#194 - Un cieco nato così - Giovanni 9:1-3

Quando incontrano un uomo cieco fin dalla nascita, i discepoli di Gesù cercano di identificare la causa del suo problema, e sbagliano nel momento in cui sollevano soltanto due possibilità. Gli domandano: “Maestro, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco? (Giovanni 9:2).


L’origine di un fiume è la sua sorgente, però la ragione per cui scorre in un determinato luogo piuttosto che in un altro dipenderà da diversi fattori. Analogamente, sarà facile capire che l’origine di ogni sofferenza sia il peccato, il quale ha rovinato l’intera creazione, ma non è così semplice scoprire perché uno soffre e l’altro no.


Nonostante ci siano dei problemi che sono il risultato diretto dei nostri errori, come ad esempio quando ci si scontra contro un lampione in conseguenza della guida in stato di ebbrezza, occorre cautela prima d’incolpare qualcuno per qualche suo difetto, malattia o disgrazia. Tutte le volte che veniamo a contatto con persone sofferenti, tendiamo a comportarci come quei tre amici che sono andati a trovare Giobbe durante il periodo della sua sciagura: stavano andando alla grande finché non hanno deciso di aprire bocca.


L’interpretazione data dai tre amici rispetto alle calamità capitate a Giobbe, riportate nel libro omonimo, non rappresenta la sapienza di Dio ma quella umana. Nella prima lettera ai Corinzi leggiamo che “il mondo non ha conosciuto Dio mediante la propria sapienza” (1 Corinzi 1:21); quindi, il metodo usato da Elifaz, Bildad e Zofar non serve per discernere il motivo del patimento altrui.


Elifaz parla della sua esperienza personale e individuale. Nel capitolo 4 del libro di Giobbe dice: “Come io stesso ho visto... ” (Giobbe 4:8). Bildad, l’altro amico, fa appello alla tradizione poiché afferma: “Interroga quindi le generazioni passate e considera le cose scoperte dai loro padri... (Giobbe 8:8). Nel capitolo 11 tocca a Zofar presentare il suo argomento religioso e legalistico, mentre dichiara a Giobbe: “Se tu disponi il tuo cuore e stendi verso di lui le tue mani, se allontani l'iniquità che è nelle tue mani e non permetti alla perversità di abitare nelle tue tende... (Giobbe 11:13-14), tutto ti andrà bene.


Siamo proprio così: giudichiamo le persone dalla nostra esperienza, dalle nostre tradizioni e dalla religione, e ne deduciamo che, se qualcuno soffre, è per aver fallito in uno o più di questi tre punti. Naturalmente questo tipo di giudizio ci fa sentire superiori a coloro che patiscono, e il nostro messaggio a loro, in realtà, sarà stato: “Sii quel che sono io, fai come faccio io, vivi come vivo io, e non soffrirai”. Ma, parafrasando Giuseppe, figlio di Giacobbe, direi: “Sono io forse al posto di Dio? (Genesi 50:19).


Nella sua lettera ai Romani, Paolo scrive: “O profondità di ricchezze, di sapienza e di conoscenza di Dio! Quanto imperscrutabili sono i suoi giudizi e inesplorabili le sue vie! Chi infatti ha conosciuto la mente del Signore? (Romani 11:33-34). Già, né tu né io siamo in grado di comprendere i motivi e le ragioni di Dio. La cosa migliore da fare è non andare in giro distribuendo i propri “verdetti” sulla causa del dolore di ciascuno di noi.


Quando i discepoli chiedono se il cieco sia nato così in conseguenza di qualche peccato commesso da lui o dai suoi genitori, Gesù gli risponde: Né lui ha peccato, né i suoi genitori” (Giovanni 9:3). Allora, come mai è nato cieco? Troveremo la risposta nei prossimi 3 minuti.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#193 - Perché soffriamo? - Giovanni 9:1-3

Alla fine di una notizia pubblicata su Internet, riguardo al terremoto in Haiti, un lettore ha lasciato il suo commento: “Se Dio esiste, allora è incompetente”. Hai mai notato che ogni volta che qualcosa va storto ci sono sempre delle persone che puntano il dito contro Dio? Gli atei sono coloro che più amano incolpare Dio, che affermano non esistere.


Questa pratica è tutt’altro che originale. Adamo è stato il primo a incolpare Dio per avergli dato la donna che lo avrebbe portato a peccare. “La donna che tu mi hai messa accanto, è lei che mi ha dato del frutto dell'albero, e io ne ho mangiato. (Genesi 3:12). Sì, Adamo insinua addirittura che niente di tutto quello sarebbe successo se Dio non avesse creato sua moglie.


Hai già incolpato qualcuno per i tuoi errori? Ciò solo dimostra che sei tanto peccatore quanto Adamo. Oppure vuoi forse farmi credere che non sbagli mai? Beh, allora il tuo caso è ancor più serio. Ogni professionista della salute conosce bene le cinque fasi che un paziente attraversa quando scopre di avere il cancro.


Il primo stadio è il rifiuto: “Questo non mi sta succedendo”. In seguito, la rabbia: “Perché io?”. Il passo successivo è il patteggiamento, cercando di risolvere il problema da soli: “Se cambio vita, il problema scomparirà”. Dopo viene la depressione: “Ahimè, che disgrazia! Povero me!”. Infine, arrivano l’accettazione e la disponibilità a ricevere aiuto esterno.


Il peccato - prima degli angeli e poi dell’uomo - è il cancro che ha rovinato non soltanto la specie umana ma tutta la creazione. L’apostolo Paolo ci spiega, in Romani 8, che “la creazione è stata sottoposta alla vanità”, e che vive nella speranza di essere “liberata dalla schiavitù della corruzione”; e ci aggiunge: “Sappiamo infatti che fino a ora tutta la creazione geme ed è in travaglio.” (Romani 8:20-22).


Tutto, assolutamente tutto, è andato in rovina: le creature, la terra, l’universo, il tempo e lo spazio. E quando la Bibbia afferma che l’intera creazione è oggi “in travaglio”, devi capire che la metafora qui è ben precisa: le doglie del parto tendono ad aumentare e si verificano a intervalli sempre più brevi fino al momento della nascita. Così, sofferenze sempre più grandi e più frequenti occuperanno i titoli dei giornali finché Cristo non tornerà.


In questo capitolo 9 del Vangelo di Giovanni, mentre passava, Gesù vede un uomo cieco dalla nascita, e i suoi discepoli gli domandano: “Maestro, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco? (Giovanni 9:2). Saprai qual è stata la sua risposta nei prossimi 3 minuti.


Nel frattempo, che ne dici di analizzare a che punto sei tu? Neghi di essere un peccatore? Provi rabbia e incolpi gli altri per il tuo peccato? Hai deciso di cambiare vita per risolvere il problema? Sei caduto in depressione perché non sei riuscito a superarlo? Beh, lo vuoi un consiglio? Vai dritto all’ultimo stadio e chiedi aiuto esterno: rivolgiti a Gesù per ricevere il perdono e la salvezza.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#192 - Eterno - Giovanni 8:51-59

Il termine “eterno” non ha molto senso per noi, che nasciamo e viviamo nel tempo. Così come i cieli e la terra, anche il tempo è stato creato ed è strettamente legato al mondo materiale. La Bibbia ci mostra proprio questo, e persino il fisico Albert Einstein l’ha dichiarato:


Supponendo che tutta la materia scomparisse dal mondo, allora, prima della relatività, si credeva che lo spazio e il tempo avrebbero continuato ad esistere in un mondo vuoto. Ma, secondo la Teoria della Relatività, se la materia e il movimento sparissero, non ci sarebbe più né lo spazio né il tempo.”


Molto prima di Einstein, Agostino, vissuto nel quarto secolo dopo Cristo, ha scritto: “Non c’è dubbio che il mondo non sia stato creato nel tempo, però con il tempo”; e, rispetto a Dio, continua: “I tuoi anni permangono nello stesso tempo... I tuoi anni sono un giorno, e il tuo giorno non è come la nostra sequenza di giorni, ma è oggi.”.


Leggendo questo capitolo possiamo immaginare la grande confusione nella mente dei giudei quando sentono dire da Gesù: “In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse nato, Io Sono.” (Giovanni 8:58). Non dice “prima che Abramo esistesse, io già esistevo”, infatti adopera ancora la stessa espressione usata da Dio per presentarsi a Mosè: “Io Sono”.


Tutto ciò dimostra che Gesù è Dio, il Figlio eterno, non soggetto al tempo, o almeno non più di quello a cui ha voluto sottomettersi nel suo rapporto con la creazione. Questo suo aspetto atemporale può essere incontrato nello stesso Vangelo di Giovanni, quando nel capitolo 3 Gesù afferma:


Or nessuno è salito in cielo, se non colui che è disceso dal cielo, cioè il Figlio dell'uomo che è nel cielo. (Giovanni 3:13). Si osservi che in tale passaggio il “Figlio dell’uomo” è il Figlio eterno nella sua condizione umana, il quale è disceso dal cielo, è in cielo e allo stesso tempo parla con Nicodemo qui, in questo mondo. E c’è dell’altro. Guarda quello che si può trovare nel primo capitolo della lettera ai Colossesi:


Gesù “... è l'immagine del Dio invisibile, il primogenito di ogni creatura; poiché in lui sono state create tutte le cose che sono nei cieli e sulla terra, le visibili e le invisibili... Egli è prima di ogni cosa e tutte le cose sussistono in lui. (Colossesi 1:15-17).


Nel capitolo 17 del Vangelo di Giovanni, Gesù prega così: “Ora dunque, o Padre, glorificami presso di te della gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse. (Giovanni 17:5). Il Figlio eterno era con il Padre prima che il tempo e la materia venissero a esistere. La lettera agli Ebrei ci svela che lui “sostiene tutte le cose con la parola della sua potenza (Ebrei 1:3). Oltre ad essere il Verbo attivo della creazione, Gesù governa le leggi della fisica e mantiene coese le particelle che compongono la materia.


Il nostro capitolo termina segnalandoci che i giudei “presero delle pietre, per lanciarle addosso a lui; ma Gesù si nascose e uscì dal tempio, passando in mezzo a loro, e così se ne andò. (Giovanni 8:59). Come ci è riuscito?


Nei prossimi 3 minuti Gesù ci rivelerà perché il cieco è nato in questo modo.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#191 - Giustificati per fede - Giovanni 8:37-50

I giudei che ora parlano con Gesù cercano di giustificarsi in vari modi. Oltre a fare appello al lignaggio di Abramo, si paragonano anche ad altre persone, e addirittura si considerano migliori dei samaritani, dei nati da prostituzione e della donna adultera.


Sembrano persino insinuare che siano migliori di Gesù. Del resto loro non sono mica dei “samaritani demonizzati”, essendo questa l’accusa che fanno a Gesù, e non sono nemmeno nati da una gravidanza inspiegabile come la sua. Ancora oggi i giudei chiamano Gesù “ben Panthera”, ossia “figlio di Pantera”, che era un soldato romano.


Eh sì, ci piace giustificarci, specialmente confrontandoci con persone peggiori di noi. Il problema è che la sola giustificazione plausibile, affinché qualcuno possa essere accettato da Dio, è l’essere puro, santo e giusto quanto l’unico Uomo perfetto che abbia mai messo piede sulla terra: Gesù. Così come per il perdono, che deve provenire da chi è stato offeso, anche la giustificazione non può provenire da noi, però da Dio.


Quando credi in Cristo, non sei soltanto perdonato, ma sei pure giustificato, cioè considerato giusto secondo il giudizio di Dio, che comincerà a vederti attraverso ciò che Cristo rappresenta per lui. La giustificazione non cambia il fatto che siamo peccatori, e neanche diminuisce la gravità del nostro peccato. Essa modificherà l’opinione di Dio su di noi, passando da empi a giustificati ai suoi occhi. Nel perdono, Dio dice al peccatore: “Va’, non mi devi più niente”. Nella giustificazione, gli dice: “Puoi venire a vivere con me, sei idoneo”.


E in che modo qualcuno potrebbe mai cambiare la propria opinione riguardo a un trasgressore? Immagina, ad esempio, che all’improvviso uno studente in una classe, senza nessuna ragione apparente, mettesse knock-out con un pugno il suo compagno di banco. Poi, prima di mandare l’aggressore dal preside per essere probabilmente espulso da questa scuola, l’insegnante trovasse una pistola nella tasca del ragazzo svenuto e scoprisse che costui aveva intenzione di ucciderlo.


Immediatamente l’aggressore passa da cattivo a eroe agli occhi dell’insegnante. Non c’è stato nessun cambiamento rispetto alla violenza inflitta al compagno. Ciò che è cambiato, però, è stato il concetto che ora il preside ha iniziato ad avere di quello studente.


Nel capitolo 3 della lettera ai Romani leggiamo che “mediante le opere della legge nessuno sarà giustificato davanti a lui... tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù. Dio lo ha prestabilito come sacrificio propiziatorio mediante la fede nel suo sangue, per dimostrare la sua giustizia, avendo usato tolleranza verso i peccati commessi in passato, al tempo della sua divina pazienza; e per dimostrare la sua giustizia nel tempo presente affinché egli sia giusto e giustifichi colui che ha fede in Gesù. (Romani 3:20-26).


Puoi essere giustificato da Dio solo tramite queste tre cose: la grazia, il sangue e la fede. Dunque, ti chiederei: cerchi forse di essere giustificato in base ai tuoi sforzi o paragonandoti con quelle persone che consideri peggiori di te?


Nei prossimi 3 minuti Gesù ci rivelerà di essere sempre esistito. 


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#190 - La fede di Abramo - Giovanni 8:37-47

Volendo dimostrare di non aver bisogno della liberazione offerta loro da Gesù, i giudei si giustificano spiegandogli che sono figli di Abramo. Gesù allora, mettendoli a confronto con quanto avevano detto, afferma: “Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. (Giovanni 8:39).


Dio aveva ordinato ad Abramo di lasciare la sua terra e di andare verso il luogo che doveva ancora mostrargli. Ed ha obbedito, partendo “senza sapere dove andava.” (Ebrei 11:8). Nella lettera ai Romani il nome di Abramo è associato alla fede, la quale è il fermo “fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono.” (Ebrei 11:1).


La fede collega il mondo visibile con l’invisibile, facendo la connessione tra il passato, il presente e il futuro. Per fede in ciò che Dio ci dice riguardo al sacrificio di Cristo nel passato, si può godere del perdono dei peccati e della certezza della vita eterna già nel presente, oltre alla liberazione dal giudizio futuro.


La fede quindi è una risposta alla Parola di Dio. Per questo Gesù dichiara a quei giudei: “La mia parola non trova posto in voi” (Giovanni 8:37); e poi aggiunge: “Chi è da Dio, ascolta le parole di Dio; perciò voi non le ascoltate, perché non siete da Dio. (Giovanni 8:47). E qui ancora una volta gli rivela di essere Dio; loro però, dubitandone, procedono nella direzione opposta a quella di Abramo.


Quando Sara, che era sterile, aveva circa novant’anni, e Abramo intorno ai cent’anni, Dio gli ha promesso che avrebbero avuto un figlio. Più tardi, essendo questo loro figlio Isacco già grande, Dio ha voluto mettere alla prova la fede di Abramo, chiedendogli di sacrificarlo. Giacché Abramo credeva che Dio avrebbe anche potuto resuscitare Isacco, avendogli anteriormente assicurato che avrebbe avuto dei discendenti, ha fatto quanto gli era stato richiesto da Dio.


Infatti, Abramo è salito con Isacco su uno dei monti che Dio gli aveva indicato nel paese di Moria, dove oggi si trovano Gerusalemme e la collina detta “Calvario”. Il padre aveva in mano il coltello e le braci per il fuoco del sacrificio, mentre Isacco portava sulle spalle la legna su cui lui stesso sarebbe stato deposto per morire. Tuttavia, all’ultimo momento, Dio l’ha fermato e Abramo ha subito vistodietro di lui un montone, preso per le corna in un cespuglio”, cioè il provvedimento di Dio per sostituire suo figlio nel sacrificio. (Genesi 22)


Sicuramente avrai già sentito parlare di una scena simile a questa: un Figlio obbediente al Padre che sale su un monte dove ora c’è Gerusalemme, con il legno sulle spalle per essere sacrificato sulla croce. La differenza nel caso di Gesù è che non c’è stato nessun animale a sostituirlo. Era lui l’Agnello stesso.


Vedendo quanto lo amasse e quanta fiducia avesse nella sua Parola, Dio confida ad Abramo: “Ora so che tu temi Dio, poiché non mi hai rifiutato tuo figlio, l'unico tuo. (Genesi 22:12). Se credi in Gesù come il tuo Salvatore e hai Dio per Padre, puoi dirgli queste stesse parole: Ora so che mi ami, visto che non mi hai negato tuo Figlio, il tuo unico Figlio.


Nei prossimi 3 minuti capirai cosa significa essere giustificati per fede.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#189 - Schiavi viziati - Giovanni 8:33-36

Quando i giudei sentono dire da Gesù che la verità li renderà liberi, replicano che non sono mai stati schiavi di nessuno, poiché sono discendenti di Abramo. Perché allora si offrirebbe la libertà a chi non è mai stato uno schiavo? Ebbene sì, in effetti erano tutti schiavi, semplicemente non lo sapevano.


Una volta, da giovane, ho provato a parlare di Cristo ad un amico. Ero un nuovo convertito e gli ho presentato un vangelo che non era precisamente quello della grazia di Dio, che salva il peccatore dal giudizio eterno. Infatti, il mio discorso si era limitato, quasi esclusivamente, alla trasformazione che Gesù aveva operato in me, e l’ho esortato a credere, affinché sperimentasse un cambiamento di vita.


Siccome prima mi ero lasciato coinvolgere da filosofie esoteriche e spiritualistiche, gli ho dato la mia testimonianza personale sulla mia liberazione da tutte queste cose e di come la mia vita fosse cambiata. Gli ho anche fatto degli esempi con casi di conversioni di drogati, banditi e prostitute. Lui però non ha dimostrato nessun interesse.


Appunto, l’ultima cosa che questo mio amico avrebbe voluto era cambiare la propria vita. Aveva una religione, una famiglia, un lavoro, ossia tutto quello che desidererebbe possedere una persona normale e di successo. Dopo avermi ringraziato per l’interessamento, mi ha suggerito di portare tale messaggio alle persone che sono schiavizzate da false religioni, da vizi o dalla prostituzione, e non a persone “normali” come lui.


E anche in questo capitolo troviamo delle persone “normali”. Sono dei giudei che possono dimostrare di essere discendenti del popolo di Dio, che professano la religione istituita da Dio e adorano nel tempio determinato da Dio. Non erano coinvolti in droghe, furti o prostituzione. Erano persone onorevoli nella loro società. Così, da cosa esattamente vuole liberarli Gesù?


Se si ripone la propria fiducia in una religione, in una condizione sociale stabile o in un'esistenza agiata, si continua a essere schiavi del peccato e di Satana, senza rendersene conto. E se si va a Gesù solo per assicurarsi tutte queste stesse cose, ci si sbaglia lo stesso. Gesù li chiama “figli del diavolo”, perché sono ingannati dal “padre della menzogna” (Giovanni 8:44).


Il capitolo 2 di Efesini ci mostra che prima di essere convertiti a Cristo, siamo spiritualmente morti “nei falli e nei peccati”, “seguendo il corso di questo mondo” e di Satana. Agiamo secondo “i desideri della carne e della mente”, e siamo “per natura figli d’ira”, non figli di Dio. Siamo schiavi e nemmeno ce ne accorgiamo.


Nonostante Cristo possa trasformare esteriormente la maniera di vivere di qualsiasi persona, il ridurre la conversione a un cambiamento di vita comprometterebbe l’essenza del vangelo. Un tossicodipendente può cambiare il suo modo di essere attraverso delle cure mediche, però sarà comunque uno schiavo del peccato, della carne e di Satana. Cristo non è morto sulla croce per darti una vita virtuosa, ma per liberarti dal giudizio e dalla condanna eterna.


Nei prossimi 3 minuti imparerai qualcosa dalla fede di Abramo.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

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