangelo di Giovanni si legge: “È venuto in casa sua, e i suoi non l’hanno ricevuto” (Giovanni 1:11).

Da questo punto in avanti c’è una rottura con Israele nel ministero di Gesù. La continuazione del versetto nel Vangelo di Giovanni ci dice: “Ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto, egli ha dato il diritto di diventar figliuoli di Dio” (Giovanni 1:12). D’ora in poi il rapporto con Dio non si limiterà a una nazione, ma sarà esteso a tutti quelli che fanno la volontà del Padre.

Questi versetti ci chiariscono anche altri due punti importanti. In primo luogo, si può notare che la madre di Gesù non ha un accesso privilegiato rispetto a Gesù, come alcuni vogliono credere, o farci credere. In secondo luogo, Gesù ha avuto dei fratelli e delle sorelle, essendo figli di Maria e di Giuseppe.

E ti ricordi quando Gesù ha detto: “Venite a me”? (Matteo 11:28). Bene, allora potrai capire, una buona volta, che non abbiamo bisogno di Maria o di qualsiasi altro intermediario per andare a Gesù. Devi solo accettare il suo invito d’amore, senza essere incatenato dai dogmi o dalle tradizioni che le religioni cercano d’importi per tenerti lontano da Gesù e, così, continuamente dipendente da un clero per avere un rapporto con Dio.

Dopo di ciò, Gesù esce di casa e si siede sulla spiaggia per parlare alla folla. Quello che dirà, lo vedrai nei prossimi 3 minuti.

#045 - Segni - Matteo 12:38-45

Anche dopo tutti i miracoli che avevano già visto, i farisei hanno l’audacia di chiedere a Gesù di operare ancora un segno affinché gli credano. A Dio non piacciono le persone che chiedono un segno per poter credere. La fede viene dall’udire la Parola di Dio, e non dal vedere qualcosa (Romani 10:17). La fede è dimostrazione di cose che non si vedono (Ebrei 11:1). Quando ti fidi di qualcuno, la parola di questa persona sarà sufficiente.

Quando Tommaso ha riconosciuto di essere davanti a Gesù risorto, lui ha detto a Tommaso: “Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non han veduto, e hanno creduto!” (Giovanni 20:29). Secoli di segni e miracoli compiuti da Dio tra il popolo di Israele non sono serviti a cambiare il cuore di un popolo incredulo. Gesù li chiama “generazione malvagia e adultera”, perché non vogliono riconoscere il loro Messia e sono infedeli a Dio.

Gesù risponde loro che l’unico segno di cui hanno bisogno è già stato dato: Giona, che ne esce vivo dal ventre del gran pesce, essendo un’allusione alla morte e alla risurrezione di Gesù, il quale stava per accadere. Giona era stato gettato in mare affinché l’equipaggio della nave potesse essere salvato, e ha trascorso tre giorni e tre notti nel ventre di un gran pesce. Gesù sarebbe stato gettato nella morte per salvarci e il suo corpo sarebbe rimasto tre giorni e tre notti nel ventre della terra prima di risuscitare.

Il popolo di Ninive aveva creduto nella predicazione di Giona e lì, davanti a loro, c’era qualcuno che era più grande di Giona. La regina di Sceba aveva percorso centinaia di chilometri per ascoltare la saggezza di Salomone e lì, davanti a loro, c’era qualcuno che era più grande di Salomone (I Re 10:1). Poco prima Gesù aveva detto che lui era più grande del Tempio e, se continui a leggere la Bibbia, vedrai che lui è più grande di tutta la Creazione di Dio; infatti, è colui attraverso il quale e per il quale sono state create tutte le cose.

E ora, cosa intendi fare con Gesù? Crederai in lui o aspetterai qualche segno? Gesù paragona i giudei a una casa vuota e ordinata, che aspetta soltanto qualcuno che la abiti. Rifiutando di ricevere l’unico che avrebbe potuto legittimamente vivere in questa casa, adesso loro erano vulnerabili all’invasione degli spiriti di errore e d’inganno.

Hai già aperto la porta a Gesù o intendi aspettare qualcun altro? Forse dirai che hai già una religione che tradizionalmente hai ricevuto dalla tua famiglia. Qui, però, non sto parlando di una religione, ma di una persona, Gesù, il Figlio di Dio, il Salvatore.

E cosa possiamo farne delle tradizioni religiose che ci sono state trasmesse dai nostri genitori? Mentre Gesù stava ancora parlando alla folla, l’hanno avvertito che sua madre e i suoi fratelli erano arrivati. Nei prossimi 3 minuti vedremo cosa succederà.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#044 - Razza di vipere - Matteo 12:33-37

Nonostante siano stati testimoni di tutto il bene che Gesù stava facendo, come scacciare i demoni, guarire i malati e risuscitare i morti, i farisei peccano contro lo Spirito Santo quando attribuiscono tutto questo al potere di Satana. Lo accusano di essere, Gesù stesso, un posseduto dal demonio.

Le loro parole esprimono solo ciò che esiste nel cuore dell’uomo: inimicizia contro Dio. Dove essa è cominciata? Nel giardino dell’Eden, quando l’uomo ha voluto fare la propria volontà. E dove continua a esistere questa inimicizia? Nel mio cuore e nel tuo, ogni volta che vogliamo fare la nostra volontà e non la volontà di Dio. Dopo aver perso l’approvazione di Dio in Eden, ora cerchiamo disperatamente l’approvazione di Dio e degli uomini sulla base delle nostre opere, della nostra condotta, delle religioni, ecc.

Gesù considera i farisei una “razza di vipere”. Come loro, tutti noi siamo il risultato dello stesso inganno di Satana con l’aspetto di un serpente. La nostra bocca è l’espressione di ciò che portiamo nei nostri cuori. Se credi in Gesù, se avrai la Parola di Dio nel cuore, lo esalterai, parlerai di lui. Altrimenti, parlerai e ti vanterai solo di te stesso, bestemmierai, deriderai Gesù e negherai l’efficacia della sua opera sulla croce per salvarci.

Il risultato di una vera conversione viene mostrato per primo nelle nostre proprie parole. Puoi dirlo, forte e chiaro, che Gesù è il tuo Salvatore e il tuo Signore? Nel tuo cuore credi che lui abbia ricevuto il castigo per i tuoi peccati e che sia morto al posto tuo? La tua bocca ne è la prova, e anche la tua vita.

Tutti noi sappiamo che le parole sono potenti. Esse corrompono, creano nemici e generano distruzione. Che cosa si può pensare delle parole che sono in grado di corrompere la tua anima, di confermare la tua inimicizia contro Dio e di determinare la tua propria sentenza di condanna? La Bibbia ci dice che ogni lingua confesserà che Gesù Cristo è il Signore (Filippesi 2:11). Il problema è che non tutti saranno nello stesso posto quando lo riconosceranno.

Quando parlerai di Gesù, ricordati che varrà quello che la polizia dice nei film al momento dell’arresto: “Qualsiasi cosa dirai, potrà e sarà usata contro di te”. Allora, cosa si può fare? Vuoi un suggerimento? Inizia con queste parole: “O Dio, abbi pietà di me, peccatore!” (Luca 18:13). È stata la Parola di Dio che ti ha rivelato Gesù. Sono le tue parole che rivelano se ci credi davvero.

Per i farisei non è abbastanza avere Gesù davanti a loro. Vogliono anche vedere qualche segno. Nei prossimi 3 minuti.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#043 - Il peccato senza perdono - Matteo 12:24-32

Negli ultimi 3 minuti ci si è resi conto del chiaro contrasto tra la religione dell’uomo e la compassione di Dio. Ora i farisei adottano una posizione di dichiarata opposizione a Gesù. Sostengono che Gesù era posseduto da un demone e che sarebbe stato tramite il potere di Belzebù, il principe dei demoni, che lui avrebbe scacciato i demoni.

Allora Gesù fa appello alla logica: una casa divisa contro se stessa non dura a lungo. Se Satana espelle Satana, sta combattendo contro se stesso. E se questa idea dei farisei fosse corretta, dovrebbero attribuirla anche agli esorcisti che erano tra loro. Nel tentativo di negare il potere di Gesù, finiscono per incriminarsi da soli.

Quello che Gesù sta facendo è parte di un processo che include il poter entrare nella casa del forte Satana, legarlo e poi saccheggiare i suoi beni. Innanzitutto Gesù dimostra il suo potere su Satana invadendo la sua sfera d’azione, ossia questo mondo, e limitando i suoi movimenti. Dopo, sulla croce, infliggerà il colpo mortale: schiaccerà la testa del serpente, com’era stato promesso in Eden. Così, saccheggerà la nostra casa, liberandoci dal potere delle tenebre, portandoci alla sua meravigliosa luce (I Pietro 2:9).

Nell’attribuire il potere di Gesù a Satana, e non allo Spirito di Dio, i farisei commettono il peccato per il quale non c’è perdono. Questo peccato senza perdono poteva essere commesso soltanto alla presenza del Figlio di Dio stesso, mentre lui era qui.

E ciò è diverso dal mettere in dubbio gli stratagemmi, per esempio, di qualche truffatore che apre una chiesa qualsiasi solo per ingannare la gente in cambio di soldi. Gesù stesso predisse che ci sarebbero state persone così, che avrebbero scacciato demoni in nome suo, ma non avevano nulla a che fare con lui.

Oggi Dio è pronto a perdonare coloro che peccano, maledicono e perfino bestemmiano, purché queste persone credano in Gesù come il loro Salvatore. Se vivi afflitto dall’angoscia perché pensi di aver commesso un peccato senza perdono, da dove credi che provenga questo doloroso sentimento? Sì, dallo stesso Spirito Santo che non ha ancora rinunciato a te.

Oggi il peccato senza perdono è resistere allo Spirito Santo di Dio, quando lui cerca di convincere qualcuno del peccato e della giustizia. Oggi il peccato senza perdono è morire nell’incredulità.

Nel respingere Gesù, i farisei decidono da che parte vogliono stare. E tu, hai già scelto da che parte vuoi stare? Negare l’operazione dello Spirito di Dio in Gesù è solo l’inizio delle molte opere malvagie dei farisei religiosi; Gesù li definirà “razza di vipere” nei prossimi 3 minuti.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#042 - Religiosi invidiosi - Matteo 12:22-23

Negli ultimi 3 minuti abbiamo visto che Gesù è stato presentato come il Messia, ma in qualità di servitore, essendo questo qualcosa che nessun giudeo se lo sarebbe aspettato. Ora, guarendo un indemoniato cieco e muto, ai laici sembra veramente probabile che lui sia il figlio di Davide, appunto uno dei titoli dati al Messia. Il clero, tuttavia, non può ammetterlo.

Mentre la parola ipocrisia significa voler “sembrare” ciò che non si è, la parola invidia significa voler “essere” chi non si è, oppure voler avere quello che non si ha. Il peccato di Adamo è stato una forma d’invidia quando volle essere come Dio. Satana, con l’aspetto di un serpente, ha detto a Eva: “Sarete come Dio” (Genesi 3:5). Satana stesso era già stato espulso dalla presenza di Dio per voler essere uguale a Dio.

La religione ti trasforma in un ipocrita, richiedendoti di essere all’altezza di uno standard che non sei in grado di raggiungere. Allora fai finta di essere una brava persona e inizi a disdegnare coloro che non la pensano o non agiscono come te. Questo clero giudaico è esattamente così.

Inoltre, la religione ti rende invidioso, proprio com’è successo ai farisei. Il Signor Gesù, il Salvatore, è proprio lì, davanti a loro, ma sarà un intoppo per chiunque voglia essere un signore e un salvatore di se stesso.

Quando ritieni che soltanto la tua condotta potrà salvarti, Gesù diventa un ostacolo. Al massimo lo considererai un esempio, un martire o persino un talismano, fuorché il tuo Salvatore. Dopotutto, perché avresti bisogno di un altro salvatore se credi nell’auto salvezza? Perché avresti bisogno di un altro signore, se vuoi essere il padrone di te stesso?

Alla fine del Vangelo di Matteo si può scoprire che Pilato sapeva che Gesù era stato consegnato a morte dai farisei solo per invidia. E ancora oggi le persone religiose continuano a essere ipocrite e invidiose come i farisei, volendo sembrare quello che non sono, ed essere e avere ciò che non possono né essere né avere.

Nonostante tutto, Dio prova compassione per noi e vuole offrirci un posto elevato, ma a modo suo. Dopo che Gesù ha versato il suo sangue sulla croce per purificarci dai nostri peccati, Dio t’invita a credere in lui affinché tu diventi un figlio di Dio e coerede di Cristo (Romani 8:17). Tutto quello che volevi conquistare con i tuoi sforzi, ora Dio te lo offre gratuitamente.

I religiosi farisei rifiutano l’offerta di Dio e commettono il peccato per il quale non c’è perdono. Questo è ciò che vedrai nei prossimi 3 minuti.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#041 - Il Servitore - Matteo 12:15-21

Negli ultimi 3 minuti i religiosi farisei hanno deciso di uccidere Gesù. Sono più preoccupati di obbedire alle regole della loro religione che di salvare le persone. Gesù chiede a coloro che lo seguono di non rivelare chi lui fosse veramente. Lui non vuole essere visto come un leader rivoluzionario che li libererà dal nemico romano.

Se c’è un nemico agli occhi di Dio, quel nemico è la religione stessa, e i suoi leader religiosi, che sono più preoccupati di mantenere il loro status piuttosto che di permettere alle persone di essere guarite. Inoltre, Gesù non era venuto qua per versare sangue romano, ma il suo proprio sangue; non era venuto qua per liberare il popolo da un invasore delle loro terre, ma da un invasore dei loro corpi: il peccato.

Se i giudei avessero prestato più attenzione alla profezia di Isaia, avrebbero visto che il Prescelto di Dio sarebbe venuto come un Servitore, e non come un generale. Se avessero prestato più attenzione alla scena del battesimo di Gesù, avrebbero visto l’adempimento della profezia che diceva: “Io metterò lo Spirito mio sopra lui” (Matteo 12:18).

L’ultima cosa che i superbi giudei avrebbero voluto ascoltare era proprio questo che Isaia aveva profetizzato, ossia, che il Prescelto sarebbe venuto anche per i gentili, e ciò includeva i romani e non solo i giudei. In più, Isaia aveva detto che il Messia si sarebbe comportato in modo totalmente opposto a quello dei leader politici, che gridano per le strade e per le piazze. E lui non sarebbe stato prepotente, non avrebbe usato il suo potere per opprimere ancor di più quelli che erano già oppressi. Nelle parole di Isaia, il Prescelto non avrebbe spezzato la canna rotta, come se stesse pestando ciò che era già stato abbattuto, e nemmeno avrebbe spento il lucignolo, ancora a mala pena fumante.

Anche se la tua fede sarà come uno stoppino senza nessun fuoco, Gesù non ti deluderà. L’invito di chi ha detto “venite a me” (Matteo 11:28) continua a valere per te. Se ritieni di non essere in grado di camminare conforme agli standard di Dio, allora l’invito è per te. Se ti senti come una canna rotta, è proprio per persone così che Gesù è venuto. Hai bisogno di Gesù e del suo amore.

Se, però, sei un religioso, come lo erano quei farisei, probabilmente continuerai a fidarti della tua religione, della tua obbedienza, delle tue buone opere, senza renderti conto che facendo così stai disprezzando il Salvatore, e provando a salvarti solo tramite la tua condotta.

Ricordati: puoi disprezzare il favore di Dio essendo una persona cattiva, ma puoi anche fare la stessa cosa essendo un religioso. Come i farisei nei prossimi 3 minuti.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#040 - La mano secca - Matteo 12:9-14

Negli ultimi 3 minuti i farisei hanno criticato Gesù perché i suoi discepoli avevano raccolto una manciata di chicchi in giorno di sabato. Ora lui entra nella loro sinagoga, il luogo in cui i giudei si riuniscono per studiare la Parola di Dio, e trova lì un uomo con una mano secca.

Nel Vangelo di Luca c’è scritto che i farisei erano lì per scoprire qualche fallo in Gesù. “È egli lecito far delle guarigioni in giorno di sabato?”, gli hanno chiesto. La risposta arriva sotto forma di un’altra domanda: “Chi è colui fra voi che, avendo una pecora, s’ella cade in giorno di sabato in una fossa non la prenda e la tragga fuori? Or quant’è un uomo da più d’una pecora! È dunque lecito di far del bene in giorno di sabato” (Matteo 12:10-12). Subito dopo Gesù dice all’uomo di stendere la sua mano secca ed essa guarisce.

I religiosi farisei, ovviamente, hanno ancora le loro mani atrofizzate, essendo incapaci di eliminare la miseria umana. I leader religiosi non possono e non vogliono porre fine alla miseria, alla sofferenza e all’incertezza, perché di questo vivono.

Che cosa dice la religione dell’uomo? Fa’ questo e quell’altro e sarai una persona migliore, e poi, forse, la tua bontà supererà la tua cattiveria nella bilancia di Dio e potrai essere salvato. Devi essere molto ingenuo per credere che funzioni così. Per quanto tu sia bravo, non raggiungerai mai lo standard di Dio, che è perfetto. Adamo ed Eva sono stati espulsi dal paradiso a causa di un solo peccato. Con quanti peccati pensi di poter entrare alla presenza di Dio? Zero!

Siccome nessuna religione può concederti lo status di avere “zero peccati”, i leader religiosi continueranno a importi una serie di compiti affinché tu provi a eseguirli, senza mai assicurarti di avercela fatta. E non vogliono nemmeno che tu ci arrivi, perché temono che lascerai la loro congregazione casomai tu abbia questa certezza. A nessun fariseo interessa che le persone abbiano la certezza della loro salvezza eterna.

Gesù, però, ci dà questa certezza. Se è morto sulla croce al posto mio, se il suo sangue mi purifica da tutti i miei peccati e se ora Dio mi considera giusto in Cristo, avendo lui il totale accesso al cielo, è proprio così che Dio mi vede: con tutti i miei peccati pagati. Quale colpa un giudice potrebbe attribuire a qualcuno che ha già scontato la pena? Nessuna colpa.

Questo Gesù che ci salva completamente non interessa ai farisei e vogliono farlo morire. Nei prossimi 3 minuti vedremo che Gesù agisce in modo discreto, molto diverso dal profilo reazionario e rivoluzionario che alcuni cercano di attribuirgli.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#039 - Il sabato - Matteo 12:1-8

Negli ultimi 3 minuti abbiamo visto l’amorevole invito del Salvatore ad andare a lui, e non a una religione. La parola “religione” deriva da “riallacciare” o “riconnettere”, considerandosi che l’uomo abbia perso la sua connessione con Dio. È Dio, però, che fa questa riconnessione, non l’uomo. A rigor di termini, ciò che accade non è nemmeno una riconnessione, ma la completa eliminazione del vecchio uomo e una nuova creazione di Dio.

Quando l’uomo cerca di riconnettersi con Dio, presume di essere in grado di farlo seguendo un elenco di regole. Il risultato? Le sue regole finiscono più per danneggiarlo che per aiutarlo. Queste regole si trasformano in sacrifici che mettono da parte qualsiasi sentimento di misericordia. Ed è ciò che hanno fatto i giudei con il sabato che, nella legge data a Mosè, doveva essere solo un giorno di riposo.

Mentre i discepoli di Gesù, e lui con loro, passavano per i seminati, siccome avessero fame hanno cominciato a raccogliere delle spighe, a strofinarle tra le mani e a mangiare i loro chicchi. Fino a qui, niente di strano. Anche tu mangi l’avena, per esempio, che è un chicco crudo, schiacciato o macinato.

Secondo la legge che è stata data nell’Antico Testamento, ciò non si trattava di un furto poiché qualsiasi viaggiatore aveva il permesso di nutrirsi delle piantagioni altrui, a condizione che non usasse una falce. Dio pensava al benessere dei viaggiatori in un’epoca in cui non c’erano stazioni di servizio o autogrill sulle strade. Per i farisei, però, il vero problema era che consideravano questa azione dei discepoli come essendo un lavoro, e loro lo stavano facendo di sabato.

Lo scopo delle intenzioni di Dio è il benessere degli esseri umani, e non la loro sofferenza. La storia del cristianesimo è piena di casi d’autolesionismo, di persone che affliggono se stesse, che frustano i propri corpi, che salgono lunghissime scale in ginocchio o si lasciano inchiodare su una croce.  Pensano che la loro sofferenza serva a pagare i loro peccati. Ma come possiamo pagare qualcosa che è stato già pagato duemila anni fa?

Ora, forse, potresti chiedermi: e il digiuno? Ti dirò che cos’è il digiuno o l’astensione da qualcosa. Ti ricordi quella volta quando eri così innamorato che sei arrivato al punto di dimenticarti persino di pranzare o di cenare? La Bibbia ci parla appunto di questo tipo di digiuno, ossia, t’innamori tanto di Dio che le altre cose perdono d’importanza.

Gesù mostra ai farisei che Dio non vuole sacrifici ma misericordia. Gli fa presente che Davide e i suoi uomini, quando hanno avuto fame, hanno mangiato i pani di presentazione del tempio, e che solo i sacerdoti li potevano mangiare. Certo, se all’epoca Davide fosse stato rispettato come un re, e non avesse avuto bisogno di vivere in esilio, non avrebbe dovuto farlo. E cosa vediamo qui?

Il Re dei re, il Sommo Sacerdote, colui che è più grande del tempio di Gerusalemme, colui che è il Signore del sabato, respinto dalla sua nazione e specialmente dai religiosi del suo tempo. Se Gesù fosse stato ricevuto, i suoi discepoli non avrebbero avuto bisogno di fare quello. Lasciando da parte la misericordia e valorizzando il ritualismo, la religione finisce per escludere Gesù.

E per fornire ancora una prova di chi lui sia veramente, nei prossimi 3 minuti Gesù ci mostrerà la sua misericordia il giorno stesso che lui ha creato: il sabato.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#038 - Venite a me - Matteo 11:28-30

Negli ultimi 3 minuti abbiamo visto che Gesù ha ringraziato il Padre per aver rivelato queste cose ai piccoli, e non ai saggi. Ma insomma, per aver rivelato che cosa? Averci rivelato lui stesso e tutte le cose che lo riguardano.

Apocalisse 19:10 ci dice che “la testimonianza di Gesù è lo spirito della profezia”. Nel Vangelo di Luca, dopo la sua risurrezione Gesù incontra due discepoli e mostra loro tutto ciò che era stato scritto su di lui nell’Antico Testamento. Gesù è il centro di ogni cosa, è l’inizio, il mezzo e la fine.

Ed è per questo che adesso lui ci dice: “Venite a me” (Matteo 11:28). Proprio così, c’invita ad andare a lui, e non a una religione oppure a un’organizzazione. Chi va a Gesù riceve il perdono dei suoi peccati e la salvezza. Chi va a una religione non può ricevere nulla, perché Dio non ha dato all’uomo una religione come mezzo di salvezza. Dio ci ha dato il suo proprio Figlio: “E in nessun altro è la salvezza; poiché non v’è sotto il cielo alcun altro nome che sia stato dato agli uomini, per il quale noi abbiamo ad esser salvati” (Atti 4:12).

L’invito di Gesù è per coloro che sono stanchi ed oppressi. Quindi, se pensi che la tua vita sia ottima, se non provi nessun senso di colpa per i tuoi peccati, se non ti rendi conto che la morte è un fatto dal quale non puoi scappare, allora l’invito non fa per te. L’invito è per gli stanchi e per gli oppressi. D’altronde, come potrebbe interessarti un Salvatore se non ti senti perso?

Poi Gesù continua e t’invita a prendere il suo giogo e a imparare da lui. E questo, che significa? Sottomettersi alla sua volontà perché sia lui a controllare la tua vita, riconoscendo che devi imparare da lui, il quale è mansueto e umile di cuore. Tutto ciò è in netto contrasto con i farisei e con la loro religione piena d’arroganza e di minacce. Il vero Maestro è mansueto e umile.

Il giogo di Gesù è dolce e il suo carico è leggero, a differenza del giogo e del carico che la religione impone sulle persone. Fa’ questo, fa’ quello, fa’ quell’altro e, forse, chissà, un giorno potrai arrivare alla salvezza. La religione ti fa credere che sarà tramite i tuoi sforzi che otterrai la salvezza. Gesù ti mostra che lo sforzo è soltanto suo.

Gesù non ti offre una bella vita senza preoccupazioni, perché non esisterà nulla del genere mentre sarai in questo mondo devastato dal peccato. Ma lui ti offre il perdono, la salvezza e il riposo per la tua anima. Il peggior carico l’ha già portato lui sulla croce, quando ti ha sostituito nella condanna che ha subito a causa dei tuoi peccati. Quello che doveva essere fatto, l’ha già fatto lui. Ed ora devi fare solo una cosa: accettare il suo invito. Che ne dici di farlo adesso?

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#037 - I piccini - Matteo 11:25-27

Negli ultimi 3 minuti abbiamo visto perché la sapienza è stata giustificata dai suoi figli. In altre versioni troviamo che “la sapienza è stata giustificata dalle opere sue” (Matteo 11:19). Se le opere di qualcuno che crede in Gesù saranno opere di Dio, esse glorificheranno Dio, non l’uomo.

Gesù ringrazia il Padre per aver rivelato queste cose ai piccoli, e non ai savi o agli intelligenti. Paolo ce ne parla in I Corinzi 1:27-29, quando ci dice che Dio ha scelto le persone deboli, pazze e sprezzate per confondere le persone potenti, sagge e importanti. Perché? Affinché nessuno possa vantarsi davanti a Dio.

Perciò, se capirò le cose di Dio grazie alla mia capacità intellettuale, allora potrò gloriarmi d’esserci riuscito con i miei sforzi. Se, però, le capirò solo tramite rivelazione divina, di che cosa potrei vantarmi?

Così come la salvezza è gratuita, e non dipende dai miei sforzi, la comprensione della Parola di Dio segue la stessa regola. Se ti consideri incapace di capire le cose di Dio, sei sulla buona strada. È a persone così che lui rivela la sua Parola.

Gesù ci dice che “nessuno conosce appieno il Figliuolo, se non il Padre, e nessuno conosce appieno il Padre, se non il Figliuolo e colui al quale il Figliuolo avrà voluto rivelarlo” (Matteo 11:27). Quindi è pur impossibile conoscere Dio di propria iniziativa. Dio è così grande che solo lui può capire se stesso. Ma Gesù può rivelare il Padre a chiunque lui voglia farlo.

Nel Vangelo di Giovanni 14:7 Gesù ha risposto: “Se m’aveste conosciuto, avreste conosciuto anche mio Padre”. Se da una parte, però, lui afferma che solo il Figlio conosce il Padre, ed esso può essere rivelato dal Figlio a chiunque lui lo voglia rivelare, dall’altra ci mostra anche che solo il Padre conosce il Figlio, ma non ci dice nulla sul fatto del Padre rivelarci il Figlio.

Ci sono cose che non capiremo mai, e l’incarnazione è una di queste cose: come potrebbe Dio, immenso com’è, diventare un uomo? Non esiste una spiegazione adatta alla nostra mente umana. Mentre era tra di noi, Gesù ha emesso momentanee scintille della sua divinità, nascosta in quel corpo fragile, quando ci parlava come Dio e non come un uomo comune.

“Prima che Abramo fosse nato, io sono”, ha dichiarato una volta Gesù (Giovanni 8:58). “Gerusalemme, Gerusalemme... quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figliuoli”, ha detto Gesù in prima persona, in un’altra occasione (Matteo 23:37). Essendo il Figlio eterno di Dio, lui già esisteva ben prima che nascesse qui, in questo mondo.

È di questo Gesù che ti sto parlando. Così sublime, così elevato, così magnifico, eppure così accessibile da invitarci: “Venite a me” (Matteo 11:28). Ed è quello che vedrai nei prossimi 3 minuti.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#036 - I figli della sapienza - Matteo 11:19-24

Negli ultimi 3 minuti abbiamo visto che le persone si comportavano come dei bambini viziati. In realtà non ci sono argomenti validi per qualcuno che deliberatamente desideri dubitare di Gesù. Ecco perché lui ci dice: “Ma la sapienza è stata giustificata dai suoi figliuoli” (Matteo 11:19). In altre versioni troviamo che “la sapienza è stata giustificata dalle opere sue”. Che cosa significano queste parole?

Innanzitutto dobbiamo capire che Gesù è la Sapienza. La Prima Lettera ai Corinzi ci dice che “per quelli i quali son chiamati... predichiamo Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio” (I Corinzi 1:24). Nel capitolo 8 del libro dei Proverbi la sapienza è personificata. Perché, allora, la sapienza è stata giustificata dai suoi figli?

Solo Dio ha l’assoluta sapienza, nessun altro. Quando mi giustifico, cioè, mi considero giusto, lo faccio adottando uno standard di giustizia. Le mie idee, il mio ragionamento e la mia cultura fanno parte del modello di quel che reputo giusto o sbagliato per me stesso.

Il problema è che questo standard sta sempre cambiando. Le cose che oggi ritengo siano giuste non sono le stesse di dieci anni fa e, probabilmente, saranno diverse dalla mia opinione tra dieci anni. Tu consideri, ormai, antiquate le idee dei tuoi genitori e dei tuoi nonni, ma dimentichi che i tuoi figli e i tuoi nipoti penseranno lo stesso di te.

Così, quando adotto il mio standard come essendo quello giusto, escludo lo standard divino. Quando do la mia opinione per scontata, escludo l’opinione divina. Quando la mia sapienza è il punto di riferimento, automaticamente metto da parte la sapienza divina. Finisco per comportarmi come un figlio, un’opera o un risultato della mia sapienza stessa.

Di conseguenza, se l’essere giusto è ciò che sono io, allora Dio è ingiusto, perché il mio standard è per forza diverso dal suo. Ma se credo in Gesù, se sono nato di nuovo come un figlio di Dio, essendo opera sua, giustifico Dio e lo considero giusto. La sapienza è quindi giustificata dai suoi figli e confermata dalle sue opere.

Ora pensa a ciò che Paolo ha detto ai Colossesi: “Nel quale (in Cristo) tutti i tesori della sapienza e della conoscenza sono nascosti” (Colossesi 2:3). Quando credi in Gesù come il tuo Salvatore, lo Spirito Santo di Dio viene ad abitare in te. Tutti i tesori della sapienza e della conoscenza di Dio, che sono in Cristo, sono a tua disposizione.

Sapendo questo, avresti il coraggio di fidarti della tua sapienza e di seguire il modello creato dai tuoi ragionamenti? Il paradosso di tutto ciò è che non sono i sapienti, conforme agli standard umani, a capirlo. Sono i piccoli che vedremo nei prossimi 3 minuti.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#035 - Bambini viziati - Matteo 11:7-18

Negli ultimi 3 minuti Gesù ha concluso il suo messaggio, diretto a Giovanni Battista, dicendo: “E beato colui che non si sarà scandalizzato di me!” (Matteo 11:6). Giovanni ha dei dubbi su Gesù, ma non dubita di Gesù. Perciò le domande sono fatte a lui, e non a un altro. E tu, hai dei dubbi rispetto a lui, o dubiti di lui?

Gesù non reagisce con indignazione ai dubbi di Giovanni, e non lo rimprovera affatto, né cerca di “ripagare” parlandogli dei suoi difetti; al contrario, lui si rivolge alla folla e parla bene di Giovanni.

Giovanni era stato il precursore del Messia, una specie di maestro di cerimonie, quello che, appunto, introduce l’attrazione principale e poi lascia il palcoscenico e i riflettori.

I profeti dell’Antico Testamento avevano profetizzato fino a Giovanni Battista. Avevano profetizzato la venuta di Giovanni e il suo annuncio del Messia. Quindi, quando Giovanni è salito sul “palcoscenico” e ha acceso il “microfono”, per così dire, i giudei avrebbero dovuto sapere che il Messia era già arrivato, e che stava aspettando dietro le quinte.

I giudei, però, così come non hanno ascoltato Giovanni, nemmeno lo fanno con Gesù. Ecco perché Gesù gli dice: “Chi ha orecchi, oda.” (Matteo 11:15). Giovanni era venuto nello spirito e nel potere di Elia, un profeta dell’Antico Testamento che viveva anche lui nel deserto e si vestiva come Giovanni. Accettare la testimonianza di Giovanni significherebbe riconoscere il Messia. Rifiutare la sua testimonianza significherebbe rifiutare il Messia stesso e il suo regno.

Nessuno aveva mai avuto una posizione così importante come Giovanni Battista. Ma ora anche il più insignificante cittadino del regno dei cieli avrebbe avuto una posizione e un privilegio superiori ai suoi; e non solo in qualità di araldo del Messia, ma come un effettivo partecipante al nuovo ordine di cose che Gesù stava inaugurando. Il re di un regno celestiale era adesso sulla terra.

E come hanno reagito le persone a tutto ciò? Alcuni hanno voluto prendere d’assalto questo regno per poi mettergli fine. Altri erano disposti a fare il possibile e l’impossibile per parteciparvi.

Gesù, intanto, gli dice che stavano reagendo come bambini viziati e indifferenti. Il suono di un’allegra canzone non era abbastanza da motivarli a ballare; e una triste storia non produceva nessun effetto sulle loro emozioni.

Giovanni Battista è venuto come un uomo regolato e ascetico, che mangiava locuste e si asteneva anche dal bere del vino, e l’hanno accusato di avere un demonio. Gesù viveva come un uomo normale, mangiando e bevendo, e l’hanno accusato di essere un mangiatore e un beone. Come si soddisfano persone così? Impossibile.

Gesù, poi, afferma che la saggezza è stata giustificata dai suoi figliuoli. Che cosa intendeva dire? Lo saprai nei prossimi 3 minuti.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#034 - Dubbi - Matteo 11:1-6

Negli ultimi 3 minuti abbiamo visto che gli apostoli sono stati inviati a una missione specifica, e abbiamo anche compreso il carattere ebraico di molti passaggi dei vangeli, essendo questo un periodo di transizione prima della formazione della chiesa nel capitolo 2 del libro degli Atti.

Ora troviamo Giovanni Battista in prigione, ed è irrequieto. Ha dei dubbi su Gesù. In fin dei conti lui aveva ricevuto da Dio la missione di annunciare la venuta del Messia, il Re d’Israele, che avrebbe liberato il popolo dai suoi nemici e avrebbe inaugurato una nuova era di pace e di prosperità. Invece, però, vediamo Giovanni lì, gettato in prigione, e in procinto di essere decapitato.

Gesù gli fa sapere che è davvero il Messia atteso e che le sue credenziali lo qualificano per questo. Nell’Antico Testamento i profeti dicevano che il Messia sarebbe stato in grado di guarire i ciechi, gli zoppi, i lebbrosi e i sordi. Non avevano nominato, però, che potrebbe anche resuscitare i morti, perciò Gesù va oltre le loro aspettative. Il punto è che il momento di mettere in ordine la casa non era ancora arrivato, quindi il dubbio di Giovanni Battista; ma era solo una questione di tempo.

Così ci succede quando vediamo che le circostanze non sembrano esser cambiate dopo la nostra conversione. A volte, addirittura, peggiorano. Tutto ciò è paragonabile a un viaggio: trascorri ore e giorni viaggiando per andare a visitare una persona cara anche se il percorso lo trovi noioso. Ed è soltanto quando il viaggio giunge al suo termine che i mezzi perdono d’importanza.

Ma anche mentre viaggi sei già sulla strada, con il biglietto acquistato e la tua destinazione determinata. La domanda non sarà più “se”, però “quando” arriverai. Credendo in Gesù tu sei salvo, perché il tuo “biglietto” è già stato pagato sulla croce. Ti sei già imbarcato e stai guardando fuori dal finestrino il mondo che passa. Pure essendo così, potrebbero sorgere dei dubbi, com’è successo a Giovanni.

Non è sbagliato avere dei dubbi e delle preoccupazioni quando vengono messi davanti alla persona giusta. Giovanni ha chiesto ai suoi discepoli di portare i suoi dubbi a Gesù. Giobbe ha speso tutto il suo stock di punti interrogativi mentre chiedeva a Dio la ragione della sua disgrazia. Alla fine, però, Giobbe era soddisfatto, anche senza avere avuto una chiara risposta ai perché della sua sciagura. Di solito è così che Dio si occupa di noi.

Gesù sa cosa significhi avere dei dubbi, avere delle irrequietezze. È sua la domanda: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Salmi 22:1).Vedi? Lui sa cosa vuol dire essere umano.

E puoi esserne sicuro che adesso in cielo, in questo esatto momento, Giovanni Battista non ha più nessun dubbio. N’è valsa la pena di aspettare, ed è su di lui che Gesù continua a parlare nei versetti che vedremo nei prossimi 3 minuti.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

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