"E l'Eterno mi rispose e disse:
'Scrivi la visione, incidila su delle tavole,
perché si possa leggere speditamente'". Abacuc 2:2

#149 - La richiesta - Giovanni 4:14-18

Parlando con la donna samaritana, seduto presso il pozzo, Gesù ci fa capire che l’acqua naturale ottenuta con lo sforzo umano, per soddisfare le necessità dell’uomo, è effimera. I suoi benefici sono di breve durata, non sono permanenti. D’altra parte, l’acqua viva che lui ci offre diventa, in quelli che la ricevono, una sorgente “che zampilla per la vita eterna”, cioè non solo per questa vita e per i suoi bisogni transitori.


Il punto è che non si riesce ad avere l’acqua viva con la fatica umana, con tecniche di meditazione o con un cambiamento di atteggiamento. È un dono, grazia di Dio, richiedendoci innanzitutto il riconoscimento della nostra incapacità di ottenerla da noi stessi, e poi non soltanto di chiederla, ma di chiederla alla persona giusta: Gesù.


Ed è ciò che fa questa donna: “Signore, dammi di quest’acqua, affinché io non abbia più sete e non venga più fin qui ad attingere.” (Giovanni 4:15). Nonostante riconosca la sua necessità e si rivolga alla persona giusta, lei continua a confondere le cose naturali con quelle spirituali. Quando credi in Gesù, non ti è donato un pozzo o un oceano, ma una fonte d’acqua viva che sgorga continuamente. Lo Spirito Santo di Dio viene ad abitare in te, divenuto possibile solo grazie alla morte di Gesù sulla croce, quando ha sopportato il giudizio che tu meritavi a causa dei tuoi peccati.


Quando la samaritana gli chiede quest’acqua viva, Gesù le rivela qualcosa in più. Finora hai imparato che la salvezza e le vere benedizioni spirituali non si ottengono con il proprio sforzo. Anche che i loro benefici sono eterni e non si limitano ai nostri bisogni temporanei; e che la fonte legittima di questa salvezza, e delle benedizioni che la accompagnano, è Gesù. Infine, che devi chiedere la cosa giusta alla persona giusta. Sebbene la donna sia consapevole della sua necessità e della sua incapacità di aiutare se stessa, le manca ancora una cosa: la coscienza di peccato.


Ed è per questo che Gesù le dice di andare a chiamare suo marito, rispondendogli lei che non ce l’aveva. Colui che conosce tutte le cose, le rivela ciò che lei sapeva già: ne aveva avuti cinque di uomini e quello attuale non era suo marito. Tutti noi siamo “donne con brocche vuote”, immersi nel peccato e facendo di tutto per essere felici. Tuttavia, a ogni tentativo affondiamo un po’ di più e ne usciamo da ogni esperienza con un vuoto ancora maggiore. Eccola lì, così vergognosa della sua condizione che va al pozzo a mezzogiorno, come leggiamo in Giovanni 4:6. Qual è l’importanza dell’ora qui registrata?


L’andare a prendere l’acqua era un’attività per le donne, che di solito si recavano al pozzo la mattina presto; ma poi non c’era più nessuno. La samaritana avrebbe forse scelto quest’orario, appunto quando il posto era vuoto, perché si vergognava della sua situazione? Qualunque sia stato il suo motivo, lei adesso era da sola con Gesù, ed è così che riceviamo la salvezza, in un incontro personale con lui, senza intermediari e senza distrazioni. Quando, però, il peccato della donna viene a galla, lei userà lo stesso argomento che noi adoperiamo quando ci confrontiamo con il nostro peccato. Quale sarebbe quest’argomento? Lo vedrai nei prossimi 3 minuti.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

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