"E l'Eterno mi rispose e disse:
'Scrivi la visione, incidila su delle tavole,
perché si possa leggere speditamente'". Abacuc 2:2

#160 - La fontana della giovinezza - Giovanni 5:26

La leggenda ci racconta che nel XVI secolo il navigatore spagnolo Juan Ponce de León si è recato al Nuovo Mondo alla ricerca della fontana della giovinezza. Credeva che se avesse bevuto la sua acqua, avrebbe ottenuto l’immortalità. Se tu fossi Ponce de León, avresti voluto bere quell’acqua? Io no.


Nel giardino dell’Eden Adamo ed Eva hanno disubbidito a un ordine di Dio quando hanno mangiato del frutto “dell’albero della conoscenza del bene e del male” (Genesi 2:16-17; 3:1-7). Poiché hanno dubitato della bontà e della fedeltà di Dio, sono stati raggirati da Satana e si sono lasciati ingannare dai desideri della carne, degli occhi e della superbia. Hanno tralasciato la volontà di Dio per fare la loro volontà, e questo li ha resi peccatori, mortali e separati da Dio.


Dopo aver annunciato le conseguenze del peccato, le quali includevano non solo la morte ma anche tutte le difficoltà e le sofferenze dell’umanità, Dio gli ha promesso che invierebbe qualcuno per morire e per vincere Satana. Poi li ha vestiti con delle tuniche di pelle di un animale, cioè di un essere vivente innocente che è stato ucciso per coprire degli esseri umani colpevoli. Sì, era un preannuncio del giorno in cui un innocente sarebbe morto per salvare il peccatore.


Dio ha anche scacciato entrambi dal giardino dell’Eden, prima ancora che potessero mangiare del frutto di un altro albero, “l’albero della vita” (Genesi 3:22-24), affinché non dovessero vivere per sempre nella condizione di peccatori. E tu, vorresti vivere in eterno con lo stesso corpo e nello stesso mondo in cui vivi oggi? L’immortalità in un corpo soggetto al dolore, alle malattie e alle mutilazioni non è una benedizione, è una maledizione. Dio, per un atto di misericordia, non ha permesso ad Adamo ed Eva di rimanere nel giardino dell’Eden. Il loro ritorno al giardino sarebbe stato possibile soltanto se riuscissero a passare oltre “i cherubini che vibravano da ogni parte una spada fiammeggiante”, i quali Dio aveva messo a oriente del giardino “per custodire la via dell’albero della vita”. Tuttavia Adamo ed Eva certamente sarebbero morti se avessero voluto oltrepassare quella spada.


La buona notizia, però, è che Gesù è riuscito a oltrepassare la spada fiammeggiante del giudizio di Dio, è morto, è risuscitato e ora vuole darti la vita eterna. L’albero della vita nell’Eden era una figura di Cristo, l’unico che ha la vita in se stesso, un attributo divino. Il versetto 26 del capitolo 5 del Vangelo di Giovanni ci parla proprio di questo. Quando sei nato, hai ricevuto da Dio una vita con data di scadenza, perché sei un discendente di Adamo e un peccatore. Quando credi in Gesù, ricevi la vita eterna e il diritto a un corpo trasformato o risorto quando lui tornerà. Perciò, non morirai mai più!


Qual è il tipo di vita che ti piacerebbe avere? Una vita senza Dio, essendo legato a un corpo imperfetto e rovinato, o la vita eterna che è in Gesù, in un corpo risorto e perfetto come il suo? Ecco cosa l’apostolo Giovanni ci scrive nella sua prima lettera: “Dio ci ha dato la vita eterna, e questa vita è nel Figlio suo. Chi ha il Figlio, ha la vita; chi non ha il Figlio di Dio, non ha la vita.” (I Giovanni 5:11-12). È così semplice! Se hai Gesù, hai la vita eterna. Se non hai Gesù, non hai la vita eterna. E se morirai? Ne parleremo nei prossimi 3 minuti.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#159 - Dalla morte alla vita - Giovanni 5:25

Se Gesù ci dice che “chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita” (Giovanni 5:24), ciò significa che questa persona deve essere già morta. E lo è, altrimenti non ci sarebbe nessuna logica il dover passare dalla morte alla vita. Sì, Gesù ci parla della morte spirituale.


Nel versetto 25 afferma che “l’ora viene, anzi è già venuta, che i morti udranno la voce del Figlio di Dio, e quelli che l’avranno udita, vivranno.” Quindi questo tempo è adesso, e qua ci parla della condizione spirituale di ogni essere umano: “morti nei falli e nei peccati”, come Paolo ci spiega molto bene nel capitolo 2 della sua epistola agli Efesini.


Quando Dio ha comandato ad Adamo di non mangiare del frutto di un determinato albero nel giardino dell’Eden, la questione non riguardava il frutto oppure l’albero, ma piuttosto colui che gli aveva dato quell’ordine. La disubbidienza lo porterebbe alla morte, la quale è la separazione dalla vita e dalla sua fonte, che è Dio. E siccome Adamo ed Eva hanno mangiato del frutto, la morte è entrata nella creazione. Entrambi e tutti i loro discendenti sono morti.


In un primo senso, questa morte è stata la separazione da Dio, ed è avvenuta immediatamente dopo la loro disubbidienza. Poi sarebbe arrivata anche la morte fisica, un’altra separazione, questa volta dal corpo, con il suo conseguente degrado dovuto alla mancanza di vita. Così, tutti gli esseri umani nascono separati da Dio, in cui c’è la vita, e sono soggetti alla morte fisica.


Ti sei mai fermato a pensare che, per Adamo, non avrebbe nessun senso dirgli che sarebbe morto se mangiasse del frutto? La morte era sconosciuta nel giardino dell’Eden e Adamo non aveva mai visto una creatura morta. Perciò Dio non si aspettava che Adamo lo ubbidisse per paura della possibilità di morire. Dio si aspettava che Adamo lo ubbidisse per causa di quello che lui è: Dio.


Allo stesso modo, non è per via del terrore dell’inferno che devi credere in Gesù. E non è neanche a causa della prospettiva di essere benedetto e di andare a vivere in cielo che dovresti credere in lui. Ambedue i motivi sono egocentrici. Perché se crederai solo per sfuggire al dolore dell’inferno o per ottenere il piacere del cielo, starai comunque pensando a te stesso e perdendo di vista il fatto che dovresti credere in Gesù per quello che lui è: Dio.


Il poter scampare all’inferno e ottenere il cielo sono conseguenze della conversione, tuttavia non devono essere il suo motivo. La ragione della tua conversione, o almeno quello che ti dovrebbe spingere in questa direzione, deve essere Gesù stesso. Se il tuo motivo è evitare la sofferenza dell’inferno e ricevere beatitudini celesti, Gesù per te sarà solo il tuo mezzo, però non il tuo obiettivo e fine ultimo. In fondo, volendo soltanto sfuggire all’inferno e riuscire ad avere la vita eterna, non stai puntando a Gesù. Il problema è che non c’è vita al di fuori di Gesù, ed è proprio quello che vedremo nei prossimi 3 minuti.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#158 - I verbi e i loro tempi - Giovanni 5:24

Sicuramente ti ricorderai delle lezioni d’italiano, quando hai avuto modo d’imparare a coniugare i verbi. Così, vediamo se saprai identificare i tempi verbali del versetto 24 del capitolo 5 del Vangelo di Giovanni: “Chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita.” (Giovanni 5:24).


In questo passaggio ci sono sei verbi, tuttavia non tutte le persone fanno attenzione ai loro tempi. Innanzitutto, i verbi “ascoltare” e “crederesono al presente. Ciò significa che l’ascoltare la Parola di Dio e il credere sono cose che puoi e devi fare immediatamente. E non ci pensare nemmeno ad ascoltare oggi per crederci soltanto domani. Il momento è adesso! Però, a cosa dobbiamo credere?


Gesù ci dice che dobbiamo credere a colui che “l’ha mandato”, un verbo che è al passato perché ci parla della venuta di Cristo, circa duemila anni fa. Ciò include che tu creda in Dio, in Gesù mandato da Dio, e ovviamente nei due momenti principali del suo avvento: la sua morte e la sua risurrezione. Bene, ora non potrai affermare di non averlo mai sentito. E dimmi, potresti anche affermare di credere in Dio e in Gesù sulla croce sostituendoti nel giudizio di Dio e versando il suo sangue per purificarti di tutti i peccati che hai già commesso e che ancora commetterai?


Ma cosa mi dici mai? I peccati che dovrò ancora commettere? Perfino i peccati futuri? Ebbene sì, poiché se prenderai in considerazione che il sangue di Gesù è stato versato duemila anni fa, è chiaro che a quel tempo i tuoi peccati erano ancora futuri, giacché tu non esistevi nemmeno. Quindi, quando lui è morto per purificare i tuoi peccati, l’ha fatto per lavarli tutti, altrimenti chi avrebbe mai potuto purificare i tuoi peccati commessi dopo la tua conversione?


Se hai ascoltato la Parola di Dio e ci hai creduto, cosa ti aspetta adesso? Guarda il tempo del prossimo verbo: “ha la vita eterna”. È al presente. Se ci credi davvero, in questo esatto momento sei un felice proprietario della vita eterna. E avrebbe forse una data di scadenza la vita eterna? No, la vita eterna che ricevi nel momento in cui credi è tua per sempre.


Passiamo al verbo successivo: “non va incontro al giudizio”. L’hai sentito? Non va incontro al giudizio! Quando? Al presente pro futuro, quando Gesù giudicherà tutti gli esseri umani. E vuoi saperne di più? La traduzione letterale è “non parteciperà al giudizio”. E come potresti parteciparvi, se sei appena stato perdonato da tutti i tuoi peccati? Nessun giudice perderebbe il suo tempo cercando di giudicare qualcuno che è già stato perdonato dal suo crimine, avente anche il suo debito già pagato. Dio sarebbe ingiusto se condannasse qualcuno che ha già avuto tutti i suoi peccati perdonati da Gesù.


La conferma di tutto ciò la troviamo nel tempo dell’ultimo verbo: “è passato dalla morte alla vita”. La morte è rimasta alle nostre spalle, il giudizio ha cessato di esistere per quelli che credono veramente, e l’unica prospettiva futura è quella di vivere con Cristo in cielo. Ma... quando Gesù afferma che una persona passadalla morte alla vita”, vuol dire allora che prima era morta? Sì, come vedremo nei prossimi 3 minuti.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#157 - Uguale a Dio - Giovanni 5:18-23

Affermando che Dio è suo Padre, Gesù mostra chiaramente ai giudei che lui è uguale a Dio. Le sue dichiarazioni però non si fermano qui. Continua dicendogli: “In verità, in verità vi dico che il Figlio non può da se stesso fare cosa alcuna, se non la vede fare dal Padre; perché le cose che il Padre fa, anche il Figlio le fa ugualmente. Perché il Padre ama il Figlio, e gli mostra tutto quello che egli fa (Giovanni 5:19-20).


Come Gesù avrebbe potuto vedere quello che il Padre stava facendo se non avesse avuto un accesso continuo e diretto alla sua presenza? Ciò che aveva appena detto ai giudei ci rivela che Gesù, anche se si trovava sulla terra, era a conoscenza di tutto quello che accadeva in cielo. E siccome non solo conosce tutte le cose che il Padre fa, ma può perfino compiere queste stesse cose pure lui, Gesù sta affermando di essere onnisciente e onnipotente, due caratteristiche esclusive di Dio.


Quei giudei l’avevano già visto fare dei miracoli, proprio come quando aveva guarito quell’uomo presso la vasca di Betesda, tuttavia Gesù promette che “gli mostrerà opere maggiori di queste” (Giovanni 5:20). Il Padre poteva risuscitare i morti? Anche Gesù può vivificare chi vuole. Dice di aver ricevuto dal Padre il compito di giudicare tutti gli uomini, essendo qualcosa che soltanto Dio potrebbe fare, perché è l’unico che conosce i pensieri e i motivi del cuore. Eppure, qua sono i giudei religiosi che pensano di avere il potere di giudicare il Giudice di tutte le cose!


Ora Gesù gli svela la ragione per cui il Padre gli ha dato il potere di giudicare ogni cosa, cioè “affinché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre” (Giovanni 5:23). L’idea di onorare qualcuno con lo stesso onore dovuto a Dio è assurda per i giudei, perché sarebbe come riconoscere la sua divinità. Gesù, però, continua dicendo che “chi non onora il Figlio, non onora il Padre che l’ha mandato” (Giovanni 5:23), trovandosi loro in una terribile impasse. Se lui è quello che dice di essere, allora i giudei dovrebbero prostrarsi ai suoi piedi e adorarlo.


E tu, dai a Gesù lo stesso onore dovuto al Dio Creatore? Sarà meglio abituarti all’idea che Gesù è Dio. Se affermi di amare e di onorare Dio, ma consideri Gesù un mero uomo o solo una specie di maestro illuminato, starai negando la sua divinità. Non esiste cristianesimo senza il riconoscimento di Gesù come Dio incarnato. Qualsiasi altra considerazione sarebbe come immedesimarsi nell’avvertimento datoci da Giovanni nella sua prima epistola: “Ogni spirito che riconosce che Gesù Cristo è venuto nella carne, è da Dio. E ogni spirito che non riconosce che Gesù Cristo è venuto nella carne, non è da Dio; e questo è lo spirito dell’anticristo” (I Giovanni 4:2-3).


Il fatto di confessare che Gesù è venuto nella carne è molto diverso dal dichiarare che Gesù è nato. Perché il venire nella carne implica la sua preesistenza e la sua divinità come il Figlio eterno di Dio. Dimmi, ci credi tu?


Nei prossimi 3 minuti impareremo a coniugare questi sei verbi: ascoltare, credere, mandare, avere, andare e passare.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#156 - L’autore del sabato - Giovanni 5:17-18

Nel guarire un uomo di sabato Gesù desta l’ira dei giudei religiosi. La legge data da Dio a Mosè ordinava che nessun lavoro fosse svolto il sabato e che i trasgressori dovrebbero essere puniti con la morte mediante lapidazione. Questi giudei, che adesso desiderano uccidere Gesù, non si rendono conto di due cose.


Innanzitutto non capiscono che la legge del sabato era stata data a beneficio dell’uomo. Dio voleva che il suo popolo si riposasse, e proprio per questo qualsiasi tipo di lavoro era proibito; ma le attività che avevano l’obiettivo di salvare una vita o di guarire un malato non erano considerate un lavoro, anzi erano atti di misericordia.


In un’occasione, come leggiamo in Matteo 12:11, Gesù ha fatto l’esempio della pecora che qualunque giudeo era pronto a soccorrere se fosse caduta in una fossa in giorno di sabato. Quegli stessi giudei, che avevano così tanta cura delle loro pecore, qui restano indifferenti di fronte alla guarigione operata da Gesù su un uomo il quale da trentotto anni si trovava imprigionato nella fossa della sua infermità.


La seconda cosa che i giudei non riescono a comprendere è che chi ha guarito quest’uomo di sabato, è lo stesso Dio il quale in passato ha dato la Legge a Israele. “Tutte le cose sono state fatte per mezzo di lui” (Giovanni 1:3), ed è anche stato lui che poi si è riposato “il settimo giorno da tutta l’opera che aveva fatto” (Genesi 2:2). Tuttavia per Dio quello sarebbe stato il suo ultimo riposo, poiché subito dopo Adamo ed Eva cadono in peccato, e fin da allora l’umanità ha solo dato molto da fare al suo Creatore.


Il Padre mio opera fino ad ora, ed anch’io opero” (Giovanni 5:17), è quanto Gesù risponde ai giudei religiosi che lo criticano per aver guarito l’uomo in giorno di sabato. Il dettaglio è che, così dicendo, Gesù si rende colpevole, ai loro occhi, di qualcosa di ancora più grave della trasgressione del sabato. Sì, perché avrebbe bisogno d’essere eterno per poter, pure lui, lavorare fino ad ora come fa il Padre; e chiamando Dio “Padre”, sta affermando di essere uguale a Dio.


Chiamare Dio “Padreera impensabile per un giudeo. Nell’Antico Testamento ci sono alcuni passaggi che chiamano Dio “padre” degli esseri umani, come in Malachia 2:10, però nessuno di loro nel senso di filiazione. Appaiono nel senso di Creatore, oppure di colui che bada alla sua creazione, eppure mai nel senso di qualcuno che trasmette il suo DNA o la propria natura a un figlio generato da lui.


La rivelazione che Gesù fa ai giudei ci mostra che c’è un legame intimo e indissolubile tra lui e il Padre, e “per questo i giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non solo violava il sabato, ma addirittura chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio.” (Giovanni 5:18).


Nei prossimi 3 minuti Gesù ci presenterà maggiori particolari su questo legame e sulla sua divinità.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#155 - Dopo la guarigione - Giovanni 5:10-16

Dopo aver guarito l’uomo che da trentotto anni si trovava infermo, Gesù gli dice di prendere il suo lettuccio, sul quale giaceva, e di uscire da lì camminando. Quando i giudei religiosi vedono che quest’uomo se lo portava via, lo rimproverano fortemente. Vogliono sapere perché ha trasgredito il comandamento del sabato, che vietava di trasportare qualsiasi cosa o di fare qualsiasi lavoro in questo giorno.


E costui gli risponde che lo stesso uomo che lo aveva guarito, gli aveva detto che poteva andarsene, portandosi il lettuccio. Lui non sapeva chi fosse quell’uomo, ma poi rivede Gesù nel tempio. Beh, questo ha senso. Quando ci ricordiamo che l’obiettivo di Dio nel salvare qualcuno è renderlo un adoratore, il fatto che quest’uomo, già guarito, si sia recato al tempio, era una chiara testimonianza della sua effettiva trasformazione.


Nel capitolo 9 del libro degli Atti, il Signore ordina ad Anania di andare ad incontrarsi con Saulo, l’implacabile persecutore dei cristiani che si era appena convertito a Cristo. Per identificarlo, Gesù dice ad Anania: “Alzati e recati nella strada detta Diritta, e cerca in casa di Giuda un uomo di Tarso di nome Saulo, che sta pregando” (Atti 9:11). La preghiera era una caratteristica della sua conversione.


La prima reazione di chi si converte a Cristo è cercare Dio in preghiera, ringraziamenti e adorazione, perché Dio ci ha creati per avere comunione con lui. E la vera conversione ha anche altri risultati: amiamo la sua Parola, vogliamo fare la sua opera e siamo avversi al peccato. Tuttavia tutte queste cose sono solo i vagoni che accompagnano la locomotiva di una salvezza già compiuta. Quell’uomo non era andato al tempio per essere guarito. Ci era andato perché era già stato guarito.


Ovviamente insieme ai benefici vengono le responsabilità, perciò Gesù dice all’uomo: “Ecco, tu sei stato guarito; non peccare più affinché non ti avvenga di peggio. (Giovanni 5:14). Non afferma esattamente cosa potrebbe essere questo qualcosa “di peggio”, però mette in evidenza due cose. Innanzitutto che lo standard di santità stabilito da Dio è sempre assoluto. Non gli dice “cerca di non peccare” o “non peccare molto”, ma semplicemente “non peccare più”. In secondo luogo, che il peccato sempre porta con delle brutte conseguenze.


Sebbene un vero credente non possa perdere la sua salvezza, potrà perdere la comunione, l’allegria, la salute e perfino la propria vita come conseguenza del peccato. Dio è un Padre che disciplina ogni figlio disubbidiente. Nonostante tali riprensioni ci sembrino severe, se fossero valutate in una prospettiva eterna, farebbero meno male di qualsiasi ciabattata ricevuta da piccoli. E puoi scommetterci che “ogni correzione (di Dio) infatti, sul momento, non sembra essere motivo di gioia, ma di tristezza” (Ebrei 12:11).


Più tardi, l'uomo che era stato guarito, rivela ai religiosi giudei che il nome del suo guaritore è Gesù. Allora vanno da Gesù per protestare, perché guariva di sabato; e quello che Gesù gli risponde va oltre l’immaginazione di qualunque giudeo. Lo scoprirai nei prossimi 3 minuti.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#154 - Guardando dalla parte sbagliata - Giovanni 5:1-9

Ora Gesù va a Gerusalemme e visita una vasca chiamata Betesda, intorno alla quale c’è una gran folla di malati. Queste persone erano lì in attesa di vedere un movimento dell’acqua fatto da un angelo, e “il primo che vi entrava, dopo che l’acqua era agitata, era guarito da qualsiasi malattia fosse affetto.” (Giovanni 5:4).


Sebbene alcuni manoscritti non riportino il versetto 4, che ci parla di quest’angelo, il fatto raccontato è perfettamente in linea con la dispensazione vigente per Israele, quando gli angeli facevano l’intermediazione tra Dio e gli uomini. Ed è stato attraverso gli angeli che la Legge è stata data a Mosè, la quale richiedeva che l’uomo fosse tenuto a fare qualcosa da se stesso casomai volesse essere benedetto, come ad esempio, appunto, l’essere capace di vedere quando l’acqua si agitasse e così tuffarsi nella vasca.


Con così tanti ciechi, zoppi e paralitici lì sdraiati, è difficile immaginare come qualcuno potesse riuscire a entrare in tempo nella vasca per poter sfruttare l’effetto guaritore del movimento di quell’acqua. D’altronde, i ciechi non potevano nemmeno vedere l’acqua che si muoveva, e gli zoppi e i paralitici non erano abbastanza agili da poter compiere queste azioni. Dal punto di vista spirituale, tutte quelle persone si trovavano nella stessa condizione: erano incapaci di fare qualcosa per salvarsi.


Ed è questo anche lo scenario attuale: c’è un mucchio di gente in attesa di un segnale visibile per poi eseguire un qualche tipo di azione e così liberarsi dei propri problemi. Quello di cui le persone non si rendono conto è che i problemi sono solo la conseguenza di un problema maggiore: la nostra condizione di peccatori perduti. Forse alcuni lì avrebbero addirittura preferito solo provare a vedere l’angelo prima che l’acqua si muovesse; e pure oggigiorno non mancano persone che preferiscono occuparsi di angeli.


Il vero problema di questi infermi è che stanno guardando nella direzione sbagliata, sperando che la loro salvezza provenga da qualche angelo, da un segno visibile, o dai propri sforzi. L’unico, però, che può salvarli è lì proprio in mezzo a loro, ma purtroppo nessuno volge lo sguardo verso di lui. Così è ogni essere umano. Nella lettera ai Romani 3:11 c’è scritto che “non c’è nessuno che cerchi Dio”, nemmeno uno.


Perciò l’iniziativa parte da Gesù, che non solo riesce a vedere che quest’uomo è malato, ma sa benissimo che è in questo stato da trentotto anni. Gli chiede allora se vuole essere guarito, tuttavia il povero uomo è così preoccupato dei suoi limiti che spiega a Gesù che non ha nessuno che lo metta nella vasca quando l’acqua si muove. Ma chi ha mai parlato di vasche?


Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina” (Giovanni 5:8), gli dice Gesù. Il risultato è lo stesso di ogni altra volta in cui la parola del Signore è bastata affinché i ciechi vedessero, i muti parlassero e i morti resuscitassero.


Se desideri essere guarito dai tuoi peccati e avere la vita eterna, perché continui a guardare te stesso o chiunque altro oltre a Gesù? Non sto parlando di una religione ma di una persona. La religione vuole che tu rimanga attaccato al lettuccio delle incertezze, poiché di questo vive. Infatti, sai da dove verrà il primo rimprovero ricevuto da quest’uomo dopo esser stato guarito? Sì, dalla religione. Questo è quanto vedremo nei prossimi 3 minuti.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

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