"E l'Eterno mi rispose e disse:
'Scrivi la visione, incidila su delle tavole,
perché si possa leggere speditamente'". Abacuc 2:2

#113 - Getsemani - Matteo 26:36-46

Dopo aver cenato, Gesù si reca con i suoi discepoli in un giardino, ma il nome di quel luogo non è per niente piacevole. Getsemani significa “frantoio”, e lì Gesù sarebbe stato davvero schiacciato dall’angoscia, pensando a ciò che lo attendeva sulla croce. Nel frattempo i discepoli si addormentano, ignari della gravità della situazione.

Non erano le frustate dei soldati, la corona di spine o i chiodi a riempire di terrore il cuore di Gesù. Molte persone hanno già subito torture maggiori e più a lungo di lui. La sua apprensione era dovuta a quello che sarebbe avvenuto dopo le violenze inflittegli dagli uomini. Agonizzava solo al pensiero del castigo che avrebbe ricevuto da Dio, quando lui fosse stato fatto peccato al nostro posto.

Settecento anni prima Isaia aveva già predetto il vero motivo della croce: “Ma egli è stato trafitto a motivo delle nostre trasgressioni, fiaccato a motivo delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiam pace, è stato su lui, e per le sue lividure noi abbiamo avuto guarigione.” (Isaia 53:5). Gesù, perfetto Dio e perfetto uomo, che non ha mai peccato e che non avrebbe mai potuto peccare perché non aveva la stessa natura peccaminosa che noi abbiamo ereditato da Adamo, sarebbe stato fatto peccato sulla croce.

Non si può neanche immaginare quanto lui abbia sofferto sulla croce sotto il castigo divino, poiché se ci fosse una formula per calcolarlo, essa dovrebbe includere la somma del castigo eterno di tutti quelli che sono stati salvati da lui. Un’eternità di giudizio concentrata in tre ore. Non è stato nel Getsemani che Gesù ha sofferto per i nostri peccati, e nemmeno nelle sue prime ore sulla croce, ma nel momento in cui Dio gli ha nascosto il volto (Salmi 69:17), e l’ha abbandonato sulla croce, cioè in quelle tre ore di tenebre che hanno coperto tutta la terra.

Nel Getsemani, pensando a tutto ciò, per tre volte Gesù fa la stessa preghiera: “Padre mio, se è possibile, passi oltre da me questo calice! Ma pure, non come voglio io, ma come tu vuoi.” (Matteo 26:39). Alcuni potrebbero pensare che Gesù stesse esitando, oppure dubitando se dovesse proprio andare avanti. Una frase nel Vangelo di Giovanni, però, elimina qualsiasi dubbio sulla sua disponibilità a compiere la sua missione, perché afferma: “Ora è turbata l’anima mia; e che dirò? Padre, salvami da quest’ora! Ma è per questo che son venuto incontro a quest’ora. Padre, glorifica il tuo nome!” (Giovanni 12:27-28).

Credo che in quella triplice domanda, “se è possibile, passi oltre da me questo calice”, ci sia un messaggio per noi, principalmente nella risposta del Padre. Sì, il Padre gli ha risposto col silenzio, il quale ancora oggi echeggia per tutto l’Universo, rendendoci chiaro che non era possibile allontanare da lui quel calice. Gesù lo beve fino alla fine per risolvere una volta per tutte la questione del peccato, affinché ci sia salvezza per noi. Se oggi gli facessimo una domanda simile come, ad esempio, “Padre, se possibile, salvami in un altro qualsiasi modo, tranne che con la morte di Gesù sulla croce”, la risposta di Dio sarebbe ancora un’altra volta il silenzio, perché non è possibile.

Nei prossimi 3 minuti Gesù sarà arrestato.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#112 - L’ultima cena - Matteo 26:17-30

Il punto alto dell’adorazione cristiana non è nessun tipo di spettacolo gospel con tanto di luci, fuochi d’artificio e alti decibel, ma una celebrazione tanto semplice e discreta quanto lo è stato il modo di vivere di Gesù. Nel capitolo 26 di Matteo lui istituisce la cena perché ci si ricordi della sua morte. Giuda se ne esce prima, il che rende questa cena una celebrazione riservata a coloro che sono in comunione con Gesù.

La cena del Signore è stata così tanto deturpata che oggi persino organizzazioni occultiste, come la massoneria e la gnosi, ne celebrano una sorta di caricatura. Anche tra i veri cristiani il suo significato è stato distorto. Il testo è chiaro: Gesù rende grazie, rompe il pane e lo dà ai suoi discepoli, dicendo: “Prendete, mangiate, questo è il mio corpo” (Matteo 26:26). Poi, preso un calice di vino, rende grazie e lo dà ai suoi discepoli, perché tutti lo bevano, dicendo: “Questo è il mio sangue” (Matteo 26:28).

Parlava di simboli e non letteralmente del suo corpo, che continuava lì, accanto ai discepoli, e non sul tavolo. Il suo sangue non era stato ancora versato ed era ancora nel suo corpo, e non come rappresentato dal pane e dal vino, separati l’uno dall’altro. Lui ha anche fatto delle altre affermazioni simboliche come, ad esempio, “io sono la porta... la vite... la via... ”, e nessun sano di mente penserebbe mai che Gesù stesse parlando di una sorta di transustanziazione che lo avrebbe davvero reso una porta, un albero o una strada. Pietro, oltre a Paolo, in una delle sue epistole ha anche detto che lui è la roccia (I Pietro 2:8; I Corinzi 10:4).

La cena nei vangeli aveva un carattere diverso da quella che è stata rivelata a Paolo, in I Corinzi 11, affinché fosse celebrata dai cristiani. La prima indicava una morte che doveva ancora avvenire. La cena che celebriamo oggi è il ricordo di una morte già accaduta. In entrambe Gesù è vivo al momento della celebrazione: nella prima, perché non era ancora morto sulla croce, e adesso perché è già risuscitato. La cena, quindi, non ha il carattere di una veglia funebre con un corpo presente, come la pensano alcune persone, e non è nemmeno la ripetizione del sacrificio di Cristo, com’è considerata da molti. Si tratta unicamente di un memoriale, di un ricordo o di un ritratto del sacrificio di Gesù.

In I Pietro, capitolo 3, leggiamo che “Cristo ha sofferto una volta per i peccati” (I Pietro 3:18). Ed Ebrei 9 ci dice che lui “non è entrato in un santuario fatto con mano... e non per offrir se stesso più volte... ma ora, una volta sola, alla fine dei secoli, è stato manifestato, per annullare il peccato col suo sacrificio... così anche Cristo, dopo essere stato offerto una volta sola, per portare i peccati di molti, apparirà una seconda volta... ” (Ebrei 9:24-28).

Questi versetti dovrebbero essere sufficienti per chi crede nella Parola di Dio. Il pane e il vino continuano a essere pane e vino, e non hanno nessun potere, come se fossero una specie di pozione magica. È sbagliato cercare di trasformare le cose materiali in oggetti di culto, come fanno i pagani. Attribuire simili fantasie alla cena significa perdere di vista il suo vero significato, che è quello di ricordare il sacrificio di Gesù sulla croce, e non lì sul tavolo.

E ora ci sarà un importante consiglio. I discepoli gli chiedono: “Dove vuoi che ti prepariamo da mangiare la pasqua?” (Matteo 26:17), e ricevono istruzioni ben dettagliate, poiché Gesù sarebbe andato a trovarli soltanto in quel luogo, e in nessun altro. Se avessero scelto un posto a loro piacimento, non si sarebbero ritrovati insieme. Prima di decidere dove dovresti ricordare il Signore nella sua morte, chiediglielo. Quella sera c’era solo un posto.

Nei prossimi 3 minuti il Getsemani sarà all’altezza del suo nome.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#111 - La pasqua - Matteo 26:17-30

Era il primo giorno della festa dei pani senza lievito, la quale faceva parte delle commemorazioni della pasqua dei giudei. La pasqua era la celebrazione istituita da Dio prima dell’ultima delle dieci piaghe che sono cadute sull’Egitto, proprio perché il faraone si era rifiutato di liberare gli israeliti dalla schiavitù.

In quell’occasione ogni famiglia aveva sacrificato un agnello e ne aveva messo il sangue sugli stipiti della propria porta. Mentre gli israeliti mangiavano l’agnello arrosto dentro le loro case, l’angelo del Signore è passato sull’Egitto, portando con sé l’ultimo dei dieci giudizi di Dio contro questa nazione, cioè la morte di tutti i primogeniti. Le case, le cui porte erano state segnate dal sangue, sono state risparmiate. Questo sangue indicava che lì era già morto un agnello al posto del primogenito. La parola “pasqua” significa “passare oltre”.

Ho letto che, durante la seconda guerra mondiale, un villaggio in Europa è stato invaso da un gruppo di soldati disposti a eliminare i suoi abitanti. La missione di ogni soldato era entrare nelle case, ucciderli tutti e, all’uscita, lasciare un segno sulla porta con il sangue delle vittime, affinché gli altri soldati non perdessero il loro tempo entrandoci un'altra volta.

Uno degli abitanti del luogo se n’è accorto dello stratagemma, è corso a casa sua, ha ucciso un animale e ha fatto il segno di sangue sulla sua porta. Lui e la sua famiglia sono stati risparmiati. Oggi, quando Dio guarda l’umanità, vede due classi di persone: i peccatori salvati, che sono stati segnati dal sangue dell’Agnello di Dio quando hanno creduto in Gesù, e quelli che sono ancora soggetti al giudizio riservato ai peccatori non salvati.

Molte cose che leggi nell’Antico Testamento sono simboli di Cristo, e la pasqua è uno di essi. L’ultimo Agnello di Dio è già stato ucciso al posto del peccatore e il suo sangue è ora disponibile per contrassegnare chiunque decida di credere in Gesù. Gli israeliti, in quella fatidica notte in Egitto, avevano un solo modo per proteggersi dal giudizio di Dio: il sangue di un agnello. Oggi hai solo un modo per sfuggire al giudizio eterno: il sangue dell’Agnello.

Così, qualsiasi messaggio chiamato “vangelo” che non parli del sangue che è stato versato sulla croce da Gesù, l’Agnello di Dio, come essendo l’unico mezzo di salvezza, non è il vangelo che trovi nella Bibbia. Qualsiasi messaggio che parli di una salvezza basata sulle buone opere, esclude il sangue dell’Agnello. L’Epistola agli Ebrei ci dice che “senza spargimento di sangue non c’è remissione”, ossia non c’è rimozione di peccati (Ebrei 9:22).

Quella notte, in Egitto, tutte le famiglie hanno perso il loro primogenito, tranne quelle identificate dal sangue dell’agnello. Dio gli aveva promesso che, quando avesse visto il sangue, sarebbe passato oltre quella casa. E in te, cosa vede Dio? I tuoi peccati o il sangue dell’Agnello di Dio?

Nei prossimi 3 minuti Gesù fisserà un appuntamento con i suoi discepoli.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#110 - Ed io, che cosa ci guadagno? - Matteo 26:14-16

Giuda Iscariota era colui che si occupava della borsa la quale conteneva i soldi degli apostoli. Quando ha visto che quella donna sprecava circa un anno del suo stipendio con Gesù, e anche che era stata elogiata per questo, ha subito pensato che seguirlo non sarebbe stato un buon affare. Ed è per questa ragione che va in cerca dei capi sacerdoti per negoziare.

Insomma, lui era il tipo di persona che si domanda sempre: “Ed io, che cosa ci guadagno?”. Mettendo Gesù in vendita, avrebbe avuto l’opportunità di ricevere trenta monete d’argento, che a quel tempo erano sufficienti per comprarsi uno schiavo. Per lui sarebbe stato perfino un buon affare scambiare Gesù con uno schiavo che restasse a sua disposizione. Oggi Gesù continua a essere venduto come un servitore, solo per soddisfare i nostri desideri.

Gesù è annunciato dai predicatori come se fosse il genio della lampada di Aladino, che potrebbe essere invocato dal suo proprietario a piacere, per guarire ogni sorta di malattia del corpo, delle finanze e del cuore. Questi moderni “Aladini” promettono di strofinare la lampada magica ogni volta che i loro fedeli depositeranno le trenta monete. E sai una cosa? Con amici simili il Vangelo non ha bisogno di nemici. Quante persone conosci che non vogliono nemmeno sentirne parlare di Gesù proprio a causa di questi mercanti di anime?

Questo, però, non è quel Gesù che ci viene mostrato nei vangeli. Lui è quello che è venuto al mondo non per distribuire auto costose, ma per versare il suo sangue sulla croce e per salvare i peccatori. Sì, quando è stato qui, sicuramente ha guarito i malati e ha moltiplicato il pane, dimostrando così le sue credenziali di essere il Messia. Tuttavia, è stato soltanto sulla croce che ha veramente provveduto al rimedio per la radice di ogni male, il peccato, versando il suo sangue per purificarci e per renderci atti al cielo.

Oltre ad annunciare Gesù come un mero guaritore, questi predicatori impongono un immenso fardello sui loro fedeli. Cioè, quando questi fedeli non ottengono la guarigione promessa, molti cadono in disperazione poiché pensano di avere troppo poca fede, o che i loro peccati siano troppo numerosi. Se avessero letto con attenzione il libro degli Atti degli apostoli e le epistole, avrebbero subito capito che molti cristiani, inclusi Paolo e Timoteo, soffrivano di diverse malattie, indipendentemente dalle dimensioni della loro fede o dai loro peccati. L’essere guariti non rientrava nei piani di Dio e si sono rassegnati, sapendo però che Gesù si occupa anche di confortare e di consolare i malati.

Paolo, parlando della sua “scheggia nella carne”, probabilmente una malattia agli occhi, ha dichiarato fiducioso: “Per questo io mi compiaccio in debolezze, in ingiurie, in necessità, in persecuzioni, in angustie per amor di Cristo; perché, quando son debole, allora sono forte.” (II Corinzi 12:10). La porzione che Giuda cercava era il vantaggio materiale e immediato. Il profeta Geremia, però, ha affermato: “L’Eterno è la mia parte, dice l’anima mia, perciò spererò in lui.” (Lamentazioni 3:24). Qual è la tua porzione? La stessa di Giuda o quella di Geremia?

Nei prossimi 3 minuti Gesù celebrerà la Pasqua con i suoi discepoli. 

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#109 - Lo spreco di Dio - Matteo 26:6-13

Il capitolo 26 di Matteo ci mostra persone diverse, preoccupate di cose diverse: i religiosi della morte di Gesù, i discepoli del valore monetario di un profumo, Giuda dell’accordo per tradire il suo Maestro, i soldati della missione di arrestarlo, e Pietro della sua propria reputazione nel negare Gesù. Nel frattempo, una donna si avvicina e versa un’intera bottiglietta di un costosissimo profumo sul capo di Gesù. Che contrasto!

Si stima che lei abbia speso l’equivalente al salario minimo di circa un anno, nel denaro di oggi, per acquistare quell’olio odoroso. E i discepoli s’indignano di fronte a tale spreco. Perché non darlo ai poveri?

I poveri sono sempre serviti come giustificazione per tutto. I politici li usano per giustificare le loro campagne, le nazioni li usano per giustificare le loro politiche interne ed estere, e persino le religioni li usano per giustificare le loro dottrine. E molte di queste organizzazioni religiose usano le opere sociali soltanto come un pretesto per diffondere le peggiori eresie legate alla persona di Cristo.

Solo quella donna sembra capire che Gesù sta per morire e che non ci sarà più tempo per versare dei profumi sul suo cadavere, conforme alle usanze per la sepoltura. Quando Maria Maddalena, Salome e Maria madre di Giacomo si recheranno al sepolcro di Gesù per ungere il suo corpo con gli aromi, sarà ormai troppo tardi. Lui sarà già stato risuscitato.

Questo profumo versato era solo l’espressione pratica di una donna che aveva consegnato tutta la sua vita a Gesù. Molti pensano che credere nel Salvatore sia sprecare i migliori anni di una vita piena di piaceri e di opportunità. Sarà questo il tuo caso? Sei mai rimasto in dubbio mentre valutavi cosa potresti perdere se credessi nel Vangelo, se affidassi a Gesù il meglio di te?

Se lo hai già pensato, allora sarai d’accordo con me che lo spreco di Dio sia stato ancora più grande. Dio ci ha dato quello che aveva di più prezioso, suo Figlio stesso, perché morisse al posto dei peccatori, come tu ed io. Proprio così, persone che sono capaci di confrontare Gesù, l’eterno Figlio di Dio, con cose che non durano più di una vita, valutando quanto ci guadagnerebbero o ci perderebbero. E sono le stesse persone che hanno sempre voluto fare la propria volontà, tenendo Dio a debita distanza, in modo da utilizzarlo solo in caso di malattia, fallimento o sfortuna in amore.

Se Dio la pensasse in questo modo, Gesù sarebbe venuto a morire solo per le brave persone, e questo solo se esistesse qualcuna così al 100%. Dio, però, ci dimostra il suo amore nel fatto che Cristo è morto per noi essendo tutti noi ancora peccatori. E se lui ha pagato un prezzo così alto per riconciliare con sé persone che meritavano la condanna, prova a immaginare cosa mai lui riserverà nell’eternità a chi accetta ora il suo favore! Quella donna si è ricordata di Gesù e lui le ha garantito che ovunque il Vangelo fosse stato predicato, lei sarebbe stata ricordata. Chi si ricorda di Gesù in questa vita, non sarà mai dimenticato, eternamente.

Nei prossimi 3 minuti Gesù viene messo in vendita.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#108 - Liberandosi da Gesù - Matteo 26:1-5

Dopo aver finito di rivelare quello che succederebbe al mondo, Gesù annuncia ai suoi discepoli ciò che sarebbe dovuto accadere entro due giorni, durante la pasqua dei giudei: lui sarebbe stato consegnato per essere crocifisso. A pasqua i giudei ricordavano la notte in cui ogni primogenito dei figli d’Israele, in Egitto, era stato salvato dal giudizio di Dio grazie al sangue di un agnello sacrificato. Coincidenza? No.

Nel frattempo, i capi religiosi si riuniscono nella corte del sommo sacerdote detto Caiafa per deliberare una strategia su come arrestare e uccidere Gesù. Considerando l’acclamazione del popolo durante l’ingresso di Gesù a Gerusalemme, un po’ prima, avrebbero avuto bisogno di pianificare molto bene la sua morte, anche per evitare un tumulto popolare. I giudei stavano organizzando la morte del loro Messia. Sarebbe mai possibile?

E fidati, ci sono molte più persone nel mondo che vorrebbero sbarazzarsi di Gesù. Anche tu ed io, in verità, non è che siamo spontaneamente così tanto amici suoi. Siamo nati nemici di Dio per natura. Se non ci credi, che ne dici di avere Gesù 24 ore al tuo fianco, non come un amuleto portafortuna come pretende la maggior parte delle persone, ma osservandoti ad ogni passo, leggendo i tuoi pensieri, dirigendo la tua vita e interferendo con i tuoi desideri? Sicuramente non ti sentiresti per niente libero.

Questo desiderio di libertà è stato ciò che ha portato Adamo ed Eva a mangiare il frutto che Dio gli aveva ordinato di non mangiare. Nel giardino di Eden gli esseri umani hanno proclamato la loro indipendenza dal Creatore. Guardati intorno: avrai di fronte a te un mondo di uomini che hanno voluto liberarsi da Dio. Cimiteri, prigioni, ospedali e sedute di psicoanalisi esistono per dimostrarci che non è stata una buona idea.

Il problema è che non siamo mai liberi dall’essere guidati da qualcuno. Se Dio non dirige la mia vita, essa sarà comandata dai miei istinti e dalla mia propria volontà. Adamo ha trasmesso questo “gene”, che la Bibbia chiama peccato, a tutte le generazioni, tu ed io compresi. Prima di pensare che sarebbe proprio bello poter vivere sempre come si vuole, ti chiederei: consentiresti, ad esempio, a tuo figlio di due anni di vivere come meglio gli paresse?

Credo che almeno saremmo d’accordo sul fatto che questo bimbo non abbia le condizioni per vivere da solo, senza che qualcuno si prenda cura di lui. E tu, quando raggiungerai la vecchiaia, ce le avrai queste condizioni? Anche se potrai non perdere totalmente il senno, arriverà un momento in cui non sarai più in grado di decidere cosa sarà il meglio per te stesso. Allora, che cosa ti garantisce che oggi la tua volontà propria sia la migliore? Cosa ti fa pensare che sia una guida sicura? La volontà propria del ghiottone lo porta a mangiare, dell’alcolizzato lo porta a bere, e del suicida lo porta a morire. Forse la tua non arriverebbe a questi estremi, ma che garanzie hai che sia perfetta?

Se non ti arrenderai a Gesù accettandolo come il tuo Salvatore, e se non ti lascerai guidare dalla sua volontà, non sarai molto diverso da quei giudei religiosi. Loro volevano sbarazzarsi di Gesù, ti ricordi? 

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#107 - I capri, le pecore e i piccoli - Matteo 25:31-46

Il capitolo 25 di Matteo termina rivelandoci ciò che accade subito dopo il ritorno di Gesù per regnare. Circa sette anni prima coloro che erano morti in Cristo sono stati risuscitati e la Chiesa, formata da tutti quelli che credono in Gesù, è stata rapita in cielo. In seguito c’è stato il principio di dolori, che è la prima metà di questi sette anni, e poi la grande tribolazione, che è la seconda metà, fino al ritorno di Cristo in gloria e maestà.

A questo punto lui avrà già inviato i suoi angeli a raccogliere, da tutto il mondo, le tribù perdute di Israele e i falsi cristiani, gli uni per vivere nella terra promessa, gli altri per vivere nello stagno di fuoco insieme alla bestia e all’anticristo. Dopo il rapimento della Chiesa e dopo la condanna dei falsi cristiani, le cosiddette nazioni cristiane resteranno vuote. Le persone rimaste sulla terra saranno principalmente quelle delle nazioni non cristiane. Ora, in questi versetti, sono riunite alla presenza del Re, perché lui separi i capri dalle pecore.

In questa scena ci sono tre classi di persone: i capri, le pecore e i fratelli più piccoli. Considerandosi che i veri cristiani sono già stati rapiti alcuni anni prima, qui questi fratelli più piccoli possono soltanto essere persone del popolo originale di Gesù, cioè il rimanente dei giudei fedeli che si convertiranno durante gli anni di tribolazione. Il criterio per decidere chi sarà considerato un capro e chi una pecora dipenderà dal modo in cui queste nazioni avranno trattato questi “minimi fratelli” di Gesù (Matteo 25:40).

Il Re metterà le pecore alla sua destra e i capri alla sua sinistra, e condurrà le pecore affinché entrino nel Regno che gli è stato preparato fin dalla fondazione del mondo. Questa distinzione è importante perché tu capisca la differenza tra i due popoli di Dio, ossia la Chiesa che è il popolo destinato al cielo, e Israele insieme alle nazioni che parteciperanno al Regno terreno, il quale durerà mille anni. In Efesini 1:4 leggiamo che la Chiesa è stata scelta prima della fondazione del mondo; qui le pecore godono di qualcosa che è stato programmato sin dalla fondazione del mondo.

Le pecore sono identificate come essendo quelli che avranno accolto e nutrito lo straniero, il prigioniero e il bisognoso. Gesù gli dice che nel fare tutto questo, l’avevano fatto a lui stesso. E quando le pecore gli domandano chi fossero allora questi stranieri, prigionieri e bisognosi, il Re gli risponde che erano i suoi fratelli più piccoli. Così, in quel giorno, si terrà conto del modo in cui queste nazioni si saranno comportate rispetto ai giudei.

I capri sono quelli che non avranno accolto e nemmeno nutrito lo straniero, il prigioniero e il bisognoso, rappresentati dai fratelli più piccoli di Gesù, come già sopraccitato. A questo punto i capri andranno al castigo eterno e le pecore entreranno nel Regno insieme a Israele. Sì, stiamo parlando di persone vive che abiteranno in un mondo trasformato ma simile all’attuale. Le persone continueranno a piantare, a viaggiare e ad avere figli. Siccome la selezione tra capri e pecore è stata fatta solo tramite un criterio esterno, durante il regno dei mille anni ci sarà ancora il peccato, e ogni mattina i trasgressori saranno tolti dal Regno con la morte (Salmi 101:8). Nel frattempo la Chiesa, che sono quelli salvati da Cristo, regnerà dal cielo insieme a lui.

Nei prossimi 3 minuti vedremo i giudei, proprio quelli che Gesù vuole così tanto salvare, che cospireranno contro di lui.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

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