#342 – Poveri, prigionieri e ciechi – Luca 4:14-21

Ora incontriamo Gesù nella sinagoga di Nazaret. Le sinagoghe non erano templi, poiché esisteva un solo tempio autorizzato da Dio, quello di Gerusalemme. Le sinagoghe erano luoghi in cui gli ebrei si riunivano per leggere le Scritture e per pregare. Servivano anche come una sorta di scuola per l’apprendimento delle Scritture.

Gesù riceve il rotolo del libro di Isaia, affinché lo legga, e lo apre al capitolo che oggi conosciamo come Isaia 61:1: “«Lo Spirito del Signore è sopra di me, perché mi ha unto per evangelizzare i poveri; mi ha mandato per guarire quelli che hanno il cuore rotto, per proclamare la liberazione ai prigionieri e il recupero della vista ai ciechi, per rimettere in libertà gli oppressi, e per predicare l'anno accettevole del Signore». Poi, chiuso il libro e resolo all'inserviente, si pose a sedere; e gli occhi di tutti nella sinagoga erano fissi su di lui. Allora cominciò a dir loro: «Oggi questa Scrittura si è adempiuta nei vostri orecchi».” (Luca 4:18-21).

Altrettanto importante, riguardo a quanto Gesù aveva appena letto, è stato quanto non ha letto, ossia dopo la frase “per predicare l’anno accettevole del Signore”, c’è scritto: “e il giorno di vendetta del nostro Dio” (Isaia 6:2). Lo stesso Gesù che un giorno verrà in qualità di Giudice, per riversare la sua ira su coloro che gli si oppongono, è venuto prima come Salvatore. Lui ci rivela il periodo della grazia e non dell’ira di Dio. Ma ci sono delle condizioni per poterne beneficiare. La buona novella è predicata ai poveri, la libertà è proclamata ai prigionieri e la guarigione è annunciata ai ciechi. Cioè, per essere salvato, bisogna riconoscersi poveri, prigionieri e ciechi.

La salvezza ci è offerta per sola grazia; pertanto, se credi di avere qualcosa da pagare per essa, è perché ti consideri ricco. Il prezzo pagato per la redenzione del peccatore è stato il sangue del Figlio stesso di Dio. Cosa pensi di possedere che possa essere equiparato al valore del sangue di Cristo? I ricchi confidano in quello che hanno; i poveri dipendono da ciò che non hanno e che devono ricevere. È in questo modo che si riceve la salvezza.

Inoltre, Gesù è venuto per offrire la liberazione ai prigionieri. Nel secondo capitolo della lettera agli Ebrei, troviamo che Gesù si è fatto uomo “per distruggere, mediante la sua morte, colui che ha l'impero della morte, cioè il diavolo, e liberare tutti quelli che per timore della morte erano tenuti in schiavitù per tutta la loro vita.” (Ebrei 2:14-15). Se non si pensa di essere prigionieri e schiavi della morte e del diavolo, non si apprezzerà la liberazione che Gesù ci porge. Un uccello nato in gabbia non realizza la sua condizione di prigioniero, così come il peggior cieco è chi non vuol vedere.

Eppure, Gesù desidera rendere nota la guarigione per tale cecità spirituale; tuttavia, a cosa servirebbe se ritieni di poter vedere? Questo è ciò che dice l’apostolo Pietro rispetto ai salvati da Cristo: “siete una stirpe eletta, un regale sacerdozio, una gente santa, un popolo acquistato per Dio, affinché proclamiate le meraviglie di colui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua mirabile luce” (1 Pietro 2:9). Tocca a te riconoscere che sei nelle tenebre per anelare la luce di Cristo. Quindi, se ti consideri povero, prigioniero e cieco, chiedi a Gesù di salvarti adesso! Nei prossimi 3 minuti, Gesù busserà alla porta.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#341 – I tre pulsanti del desiderio – Luca 4:3-13

Ma che male ci sarebbe stato se Gesù avesse trasformato le pietre in pane, placando così una fame durata quaranta giorni? E il poter ricevere la potenza e la gloria di tutti i regni del mondo senza dover soffrire la croce gli avrebbe perfino semplificato le cose, no? Inoltre, una dimostrazione del potere di Dio con l’invio dei suoi angeli a sostenerlo nella caduta, qualora si fosse gettato giù dalla cima del tempio, sarebbe stata una grande trovata pubblicitaria per la sua causa! Forse il fine non giustificherebbe i mezzi?

Il ragionamento umano direbbe proprio di sì, eppure chiunque conosca davvero Dio e la sua Parola rifiuterebbe immediatamente un’idea simile. Il Signore non avrebbe mai fatto nulla in obbedienza al diavolo, nemmeno per calmare la fame. avrebbe evitato la croce se ciò avesse comportato l’adorazione di Satana. E, d’altronde, al momento opportuno, tutti i regni del mondo saranno di Gesù. Infine, non aveva affatto bisogno della pubblicità suggerita dal diavolo, soprattutto se implicava tentare Dio.

In aggiunta, esistono altri tre aspetti nella tentazione di Gesù nel deserto. Sono come tre tasti che, se premuti, cercano di suscitare una reazione del corpo, dell’anima e dello spirito. Facendo leva sulla fame, Satana prova a risvegliare in Gesù un ardente desiderio di appagamento carnale, qualcosa di irrealizzabile nel Figlio di Dio (“la concupiscenza della carne”). Poi, mettendo in mostra, come in una vetrina, la potenza e la gloria di tutti i regni del mondo, il diavolo vuole far nascere in Gesù la “concupiscenza degli occhi”, a lui impossibile. E suggerendogli di buttarsi dal tempio per essere sorretto dagli angeli, e così ottenere fama e prestigio, il diavolo vuole stimolare la “superbia della vita”, qualcosa che non si troverebbe mai in Gesù, Dio e Uomo. (1 Giovanni 2:16-17).

Tuttavia, noi, che non siamo il Figlio di Dio ma esseri umani comuni, abbiamo dentro di noi questi tre pulsanti pronti a rispondere quando azionati. Fanno parte del ‘pacchetto’ della natura peccaminosa che abbiamo ereditato da Adamo. Nella tentazione nel Giardino dell’Eden, “la donna vide che l'albero era buono da mangiare, che era piacevole agli occhi e che l'albero era desiderabile per rendere uno intelligente” (Genesi 3:6). Dall’apostolo Giovanni, nella sua prima epistola, vengono definiti anche come desiderio carnale, desiderio d'occhi e superbia di vita.

A causa del peccato, il nostro corpo, la nostra anima e il nostro spirito sono diventati vulnerabili alle tentazioni, le quali promettono soddisfazione fisica, gloria mondana e riconoscimento pubblico. Essere tentati non è peccare: Gesù è stato tentato e sa come immedesimarsi in coloro che sono tentati (Ebrei 2:18). Il cadere in tentazione, però, è peccato, e noi siamo soggetti a cadute. Fortunatamente, Dio è fedele e non permette che quelli che gli appartengono siano tentati oltre le loro forze, “ma con la tentazione vi darà anche la via di uscirne, affinché la possiate sopportare.” (1 Corinzi 10:13). Tale via d’uscita si ottiene pure in tre modi: dipendenza da Dio, devozione a Dio e fiducia in Dio.

Comunque, questo vale solo per chi non è più povero, prigioniero e cieco. Se lo sei ancora, il rimedio arriverà nei prossimi 3 minuti.
Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#340 – Una triplice tentazione – Luca 4:3-13

La tentazione di Gesù ha lo scopo di confermare le sue credenziali. Ed è lo Spirito Santo stesso che lo conduce nel deserto per essere tentato dal diavolo, ovvero per dimostrare la sua divinità. Il diavolo, in due delle sue provocazioni, vuole renderla incerta, poiché inizia dicendo: “Se tu sei il Figlio di Dio…” (Luca 4:3 e 9). Similmente, i giudei lo accusavano di blasfemia perché, dichiarandosi Figlio di Dio, si faceva uguale a Dio.

Pertanto, ora abbiamo un test per comprovare se Gesù è chi afferma di essere. Sì, qui il peccato non deve neanche essere preso in considerazione, giacché lui è Dio. differenza del primo uomo, Adamo, questo secondo uomo è senza peccato ogni tentazione non fa che attestarlo. Tuttavia, in una di esse, nemmeno Satana mette in dubbio la sua identità di Figlio di Dio va dritto al punto: Gesù avrebbe potuto anticipare il possesso di tutti regni del mondo senza passare attraverso le sofferenze della croce, semplicemente adorando la creatura, Satana, invece del Creatore (Luca 4:5-8).

Queste tre tentazioni ci rivelano tre cose che ci vengono offerte tutti giorni: obbedire al diavolo, adorare la creatura mettere Dio alla prova. Innanzitutto, quando non siamo guidati dalla Parola di Dio, seguiamo “il corso di questo mondo, secondo il principe della potestà dell'aria, dello spirito che al presente opera nei figli della disubbidienza”, ossia obbediamo al diavolo, “adempiendo le voglie della carne, de' pensieri” (Efesini 2:1-3).

Poi, per adorare la creatura, non c’è bisogno di andar lontano, basta ascoltare la voce dell’orgoglio del nostro cuore, la quale ci dice: ‘Prima io!’. La filosofia umana insegna che per amare il prossimo come se stessi bisogna, in primo luogo, amare se stessi. Beh, lo facciamo già per natura, se questa dovrà essere la nostra priorità, il nostro prossimo, poverino, dovrà aspettare un bel po’. Il diavolo raggiunge il suo obiettivo quando ti senti super!

Infine, mettere Dio alla prova è la terza cosa che Satana propone Gesù, suggerendogli di gettarsi dal pinnacolo del tempio, confidando che Dio l’avrebbe protetto. Il Signore, però, gli risponde: “È stato detto: Non tentare il Signore Dio tuo.” (Luca 4:12). Anche oggi, gli adoratori di Mammona della prosperità (Matteo 6:24) adottano come motto un versetto di Malachia, dove si legge: “poi mettetemi alla prova in questo, dice l'Eterno degli eserciti, se io non vi aprirò le cateratte del cielo non riverserò su di voi tanta benedizione, che non avrete spazio sufficiente ove riporla.” (Malachia 3:10).

Quello di cui non si rendono conto è che il contesto inizia nel capitolo ed è un rimprovero rivolto ai sacerdoti disobbedienti di Israele, concludendosi, appunto, così: “mettetemi alla prova in questo”, vale dire ‘provate obbedirmi’. Se non sei un sacerdote ebreo vissuto al tempo di Malachia, tali parole non sono per te. notate che la continuazione nel capitolo 4, di quel che poi succederà, si è già compiuta, cioè con la venuta di Giovanni Battista. Lì c’è scritto: “Ecco, io vi manderò Elia, il profeta, prima che venga il giorno grande spaventevole dell'Eterno. Egli farà ritornare il cuore dei padri ai figli il cuore dei figli ai padri, affinché non venga colpire il paese di completo sterminio.” (Malachia 4:5-6). ancora: “Ecco, io mando il mio messaggero preparare la via davanti me… dice l'Eterno degli eserciti.” (Malachia 3:1). In realtà, l’abbiamo appena visto in Luca 3.

Nei prossimi minuti il diavolo premerà tre pulsanti del desiderio.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#339 – Tentato – Luca 4:1-2

Or Gesù, ripieno di Spirito Santo, ritornò dal Giordano fu condotto dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni fu tentato dal diavolo; durante quei giorni non mangiò nulla; ma quando furono trascorsi, egli ebbe fame.” (Luca 4:1-2). In Genesi, Dio ha visto che tutto era molto buono dopo aver creato il primo uomo (Genesi 1:31). Eppure, Satana è subito venuto a tentarlo e Adamo è caduto. Quando il secondo uomo entra in scena, Dio dichiara di essersi compiaciuto in lui (Matteo 3:17), e ancora una volta Satana viene a tentarlo. Adesso, però, incontra un uomo pieno di Spirito Santo, impermeabile al peccato e incapace di peccare.

Gesù non si limita subire solo le tre tentazioni dettagliate in questo capitolo di Luca, perché viene tentato per quaranta giorni! Il primo uomo è stato tentato nel comfort dell’Eden, dove non c’erano fame, né sete, né caldo. Quando il secondo uomo viene tentato, si trova in un deserto, lo stesso deserto in cui viviamo noi. Per questo motivo, in Ebrei leggiamo: “Infatti, poiché egli stesso ha sofferto quando è stato tentato, può venire in aiuto di coloro che sono tentati…. Perciocché noi non abbiamo un sommo sacerdote, che non possa compatire alle nostre infermità; anzi, che è stato tentato in ogni cosa somigliantemente, senza peccato.” (Ebrei 2:18; 4:15).

Nel suddetto versetto, dove c’è scritto “senza peccato”, non significa “senza peccare”, come appunto troviamo in alcune traduzioni, ma “salvo il peccato” o “escluso il peccato”, riscontrato in altre Bibbie in modo più chiaro. Gesù non aveva il peccato come ce l’abbiamo noi, il quale genera una risposta alla tentazione. Poteva essere tentato soltanto dall’esterno verso l’interno, non viceversa, come accade noi. Giacomo spiega: “Ciascuno invece è tentato quando è trascinato adescato dalla propria concupiscenza. Poi, quando la concupiscenza ha concepito, partorisce il peccato il peccato, quando è consumato, genera la morte.” (Giacomo 1:13-15).

Sebbene il credente in Cristo porti tuttora in sé la possibilità di rispondere alla tentazione, la Parola di Dio ci rivela che è equipaggiato per sopportarla. In Corinzi l’apostolo Paolo lo conferma: “Nessuna tentazione vi ha finora colti se non umana; or Dio è fedele non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d'uscita, affinché la possiate sostenere.” (Corinzi 10:13).

Alcuni sostengono che se Gesù non potesse peccare, allora non avrebbe potuto essere tentato ‘come’ noi. Le Scritture, d’altra parte, ci dicono che “egli è stato tentato come noi in ogni cosa”; tuttavia, non attestano mai che abbia ceduto alla tentazione come succede noi. Poiché era sia Dio che Uomo, sarebbe stato impossibile per Gesù peccare. Altri poi affermano che ‘l’Uomo Gesù’ avrebbe potuto soccombere al peccato, mentre il ‘Dio Gesù’ no, il che è assurdo. Dopo la sua incarnazione, oltre ad essere Dio perfetto, è diventato anche Uomo perfetto, quindi ugualmente senza peccato. Se Gesù avesse avuto in sé il peccato, fosse stato in grado di peccare, lui non sarebbe stato l’Agnello senza difetto senza macchia, richiesto per il sacrificio per il peccatore (Pietro 1:19).

Nei prossimi minuti, Satana attaccherà su tre fronti.
Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#338 – Due figli di Dio – Luca 3:19-38

Colui che è salvato da Cristo rimane nel mondo in condizione di straniero. Vive qui come farebbe un missionario in un altro paese, ad esempio, portando la buona novella, nutrendo i bisognosi e guarendo i malati, però senza mai interferire negli affari interni o nelle questioni politiche di tale luogo. La sua funzione non è quella di migliorare il posto dove abita, ma di portare le persone alla salvezza. “La nostra cittadinanza, infatti, è nei cieli”, c’è scritto in Filippesi 3:20.

Eppure, Giovanni Battista ha avuto un rapporto diverso con la nazione nella quale è vissuto. Era ebreo, viveva in Israele obbediva ai precetti della legge mosaica. Ed è proprio per questo che la sua predicazione include l’ammonimento ai governanti di Israele riguardo ai loro peccati. Il suo messaggio mira preparare la popolazione, suoi capi, all’arrivo del Messia Re. Il cristiano, invece, appartiene un’altra dispensazione: Gesù non è il suo Re, bensì il suo Signore.

Giovanni, pertanto, rimprovera Erode, il governatore della Galilea, causa del suo adulterio con la cognata, moglie di suo fratello. così facendo, il tetrarca lo farà arrestare; comunque non accadrà nulla prima che il Battista porti compimento la sua missione, che include battezzare Gesù stesso nelle acque. giudei pentiti venivano battezzati; tuttavia lui, essendo senza peccato, non aveva niente di cui pentirsi. Ha voluto essere battezzato per identificarsi con il suo popolo.

Uscendo Gesù dall’acqua, il cielo si aprì lo Spirito Santo scese sopra di lui, in forma corporea come di colomba; dal cielo venne una voce, che diceva: «Tu sei il mio amato Figlio, in te mi sono compiaciuto!».” (Luca 3:21-22). Dio lo chiama “Figlio”, ed anche un’altra persona, in questo medesimo capitolo: Adamo. Infatti, troviamo l’espressione “Adamo, figlio di Dio” (Luca 3:38) alla fine del capitolo 3, quando la genealogia dell’umanità di Gesù giunge alla sua origine.

rigor di termini, ci sono soltanto due figli di Dio nel senso di esseri umani provenuti direttamente da Dio: il primo Adamo l’ultimo Adamo, Gesù. “Il primo uomo, Adamo, divenne anima vivente; ma l'ultimo Adamo è Spirito che dà la vita. Ma lo spirituale non è prima, bensì prima è il naturale, poi lo spirituale. Il primo uomo, tratto dalla terra, è terrestre; il secondo uomo, che è il Signore, è dal cielo. Qual è il terrestre tali sono anche terrestri; qual è il celeste, tali saranno anche celesti. come abbiamo portato l'immagine del terrestre, porteremo anche l'immagine del celeste.” (Corinzi 15:45-49).

Sulla croce, Gesù si è identificato con l’uomo nel suo aspetto peggiore. Lì è stato fatto peccato per noi ed è morto. Con la sua morte, Dio ha posto fine alla vecchia creazione, cioè quella di Adamo, nella risurrezione inaugura una nuova creazione in Gesù. Quando credi in Gesù, diventi parte di questa nuova creazione ricevi la vita eterna da Dio. Non è solo una vita che non ha fine, ma una vita che persino non ha inizio, perché eterna. “Se dunque uno è in Cristo, egli è una nuova creatura” (Corinzi 5:17). tu, in chi sei? In Adamo, la creazione cui Dio ha rinunciato annientato sulla croce, in Cristo, la nuova creazione?

Nei prossimi 3 minuti le credenziali di Gesù saranno messe alla prova.Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

Popular Posts