"E l'Eterno mi rispose e disse:
'Scrivi la visione, incidila su delle tavole,
perché si possa leggere speditamente'". Abacuc 2:2

#146 - Come predicare il vangelo - Giovanni 4:1-4

Nel capitolo 4 del Vangelo di Giovanni ci sono tre lezioni, tutte riguardanti il vangelo: “come predicare”, “cosa predicare” e “perché predicare”. La prima ci mostra lo spirito, o la disposizione, con cui ogni cristiano dovrebbe portare la buona novella. L’ultima ci insegna l’obiettivo della salvezza di un’anima. Tra una cosa e l’altra abbiamo il vangelo vero e proprio, che implica il riconoscimento di peccato e un incontro personale con il Salvatore.


La chiave per il “come predicare” è nella parola “doveva”, ossia era necessario, del versetto 4. Lì c’è scritto che Gesù “doveva” passare per la Samaria. L’altra occorrenza dello stesso verbo si trova nel versetto 24, “devono”, che è anche la chiave per il “perché predicare”. Infatti, ci dice che “Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità.


Perché era necessario che Gesù passasse per la Samaria? Certamente non perché fosse la via più breve tra la Giudea - che era il centro del giudaismo - e la Galilea, abitata dai gentili. Gli storici dicono che i giudei preferivano fare un percorso più lungo, passando attraverso la Perea, solo per evitare di attraversare la Samaria. Odiavano i samaritani e non gli parlavano nemmeno, perché praticavano una versione pirata del giudaismo, deturpando la religione degli ebrei.


Gesù, però, “doveva” passare attraverso la Samaria a causa della donna samaritana di questo capitolo. Leidoveva” conoscerlo, poiché salvare peccatori era una priorità nell’agenda del Salvatore. Ed è con questo spirito, o disposizione, che il cristiano “deve” predicare. “Deve” andare dal peccatore perduto, anche se, per questo, avrà bisogno di mettere da parte i suoi pregiudizi e la sua intolleranza.


L’intolleranza è uno degli effetti collaterali di chi professa qualsiasi fede, e nel caso del cristianesimo abbiamo duemila anni di storia e di sangue versato per comprovarlo. Non parlo qui di avversione al peccato, o alle idee e alle pratiche contrarie alla volontà di Dio; tutto ciò dovrebbe caratterizzare il cristiano, perché corrisponde alla santità di Dio. Parlo, però, d’intolleranza e di avversione alla persona del peccatore, all’essere umano. Dio detesta il peccato, ma ama il peccatore. Se non l’amasse, come mai avrebbe mandato suo Figlio a morire per gli ingiusti?


Nell’epistola ai Romani leggiamo che qualcuno potrebbe anche dare la sua vita per una persona buona, “ma Dio mostra la grandezza del proprio amore per noi, in quanto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.” (Romani 5:8). Ora pensa al peggiore criminale e chiediti se avresti il coraggio di dare la vita per lui, o di consegnare tuo figlio a morire per lui. Si dovrà entrare in questo sentimento per capire fino a che punto è arrivato l’amore di Dio per te. Senza questa comprensione, corri il rischio che la tua vita sia guidata non dalla fede, ma dall’intolleranza religiosa. Ed è ciò che vedrai nei prossimi 3 minuti.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#145 - L’unica scelta - Giovanni 3:17-36

Gesù dice a Nicodemo che “chi crede in lui non è giudicato; chi non crede è già giudicato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figliuol di Dio.” (Giovanni 3:18). Ti rendi conto che non si tratta di scegliere tra essere salvato o essere condannato? Perché, per natura, siamo già tutti condannati. L’unica opzione che ci resta è credere in Gesù per scappare da questa condanna.


Affermando che “Dio non ha mandato il suo Figliuolo nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui” (Giovanni 3:17), Gesù ci mostra che Dio non ha ancora rinunciato a noi. Ed è già da molto tempo che Dio sottopone l’uomo a diverse prove per dimostrare la sua incapacità di salvare se stesso. Ecco perché abbiamo bisogno di un Salvatore.


Innanzitutto l’essere umano è stato bocciato al test dell’innocenza, mentre ancora viveva nel giardino dell’Eden. Tentati da Satana, Adamo ed Eva si sono ribellati contro l’unica richiesta che Dio gli aveva fatto, cioè di non mangiare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male.


La prova successiva era vedere come l’uomo se la caverebbe adesso con la coscienza e la conoscenza del bene e del male appena acquisiti. Questo periodo inizia con Caino che uccide suo fratello, e termina con un diluvio. Solo otto persone sono state salvate per ricominciare.


In seguito, il test consisteva nel dare agli uomini l’autorità di governare sui suoi simili. Ma lo stesso Noè, il primo a ricevere questo potere, ha dimostrato di non essere in grado di reggere nemmeno se stesso. E i suoi discendenti, in un atto di completa ribellione contro Dio, costruiscono la Torre di Babele. Dio dovrà intervenire di nuovo confondendo le lingue e disperdendo la razza umana.


E Dio ci prova un’altra volta, e chiama un uomo con cui ferma un patto e gli promette di farlo diventare il padre di una moltitudine di nazioni. Il suo nome è Abramo, però anche i suoi discendenti cadono nella degradazione. Li incontreremo, alla fine di questo periodo, vivendo come schiavi in Egitto. Il libro della Genesi, che comincia parlandoci della creazione, finisce parlandoci di una bara.


Poi, Dio libera quel popolo e gli dà una legge per mettere alla prova la loro obbedienza ai comandamenti. Ed ha funzionato? No, assolutamente. Mentre Mosè riceveva le tavole della Legge, il popolo adorava un vitello d’oro. Continuamente “gli uomini hanno amato le tenebre più che la luce, perché le loro opere erano malvagie.” (Giovanni 3:19). Ed è così che finalmente Dio manda suo Figlio nel mondo, e tu sai bene cosa gli hanno fatto le persone.


La morte e la risurrezione di Gesù inaugurano un altro periodo che non so nemmeno se posso chiamarlo un test, perché ci arriva con la risposta già pronta: “Chi crede nel Figliuolo ha vita eterna; ma chi rifiuta di credere al Figliuolo non vedrà la vita, ma l’ira di Dio resta sopra lui.” (Giovanni 3:36). È il periodo della grazia di Dio, ancora in vigore. Sarebbe forse troppo chiederti soltanto di credere in Gesù? Ricordati: condannato lo sei già. La tua unica speranza è credere in Gesù. E semmai hai già creduto, nei prossimi 3 minuti Gesù ci mostrerà come predicare il Vangelo.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#144 - Giovanni 3:16 - Giovanni 3:16

Giovanni 3:16 deve essere il versetto più conosciuto al mondo, oltre al versetto “Il Signore è il mio pastore: nulla mi manca”, del Salmo 23. Il Salmo 23 è così popolare perché siamo sempre più preoccupati dei nostri propri bisogni, ma pochi si rendono conto che affinché ci fosse il Salmo 23, c’è voluto prima il Salmo 22. In alcune traduzioni cattoliche della Bibbia la numerazione dei capitoli è diversa; se questo è il tuo caso, allora starò parlando qua dei Salmi 21 e 22 di queste edizioni.


Il Salmo 23 - che ci parla di cose belle come pascoli verdeggianti, acque calme, abbondanza, ristoro, amore, conforto, bontà, misericordia e coppa traboccante - non esisterebbe se Gesù non fosse stato sulla croce. Troviamo nel Salmo 22:1 l’invocazione che Gesù innalzerebbe solo mille anni dopo, sulla croce: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Ed è in questo stesso Salmo che lo vediamo abbandonato da Dio, massacrato dagli uomini, circondato da malfattori, e con le mani e i piedi trafitti da grandi chiodi.


Prima che venisse la salvezza, e tutti i benefici che Dio ha preparato per quelli che sono salvati, era necessario che il Figlio di Dio morisse al posto del peccatore. E quest’opera magnifica è riassunta in un versetto, Giovanni 3:16, che ci presenta non solo la base per poter nascere di nuovo, ma anche la ragione o il motivo di Dio: “Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.”.


Per primo abbiamo l’origine di tutto, che è Dio, e il suo motto, che è l’amore: “Dio ha tanto amato”. Poi c’è l’oggetto del suo amore: “il mondo”, il che non significa il pianeta Terra, né la società che gli uomini hanno creato, ma semplicemente le persone che vivono in questo mondo. Troviamo anche che non ci è detto qui esattamente quanto Dio ci abbia amati, perché non esisterebbe un termine umano in grado di quantificarlo, ed è per questo che lo Spirito Santo ha ispirato l’apostolo Giovanni a dire soltanto che Dio ha amato “tanto”.


Dio non solo ha amato gli esseri umani persi nei loro peccati, ma ha pure preso l’iniziativa di consegnarci quello che aveva di più prezioso, Gesù, suo Figlio. Se la consegna di un figlio è già una misura estrema, figuriamoci allora di dover dare il proprio figlio per salvare dei peccatori. Ed è questo che ha fatto Dio. Ci ha amato in un modo indicibile, fino al punto di consegnare suo Figlio Gesù perché morisse per togliere i nostri peccati, e per risuscitare per la nostra giustificazione.


Sebbene l’amore di Dio sia universale e il sacrificio di Cristo sia sufficiente per salvare tutti gli uomini, solo alcuni saranno salvati. Dio non ha tanto amato il mondo che ha dato il suo Figlio unigenito affinché tutti non periscano e abbiano la vita eterna. No. Ha dato il suo Figlio affinché “chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.”. E tu, cosa ne pensi? Dio ti ha incluso in questa salvezza o no? Nei prossimi 3 minuti Nicodemo scoprirà che non si tratta di una scelta tra due opzioni. C’è solo un’opzione.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#143 - Il serpente di rame - Giovanni 3:14-15

Adesso Nicodemo riceverà la chiave che gli dà la capacità d’intendere le Scritture. Senza lo Spirito Santo e senza questa chiave è impossibile capire la Bibbia, la Parola di Dio. E questa chiave si trova nel versetto quattordici del terzo capitolo del Vangelo di Giovanni: “E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che il Figliuol dell’uomo sia innalzato”.


Gesù va all’Antico Testamento per cercare quell’episodio successo agli israeliti e per collegarlo a se stesso e alla sua morte sulla croce. Questa è la chiave: senza il Nuovo Testamento e senza l’opera compiuta di Cristo è impossibile comprendere l’Antico Testamento, perché ciò che è accaduto nel passato sono simboli e figure di Cristo. Quando leggi un brano dell’Antico Testamento dovresti sempre chiederti: dov’è Cristo qui?


Nicodemo conosceva bene quest’evento narrato nel capitolo ventuno del libro dei Numeri. Durante il loro pellegrinaggio attraverso il deserto verso la Terra Promessa, gli israeliti sono stati attaccati da serpenti velenosi. Molti sono morti e, così, il popolo è andato da Mosè perché pregasse per la sua salvezza. Allora Dio gli ha ordinato di fondere un serpente di rame e di metterlo all’estremità di un’asta, affinché potesse essere sollevato. E tutti quelli che lo guardassero, dopo essere stati morsi, erano immediatamente guariti.


La figura del serpente ci riporta al giardino dell’Eden, al peccato originale. Il serpente di rame, a volte tradotto come il “serpente ardente” (Numeri 21:8), è dovuto passare attraverso il fuoco per essere modellato; e c’era anche l’asta su cui il serpente è stato innalzato. Tutto questo ci indica Gesù sulla croce. Nonostante fosse senza peccato, è stato fatto peccato per noi, ha sopportato il fuoco del giudizio di Dio ed è stato innalzato su una croce. Gli israeliti guardavano il serpente di rame innalzato sull’asta ed erano guariti. Gesù crocifisso è la guarigione per il peccato dell’uomo.


Troverai perdono e pace solo se guarderai Gesù, il Crocifisso, credendo che lui abbia preso il tuo posto, che abbia ricevuto sul suo corpo i tuoi peccati e che abbia sopportato tutto il castigo di Dio che era dovuto al peccatore. Il benedetto risultato di quell’opera compiuta sulla croce è che ora tu puoi essere salvato, puoi ricevere gratuitamente da Dio una vita completamente nuova, ed essere reso atto da lui per vivere eternamente in cielo.


E da questo momento in poi avrai due nature: la vecchia, che hai ereditato da Adamo e che è stata condannata sulla croce, anche chiamata “carne”, e la nuova natura, la quale viene da Dio. Nessuna di queste due nature è in grado di migliorare: la vecchia, perché è totalmente rovinata, e la nuova, perché è già perfetta. Esse sono antagoniste. La prima perché la sua condizione normale è peccare ed essere totalmente avversa a Dio e a tutto quello che proviene da lui. La seconda perché proviene da Dio e ha avversione al peccato. La lettera di Paolo ai Romani ce lo spiega meglio. Per ora, però, torniamo a Nicodemo e al versetto che riassumerà tutto ciò, nei prossimi 3 minuti.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#142 - Il vento invisibile - Giovanni 3:8-13

Se Gesù ha usato l’acqua per simboleggiare l’azione della Parola di Dio nella nuova nascita, ora usa il vento come figura di chiunque è nato dallo Spirito Santo. Ricordati che sta parlando di una nuova nascita spirituale, generata dall’alto verso il basso, da Dio all’uomo, e non di una rinascita della vecchia vita naturale che portiamo in noi, e nemmeno del vecchio corpo della carne. “Quel che è nato dalla carne, è carne; e quel che è nato dallo Spirito, è spirito” (Giovanni 3:6), perciò non pensare neanche per un momento ad una presunta reincarnazione.


La nuova nascita è un atto sovrano di Dio, e non una decisione dell’essere umano; senza di lui è impossibile all’uomo credere in Gesù. In Efesini 2:1 Paolo ci spiega che gli uomini sono spiritualmente morti nei loro falli e nei loro peccati. Prova a mettere una tonnellata di pietre su un uomo morto e vedrai che non succederà proprio niente. Non ne sentirà il peso, non sarà capace di spostarlo e nemmeno vorrà farlo. Lui è morto.


Si deve guardare all’essere umano come essendo spiritualmente morto e così si capirà perché non sente questa tonnellata di peccati che grava su di lui, non avendo nessuna voglia di avvicinarsi a Dio. E non riesce a farlo né una cosa né l’altra. Ci vuole un intervento divino che inietti vita in quest’uomo morto per fargli sentire il peso dei suoi peccati, e allora sì invocherà Dio per avere liberazione. Come succede tutto ciò? Nessuno lo sa, nessuno l’ha mai visto.


Il vento soffia dove vuole, e tu ne odi il rumore, ma non sai né d’onde viene né dove va; così è di chiunque è nato dallo Spirito.” (Giovanni 3:8). Questo è quanto possiamo capire della nuova nascita. La sua azione è così invisibile come il vento, tuttavia possiamo vedere i risultati in chi è nato di nuovo. Il cambiamento è reale. Nicodemo, però, continua a pensare che Gesù stia parlando di un evento fisico, che può essere analizzato dalla logica razionale di una mente naturale, ma si sbaglia.


Lui continua a non capire e riceve, per così dire, una bella sgridata: “Tu sei il dottor d’Israele e non sai queste cose?” (Giovanni 3:10). La risposta più semplice è “No”, perché Nicodemo deve ancora nascere di nuovo. Beh, lui è capace almeno di comprendere che il Messia dovrà venire e stabilire il suo Regno, ma non sa come ciò accadrà, o come un’anima sarà trasformata per poter partecipare a questo Regno. Così, Gesù deve mettere da parte il Regno e altre cose terrene, e parlargli adesso delle cose celesti. Chi, però, avrebbe l’autorità per parlare delle cose celesti?


Soltanto qualcuno proveniente dal cielo, che avesse libero transito tra il cielo e la terra, che avesse il potere di salirci di propria iniziativa sempre che lo desiderasse, senza essere portato da nessuno. Qualcuno preesistente, che non solo fosse nato qui, ma che fosse sceso dal cielo per nascere qui... insomma, qualcuno che fosse Dio onnipresente, per essere in cielo e allo stesso tempo davanti a Nicodemo. Perché “nessuno è salito in cielo, se non colui che è disceso dal cielo: il Figliuol dell’uomo che è nel cielo.” (Giovanni 3:13). Nei prossimi 3 minuti impareremo il significato del serpente di rame, la cui storia Nicodemo conosce già dall’Antico Testamento.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#141 - Acqua e Spirito - Giovanni 3:5-7

Gesù dice a Nicodemo che nessuno può entrare nel Regno di Dio se non è nato d’acqua e di Spirito. Che acqua sarà mai questa? Nel primo capitolo di questo Vangelo di Giovanni abbiamo imparato che nessuno nasce di nuovo, e diventa figlio di Dio, per consanguineità, o tramite l’intervento di qualche persona o di sua propria volontà (Giovanni 1:12-13). Si tratta di un processo soprannaturale che trascende l’atto del volere umano. L’acqua qui non è il battesimo, il quale avviene sempre conforme alla volontà di chi battezza o di chi è battezzato. Ma allora, che acqua è questa?


Intanto, diamo un’occhiata ad altri versetti che ci parlano di purificazione e anche della nuova nascita, della nuova vita o della nuova creazione, per identificare ciò che qui viene rappresentato dalla parola “acqua”.


Efesini 5:25-26: “Mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, affin di santificarla, dopo averla purificata col lavacro dell’acqua mediante la Parola.”.


Giacomo 1:18: “Egli ci ha di sua volontà generati mediante la parola di verità, affinché siamo in certo modo le primizie delle sue creature.”.


I Pietro 1:23: “Poiché siete stati rigenerati non da seme corruttibile, ma incorruttibile, mediante la parola di Dio vivente e permanente.”.


Il modo in cui il Signore si serve di esempi del mondo naturale per insegnare le verità spirituali, è sorprendente. Due cose sono essenziali per l’esistenza della vita sul nostro pianeta. La prima è l’acqua e la seconda è l’intervento divino, perché solo Dio è l’autore della vita. E non è diverso nella nuova nascita; infatti, niente di meglio dell’acqua per simboleggiare la Parola di Dio.


Eccovi, in seguito, alcune caratteristiche dell’acqua naturale, i cui potere e azione ci fanno ricordare la Parola di Dio.


La maggior parte del pianeta è coperta dall’acqua, ed è accessibile a tutti. Sebbene sia impossibile definirne il sapore, l’acqua rinfresca, rinvigorisce e soddisfa. È un solvente universale che diluisce, lava e purifica. Anche se apparentemente fragile, le sue gocce sono in grado di perforare la più dura roccia, il suo flusso dissolve le montagne e le sue correnti modellano i continenti. In essa si trova la più grande quantità di vita della Terra, e questa stessa vita è formata principalmente da acqua. Gran parte scorre nascosta agli occhi dell’uomo, nei fiumi sotterranei, nella linfa che dà vita alle piante e nel sangue che circola nelle nostre vene. Senza l’acqua non c’è vita; senza la Parola di Dio non c’è vita nuova.


Giovanni stesso, nella sua prima epistola, afferma che Gesù “è colui che è venuto con acqua e con sangue” (I Giovanni 5:6), riferendosi all’acqua e al sangue che sono usciti dal suo costato forato sulla croce dalla lancia del soldato (Giovanni 19:34). Quello è il sangue che toglie i nostri peccati, e quella è l’acqua che ci purifica. Oltre all’acqua, Gesù gli parla anche dell’azione dello Spirito Santo nella nascita spirituale. Dato che Nicodemo ancora non sembra capire, avremo bisogno di altri 3 minuti.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#140 - Nicodemo - Giovanni 3:1-4

Se la religione fosse sufficiente per salvare qualcuno, Nicodemo non avrebbe avuto bisogno di parlare con Gesù. Lui era un uomo religioso, un’autorità nel giudaismo, ma va a trovarlo di notte. In una società ancora senza l’elettricità, uscire la notte per incontrare uno sconosciuto era insolito, a meno che tu non volessi essere visto dai tuoi amici. Forse è stato questo il caso di Nicodemo.


Ai sacerdoti, ai farisei e ai sadducei non è piaciuta per niente questa situazione. Prima era apparso quel tizio di nome Giovanni che battezzava e annunciava l’arrivo dell’Agnello di Dio. Poi viene Gesù, compiendo miracoli e attirando le folle. Il clero odia la concorrenza, anche se proviene da Dio stesso, venuto al mondo in forma umana.


Nonostante la sua religione, Nicodemo sente che gli manca qualcosa. Chiama Gesù Maestro, non sapendo ancora che è davanti a colui che il profeta Isaia indicava che sarebbe chiamato “Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace” (Isaia 9:5). Considerare Gesù soltanto un maestro o uno spirito evoluto, così come oggi alcuni preferiscono chiamarlo, sarebbe, ad esempio, come congratularsi con Albert Einstein per aver saputo sommare due più due. Gesù è Dio e come tale deve essere riconosciuto e adorato.


La risposta di Gesù sembra non avere nulla a che fare con l’inizio del discorso di Nicodemo, ma non è così. Subito dopo essere stato lodato come maestro, Gesù dichiara: “In verità, in verità io ti dico che se uno non è nato di nuovo, non può vedere il regno di Dio.” (Giovanni 3:3). In altre parole, se Nicodemo volesse parlargli, dovrebbe essere su un altro livello. Prima di poter comprendere la sfera in cui Gesù operava, Nicodemo avrebbe avuto bisogno di ricevere una nuova vita, di essere trasformato in una nuova creazione. Dovrebbe nascere di nuovo, nascere dall’alto, nascere da Dio.


Così, Gesù usa l’esempio della nascita naturale. Prima di nascere, sicuramente tu non avevi la minima idea di cosa ci fosse fuori da quel tuo piccolo mondo, in cui hai trascorso i nove mesi di gestazione. Inoltre, la tua generazione e la tua nascita non sono mai dipese da te, ma dai tuoi genitori. Tutte le decisioni e tutti gli sforzi sono stati presi da altri, e non da te. Sei stato un agente passivo durante l’intero processo. Ciò che Gesù intende dire è che, sebbene sia necessario che Nicodemo nasca di nuovo per vedere il regno di Dio, non potrebbe farlo da se stesso, così come è impossibile che qualcuno decida da solo di nascere in questo mondo.


A questo punto Nicodemo capisce ancora meno di quanto ne capisse prima, quando aveva cominciato a parlare con Gesù. Non riesce a pensare fuori dagli schemi delle cose naturali, per questo gli domanda come sia possibile che qualcuno possa “entrare una seconda volta nel seno di sua madre e nascere?” (Giovanni 3:4). Gesù, però, gli risponde che non sta parlando di una nascita naturale, e perciò non si tratta di tornare nel grembo materno o di reincarnarsi, come credono alcune persone. Bisogna nascere dall’acqua e dallo Spirito Santo. Ne avrai già sentito parlare dello Spirito Santo, ma di quale acqua Gesù ci parla qui? Questo sarà quello che vedrai nei prossimi 3 minuti.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

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