"E l'Eterno mi rispose e disse:
'Scrivi la visione, incidila su delle tavole,
perché si possa leggere speditamente'". Abacuc 2:2

#118 - La voce del popolo - Matteo 27:11-26

Il primo processo di Gesù è stato religioso. È stato condannato per essersi dichiarato il Cristo, il Figlio di Dio, facendosi così uguale a Dio. Questa accusa, però, non era sufficiente per il tribunale secolare romano, perciò i giudei hanno dovuto adottare un’altra strategia nel consegnare Gesù a Pilato. Nel vangelo di Luca ci sono tre accuse che i giudei gli fanno mentre erano davanti ai romani: che Gesù era un rivoluzionario, che incitava la popolazione a non pagare le tasse a Cesare, e che dichiarava di essere il re dei giudei.

L’intera situazione qui è surreale. Perché? Beh, Israele era una nazione invasa e i romani erano i nemici. Per capire meglio cosa stesse succedendo, facciamo finta che qua Israele sia la Francia, Roma sia la Germania e Cesare sia Hitler, ad esempio. Immagina anche che durante la seconda guerra mondiale un cittadino francese sia stato consegnato dai francesi ai tedeschi perché lui era stato considerato un rivoluzionario che combatteva contro gli invasori, incitando la popolazione a non pagare le tasse a Hitler, oltre ad affermare di essere il presidente della Francia!

Ma dai, questo cittadino francese era esattamente ciò di cui i francesi avevano bisogno, e sarebbe stato assurdo consegnarlo al nemico, non credi? L’odio dei giudei contra Gesù era così grande che non si fanno scrupoli a unirsi al nemico solo per ottenere la morte del Figlio di Dio.

“Sei tu il re dei giudei?" (Matteo 27:11), gli domanda Pilato. E Gesù glielo conferma. Allora i giudei scaricano su di lui un torrente di accuse, eppure come risposta trovano soltanto il silenzio di Gesù, il che sorprende Pilato. Come parte delle festività pasquali, era consuetudine concedere l’amnistia a un condannato, e Pilato, oltre a Gesù, aveva un altro candidato al condono: Barabba, un ladro e assassino. La scelta sarà democratica.

Se mai avrai pensato che l’espressione “la voce del popolo è la voce di Dio” avesse qualcosa a che fare con la Bibbia, ecco qua la prova del contrario. In questa elezione democratica il popolo è unanime nella scelta del bandito Barabba. La voce del popolo è la voce del popolo, ecco tutto, perché il popolo, per natura, è nemico di Dio. Tutti gli esseri umani sono così. Ed è qui che entra in gioco la meraviglia della grazia di Dio per salvare il peccatore, non per i suoi meriti ma perché Dio vuole salvarlo.

Non arrivi alla fede in Gesù perché sei migliore degli altri o perché hai avuto un’improvvisa illuminazione di mente per poter comprendere il vangelo. Potrebbe anche sembrarti che, al momento della tua conversione a Cristo, fossi tu al commando, ma poi finirai per capire che Dio stava già lavorando nel retroscena affinché questo tuo incontro con il Salvatore potesse avvenire. E lungi dal liberarti dalla responsabilità di credere in Gesù, tutto ciò glorifica Dio, e non l’uomo, rispetto alla salvezza.

O credi proprio che avresti votato per Gesù, essendo tu un nemico di Dio per natura e cattivo come me, come Pilato o come uno qualsiasi di quei giudei? No, anche tu ed io avremmo scelto Barabba. E se la pensi diversamente, purtroppo non hai ancora capito cosa significa essere un peccatore che ha un disperato bisogno della grazia e della misericordia di Dio per essere salvato. Nei prossimi 3 minuti Gesù sarà crocifisso.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#117 - Il pentimento di Giuda - Matteo 27:1-10

Gesù è condannato a morte dai capi sacerdoti e dagli anziani. Poiché erano sotto il dominio romano, non potevano eseguire la sentenza alla maniera d’Israele, cioè lapidandolo. Così, per questo, consegnano Gesù al governatore Pilato. Se lui lo condannasse a morte sarebbe stato crocifisso, secondo il metodo di esecuzione romano.

I profeti dell’Antico Testamento l’avevano già predetto. Davide, mille anni prima, aveva descritto la crocifissione di Gesù nel Salmo 22: “M’hanno forato le mani e i piedi.” (Salmi 22:16). Inoltre, nel Salmo 34:20, ad esempio, aveva anche profetizzato che nessuna delle sue ossa sarebbe stata rotta, contrariamente alla normale procedura, che consisteva nel rompere le gambe del crocifisso per accelerare la sua morte per asfissia.

Nel frattempo, Giuda sembra essersi pentito di quanto aveva fatto, ma da altri passaggi vediamo che quello che gli interessava davvero era il denaro. La sua avidità lo rendeva vulnerabile all’influenza di Satana, che stava agendo dietro le quinte. Alcuni contestano la colpevolezza di Giuda, sostenendo che nessuno può essere ritenuto responsabile per atti commessi sotto un’influenza esterna, in questo caso Satana. Ma cosa credi che ti direbbero i giudici che condannano i conducenti che provocano incidenti sotto l’influenza dell’alcol? L’influenza esterna è entrata in scena perché questa persona ha rinunciato alla propria responsabilità interna.

E questa influenza potrebbe anche venire da Dio, però preceduta dall’insubordinazione dell’uomo contro il suo Creatore. Dopo che il faraone nell’antico Egitto aveva deciso di ignorare gli avvertimenti di Dio trasmessigli da Mosè, Dio gli ha indurito il cuore. Prima c’è stata l’insubordinazione del faraone, poi si è manifestato l’indurimento da parte di Dio. Nella seconda epistola ai Tessalonicesi, capitolo due, leggiamo che, in un tempo ancora futuro, quelli che non hanno creduto in Gesù saranno portati, da Dio, a credere nell’anticristo.

Il pentimento di Giuda è diverso da quello di Pietro. Nonostante anche Pietro sia stato influenzato da Satana nel capitolo 16 di Matteo, cioè quando ha negato che Gesù sarebbe morto, qui il suo pentimento per aver negato di conoscerlo è stato sincero, e la sua restaurazione ne è la prova. Non è stato così con Giuda. Lui non si pente del suo peccato, però delle conseguenze. Per capirlo, pensa tu adesso a una persona corrotta. La sua faccia di delusione, quando viene arrestata, non è per il male commesso, ma perché è stata catturata e per il disonore che subirà, oltre che per la perdita della sua fonte di guadagno. Giuda preferisce togliersi la vita piuttosto che affrontare queste conseguenze. Ancora oggi incontrerai accusati di corruzione che agiscono così, come in Giappone, per esempio.

I giudei religiosi avevano agito con accortezza quando hanno deciso di non versare nel tesoro delle offerte del Tempio le trenta monete restituite da Giuda, considerando che quel denaro proveniva da un crimine di sangue. Quando decidono di usare quel denaro per comprare un campo, per servire da cimitero agli stranieri, provano di essere criminali e ipocriti. Matteo scrive che “quel campo, fino al dì d’oggi, è stato chiamato: Campo di sangue.” (Matteo 27:8).

Nei prossimi 3 minuti Gesù sarà consegnato a Pilato.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#116 - Il pentimento di Pietro - Matteo 26:69-75

Ti ricordi come l’apostolo Pietro abbia sempre dimostrato di essere il più spaccone, il più impetuoso e un leader nato? Sì, poco prima lui aveva affermato categoricamente che non avrebbe mai abbandonato Gesù, anche se lo avessero fatto tutti gli altri. Gesù, però, lo avverte che non sarebbe stato così, e il canto del gallo glielo avrebbe fatto presente.

Tra i dodici discepoli, ora ne abbiamo uno che ha tradito Gesù, dieci che stanno in ansia per lui e Pietro, che sembra essere più preoccupato per se stesso e per la propria reputazione. Quell’uomo, così impulsivo da sfoderare la sua spada per attaccare quelli che cercavano di arrestare Gesù, ora cammina nell’ombra, temendo di essere riconosciuto. Eppure qualcuno lo riconosce.

Una serva gli si avvicina, dicendogli che lui era stato con Gesù ma Pietro lo nega e corre verso l’atrio per essere più vicino all’uscita. E nuovamente un’altra serva lo riconosce, e ancora una volta lui lo nega, affermando persino di non conoscere Gesù. Di lì a poco, altri lo identificano come essendo un seguace di Gesù dalla sua parlata, e Pietro si mette subito a imprecare e a giurare di non conoscerlo. Poi, il gallo canta e lui si ricorda di quello che Gesù gli aveva detto. Se ne va e piange amaramente.

Quando incontrerai in giro un supercristiano, non fidarti. Le persone che fanno dichiarazioni impetuose basate sulla propria energia sono le prime ad abbandonare la barca al momento del pericolo. Il cristiano è soprattutto un debole, un incapace, un dipendente da Dio in tutto e per tutto. Quei messaggi motivazionali che cercano di esaltare l’ego e la propria capacità non sono altro che un’esca, specialmente nelle cose spirituali. Gesù ha affermato che senza di lui non possiamo far nulla (Giovanni 15:5).

La nostra dipendenza da Dio inizia già dalla salvezza, che non proviene da noi stessi o dai nostri sforzi, ma da Dio (Efesini 2:8-9). Una volta salvato, il cristiano dovrà continuare a dipendere al 100% da Cristo per non cadere in inganni. Questo potrebbe sembrare una follia a chiunque abbia fiducia nell’evoluzione e nella crescita spirituale basata sul merito. Ed è veramente una pazzia, proprio come lo è tutto ciò che leggi nella Bibbia.

Pensa alla follia che è sperare di essere salvato credendo in qualcuno che ha finito i suoi giorni inchiodato su una croce! Pensa alla follia che è seguire qualcuno che affermava di avere gli angeli sotto il suo comando eppure è stato abbandonato alla sua propria sorte! Sarebbe troppa pazzia credere in qualcuno così, non trovi?

Quando leggi, però, la prima epistola ai Corinzi, scopri che il messaggio della croce, che è pazzia per gli uomini, è sapienza di Dio (I Corinzi 1:24). Pietro imparerà questa lezione. Alla fine della sua vita sarebbe stato legato e condotto alla morte senza opporre resistenza. Lui consegnerebbe la sua vita nelle mani di colui che era e sempre sarà la vera Roccia: Gesù.

Purtroppo in questo episodio lo vediamo mentre nega di conoscere Gesù, cambiando perfino il suo modo di parlare, solo per salvare la propria reputazione. E, tristemente, anche noi a volte lo facciamo, solo per poi piangerci su, come ha fatto Pietro. Nei prossimi 3 minuti anche Giuda se ne pentirà, ma non come Pietro. 

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#115 - Il giudizio - Matteo 26:57-68

Il processo di condanna di Gesù è surreale. I principali religiosi cercano dei falsi testimoni affinché possano accusarlo di qualcosa di abbastanza grave da condannarlo a morte. Gli unici che riescono a portare un’accusa consistente non fanno altro che distorcere ciò che lui stesso aveva detto: “Disfate questo tempio, e in tre giorni lo farò risorgere.” (Giovanni 2:19).

I suoi accusatori non si rendevano conto che Gesù si stava riferendo al suo corpo, il tempio di Dio, che sarebbe morto e risorto tre giorni dopo. Non è raro che le persone distorcano le parole di Gesù per adattarle ai propri pensieri, oppure perché non ne comprendono il significato. In I Corinzi, capitolo 2, l’apostolo Paolo ci spiega che è impossibile conoscere la Parola di Dio tranne che tramite lo Spirito di Dio.

Il profeta Isaia aveva già predetto che il Messia si sarebbe comportato come “la pecora muta dinanzi a chi la tosa” (Isaia 53:7), ed è così che Gesù rimane finché il sommo sacerdote non lo pone sotto giuramento, come avviene nei tribunali odierni: “Ti scongiuro per l’Iddio vivente a dirci se tu sei il Cristo, il Figliuol di Dio.” (Matteo 26:63).

Sì, ora Gesù gli risponde: “Tu l’hai detto” - e continua - “anzi vi dico che da ora innanzi vedrete il Figliuol dell’uomo sedere alla destra della Potenza, e venire sulle nuvole del cielo.” (Matteo 26:64). A questo punto il sommo sacerdote, grande conoscitore delle Scritture, sicuramente si sarà ricordato di quello che era stato scritto dal profeta Daniele:

“Io guardavo, nelle visioni notturne, ed ecco venire sulle nuvole del cielo uno simile a un figliuol d’uomo; egli giunse fino al vegliardo, e fu fatto accostare a lui. E gli furono dati dominio, gloria e regno, perché tutti i popoli, tutte le nazioni e lingue lo servissero; il suo dominio è un dominio eterno che non passerà, e il suo regno, un regno che non sarà distrutto.” (Daniele 7:13-14).

Così, indignandosi, il sommo sacerdote annuncia che le parole di Gesù lo condannavano per bestemmia. Era reo di morte. Allora gli altri membri del consiglio iniziano a sputargli in faccia e a picchiare quell’Uomo dalle mani legate, che non era niente meno che il Signore dell’Universo, il creatore della saliva di chi gli sputava e il creatore dei pugni di chi gli colpiva il viso.

Di solito, oggigiorno, l’espressione “Figlio di Dio” non è ben compresa, perché continuamente sentiamo la frase “anch’io sono figlio di Dio” dalla bocca di chiunque. Nessun israelita nell’Antico Testamento, però, oserebbe dire una cosa del genere. Loro sapevano di essere creature di Dio, ma non figli. Leggendo il Vangelo di Giovanni imparerai che, per i giudei, considerarsi “Figlio di Dio” significherebbe farsi pari a Dio (Giovanni 5:18).

Quindi, qui abbiamo Gesù sotto giuramento, affermando di essere uguale a Dio e collegando la sua persona al Messia atteso da Israele. Quei giudei non potevano restare indifferenti. O accettavano di trovarsi davanti a Dio in forma umana, o gli sputavano in faccia. E tu, da che parte stai? Nei prossimi 3 minuti Pietro sceglierà da che parte vuole stare.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#114 - Arrestato - Matteo 26:47-56

Giuda ha dovuto dare ai soldati un segnale, accordato prima tra loro, perché non arrestassero la persona sbagliata. Il bacio, che in quel tempo era così usuale come oggigiorno lo è una stretta di mano, sarebbe stato il segnale. Giuda li avverte che non appena avesse baciato Gesù, dovrebbero arrestarlo. Lui ben sapeva che in altre precedenti occasioni Gesù era già riuscito a sfuggire miracolosamente dalle mani di quelli che volevano fargli del male.

A differenza dei film di Hollywood, che scelgono sempre l’attore più bello per il ruolo di Gesù, il vero Gesù era un uomo dall’aspetto tanto comune quanto gli altri discepoli, da qui la necessità per Giuda di indicarlo alle guardie in quella notte oscura. Il profeta Isaia ha scritto che “non aveva forma né bellezza da attirare i nostri sguardi, né apparenza da farcelo desiderare” (Isaia 53:2). Se tu incontrassi Gesù per strada in quell’epoca, difficilmente ti saresti interessato a lui. E anche oggi ti è impossibile essere attratto da lui se non ci sarà un’opera dello Spirito Santo di Dio nel tuo cuore. L’uomo nel suo stato naturale, caduto e nemico di Dio, non desidererà mai qualsiasi contato con Gesù.

Quando Pietro si accorge che Gesù viene arrestato, non riesce a trattenersi. Estrae la sua spada dal fodero e percuote il servo del sommo sacerdote, spiccandogli l’orecchio. Negli ultimi duemila anni la cristianità sta facendo proprio questo, usando la spada col pretesto di proteggere gli interessi di Gesù. Tutto ciò che è riuscita a fare è stato recidere milioni di orecchi e creare una moltitudine di persone che non dà più ascolto alla Parola di Dio.

Questi soldati potevano arrestare Gesù, però non potevano arrestare la sua misericordia e la sua compassione, ed è per questo che guarisce l’uomo a cui era stato mozzato l’orecchio. E persino il suo arresto era avvenuto solo perché i propositi di Dio non possono essere frustrati. Credi forse che Gesù non avrebbe potuto convocare immediatamente migliaia di angeli per difenderlo? Sicuramente avrebbe potuto farlo.

E tu, se ci fossi stato, chi saresti? Giuda, il traditore? No, certamente. Forse uno dei soldati, scusandoti d’essere lì perché dovevi per forza eseguire degli ordini. Il problema è che nessuno può sostenere di essere innocente se sarà contro Gesù. Dopo ciò che ho detto prima sulla cristianità, ossia che storicamente ha sempre fatto appello alle armi con la scusa di difendere Gesù, probabilmente non ti piacerebbe nemmeno essere Pietro. Infatti, lo stesso Pietro lì così fiducioso in se stesso, solo poche ore dopo avrebbe negato di conoscerlo. E voler essere uno degli altri discepoli non mi sembrerebbe anche una buona idea, perché il testo ci dice che tutti sono fuggiti, abbandonando Gesù.

No, non potresti essere nessuno di loro, ma se vuoi davvero essere salvato, dovrai riconoscere di essere meschino come Giuda, indifferente come i soldati, violento come Pietro e tanto codardo quanto gli altri discepoli. Da quel momento in poi Gesù sarà da solo, ed è così, solo, che dovrà compiere l’opera per la quale è stato designato: morire come l’Agnello di Dio e versare il suo sangue per purificare peccatori tanto cattivi quanto tu ed io.

Nei prossimi 3 minuti Gesù sarà giudicato.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#113 - Getsemani - Matteo 26:36-46

Dopo aver cenato, Gesù si reca con i suoi discepoli in un giardino, ma il nome di quel luogo non è per niente piacevole. Getsemani significa “frantoio”, e lì Gesù sarebbe stato davvero schiacciato dall’angoscia, pensando a ciò che lo attendeva sulla croce. Nel frattempo i discepoli si addormentano, ignari della gravità della situazione.

Non erano le frustate dei soldati, la corona di spine o i chiodi a riempire di terrore il cuore di Gesù. Molte persone hanno già subito torture maggiori e più a lungo di lui. La sua apprensione era dovuta a quello che sarebbe avvenuto dopo le violenze inflittegli dagli uomini. Agonizzava solo al pensiero del castigo che avrebbe ricevuto da Dio, quando lui fosse stato fatto peccato al nostro posto.

Settecento anni prima Isaia aveva già predetto il vero motivo della croce: “Ma egli è stato trafitto a motivo delle nostre trasgressioni, fiaccato a motivo delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiam pace, è stato su lui, e per le sue lividure noi abbiamo avuto guarigione.” (Isaia 53:5). Gesù, perfetto Dio e perfetto uomo, che non ha mai peccato e che non avrebbe mai potuto peccare perché non aveva la stessa natura peccaminosa che noi abbiamo ereditato da Adamo, sarebbe stato fatto peccato sulla croce.

Non si può neanche immaginare quanto lui abbia sofferto sulla croce sotto il castigo divino, poiché se ci fosse una formula per calcolarlo, essa dovrebbe includere la somma del castigo eterno di tutti quelli che sono stati salvati da lui. Un’eternità di giudizio concentrata in tre ore. Non è stato nel Getsemani che Gesù ha sofferto per i nostri peccati, e nemmeno nelle sue prime ore sulla croce, ma nel momento in cui Dio gli ha nascosto il volto (Salmi 69:17), e l’ha abbandonato sulla croce, cioè in quelle tre ore di tenebre che hanno coperto tutta la terra.

Nel Getsemani, pensando a tutto ciò, per tre volte Gesù fa la stessa preghiera: “Padre mio, se è possibile, passi oltre da me questo calice! Ma pure, non come voglio io, ma come tu vuoi.” (Matteo 26:39). Alcuni potrebbero pensare che Gesù stesse esitando, oppure dubitando se dovesse proprio andare avanti. Una frase nel Vangelo di Giovanni, però, elimina qualsiasi dubbio sulla sua disponibilità a compiere la sua missione, perché afferma: “Ora è turbata l’anima mia; e che dirò? Padre, salvami da quest’ora! Ma è per questo che son venuto incontro a quest’ora. Padre, glorifica il tuo nome!” (Giovanni 12:27-28).

Credo che in quella triplice domanda, “se è possibile, passi oltre da me questo calice”, ci sia un messaggio per noi, principalmente nella risposta del Padre. Sì, il Padre gli ha risposto col silenzio, il quale ancora oggi echeggia per tutto l’Universo, rendendoci chiaro che non era possibile allontanare da lui quel calice. Gesù lo beve fino alla fine per risolvere una volta per tutte la questione del peccato, affinché ci sia salvezza per noi. Se oggi gli facessimo una domanda simile come, ad esempio, “Padre, se possibile, salvami in un altro qualsiasi modo, tranne che con la morte di Gesù sulla croce”, la risposta di Dio sarebbe ancora un’altra volta il silenzio, perché non è possibile.

Nei prossimi 3 minuti Gesù sarà arrestato.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#112 - L’ultima cena - Matteo 26:17-30

Il punto alto dell’adorazione cristiana non è nessun tipo di spettacolo gospel con tanto di luci, fuochi d’artificio e alti decibel, ma una celebrazione tanto semplice e discreta quanto lo è stato il modo di vivere di Gesù. Nel capitolo 26 di Matteo lui istituisce la cena perché ci si ricordi della sua morte. Giuda se ne esce prima, il che rende questa cena una celebrazione riservata a coloro che sono in comunione con Gesù.

La cena del Signore è stata così tanto deturpata che oggi persino organizzazioni occultiste, come la massoneria e la gnosi, ne celebrano una sorta di caricatura. Anche tra i veri cristiani il suo significato è stato distorto. Il testo è chiaro: Gesù rende grazie, rompe il pane e lo dà ai suoi discepoli, dicendo: “Prendete, mangiate, questo è il mio corpo” (Matteo 26:26). Poi, preso un calice di vino, rende grazie e lo dà ai suoi discepoli, perché tutti lo bevano, dicendo: “Questo è il mio sangue” (Matteo 26:28).

Parlava di simboli e non letteralmente del suo corpo, che continuava lì, accanto ai discepoli, e non sul tavolo. Il suo sangue non era stato ancora versato ed era ancora nel suo corpo, e non come rappresentato dal pane e dal vino, separati l’uno dall’altro. Lui ha anche fatto delle altre affermazioni simboliche come, ad esempio, “io sono la porta... la vite... la via... ”, e nessun sano di mente penserebbe mai che Gesù stesse parlando di una sorta di transustanziazione che lo avrebbe davvero reso una porta, un albero o una strada. Pietro, oltre a Paolo, in una delle sue epistole ha anche detto che lui è la roccia (I Pietro 2:8; I Corinzi 10:4).

La cena nei vangeli aveva un carattere diverso da quella che è stata rivelata a Paolo, in I Corinzi 11, affinché fosse celebrata dai cristiani. La prima indicava una morte che doveva ancora avvenire. La cena che celebriamo oggi è il ricordo di una morte già accaduta. In entrambe Gesù è vivo al momento della celebrazione: nella prima, perché non era ancora morto sulla croce, e adesso perché è già risuscitato. La cena, quindi, non ha il carattere di una veglia funebre con un corpo presente, come la pensano alcune persone, e non è nemmeno la ripetizione del sacrificio di Cristo, com’è considerata da molti. Si tratta unicamente di un memoriale, di un ricordo o di un ritratto del sacrificio di Gesù.

In I Pietro, capitolo 3, leggiamo che “Cristo ha sofferto una volta per i peccati” (I Pietro 3:18). Ed Ebrei 9 ci dice che lui “non è entrato in un santuario fatto con mano... e non per offrir se stesso più volte... ma ora, una volta sola, alla fine dei secoli, è stato manifestato, per annullare il peccato col suo sacrificio... così anche Cristo, dopo essere stato offerto una volta sola, per portare i peccati di molti, apparirà una seconda volta... ” (Ebrei 9:24-28).

Questi versetti dovrebbero essere sufficienti per chi crede nella Parola di Dio. Il pane e il vino continuano a essere pane e vino, e non hanno nessun potere, come se fossero una specie di pozione magica. È sbagliato cercare di trasformare le cose materiali in oggetti di culto, come fanno i pagani. Attribuire simili fantasie alla cena significa perdere di vista il suo vero significato, che è quello di ricordare il sacrificio di Gesù sulla croce, e non lì sul tavolo.

E ora ci sarà un importante consiglio. I discepoli gli chiedono: “Dove vuoi che ti prepariamo da mangiare la pasqua?” (Matteo 26:17), e ricevono istruzioni ben dettagliate, poiché Gesù sarebbe andato a trovarli soltanto in quel luogo, e in nessun altro. Se avessero scelto un posto a loro piacimento, non si sarebbero ritrovati insieme. Prima di decidere dove dovresti ricordare il Signore nella sua morte, chiediglielo. Quella sera c’era solo un posto.

Nei prossimi 3 minuti il Getsemani sarà all’altezza del suo nome.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#111 - La pasqua - Matteo 26:17-30

Era il primo giorno della festa dei pani senza lievito, la quale faceva parte delle commemorazioni della pasqua dei giudei. La pasqua era la celebrazione istituita da Dio prima dell’ultima delle dieci piaghe che sono cadute sull’Egitto, proprio perché il faraone si era rifiutato di liberare gli israeliti dalla schiavitù.

In quell’occasione ogni famiglia aveva sacrificato un agnello e ne aveva messo il sangue sugli stipiti della propria porta. Mentre gli israeliti mangiavano l’agnello arrosto dentro le loro case, l’angelo del Signore è passato sull’Egitto, portando con sé l’ultimo dei dieci giudizi di Dio contro questa nazione, cioè la morte di tutti i primogeniti. Le case, le cui porte erano state segnate dal sangue, sono state risparmiate. Questo sangue indicava che lì era già morto un agnello al posto del primogenito. La parola “pasqua” significa “passare oltre”.

Ho letto che, durante la seconda guerra mondiale, un villaggio in Europa è stato invaso da un gruppo di soldati disposti a eliminare i suoi abitanti. La missione di ogni soldato era entrare nelle case, ucciderli tutti e, all’uscita, lasciare un segno sulla porta con il sangue delle vittime, affinché gli altri soldati non perdessero il loro tempo entrandoci un'altra volta.

Uno degli abitanti del luogo se n’è accorto dello stratagemma, è corso a casa sua, ha ucciso un animale e ha fatto il segno di sangue sulla sua porta. Lui e la sua famiglia sono stati risparmiati. Oggi, quando Dio guarda l’umanità, vede due classi di persone: i peccatori salvati, che sono stati segnati dal sangue dell’Agnello di Dio quando hanno creduto in Gesù, e quelli che sono ancora soggetti al giudizio riservato ai peccatori non salvati.

Molte cose che leggi nell’Antico Testamento sono simboli di Cristo, e la pasqua è uno di essi. L’ultimo Agnello di Dio è già stato ucciso al posto del peccatore e il suo sangue è ora disponibile per contrassegnare chiunque decida di credere in Gesù. Gli israeliti, in quella fatidica notte in Egitto, avevano un solo modo per proteggersi dal giudizio di Dio: il sangue di un agnello. Oggi hai solo un modo per sfuggire al giudizio eterno: il sangue dell’Agnello.

Così, qualsiasi messaggio chiamato “vangelo” che non parli del sangue che è stato versato sulla croce da Gesù, l’Agnello di Dio, come essendo l’unico mezzo di salvezza, non è il vangelo che trovi nella Bibbia. Qualsiasi messaggio che parli di una salvezza basata sulle buone opere, esclude il sangue dell’Agnello. L’Epistola agli Ebrei ci dice che “senza spargimento di sangue non c’è remissione”, ossia non c’è rimozione di peccati (Ebrei 9:22).

Quella notte, in Egitto, tutte le famiglie hanno perso il loro primogenito, tranne quelle identificate dal sangue dell’agnello. Dio gli aveva promesso che, quando avesse visto il sangue, sarebbe passato oltre quella casa. E in te, cosa vede Dio? I tuoi peccati o il sangue dell’Agnello di Dio?

Nei prossimi 3 minuti Gesù fisserà un appuntamento con i suoi discepoli.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#110 - Ed io, che cosa ci guadagno? - Matteo 26:14-16

Giuda Iscariota era colui che si occupava della borsa la quale conteneva i soldi degli apostoli. Quando ha visto che quella donna sprecava circa un anno del suo stipendio con Gesù, e anche che era stata elogiata per questo, ha subito pensato che seguirlo non sarebbe stato un buon affare. Ed è per questa ragione che va in cerca dei capi sacerdoti per negoziare.

Insomma, lui era il tipo di persona che si domanda sempre: “Ed io, che cosa ci guadagno?”. Mettendo Gesù in vendita, avrebbe avuto l’opportunità di ricevere trenta monete d’argento, che a quel tempo erano sufficienti per comprarsi uno schiavo. Per lui sarebbe stato perfino un buon affare scambiare Gesù con uno schiavo che restasse a sua disposizione. Oggi Gesù continua a essere venduto come un servitore, solo per soddisfare i nostri desideri.

Gesù è annunciato dai predicatori come se fosse il genio della lampada di Aladino, che potrebbe essere invocato dal suo proprietario a piacere, per guarire ogni sorta di malattia del corpo, delle finanze e del cuore. Questi moderni “Aladini” promettono di strofinare la lampada magica ogni volta che i loro fedeli depositeranno le trenta monete. E sai una cosa? Con amici simili il Vangelo non ha bisogno di nemici. Quante persone conosci che non vogliono nemmeno sentirne parlare di Gesù proprio a causa di questi mercanti di anime?

Questo, però, non è quel Gesù che ci viene mostrato nei vangeli. Lui è quello che è venuto al mondo non per distribuire auto costose, ma per versare il suo sangue sulla croce e per salvare i peccatori. Sì, quando è stato qui, sicuramente ha guarito i malati e ha moltiplicato il pane, dimostrando così le sue credenziali di essere il Messia. Tuttavia, è stato soltanto sulla croce che ha veramente provveduto al rimedio per la radice di ogni male, il peccato, versando il suo sangue per purificarci e per renderci atti al cielo.

Oltre ad annunciare Gesù come un mero guaritore, questi predicatori impongono un immenso fardello sui loro fedeli. Cioè, quando questi fedeli non ottengono la guarigione promessa, molti cadono in disperazione poiché pensano di avere troppo poca fede, o che i loro peccati siano troppo numerosi. Se avessero letto con attenzione il libro degli Atti degli apostoli e le epistole, avrebbero subito capito che molti cristiani, inclusi Paolo e Timoteo, soffrivano di diverse malattie, indipendentemente dalle dimensioni della loro fede o dai loro peccati. L’essere guariti non rientrava nei piani di Dio e si sono rassegnati, sapendo però che Gesù si occupa anche di confortare e di consolare i malati.

Paolo, parlando della sua “scheggia nella carne”, probabilmente una malattia agli occhi, ha dichiarato fiducioso: “Per questo io mi compiaccio in debolezze, in ingiurie, in necessità, in persecuzioni, in angustie per amor di Cristo; perché, quando son debole, allora sono forte.” (II Corinzi 12:10). La porzione che Giuda cercava era il vantaggio materiale e immediato. Il profeta Geremia, però, ha affermato: “L’Eterno è la mia parte, dice l’anima mia, perciò spererò in lui.” (Lamentazioni 3:24). Qual è la tua porzione? La stessa di Giuda o quella di Geremia?

Nei prossimi 3 minuti Gesù celebrerà la Pasqua con i suoi discepoli. 

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#109 - Lo spreco di Dio - Matteo 26:6-13

Il capitolo 26 di Matteo ci mostra persone diverse, preoccupate di cose diverse: i religiosi della morte di Gesù, i discepoli del valore monetario di un profumo, Giuda dell’accordo per tradire il suo Maestro, i soldati della missione di arrestarlo, e Pietro della sua propria reputazione nel negare Gesù. Nel frattempo, una donna si avvicina e versa un’intera bottiglietta di un costosissimo profumo sul capo di Gesù. Che contrasto!

Si stima che lei abbia speso l’equivalente al salario minimo di circa un anno, nel denaro di oggi, per acquistare quell’olio odoroso. E i discepoli s’indignano di fronte a tale spreco. Perché non darlo ai poveri?

I poveri sono sempre serviti come giustificazione per tutto. I politici li usano per giustificare le loro campagne, le nazioni li usano per giustificare le loro politiche interne ed estere, e persino le religioni li usano per giustificare le loro dottrine. E molte di queste organizzazioni religiose usano le opere sociali soltanto come un pretesto per diffondere le peggiori eresie legate alla persona di Cristo.

Solo quella donna sembra capire che Gesù sta per morire e che non ci sarà più tempo per versare dei profumi sul suo cadavere, conforme alle usanze per la sepoltura. Quando Maria Maddalena, Salome e Maria madre di Giacomo si recheranno al sepolcro di Gesù per ungere il suo corpo con gli aromi, sarà ormai troppo tardi. Lui sarà già stato risuscitato.

Questo profumo versato era solo l’espressione pratica di una donna che aveva consegnato tutta la sua vita a Gesù. Molti pensano che credere nel Salvatore sia sprecare i migliori anni di una vita piena di piaceri e di opportunità. Sarà questo il tuo caso? Sei mai rimasto in dubbio mentre valutavi cosa potresti perdere se credessi nel Vangelo, se affidassi a Gesù il meglio di te?

Se lo hai già pensato, allora sarai d’accordo con me che lo spreco di Dio sia stato ancora più grande. Dio ci ha dato quello che aveva di più prezioso, suo Figlio stesso, perché morisse al posto dei peccatori, come tu ed io. Proprio così, persone che sono capaci di confrontare Gesù, l’eterno Figlio di Dio, con cose che non durano più di una vita, valutando quanto ci guadagnerebbero o ci perderebbero. E sono le stesse persone che hanno sempre voluto fare la propria volontà, tenendo Dio a debita distanza, in modo da utilizzarlo solo in caso di malattia, fallimento o sfortuna in amore.

Se Dio la pensasse in questo modo, Gesù sarebbe venuto a morire solo per le brave persone, e questo solo se esistesse qualcuna così al 100%. Dio, però, ci dimostra il suo amore nel fatto che Cristo è morto per noi essendo tutti noi ancora peccatori. E se lui ha pagato un prezzo così alto per riconciliare con sé persone che meritavano la condanna, prova a immaginare cosa mai lui riserverà nell’eternità a chi accetta ora il suo favore! Quella donna si è ricordata di Gesù e lui le ha garantito che ovunque il Vangelo fosse stato predicato, lei sarebbe stata ricordata. Chi si ricorda di Gesù in questa vita, non sarà mai dimenticato, eternamente.

Nei prossimi 3 minuti Gesù viene messo in vendita.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#108 - Liberandosi da Gesù - Matteo 26:1-5

Dopo aver finito di rivelare quello che succederebbe al mondo, Gesù annuncia ai suoi discepoli ciò che sarebbe dovuto accadere entro due giorni, durante la pasqua dei giudei: lui sarebbe stato consegnato per essere crocifisso. A pasqua i giudei ricordavano la notte in cui ogni primogenito dei figli d’Israele, in Egitto, era stato salvato dal giudizio di Dio grazie al sangue di un agnello sacrificato. Coincidenza? No.

Nel frattempo, i capi religiosi si riuniscono nella corte del sommo sacerdote detto Caiafa per deliberare una strategia su come arrestare e uccidere Gesù. Considerando l’acclamazione del popolo durante l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, un po’ prima, avrebbero avuto bisogno di pianificare molto bene la sua morte, anche per evitare un tumulto popolare. I giudei stavano organizzando la morte del loro Messia. Sarebbe mai possibile?

E fidati, ci sono molte più persone nel mondo che vorrebbero sbarazzarsi di Gesù. Anche tu ed io, in verità, non è che siamo spontaneamente così tanto amici suoi. Siamo nati nemici di Dio per natura. Se non ci credi, che ne dici di avere Gesù 24 ore al tuo fianco, non come un amuleto portafortuna come pretende la maggior parte delle persone, ma osservandoti ad ogni passo, leggendo i tuoi pensieri, dirigendo la tua vita e interferendo con i tuoi desideri? Sicuramente non ti sentiresti per niente libero.

Questo desiderio di libertà è stato ciò che ha portato Adamo ed Eva a mangiare il frutto che Dio gli aveva ordinato di non mangiare. Nel giardino di Eden gli esseri umani hanno proclamato la loro indipendenza dal Creatore. Guardati intorno: avrai di fronte a te un mondo di uomini che hanno voluto liberarsi da Dio. Cimiteri, prigioni, ospedali e sedute di psicoanalisi esistono per dimostrarci che non è stata una buona idea.

Il problema è che non siamo mai liberi dall’essere guidati da qualcuno. Se Dio non dirige la mia vita, essa sarà comandata dai miei istinti e dalla mia propria volontà. Adamo ha trasmesso questo “gene”, che la Bibbia chiama peccato, a tutte le generazioni, tu ed io compresi. Prima di pensare che sarebbe proprio bello poter vivere sempre come si vuole, ti chiederei: consentiresti, ad esempio, a tuo figlio di due anni di vivere come meglio gli paresse?

Credo che almeno saremmo d’accordo sul fatto che questo bimbo non abbia le condizioni per vivere da solo, senza che qualcuno si prenda cura di lui. E tu, quando raggiungerai la vecchiaia, ce le avrai queste condizioni? Anche se potrai non perdere totalmente il senno, arriverà un momento in cui non sarai più in grado di decidere cosa sarà il meglio per te stesso. Allora, che cosa ti garantisce che oggi la tua volontà propria sia la migliore? Cosa ti fa pensare che sia una guida sicura? La volontà propria del ghiottone lo porta a mangiare, dell’alcolizzato lo porta a bere, e del suicida lo porta a morire. Forse la tua non arriverebbe a questi estremi, ma che garanzie hai che sia perfetta?

Se non ti arrenderai a Gesù accettandolo come il tuo Salvatore, e se non ti lascerai guidare dalla sua volontà, non sarai molto diverso da quei giudei religiosi. Loro volevano sbarazzarsi di Gesù, ti ricordi? 

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#107 - I capri, le pecore e i piccoli - Matteo 25:31-46

Il capitolo 25 di Matteo termina rivelandoci ciò che accade subito dopo il ritorno di Gesù per regnare. Circa sette anni prima coloro che erano morti in Cristo sono stati risuscitati e la Chiesa, formata da tutti quelli che credono in Gesù, è stata rapita in cielo. In seguito c’è stato il principio di dolori, che è la prima metà di questi sette anni, e poi la grande tribolazione, che è la seconda metà, fino al ritorno di Cristo in gloria e maestà.

A questo punto lui avrà già inviato i suoi angeli a raccogliere, da tutto il mondo, le tribù perdute di Israele e i falsi cristiani, gli uni per vivere nella terra promessa, gli altri per vivere nello stagno di fuoco insieme alla bestia e all’anticristo. Dopo il rapimento della Chiesa e dopo la condanna dei falsi cristiani, le cosiddette nazioni cristiane resteranno vuote. Le persone rimaste sulla terra saranno principalmente quelle delle nazioni non cristiane. Ora, in questi versetti, sono riunite alla presenza del Re, perché lui separi i capri dalle pecore.

In questa scena ci sono tre classi di persone: i capri, le pecore e i fratelli più piccoli. Considerandosi che i veri cristiani sono già stati rapiti alcuni anni prima, qui questi fratelli più piccoli possono soltanto essere persone del popolo originale di Gesù, cioè il rimanente dei giudei fedeli che si convertiranno durante gli anni di tribolazione. Il criterio per decidere chi sarà considerato un capro e chi una pecora dipenderà dal modo in cui queste nazioni avranno trattato questi “minimi fratelli” di Gesù (Matteo 25:40).

Il Re metterà le pecore alla sua destra e i capri alla sua sinistra, e condurrà le pecore affinché entrino nel Regno che gli è stato preparato fin dalla fondazione del mondo. Questa distinzione è importante perché tu capisca la differenza tra i due popoli di Dio, ossia la Chiesa che è il popolo destinato al cielo, e Israele insieme alle nazioni che parteciperanno al Regno terreno, il quale durerà mille anni. In Efesini 1:4 leggiamo che la Chiesa è stata scelta prima della fondazione del mondo; qui le pecore godono di qualcosa che è stato programmato sin dalla fondazione del mondo.

Le pecore sono identificate come essendo quelli che avranno accolto e nutrito lo straniero, il prigioniero e il bisognoso. Gesù gli dice che nel fare tutto questo, l’avevano fatto a lui stesso. E quando le pecore gli domandano chi fossero allora questi stranieri, prigionieri e bisognosi, il Re gli risponde che erano i suoi fratelli più piccoli. Così, in quel giorno, si terrà conto del modo in cui queste nazioni si saranno comportate rispetto ai giudei.

I capri sono quelli che non avranno accolto e nemmeno nutrito lo straniero, il prigioniero e il bisognoso, rappresentati dai fratelli più piccoli di Gesù, come già sopraccitato. A questo punto i capri andranno al castigo eterno e le pecore entreranno nel Regno insieme a Israele. Sì, stiamo parlando di persone vive che abiteranno in un mondo trasformato ma simile all’attuale. Le persone continueranno a piantare, a viaggiare e ad avere figli. Siccome la selezione tra capri e pecore è stata fatta solo tramite un criterio esterno, durante il regno dei mille anni ci sarà ancora il peccato, e ogni mattina i trasgressori saranno tolti dal Regno con la morte (Salmi 101:8). Nel frattempo la Chiesa, che sono quelli salvati da Cristo, regnerà dal cielo insieme a lui.

Nei prossimi 3 minuti vedremo i giudei, proprio quelli che Gesù vuole così tanto salvare, che cospireranno contro di lui.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#106 - Investimenti - Matteo 25:14-30

Ecco qui ancora una parabola che ci parla di un signore assente, il quale affida dei talenti ai suoi servitori, secondo la capacità di ciascuno. Nel Vangelo di Luca 19:13 questa stessa parabola include persino un ordine: “Trafficate finch’io venga”. Il talento era l’unità usata per grandi quantità di denaro, e ognuno ammontava a più di trenta chili d’oro o d’argento. Considerandosi che a un servitore ne sono stati dati cinque, all’altro due e al terzo uno, anche chi ne ha ricevuto poco, ne riceveva molto. 

A volte confondiamo la parola “talento” di questa parabola con le abilità naturali, come la musica, lo sport, ecc. Qua, però, non è questo il caso. Credo che i talenti siano le responsabilità date a tutti quelli che professano il nome di Gesù. C’è qui un misto di grano e di zizzanie poiché uno dei servitori, alla fine, è condannato. I talenti sono distribuiti in base alla capacità d’investimento che ogni persona ha di ottenere dei risultati per il suo signore. 

Se professi di credere in Gesù, anche tu hai ricevuto delle responsabilità da compiere durante l’assenza del tuo Signore, e tutte esse rientrano nella tua capacità di moltiplicare. Chi ha ricevuto cinque talenti, ne ha guadagnati altri cinque investendoli, e chi ne ha ricevuti due, ne ha guadagnati altri due. Entrambi sono elogiati a causa della loro fedeltà e godono della gioia del loro signore. 

Tutti e due hanno investito bene ciò che hanno ricevuto, ma il terzo servitore non ha fatto altro che scavare una buca per seppellire il suo unico talento. Alla fine dà la colpa al suo signore: “Signore, io sapevo che tu sei uomo duro, che mieti dove non hai seminato, e raccogli dove non hai sparso; ebbi paura, e andai a nascondere il tuo talento sotterra” (Matteo 25:24-25). Dobbiamo ricordarci che il signore non ha dato ai suoi servitori un compito che andasse oltre le loro capacità, e sicuramente i primi due non avevano la stessa opinione del terzo sul loro signore. 

La prima e più evidente lezione in questa parabola è la necessità di essere bravi investitori in quello che abbiamo ricevuto dal Signore, durante la sua assenza. Questa, però, non è la lezione più importante. Colui che è stato capace di moltiplicare il pane e il pesce a migliaia, non ha certo bisogno dei nostri risultati. Lui vuole solo vedere la realtà della nostra fede e della nostra fiducia in lui. 

Facendo l’esatto contrario di Adamo ed Eva nel giardino di Eden, i due primi servitori accettano la parola del loro signore e fanno ciò che gli è stato ordinato. Loro non avevano paura di lui, non lo vedevano come un tiranno, e sapevano che non era ingiusto ma comprensivo e generoso. Ricordati che nessuno di loro ha mai ricevuto oltre la propria capacità di investire. 

Il cattivo e negligente servitore non conosce il suo signore, non obbedisce alla sua parola, non si fida di lui e, per di più, lo chiama ingiusto. In quale categoria rientri? Nel gruppo di quelli che accettano la Parola di Dio e sono sicuri di servire un Signore giusto e misericordioso, o sei uno di quelli che non ascolta ciò che lui dice, adoperando male le risorse che ti dà e, in aggiunta, incolpandolo delle disgrazie del mondo? Il servo negligente, alla fine, viene condannato. 

Nei prossimi 3 minuti Gesù torna a parlare della sua venuta in gloria per regnare in questo mondo.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#105 - Il grido di mezzanotte - Matteo 25:6-13

“E sulla mezzanotte si levò un grido: Ecco lo sposo, uscitegli incontro!” (Matteo 25:6). Allora le dieci vergini si sono svegliate e sono corse a preparare le loro lampade, però le insensate si sono fatte prendere dal panico quando hanno scoperto di non avere più dell’olio. E ne hanno chiesto un po’, in prestito, alle vergini prudenti.

Il problema è che l’olio dello Spirito Santo non è qualcosa che si possa dare in prestito. O ce l’hai o non ce l’hai, perché “se uno non ha lo Spirito di Cristo, egli non è di lui” (Romani 8:9). Le vergini avvedute indicano le persone veramente salvate tramite la fede in Gesù; le altre soltanto professano una religione, nient’altro. La salvezza è individuale, non è ereditaria e non passa da una persona all’altra. Le vergini stolte vanno in cerca dell’olio, ma ormai è troppo tardi.

Sì, lo sposo arriva, e le vergini che sono preparate entrano con lui nella sala delle nozze; poi la porta viene chiusa. Ed è inutile che le insensate gridino davanti all’uscio, dicendo “Signore, Signore, aprici!” (Matteo 25:11), giacché lo sposo gli risponde che non le conosce. Nella Bibbia, tutte le cinque occorrenze dell’espressione “Signore, Signore” si riferiscono sempre a persone che non credono in Gesù, e che nemmeno lo aspettano (Matteo 7:21-22; 25:11; Luca 6:46; 13:25).

I primi cristiani attendevano Gesù con grande aspettativa. Paolo s’include tra coloro che sarebbero saliti per incontrare il Signore nell’aria. Quando lui ci parla del rapimento della Chiesa, afferma “che noi viventi, i quali saremo rimasti fino alla venuta del Signore, non precederemo quelli che si sono addormentati” (I Tessalonicesi 4:15). Sì, Paolo viveva in attesa di un incontro imminente.

Purtroppo questo è andato perso nel corso dei secoli. I cristiani hanno cominciato ad aspettare la morte oppure la tribolazione che precede la venuta di Cristo per regnare, perdendo di vista l’imminenza dell’incontro con colui che ci ha promesso: “Io vado a prepararvi un luogo; e quando sarò andato e v’avrò preparato un luogo, tornerò, e v’accoglierò presso di me, affinché dove son io, siate anche voi” (Giovanni 14:2-3). Ciò nonostante, ci sono indizi indicanti che alcuni hanno mantenuto viva questa speranza, anche se in modo molto sparso.

Tuttavia, è stato solo nel diciannovesimo secolo che l’aspettativa dell’imminente venuta di Gesù per rapire la sua Chiesa è diventata parte integrante della vita cristiana, e il risultato si è tradotto in un secolo di evangelizzazione e di missioni senza precedenti. All’improvviso “l’olio” poteva essere trovato in ogni angolo del mondo. Quando vivi aspettando che Gesù ritorni in un batter d’occhio, ti rendi conto che non c’è più tempo da perdere.

Nell’originale, il testo non dice “sta arrivando lo sposo” o “lo sposo si avvicina”, ma “ecco lo sposo”, e questa differenza è importante. Non è l’evento in se stesso della venuta che aspettiamo, ma la persona che viene: Gesù, il Signore. Chi si occupa troppo dei segni o dell’evento della venuta, lo possiamo paragonare a una sposa che va all’aeroporto ad aspettare il suo sposo, il quale sta per arrivare dall’estero a prenderla, e finisce per interessarsi più al tabellone che annuncia gli atterraggi e i decolli che alla persona che la porterà via da quel posto.

Nei prossimi 3 minuti parleremo di investimenti.
Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#104 - Le dieci vergini - Matteo 25:1-5

Mentre la prima parte del capitolo 24 di Matteo si riferisce alla venuta del Messia e Re per Israele alla fine della grande tribolazione, il capitolo 25 ci parla della sua venuta in relazione a quelli che professano di credere in lui, siano falsi o veri. Se hai presente tutto quello che abbiamo già visto fino ad ora sul regno dei cieli, noterai che anche questa parabola inizia facendo riferimento a questo regno di un Re che ora è assente.

Le dieci vergini non rappresentano la Chiesa al singolare, come la sposa, poiché questo mistero sarebbe stato rivelato all’apostolo Paolo solo più tardi. E non rappresentano nemmeno un matrimonio poligamico. La sposa, unica e perfetta, formata soltanto da quelli che sono veri, non appare qui come tale. Le dieci vergini rappresentano la testimonianza individuale di coloro che professano di credere in Gesù. Tutte hanno una lampada che funziona a olio. Nella Bibbia la lampada, detta anche lume, appare come simbolo di testimonianza.

Ti ricordi che nel capitolo 5 Gesù ha dichiarato ai suoi discepoli che loro erano “la luce del mondo” (Matteo 5:14)? Già, non si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma si dovrà metterla in un posto alto, per illuminare tutti quelli che sono in casa. Così, in ugual modo, dovrebbe risplendere la luce di quelli che professano di credere in Gesù, affinché gli uomini li guardino e diano gloria a Dio. Tra le dieci vergini, però, cinque erano stolte e non avevano preso dell’olio in più, invece le altre cinque erano avvedute perché le loro lampade ne erano fornite, portandosene anche nei vasi.

L’olio, nella Bibbia, compare come una figura dello Spirito Santo; quindi, abbiamo qua un misto di persone con e senza il “carburante” di una vera testimonianza. Ciò nonostante, tutte le vergini sono cadute nel sonno dell’indifferenza. Tanto le prudenti quanto le insensate sapevano che lo sposo sarebbe venuto, ma hanno perso di vista che quest’arrivo potesse accadere da un momento all’altro. E non è stato proprio quello che è successo alla cristianità nel suo insieme?

Non so se lo sai, però in questi duemila anni di storia i cristiani non hanno sempre aspettato la venuta di Gesù. La stragrande maggioranza ha sempre creduto che incontrarsi con Gesù significasse morire; e se ti trovassi davanti qualcuno che la pensasse così e gli dicessi che Gesù potrebbe venire proprio in quell’esatto momento, molto probabilmente vedresti un’espressione d’orrore sul suo volto.

Altri credevano che la venuta di Cristo per incontrare la Chiesa sarebbe stata preceduta dalla tribolazione, dunque non sarebbe potuta accadere in un batter d’occhio. Questa idea, oltretutto, escludeva Israele e contemplava soltanto la Chiesa. Non c’è voluto molto perché i cristiani considerassero i giudei come un popolo “usa e getta”. Prova a cercare su internet un manifesto scritto da Martin Lutero intitolato “Degli ebrei e delle loro menzogne”, e ne rimarrai veramente sorpreso dal pensiero corrente ai suoi tempi.

Beh, i miei 3 minuti sono scaduti, perciò ti parlerò di quello che succederà a mezzanotte solo nei prossimi 3 minuti.
Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

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