#150 - L’oppio del popolo - Giovanni 4:18-20

L’ateo Karl Marx aveva ragione quando diceva che la religione è l’oppio dei popoli. L’oppio è un potente narcotico che anestetizza il dolore e ci impedisce di renderci conto del problema che c’è dentro di noi. Il dialogo tra Gesù e la donna samaritana, presso il pozzo, si è sviluppato attraverso diverse fasi, e lei a tutto ben gli rispondeva, fino a che lui non ha sollevato la questione della sua vita peccaminosa. Quando siamo di fronte al nostro peccato, ci appelliamo immediatamente all’oppio della religione nel tentativo di anestetizzare la nostra coscienza.


Signore, vedo che tu sei un profeta” (Giovanni 4:19), inizia lei, cercando di conquistare la simpatia di colui che tutto vede. La donna ben presto dimentica il suo interesse per l’acqua viva e si mette sulla difensiva. Così, cambia argomento e comincia a parlare di religione per distogliere l’attenzione dai suoi peccati. Sarebbe come se lei gli dicesse: “Ho una religione... perché i nostri padri hanno adorato su questo monte”.


Il difendersi è una caratteristica umana. Adamo si è scagionato dalla colpa della sua disubbidienza accusando la donna che Dio gli aveva dato. Ed Eva ha incolpato il serpente. Da allora, quando non stiamo accusando qualcuno soltanto per coprire il nostro peccato, stiamo cercando di nasconderlo con una precaria cintura, fatta con le foglie delle buone opere compiute tramite i nostri sforzi, come hanno fatto Adamo ed Eva (Genesi 3:7). Perciò è stato necessario che Dio uccidesse un animale innocente, facendogli delle tuniche di pelle per coprirli adeguatamente.


Cerchiamo di fare lo stesso con la religione, intendendosi qui perreligione” qualsiasi buona azione o attività mistica che facciamo in attesa di essere accettati da Dio. Al religioso piace annunciare le sue buone opere per giustificarsi e per placare l’avversione di Dio verso il peccato. L’uomo non riesce a capire che questo si può risolvere solo con il sangue di una vittima innocente, Gesù, che è venuto qua “per essere il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati.” (I Giovanni 4:10).


Propiziatorioera il nome del coperchio d’oro che copriva l’Arca dell’Alleanza dell’Antico Testamento. Il sacerdote di allora doveva sacrificare un animale innocente ed entrare nel Santissimo, il luogo più interno del Tempio, portando un catino con il sangue dell’animale sacrificato. Una volta dentro, spruzzava il sangue su quel coperchio, cioè sul propiziatorio.


Dentro dell’Arca c’erano le tavole di pietra della legge data a Mosè, la stessa legge che ci condanna perché ci dice di non fare ciò che non siamo in grado di evitare, come la cupidigia, ossia quando pecchiamo col pensiero. Il fatto di esserci un coperchio d’oro ricoperto dal sangue di una vittima innocente, nascondendo così l’arca contenente la legge, ci mostra che Dio poteva essere favorevole al peccatore. Infatti, adesso il sangue di Gesù è posto tra Dio e le nostre colpe, ed è soltanto mediante questo sangue che puoi essere salvato dai tuoi peccati e dal giudizio divino. Nessuna religione lo potrà fare.


Fin qui, da questo contatto di Gesù con la donna samaritana, abbiamo visto come predicare il vangelo e cos’è il vangelo. Ma qual è l’obiettivo, cioè perché un’anima viene salvata da Gesù? Lo impareremo nei prossimi 3 minuti.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

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