#346 – Quando arriva la morte – Luca 4:25-26; 1 Re 17

Nell’episodio precedente, abbiamo visto come Dio ha provveduto al sostentamento di una vedova straniera, anche se nella nazione incredula d’Israele molte erano le vedove che morivano di fame. Il racconto, però, non finisce qua. Tale vedova avrebbe dovuto affrontare ancora un’altra prova, e questa volta molto più amara, per imparare a confidare in un Dio che non solo garantisce mantenimento quotidiano, ma pure vita ai morti.
 
Non c’è niente di male nel cercare Dio per i nostri bisogni primari; tuttavia, tutto ciò è sbagliato quando ci limitiamo solo a questo. Dio non è un talismano usato per portarci fortuna mentre siamo qui sulla terra, una cornucopia per garantirci la prosperità materiale. L’apostolo Paolo ha scritto: “Se noi speriamo in Cristo solo in questa vita, noi siamo i più miserabili di tutti gli uomini.” (1 Corinzi 15:19).

Ma ogni cosa cambia di fronte alla morte, la fine dell’uomo nel suo stato naturale. Tutti i suoi progetti, le sue speranze, il suo potere e la sua vanagloria arrivano al termine. Non esiste esperienza più triste e deplorevole della scomparsa di qualcuno senza Dio. La vedova, che aveva già sperimentato la provvidenza di Dio per sopravvivere, ora è colta alla sprovvista dalla morte del suo unico figlio.

E lei si lamenta con Elia: “Che ho io da far con te o uomo di Dio? Sei forse venuto da me per farmi ricordare il mio peccato e per uccidermi il figlio?”. Dinanzi alla realtà della morte, il miracolo che fino ad allora li aveva tenuti vivi, lei e suo figlio, viene subito dimenticato. Persino il profeta è rimasto sorpreso dalla morte del ragazzo, poiché esclama: “O Eterno, Dio mio, hai forse colpito di sventura anche questa vedova, che mi ospita, facendole morire il figlio?” (1 Re 17:18-20).

Eppure, Dio non aveva concluso l’ultimo capitolo di questa storia, ed è bene imparare: ugualmente per coloro che credono in Gesù, resta ancora da compiersi il capitolo della risurrezione, la quale non si è tuttora verificata.

Elia porta il ragazzo nella stanza dove alloggiava, al piano di sopra, e lo adagia sul suo letto. Poi lui stesso si distende tre volte sul fanciullo, e invoca il Signore: “O Eterno, Dio mio, ti prego, fa' che l'anima di questo fanciullo ritorni in lui.” (1 Re 17:21). E il Signore ascolta il grido di Elia, lo resuscita, restituendolo a sua madre. “Ora riconosco che tu sei un uomo di Dio e che la parola dell'Eterno sulla tua bocca è verità”, dice la madre (1 Re 17:24).

Distendendosi sul corpo morto del ragazzo, Elia si immedesima con lui nella sua morte. Questo è quanto Gesù ha fatto per noi. Sulla croce, si è identificato pienamente con l’uomo, assumendosi la colpa per il peccato e consegnando la sua vita. Nel tempo in cui era nel mondo, Gesù avrebbe potuto provare compassione per te, ma è stato nella morte che si è davvero identificato con te. Se speri in Cristo soltanto per soddisfare le esigenze terrene, considerati la persona più miserabile che ci sia. La vera ricchezza è nella vita in risurrezione, perché è la vita eterna e senza peccato. Ed è proprio della lebbra del peccato che ci parla la storia di Naaman, nei prossimi 3 minuti.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#345 – La vedova di Sarepta – Luca 4:25-26; 1 Re 17

Gesù viene disprezzato dal suo popolo mentre dichiara di essere il compimento della profezia di Isaia, la quale annunciava la venuta del Messia. E gli ebrei si infuriano ancora di più quando parla loro della vedova di Sarepta e di Naaman, il lebbroso, due esempi di stranieri che Dio ha trattato con grazia e misericordia.

La storia di tale vedova si trova nel capitolo 17 del primo libro dei Re, visitata dal profeta Elia durante un periodo di grande siccità e carestia in tutta quella regione. Elia la incontra intenta a raccogliere legna alla porta della città e le chiede un po’ d’acqua e un pezzo di pane. Tuttavia, la donna gli risponde: “Com'è vero che vive l'Eterno, il tuo Dio, pane non ne ho, ma solo una manciata di farina in un vaso e un po' di olio in un orcio; ed ora sto raccogliendo due pezzi di legna, per andare a prepararla per me e per mio figlio; la mangeremo e poi moriremo.” (1 Re 17:12).

Allora, “Elia le disse: «Non temere; va' e fa' come hai detto, ma fanne prima una piccola focaccia per me e portamela; quindi, ne farai per te e per tuo figlio. Poiché così dice l'Eterno, il Dio d'Israele: "Il vaso della farina non si esaurirà e l'orcio dell'olio non diminuirà, fino al giorno che l'Eterno manderà la pioggia sulla terra"».” (1 Re 17:13-15). Sì, questa vedova ha creduto alla parola di Dio ed ha fatto come il profeta le aveva chiesto. Per tutti i giorni successivi, a Elia, alla vedova e a suo figlio non è mancato il pane. “Il vaso della farina non si esaurì e l'orcio dell'olio non calò, secondo la parola che l'Eterno aveva pronunciato per mezzo di Elia.” (1 Re 17:16).

Nel raccontare suddetto episodio, Gesù non soltanto irrita i giudei poiché Dio aveva favorito una straniera nel momento in cui c’erano pure tante vedove israelite che soffrivano la fame, ma addirittura non volevano ammettere che era stato l’israelita Elia ad aver bisogno del sostegno della vedova straniera e non il contrario. Nel versetto 9 del capitolo 17 del primo libro dei Re, Dio comanda a Elia: “Levati e va' a stabilirti a Sarepta dei Sidoni, perché ho ordinato a una vedova di provvederti da mangiare.”. A ciò si aggiunga il fatto che fino ad allora Elia era stato alimentato da corvi, i quali gli portavano pane e carne, uccelli impuri secondo la legge ebraica.

Ma la cosa più bella di simile scena è che la donna crede completamente nella Parola di Dio. Lei rischia di morire di fame usando quanto le resta della sua farina e del suo olio per nutrire prima il profeta di Dio. Questa era la fede e la fiducia che mancavano agli ebrei. Avevano davanti a il Figlio di Dio, il Messia d’Israele, eppure non hanno creduto in lui, anzi l’hanno disdegnato e cospirato per ucciderlo.

La vedova di Sarepta è un esempio di come possiamo fidarci di Dio per il nostro sostentamento in questa vita: confidando nella sua Parola e mettendo Dio al primo posto. Cosa fare, però, quando arriva la morte? Dio si prende cura anche di questo, proprio come si prenderà cura del figlio della vedova nei prossimi 3 minuti.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#344 – Orgoglio nazionale – Luca 4:22-26

Un giorno Dio ha scelto un popolo, quasi a voler allestire un campione della razza umana. Gli ha dato privilegi e responsabilità che nessun altro ha mai ricevuto, ed ha persino diviso l’umanità, stabilendo dei confini, in base a questo stesso popolo. Nel capitolo 32 di Deuteronomio leggiamo:

Quando l'Altissimo diede alle nazioni la loro eredità, quando separò i figli di Adamo, egli fissò i confini dei popoli, in base al numero dei figli d'Israele. Poiché la parte dell'Eterno è il suo popolo… Egli lo circondò, ne prese cura e lo custodì come la pupilla del suo occhio.” (Deuteronomio 32:8-10).

Fino a questo momento, Israele era stata la pupilla degli occhi del Signore; tuttavia ciò sarebbe cambiato. Gli ebrei non si rendevano conto di portare su stessi una continua storia di rifiuti che presto culminerebbe nella condanna e nella morte del loro Messia. Più tardi, nel medesimo Vangelo, Gesù rivelerebbe la loro ribellione, dicendo:

Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi i profeti e lapidi coloro che ti sono mandati! Quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli come la gallina raccoglie i suoi pulcini sotto le ali, ma voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa vi è lasciata deserta. Or io vi dico che non mi vedrete più finché venga il tempo in cui direte: "Benedetto colui che viene nel nome del Signore".” (Luca 13:34-35).

Inaugurando “l’anno di grazia del Signore” (Isaia 61:2; Luca 4:19), Dio ha messo Israele da parte temporaneamente. Lo Spirito Santo sarebbe sceso sulla terra per inaugurare la Chiesa, un segreto che nemmeno i profeti dell’Antico Testamento conoscevano. Israele avrebbe cessato di essere testimone di Dio sulla terra, un privilegio che sarebbe appartenuto adesso alla Chiesa. Essa sarebbe formata da persone scelte tra ebrei e gentili (non ebrei), un’idea troppo umiliante per Israele, perché così fiero di essere stato la pupilla degli occhi di Dio.

Le profezie dell’Antico Testamento sono state interrotte dall’avvento della grazia, ma in futuro proseguiranno con l’arrivo del giorno della vendetta e dell’instaurazione del Regno di Dio. Tra l’uno e gli altri due, infatti, c’è una parentesi: il periodo attuale della Chiesa, ignorato dai profeti. I giudei che forse, all’inizio, avevano gradito le parole di Gesù rispetto alla grazia, presto si indignerebbero quando scoprirebbero che tale grazia avrebbe anche favorito persone di nazioni nemiche, come la vedova di Sarepta e il lebbroso Naaman, menzionati da Gesù.

Paolo ci parla di questa loro ira e gelosia mentre scrive ai Romani: “Mosè dice per primo: «Io vi muoverò a gelosia per una nazione che non è nazione; vi provocherò a sdegno per una nazione stolta». E Isaia arditamente dice: «Io sono stato trovato da quelli che non mi cercavano, mi sono manifestato a quelli che non chiedevano di me». Ma riguardo ad Israele dice: «Tutto il giorno ho steso le mani verso un popolo disubbidiente e contraddicente».” (Romani10:19-21).

E nei prossimi 3 minuti, per l’appunto, parleremo proprio della vedova di Sarepta.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#343 – Il baule – Luca 4:22

Le parole di Gesù piombano come una bomba sulle orecchie di coloro riuniti nella sinagoga. Tutti sono in attesa del Messia promesso dai profeti, però una cosa è aspettarlo, un’altra è avere il dono di Dio proprio lì, dinanzi agli occhi. Sanno che il Messia verrà per mettere la casa in ordine, ma davvero la vogliono in ordine? E dubitano che sia chi afferma di essere: “Non è costui il figlio di Giuseppe?” (Luca 4:22).

Questo mi ricorda la storia di un uomo che aveva sognato di ricevere la visita di Gesù a casa sua. Aprendogli la porta, se lo era trovato davanti, sul punto di entrare. Un po’ a disagio, quest’uomo gli chiede qualche minuto per poter prima sistemare la stanza, correndo a togliere dal soggiorno tutto ciò che avrebbe potuto offendere il Signore. Infatti, dopo aver gettato ogni cosa in cucina, solo allora riapre la porta, accogliendo Gesù, che gli dice di voler vedere anche la cucina.

Ancora una volta l’uomo lo prega di avere un attimo di pazienza, andando a portare in camera da letto tutto quanto era offensivo per Dio. Entrando poi il Signore in cucina, e lanciando un’occhiata di approvazione, gli dice di voler guardare pure la camera da letto. E, di nuovo, quest’uomo si affretta a sbarazzarsi di quelle cose nascoste, mettendole in un grande baule. Beh, avrete certamente intuito che Gesù, dopo esser entrato nella sua camera da letto, ha voluto ispezionare il baule. Ma… che bella sorpresa per quell’uomo! Quando ha aperto il suo baule, affinché Gesù lo esaminasse, ha scoperto che era vuoto!

Gli ebrei non si rendevano conto che “Dio ha riconciliato il mondo con in Cristo, non imputando agli uomini i loro falli” (2 Corinzi 5:19). Nella sua prima venuta, Gesù si è avvicinato agli uomini per salvarli, non per condannarli. Soltanto nella sua seconda venuta si manifesterà per “il giorno di vendetta del nostro Dio” (Isaia 61:2), quando non ci sarà più scampo per chi si è rifiutato di riceverlo.

Oggi Dio ti invita a credere in Gesù, poiché siamo tuttora nella dispensazione della grazia di Dio. Sei tra quelli che corrono da un posto all’altro cercando di nascondere i propri peccati a Dio nel baule della religione, delle buone opere e delle penitenze? Nei vangeli, le persone che hanno accettato il perdono offerto da Gesù erano quelle i cui peccati non potevano non essere notati, impossibili da nascondere. Già, persone come la donna adultera, la prostituta samaritana, il pubblicano…

Sicuramente, in quella stessa sinagoga, si leggeva spesso il profeta Isaia, il quale ha scritto: “Venite quindi e discutiamo assieme, dice l'Eterno, anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve; anche se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana.” (Isaia 1:18). Allo stesso modo scriveva il profeta Geremia, per mezzo del quale Dio ha dichiarato: “Perdonerò la loro iniquità e non mi ricorderò più del loro peccato.” (Geremia 31:34).

E tu, hai già aperto il tuo baule di peccati alla presenza di Dio? Sai cosa succederà quando lo farai? Sarà vuoto.

Nei prossimi 3 minuti, i giudei, sì, apprezzeranno la grazia, eppure la rifiuteranno. Perché mai?

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#342 – Poveri, prigionieri e ciechi – Luca 4:14-21

Ora incontriamo Gesù nella sinagoga di Nazaret. Le sinagoghe non erano templi, poiché esisteva un solo tempio autorizzato da Dio, quello di Gerusalemme. Le sinagoghe erano luoghi in cui gli ebrei si riunivano per leggere le Scritture e per pregare. Servivano anche come una sorta di scuola per l’apprendimento delle Scritture.

Gesù riceve il rotolo del libro di Isaia, affinché lo legga, e lo apre al capitolo che oggi conosciamo come Isaia 61:1: “«Lo Spirito del Signore è sopra di me, perché mi ha unto per evangelizzare i poveri; mi ha mandato per guarire quelli che hanno il cuore rotto, per proclamare la liberazione ai prigionieri e il recupero della vista ai ciechi, per rimettere in libertà gli oppressi, e per predicare l'anno accettevole del Signore». Poi, chiuso il libro e resolo all'inserviente, si pose a sedere; e gli occhi di tutti nella sinagoga erano fissi su di lui. Allora cominciò a dir loro: «Oggi questa Scrittura si è adempiuta nei vostri orecchi».” (Luca 4:18-21).

Altrettanto importante, riguardo a quanto Gesù aveva appena letto, è stato quanto non ha letto, ossia dopo la frase “per predicare l’anno accettevole del Signore”, c’è scritto: “e il giorno di vendetta del nostro Dio” (Isaia 6:2). Lo stesso Gesù che un giorno verrà in qualità di Giudice, per riversare la sua ira su coloro che gli si oppongono, è venuto prima come Salvatore. Lui ci rivela il periodo della grazia e non dell’ira di Dio. Ma ci sono delle condizioni per poterne beneficiare. La buona novella è predicata ai poveri, la libertà è proclamata ai prigionieri e la guarigione è annunciata ai ciechi. Cioè, per essere salvato, bisogna riconoscersi poveri, prigionieri e ciechi.

La salvezza ci è offerta per sola grazia; pertanto, se credi di avere qualcosa da pagare per essa, è perché ti consideri ricco. Il prezzo pagato per la redenzione del peccatore è stato il sangue del Figlio stesso di Dio. Cosa pensi di possedere che possa essere equiparato al valore del sangue di Cristo? I ricchi confidano in quello che hanno; i poveri dipendono da ciò che non hanno e che devono ricevere. È in questo modo che si riceve la salvezza.

Inoltre, Gesù è venuto per offrire la liberazione ai prigionieri. Nel secondo capitolo della lettera agli Ebrei, troviamo che Gesù si è fatto uomo “per distruggere, mediante la sua morte, colui che ha l'impero della morte, cioè il diavolo, e liberare tutti quelli che per timore della morte erano tenuti in schiavitù per tutta la loro vita.” (Ebrei 2:14-15). Se non si pensa di essere prigionieri e schiavi della morte e del diavolo, non si apprezzerà la liberazione che Gesù ci porge. Un uccello nato in gabbia non realizza la sua condizione di prigioniero, così come il peggior cieco è chi non vuol vedere.

Eppure, Gesù desidera rendere nota la guarigione per tale cecità spirituale; tuttavia, a cosa servirebbe se ritieni di poter vedere? Questo è ciò che dice l’apostolo Pietro rispetto ai salvati da Cristo: “siete una stirpe eletta, un regale sacerdozio, una gente santa, un popolo acquistato per Dio, affinché proclamiate le meraviglie di colui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua mirabile luce” (1 Pietro 2:9). Tocca a te riconoscere che sei nelle tenebre per anelare la luce di Cristo. Quindi, se ti consideri povero, prigioniero e cieco, chiedi a Gesù di salvarti adesso! Nei prossimi 3 minuti, Gesù busserà alla porta.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

Popular Posts