"E l'Eterno mi rispose e disse:
'Scrivi la visione, incidila su delle tavole,
perché si possa leggere speditamente'". Abacuc 2:2

#185 - Il luogo del tesoro - Giovanni 8:13-20

A quanto pare gli stessi farisei che poco prima volevano lapidare la donna adultera, adesso tornano ad affrontare Gesù. Si riavvicinano per metterlo a confronto con le sue proprie parole, pronunciate nel capitolo 5, quando aveva così dichiarato: “Se io rendo testimonianza di me stesso, la mia testimonianza non è vera. (Giovanni 5:31).


Tale riscontro avviene nel luogo del tesoro, una delle stanze del tempio in cui venivano portate le offerte a Dio; quei farisei invece erano lì per portare soltanto delle accuse contro il Figlio di Dio. In risposta, Gesù innanzitutto gli rivela di essere la luce del mondo. Subito dopo gli dice: “Chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita.” (Giovanni 8:12). Ma non solo questo.


La Legge richiedeva che una testimonianza dovesse essere resa da due o più persone, affinché fosse valida. Gesù gli spiegherà allora perché la sua testimonianza sia vera, seppure apparentemente sembrasse essere data da una sola persona: lui stesso.


La prima ragione presentata loro è il fatto di essere onnisciente. Sa da dove è venuto e dove andrà, cose queste che i suoi accusatori ignoravano completamente. E c’è anche qualcosa di sottile in questa sua affermazione, poiché se è venuto al mondo, ciò ci indica la sua preesistenza, la quale nessun altro uomo può avere. Quando si riconosce che Gesù non è soltanto nato in un corpo di carne e ossa, però che è venuto in carne, si riconoscerà la sua divinità.


Poi continua mostrando ai farisei che non hanno l’autorità morale per sottoporlo a giudizio, giacché giudicano secondo la carne, cioè in base agli interessi e ai desideri dell’uomo naturale. Non è stato forse quello che è accaduto quando la donna adultera è stata accusata? Hanno deliberatamente escluso l’uomo adultero dall’accusa di adulterio. Sappiamo bene che dovrebbero esserci due persone affinché simile atto fosse consumato ed esistesse il flagrante che i farisei sostenevano essersi verificato, vero?


Gesù prosegue rivelandogli che la sua testimonianza è corroborata dal Padre suo, il quale lo aveva mandato; quindi non è più esclusivamente la testimonianza di un’unica persona, ma di due persone della divinità. E non erano solamente i suoi miracoli che dimostravano che Gesù fosse il Messia promesso, però anche la voce del Padre venuta dal cielo, in occasione del suo battesimo pubblico, lo aveva già attestato. Purtroppo i farisei non accettano neppure la testimonianza del Padre in quanto non lo conoscono. Proprio così, non conoscono il Padre perché non conoscono Gesù, il Figlio di Dio: “Se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio.” (Giovanni 8:19).


Quello che Gesù afferma qui vale pure per te: è impossibile che qualcuno conosca il Padre senza aver conosciuto Gesù, il Figlio. Nel primo capitolo del Vangelo di Giovanni si può comprendere chiaramente che non basta appartenere alla specie umana per essere figli di Dio e poterlo chiamare Padre. Solo quelli che credono nel Figlio di Dio possono essere chiamati figli di Dio. L’essere figli di Dio è un privilegio riservato unicamente a coloro che hanno già conosciuto Gesù come Signore e Salvatore.


Siccome non era ancora giunta la sua ora, i giudei per il momento non riescono ad arrestarlo. Nei prossimi 3 minuti Gesù ci parlerà di questa sua ora che senz'altro verrà.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#184 - Scarafaggi, ragni e scorpioni - Giovanni 8:12

Il fuggire da Gesù è una reazione naturale di qualsiasi peccatore. È stato così nel giardino di Eden dopo che Adamo ha peccato; e lo stesso succede a me e a te. Siamo come scarafaggi, ragni e scorpioni nascosti sotto una pietra. Quando la si alza e la luce del sole svela il nostro nascondiglio, non ci resta altro che andare di corsa a rintanarci sotto un’altra pietra, al riparo dalla luce.


Scappiamo dalla luce perché essa ci denuncia, rivelando la nostra posizione e condizione. La nostra posizione per natura è di separazione, ribellione e inimicizia contro Dio. La nostra condizione è di peccatori, trasgressori delle leggi divine e degni di condanna. In una tale situazione, che altro dovremmo fare se non correre via?


Così com’è accaduto ai farisei in questo capitolo, la presenza di Gesù non solo rende nota la nostra posizione e condizione, però mette in luce anche la nostra ipocrisia e pretesa di essere in grado di mascherare il nostro stato. È in questo momento che la religione, le buone opere e l’autoaffermazione sono usate per imbiancare questi sepolcri pieni d’iniquità che siamo noi.


Gesù afferma: “Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita.” (Giovanni 8:12). Seguendo Gesù ci esponiamo alla luce e lasciamo che essa manifesti ogni nostra immondizia. Ma il fatto di far affiorare tutta questa nostra sporcizia, inquietando le nostre coscienze, non basterà per garantirci la salvezza. I farisei che volevano lapidare l’adultera, avevano le coscienze turbate, tuttavia ciò è servito soltanto per separarli ancor di più da Gesù.


Il rimorso generato da una coscienza colpevole non necessariamente ci avvicinerà a Dio. Caino ha dimostrato questo medesimo tipo di rimorso quando ha confessato il suo peccato a Dio, dichiarando: “Il mio castigo è troppo grande perché io lo possa sopportare. Ecco, tu mi scacci oggi dalla faccia di questo suolo e sarò nascosto dalla tua faccia; e sarò vagabondo e fuggiasco per la terra, e avverrà che chiunque mi troverà mi ucciderà.(Genesi 4:13-14).


Non si era pentito per quello che aveva fatto e perfino si credeva capace di poter decidere lui stesso quale sarebbe stata la sua pena. Dio non aveva mai detto che il suo castigo sarebbe stato più grande di quanto potesse sopportare, né lo aveva espulso da quella terra. Sembrerebbe inoltre molto conveniente per Caino poter dire ora “mi dovrò nascondere lontano da te”, no? Infatti, questo è il desiderio naturale di ogni essere umano: il voler vivere distante da Dio.


Per identico motivo quei farisei si allontanano da Gesù. Vogliono che il contenuto del loro cuore non sia rivelato, dopo essere stati messi sottosopra dalla presenza della luce. E tu, cosa fai quando sei di fronte a Gesù? Resti o fuggi? Nella lettera agli Efesini leggiamo che “tutte le cose, quando sono esposte alla luce, divengono manifeste, poiché tutto ciò che è manifestato, è luce. Perciò la Scrittura dice: Risvegliati, o tu che dormi, risorgi dai morti, e Cristo risplenderà su di te. (Efesini 5:13-14).


Nei prossimi 3 minuti Gesù continuerà ad insegnare in una delle stanze del tempio, la quale ha un nome molto significativo per lezioni così preziose: il luogo del tesoro.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#183 - L’unico posto sicuro - Giovanni 8:1-11

Mentre il capitolo 7 del Vangelo di Giovanni termina indicandoci che ciascuno se n’è andato a casa sua, il capitolo 8 inizia così: “E Gesù se ne andò al monte degli Ulivi. (Giovanni 8:1). Sarà lì che trascorrerà tutta la notte in preghiera. “Le volpi hanno delle tane, e gli uccelli del cielo dei nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha neppure dove posare il capo (Matteo 8:20), se non sulla spalla del Padre.


E la mattina presto lo troveremo di nuovo nel tempio di Gerusalemme, insegnando al popolo. Allora gli scribi e i farisei, volendo far cadere Gesù in contraddizione, gli portano una donna “colta in flagrante adulterio (Giovanni 8:4). Gli ricordano che Mosè, nella Legge, ordinava che gli adulteri fossero lapidati a morte, e vogliono conoscere la sua opinione.


Se magari Gesù gli dicesse che la donna non dovrebbe essere lapidata, lo avrebbero accusato di andare contro la Legge mosaica. Se invece sostenesse tale lapidazione, negherebbe di essere il Salvatore, oltre a disprezzare la legge dell’invasore romano, che era il solo a poter condannare qualcuno a morte.


Intanto che parlavano, Gesù, chinatosi, scriveva in terra con il dito. Queste, infatti, saranno le uniche parole stese da Gesù, di proprio pugno, di cui siamo a conoscenza. Eppure sono state cancellate dal vento duemila anni fa. Cosa avrà mai scritto? Nessuno lo sa.


Nell’Antico Testamento incontriamo che Dio ha scritto col suo dito su due tavole di pietra quando ha dato la Legge agli israeliti, non avendo essa lo scopo di salvare ma di condannare. E nel libro di Geremia 17:13 leggiamo: “Quelli che si allontanano da te saranno iscritti sulla polvere, perché hanno abbandonato il Signore, la sorgente delle acque vive.”. Starebbe forse Gesù segnando per terra i nomi di quelli che accusavano questa donna?


La Legge di Mosè comandava che entrambi, l’uomo e la donna, fossero lapidati. Così, affermando che la donna era stata “sorpresa sul fatto”, automaticamente si sono resi colpevoli di trasgredire la Legge, poiché qui gli accusatori stavano incolpando unicamente la donna. Sarebbe forse tra loro stessi l’uomo adultero?


Siccome insistevano, Gesù conferma loro che la Legge dovrà essere applicata, e la donna lapidata, dicendogli: “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei. (Giovanni 8:7). Ed essendo accusati dalle loro proprie coscienze colpevoli, si allontanano, a cominciare dal più vecchio, con il più grosso bagaglio di peccati e la più grande reputazione da sostenere. Prima erano arrivati tutti insieme, tuttavia ora vanno via uno per uno, ognuno per .


Alla fine soltanto la donna rimarrà davanti a Gesù, l’unico senza peccato e che potrebbe lapidarla. Questo però lui non lo fa, perché non è venuto per condannare ma per salvare. Sì, un giorno tornerà per giudicare; nel frattempo la parola di salvezza che ha per il peccatore è la stessa che ha rivolto a questa donna: “Neppure io ti condanno; va' e non peccare più. (Giovanni 8:11).


Oggi l’unico posto sicuro dove ogni peccatore può rifugiarsi è alla presenza di Gesù. Quando ti ritrovi di fronte a lui in qualità di reo colpevole, meritevole del giudizio di Dio, è il suo perdono che ricevi, non la sua condanna. Perciò, perché si continua a fuggire da lui come hanno fatto i farisei?


Nei prossimi 3 minuti vedremo perché le persone scappano da Gesù.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#182 - Assumendo la tua fede - Giovanni 7:40-53

Le persone reagiscono in modo diverso riguardo a Gesù. In questo capitolo alcuni affermano che lui sia il Profeta. Forse si saranno ricordati delle parole di Mosè, ripetute poi dall’apostolo Pietro: “Il Signore Dio vostro susciterà per voi un profeta come me in mezzo ai vostri fratelli; ascoltatelo in tutte le cose che egli vi dirà.” (Atti 3:22).


Altri credono che sia il Cristo, il Messia promesso, che libererà il popolo dai suoi nemici. Ma c’è chi non è d’accordo, menzionando che il Cristo sarebbe dovuto nascere a Betlemme di Giudea, non in Galilea, e avrebbe anche dovuto essere discendente del re Davide. Purtroppo ignorano che Gesù sia effettivamente nato a Betlemme e che Maria, sua madre, sia della stirpe del re Davide.


Le guardie che avrebbero dovuto arrestarlo, non osano farlo. “Nessun uomo ha mai parlato come costui (Giovanni 7:46), è la giustificazione che danno ai sacerdoti e ai farisei che li avevano mandati.


E quale sarebbe la tua posizione riguardo a Gesù? Lo consideri un mero profeta, o riconosci che è il Verbo di Dio stesso incarnato? Sarà per te soltanto un liberatore politico, o credi veramente che sia morto per liberarti dal peccato e dalla morte? Spero proprio che tu non sia uno di quelli che desidererebbero vederlo imprigionato affinché smettesse di disturbare la tua coscienza; oppure uno di quelli che vorrebbe prendere le distanze da lui per paura dei danni che questa vicinanza a Gesù potrebbe recare alla tua reputazione, intimorito da ciò che la gente potrebbe pensare di te.


In un altro passaggio Gesù ci avverte: “Perché chi si vergognerà di me e delle mie parole, in mezzo a questa generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui, quando verrà nella gloria del Padre suo, con i santi angeli. (Marco 8:38). L’atto di credere in Gesù nel tuo cuore, e di confessare pubblicamente la tua fede, è ciò che farà tutta la differenza per te nell’eternità.


Nel versetto 50 troviamo un uomo che più di tutti avrebbe potuto vergognarsi di stare con Gesù. È Nicodemo, il quale un po’ prima, nel capitolo 3, lo aveva incontrato di notte, timoroso di farsi vedere in sua compagnia. Era un uomo ricco e influente, e nella sua posizione di membro del Sinedrio, il potere legislativo e giudiziario dell’epoca, aveva parecchio da perdere. E molto più di te o di me. Eppure ora difenderà Gesù davanti alle autorità, mentre dichiara: “La nostra legge condanna forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che egli ha fatto? (Giovanni 7:51).


Infatti, per questo motivo, i suoi colleghi lo trattano con disprezzo. E alla fine del Vangelo di Giovanni, nel capitolo 19, lo ritroveremo ancora, giacché aiuterà Giuseppe d’Arimatea a togliere il corpo di Gesù dalla croce e a prepararlo per la sepoltura. Sì, nemmeno gli apostoli hanno avuto il coraggio di farlo. Molte persone che parlano della loro propria fede con disinvoltura quando tutto va bene, semplicemente scompaiono al minimo segno di pericolo, poiché temono di perdere quel che possiedono. E quelle che sembrano essere le meno probabili, sono coloro che più riflettono la luce di Gesù nell’oscura notte dell’avversità.


Il nostro capitolo termina così: “E ciascuno se ne tornò a casa sua. (Giovanni 7:53). Beh, tranne Gesù, dato che nei prossimi 3 minuti se ne andrà al monte degli Ulivi, dove passerà tutta la notte all’aperto.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#181 - Per chi ha sete - Giovanni 7:37-39

Or nell'ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù si alzò in piedi ed esclamò dicendo: ‘Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, da dentro di lui sgorgheranno fiumi d'acqua viva’. (Giovanni 7:37-38).


L’ottavo giorno della festa dei Tabernacoli era atipico. Le celebrazioni erano completamente diverse. Sebbene l’Antico Testamento non lo menzioni, la tradizione giudaica ci mostra che in quel giorno i sacerdoti spargevano dell’acqua sull’altare. Pensate un po’ al significato che questo versamento di acqua potrebbe avere in una terra povera di fiumi, dove tutti dipendevano dalla pioggia che cadeva dal cielo per sopravvivere. La loro fonte di vita e di gioia si trovava in cielo.


Adesso tra loro c’era colui che i cieli e i cieli dei cieli non possono contenere (1 Re 8:27), invitandoli a venire a lui. E Gesù ci spiega cosa significa “venire a lui” nel versetto 38: “Chi crede in me”. È solo mediante la fede in Gesù che ottieni la salvezza e l’allegria eterna.


Il profeta Isaia ha scritto: “Voi attingerete con gioia l’acqua dalle fonti della salvezza.” (Isaia 12:3). In un altro passaggio dice: “O voi tutti che siete assetati, venite alle acque, e voi che non avete denaro venite, comprate e mangiate! Venite, comprate senza denaro e senza pagare vino e latte! Perché spendete denaro per ciò che non è pane e il frutto delle vostre fatiche per ciò che non sazia? Ascoltatemi attentamente e mangerete ciò che è buono, e l'anima vostra gusterà cibi succulenti. (Isaia 55:1-2).


Gesù è il compimento di queste promesse. L’apostolo Giovanni precisa che i “fiumi d’acqua viva” (Giovanni 7:38-39) rappresentano lo Spirito Santo, che avrebbero ricevuto coloro che avrebbero creduto in Gesù dopo la sua morte, risurrezione e ascensione alla gloria. Ma come si può ottenere la salvezza eterna e lo Spirito Santo?


Innanzitutto devi riconoscere di avere sete. Tu ed io siamo peccatori per natura, e non riesco a pensare a una condizione più assetata e bisognosa di questa. In secondo luogo, devi riconoscere che niente di te potrebbe salvarti. Non siamo salvati, né riceviamo lo Spirito Santo, attraverso i nostri mezzi o meriti. Le acque sono offerte gratuitamente.


Infine, è necessario capire che la fonte della nostra salvezza e benedizione è una persona: Gesù. Devi andare a lui, e non a una religione, a un sacerdote o a ordinanze, come il battesimo o la cena del Signore. È soltanto tramite la fede in Gesù che riceverai la salvezza e lo Spirito Santo, una sorgente che si trasformerà in fiumi d’acqua viva.


Nel capitolo 2 del libro degli Atti leggiamo che lo Spirito è stato versato nel giorno di Pentecoste, quando ha avuto inizio la Chiesa. Da allora fino ad oggi, lo Spirito Santo abita in chiunque creda veramente in Gesù. Non si tratta di un mero accessorio, però di parte integrante della salvezza: il suo pegno o garanzia. “Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, egli non appartiene a lui. (Romani 8:9). Se qualcuno ti dirà che sei stato salvato, eppure dovrai fare qualcos’altro per ottenere lo Spirito Santo, non fidarti.


Nei prossimi 3 minuti Gesù dividerà le opinioni degli uomini.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#180 - Connessione interrotta - Giovanni 7:33-36

Gesù avverte i giudei che rimarrebbe ancora per un po’ insieme a loro, ma poi sarebbe tornato dal Padre. Naturalmente gli stava parlando della sua morte e risurrezione; la cosa interessante, però, sono i tempi dei verbi usati nel versetto 34 di questo capitolo 7 di Giovanni.


Quando dice: “Voi mi cercherete e non mi troverete”, i verbi sono al futuro; tuttavia in seguito leggiamo: “e dove sono io, voi non potrete venire.. Dove mai dovrebbe essere Gesù proprio in quel momento in cui gli parlava? Sì, in cielo. Proprio così, contemporaneamente in cielo e sulla terra, perché è Dio. E l’orrore di queste sue parole sta nel fatto che era impossibile loro di essere in cielo con Gesù, un destino che avevano automaticamente suggellato quando l’hanno rifiutato.


Dio non desiderava assolutamente che quelle persone facessero tale fine. Circa seicento anni prima il profeta Geremia aveva già rivelato le intenzioni di Dio: “Poiché io conosco i pensieri che ho per voi... pensieri di pace e non di male... Mi cercherete e mi troverete, perché mi cercherete con tutto il vostro cuore. (Geremia 29:11-13). Questa era stata una promessa fatta a un popolo esiliato in Babilonia, ma il sentimento di Dio non è cambiato.


Oggi, se sei consapevole che la tua vita qui non sia altro che un esilio in un mondo di tristezza e dolore, questa stessa promessa vale ugualmente: “Mi cercherete e mi troverete. Quando? Immediatamente! Vorresti ancora pensarci su? Beh, alcuni di quei giudei hanno potuto credere in Gesù più tardi, quando hanno scoperto che era stato mandato a morire ed è risuscitato per loro. Eppure per te un’altra possibilità potrebbe non esserci.


Questo lo dico perché in qualsiasi momento la finestra dell’opportunità potrà definitivamente chiudersi. Come mai? Dunque, ci sono diversi modi in cui ciò potrebbe accadere, se ascolti e non credi al vangelo, il cui messaggio in sintesi è questo: Gesù è morto sulla croce per pagare i tuoi peccati ed è risuscitato il terzo giorno per la tua giustificazione (Romani 4:25).


Un qualunque “tilt” nei tuoi neuroni potrebbe renderti incapace di credere a quello che hai appena sentito. Oppure il tuo cuore potrebbe smettere di battere e la morte metterebbe fine per sempre alle tue chance di essere salvato. Esiste perfino un’ulteriore eventualità, la quale sarà benedetta per quelli che credono, però atroce per chi ha già ascoltato il vangelo e non ci ha creduto: il ritorno di Gesù da un momento all’altro.


La Bibbia ci indica che la sua prima venuta sarà un avvenimento segreto, risuscitando i credenti anteriormente morti e portando via da questo pianeta tutti i credenti ancora vivi. È quanto chiamiamo “rapimento”. Poi, alcuni anni dopo, tornerà in modo vedibile e terrificante. E tutti coloro che hanno ascoltato il vangelo prima del rapimento, e non ci hanno creduto, non saranno più in grado di crederci, perché saranno impediti da Dio stesso. Dopotutto, non era proprio quello che avevano sempre voluto fin dall’inizio, ricusando il Salvatore?


Nella sua seconda lettera ai Tessalonicesi, parlando di queste persone nel periodo compreso tra il rapimento e la venuta visibile di Gesù, l’apostolo Paolo dichiara: “E per questo Dio manderà loro efficacia di errore, perché credano alla menzogna, affinché siano giudicati tutti quelli che non hanno creduto alla verità... perché hanno rifiutato di amare la verità per essere salvati. (2 Tessalonicesi 2:11-12).

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#179 - I giudici di Dio - Giovanni 7:19-33

Ora Gesù fa capire ai giudei che avevano sì ricevuto la Legge di Mosè ma che non la osservavano, poiché essa stessa condanna l’omicidio e intanto loro volevano ucciderlo. E per quale ragione desideravano farlo? Perché aveva guarito un uomo di sabato, il giorno stabilito da Dio per il riposo del popolo d’Israele.


Gesù gli mostra inoltre che loro stessi lavoravano di sabato quando, ad esempio, circoncidevano un bambino. La guarigione di un qualsiasi male dell’essere umano, in qualsiasi giorno, era in conformità alla misericordia e compassione di Dio. Quei religiosi però hanno il loro proprio modo di vedere le cose: è giusto solo ciò che fanno loro, ed è sbagliato tutto ciò che fa Gesù. Qualunque cosa servirà loro di pretesto per sbarazzarsi del Messia d’Israele.


Parlando attraverso il profeta Osea, Dio afferma: “Poiché io desidero la misericordia e non i sacrifici, e la conoscenza di Dio più degli olocausti... come le bande di briganti stanno in agguato per un uomo, così una ciurma di sacerdoti massacra sulla via di Sichem, commette scelleratezze. (Osea 6:6-9).


Dio paragona quelli che dovrebbero servire da guida al popolo d’Israele a gruppi di banditi, i quali gli tendono trappole ovunque. Ed è esattamente quello che fanno quando decidono di uccidere il Figlio di Dio, colui che scruta i cuori. Quando poi Gesù rivela il loro intento omicida, i religiosi reagiscono con diffamazione e calunnia: “Tu hai un demonio! Chi cerca di ucciderti?” (Giovanni 7:20).


Nel sottoporre Gesù a giudizio, quei giudei religiosi si sono messi nella posizione di giudici di Dio stesso. Gesù gli consiglia di non giudicare secondo le apparenze, ma con giusto giudizio. Se giudichiamo dall’apparenza, interpreteremo le cose in modo conforme all’intolleranza e al pregiudizio del nostro cuore, e non in base ai pensieri di Dio. Chi è pronto a valutare dalle apparenze, determina ciò che è giusto e sbagliato in base ai propri parametri, e non su quanto la Parola di Dio ci svela tramite il discernimento che soltanto lo Spirito Santo è in grado di darci.


Tuttavia il popolo denuncia la vera intenzione dei capi religiosi contro Gesù: “Non è questi colui che cercano di uccidere? Eppure, ecco, egli parla liberamente e non gli dicono nulla; hanno i capi riconosciuto davvero che egli è il Cristo? Ma noi sappiamo di dove sia costui; invece quando il Cristo verrà, nessuno saprà di dove egli sia.” (Giovanni 7:25-27). Quando i sacerdoti e i farisei sentono quello che la folla sta dicendo, mandano lì delle guardie per arrestarlo. Il loro desiderio è di tenere Gesù sotto controllo, mentre cercano di scoprire la strada per eliminarlo definitivamente.


Eppure Gesù sarebbe rimasto ancora per qualche tempo in mezzo a loro, affinché tutti i propositi di Dio fossero compiuti. Così, a quei capi religiosi, si possono applicare le seguenti solenni parole di Gesù: “Voi mi cercherete, e non mi troverete; e dove sono io, voi non potrete venire. (Giovanni 7:34). Ma come? Quale sarebbe mai questo posto dove Gesù si trovava nello stesso momento in cui parlava con loro? Lo scoprirai nei prossimi 3 minuti.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

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