"E l'Eterno mi rispose e disse:
'Scrivi la visione, incidila su delle tavole,
perché si possa leggere speditamente'". Abacuc 2:2

#012 - Tesori - Matteo 6:19-24

“Niuno può servire a due padroni” (Matteo 6:24), ha detto Gesù, “perché dov’è il tuo tesoro, quivi sarà anche il tuo cuore” (Matteo 6:21). Dov’è il tuo tesoro?

Il tesoro è tutto ciò che noi desideriamo più di ogni altra cosa; è la priorità e la ragione di vivere. Ogni persona ha un tesoro o è alla ricerca di uno. Possono essere il denaro, la famiglia o i rapporti. Come faccio a sapere se è un tesoro? Se sentirai che non puoi vivere senza qualcosa, o che sarai davvero felice solo se l’otterrai, allora questo è il tuo tesoro.

Potrebbe essere qualcosa così banale come dimagrire o voler migliorare il proprio aspetto. Hai mai sentito parlare di persone che sono morte provandoci? Alcune persone sono capaci di tutto per avere un tesoro estetico. Hai mai sentito parlare di qualcuno che ha ucciso o è morto a causa della persona amata? Quel rapporto era il suo tesoro, la sua ragione di vita.

Valuta i tuoi tesori a lungo termine e capirai cosa intendeva dire Gesù. Fra cent’anni tu e tutte le persone che conosci sarete morti. Nella migliore delle ipotesi, se sarai stato una persona di spicco, ti faranno una statua in una piazza qualsiasi affinché la tua testa si trasformi in una latrina per i piccioni.

Quando Gesù ha usato l'espressione “servire a due padroni” (Matteo 6:24), parlava del rapporto schiavo-padrone, ed io non ho neanche bisogno di dirti quanto sia facile diventare schiavi del denaro, della carriera e del successo. Tutte queste cose possono essere lecite, ma Dio non vuole che siano il centro e la ragione della tua vita. Dio rivendica questo posto per se stesso.

La differenza è che, quando Dio occupa questo posto, tu non sei più uno schiavo, ma un figlio di Dio. Tutte le altre cose devono essere raggiunte tramite molto sforzo, tuttavia lo status di figlio di Dio l’ottiene solo quando ti riposi, quando getti la spugna, quando ci si mette nella propria vita uno di quei cartelli: “Sotto nuova gestione” .

Solo in Dio trovi il riposo, perché Gesù ha già fatto tutto il lavoro. Solo in Dio trovi la pienezza, perché ... beh, perché lui è Dio! Di quale Dio, però, sto parlando? Dell’unico Dio, del tuo Creatore, di chi non spera che tu faccia qualcosa per salvarti, ma ha già provveduto a tutto perché tu possa chiamarlo “Padre”. Del Dio che ha mandato suo Figlio nel mondo per morire per la tua salvezza e per risuscitare per la tua giustificazione.

Non ti ho detto prima che qualcuno è persino in grado di morire per un tesoro? Per causa di quale tesoro pensi tu che Gesù abbia lasciato il cielo per venire a morire in questo mondo? Sì, per te! E per te, qual è il tuo tesoro?

Nei prossimi 3 minuti scoprirai chi si prende cura di te.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#011 -Padre Nostro - Matteo 6:9-15

Pregare significa riconoscersi deboli, incapaci e dipendenti da Dio. Niente di tutto ciò ti piace, giacché ti è stato insegnato a essere indipendente fin da bambino e, da adulto, hai iniziato a consumare libri di auto-aiuto. Pregare significa andare contro questa tendenza naturale; è la negazione dell'autosufficienza.

Gesù insegna che pregare non è stare lì a ripetere le stesse parole come fanno i pagani. Non è intonare suoni ipnotici come i mantra tibetani, o usare delle parole magiche o delle formule segrete per liberare una sorta di energia cosmica. La preghiera non è lo Shazam o l’Abracadabra del cristiano. Pregare è condividere i nostri bisogni con Dio, sedersi accanto a lui e parlargli di loro.

Insomma, perché dovremmo pregare se Dio sa, in anticipo, tutto quello di cui abbiamo bisogno e ciò che gli chiederemo? Perché vuole vedere la nostra dipendenza da lui, e anche perché gli piace quando gli parliamo. Dio è un buon ascoltatore. Pregare è percorrere la strada opposta a quella di Adamo ed Eva nel giardino d’Eden. Loro volevano essere indipendenti da Dio, autosufficienti e padroni dei propri destini. La preghiera ci rimette al nostro posto giusto.

Prima d’insegnare la preghiera conosciuta come il “Padre Nostro”, Gesù ha condannato la mera ripetizione delle parole (Matteo 6:7), quindi il “Padre Nostro” non è una preghiera da essere ripetuta. Si riferisce solo a un modello di come dovremmo pregare. Non è “cosa” pregare, però “come” pregare.

Prima c’è il riconoscimento della posizione che Dio occupa, in cielo - al di sopra di noi - e della sua santità, parola che significa “separazione dal male”. Ossia, equivale a riconoscere che i nostri interessi particolari potrebbero non essere gli interessi di Dio, il quale guarda l’intero scenario dall’alto e sa cosa è meglio per noi.

Questo è il motivo dell'espressione “venga il tuo regno”, e non il contrario. Gli interessi del cielo devono prevalere su quelli della terra. Prima dobbiamo riconoscere quello che Dio è, e che lui ha il primato. Dopo gli chiederemo di provvedere alle nostre necessità fisiche e di protezione, essendo tali richieste intervallate da una domanda di perdono.

Questo perdono non è il perdono giudiziale dei nostri peccati, che riceviamo tramite la grazia e la fede in Gesù. Qui è una specie di perdono parentale. È la condizione momentanea per ricevere ciò che chiediamo. Sarebbe come se tuo padre ti dicesse: “Figlio mio, non ti regalerò la bici finché non avrai fatto pace con la tua sorellina”.

Come, però, perdonare? Con il perdono di chi è già stato perdonato. Adesso sì, abbiamo qui il perdono giudiziale, assoluto. Per capirci meglio, vediamo come l’apostolo Paolo inserisce il perdono nella sua Lettera ai Colossesi 3:13: “Come il Signore vi ha perdonati, così fate anche voi”. Dal punto di vista giudiziale, riesco a perdonare solo perché sono stato perdonato.

Sei mai stato perdonato da tutti i tuoi peccati? Questo perdono completo e assoluto è possibile solo perché Gesù è morto al tuo posto ed è risorto per la tua giustificazione. La prima cosa che Dio vuole darti è il perdono, quindi questa è la prima cosa che tu dovresti chiedere, se non sei ancora sicuro di essere stato completamente perdonato.

Nei prossimi 3 minuti conoscerai la mappa del tesoro.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#010 - Un figlio o un ipocrita? - Matteo 6:1-8

Il capitolo 6 di Matteo inizia parlando di due cose: della sublime relazione che Dio desidera avere con le sue creature e della vergognosa ipocrisia religiosa. La prima cosa che richiama l’attenzione è la parola “Padre”. Appare 10 volte nei primi 18 versetti di questo capitolo. Mai, prima d'ora, Dio era stato chiamato “Padre” da un ebreo. Puoi verificarlo. In tutto l'Antico Testamento nessuno oserebbe avere tale intimità e familiarità con Dio.

Questo rapporto di confidenza è stato inaugurato, per così dire, da Gesù che, nella sua condizione umana, era l'unigenito figlio di Dio. È stato generato dallo Spirito Santo, è nato da una vergine, ed ha avuto Giuseppe soltanto come suo padre legale, e non biologico.

E c’è di più: Dio, nel Nuovo Testamento, non è stato chiamato unicamente “Padre”. Poco prima di morire, quando Gesù pregava in agonia, il Vangelo di Marco ci dice che si è rivolto a Dio con la parola “Abba” che, in aramaico, significa qualcosa come “Papà”. E, nelle lettere degli apostoli, impari che, chiunque crede in Gesù, può ora chiamare Dio così, “Padre”.

Dio estende questo rapporto d’intimità e di parentela a tutti quelli che ricevono Gesù, e solo a questi. Ascolta attentamente ciò che dice il primo capitolo del Vangelo di Giovanni rispetto a Gesù:

“È venuto in casa sua, e i suoi non l’hanno ricevuto; ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventar figliuoli di Dio; a quelli, cioè, che credono nel suo nome; i quali non son nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d’uomo, ma son nati da Dio.” (Giovanni 1:11-13). Sei un figlio di Dio? Sei già nato di nuovo? Hai già creduto in Gesù?

Ora arriva il contrasto: Gesù espone l'ipocrisia dell'uomo religioso, che fa l’elemosina e prega solo per esser osservato e lodato dagli uomini. Secondo Gesù, costui ha già ricevuto il suo premio. Ma... quale premio? Appunto esser osservato e lodato dagli uomini. Quello che sta dicendo è che qualcuno come lui dovrebbe accontentarsi di ricevere ciò che stava cercando. Nient’altro.

L’elemosina e la preghiera sono cose così buone come i molti alberi da frutto che Dio aveva piantato per Adamo ed Eva nel giardino d’Eden, affinché se ne nutrissero. E cos’è successo? Loro hanno mangiato dell’unico albero del quale Dio aveva comandato di non mangiare. È stata l'origine del peccato, della ribellione dell'essere umano contro il Creatore. Quando hanno visto l'errore che loro avevano commesso, hanno cercato di nascondersi da Dio tra gli alberi del frutteto. L'uomo religioso è così: cerca di nascondersi da Dio tra le stesse cose che Dio approva, come l’elemosina e la preghiera. Prova a fingere, a camuffare e a coprire il suo peccato. E ciò, cos’è? È l'ipocrisia.

Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, e sono i peccatori che Dio cerca: i peccatori! Se continui a nasconderti dietro la tua religione, le tue buone azioni e le tue preghiere per far sembrare che tu non sia un peccatore, come ti aspetti d’essere trovato e salvato da chi cerca i peccatori?

Su, dai, esponi te stesso, mostrati, spalanca il tuo cuore a Dio, confessagli chi sei veramente, e credi in Gesù come il tuo Signore e il tuo Salvatore. Ti manca solo questo perché tu sia chiamato figlio di Dio, e per poterlo guardare e dirgli: “Padre”. Ed è ciò che Gesù t’insegnerà a fare nei prossimi 3 minuti.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#009 - Non ne conosci la metà - Matteo 5:17-26

Gesù non è venuto per abolire la legge, ma è venuto per compierla. Di quale legge stai parlando? Dio ha dato a Mosè i dieci comandamenti e più di seicento precetti che costituiscono la legge di Dio. Li trovi, soprattutto, nei primi cinque libri della Bibbia.

Le persone dovevano osservare tutti i comandamenti, ma presto alcuni si sono resi conto che ciò non sarebbe stato possibile. Anche se non uccidi, se non rubi o se non commetti adulterio, c’è un comandamento che dice: “Non desiderare” (Esodo 20:17; Romani 7:7).

Ebbene, la cupidigia avviene nella mente, nel cuore, prima ancora che tu entri in azione. Ed è questo di cui Gesù sta parlando qui. La legge diceva “Non uccidere” (Esodo 20:13), ma Gesù dice che basta arrabbiarsi con qualcuno perché valga come omicidio. La legge diceva “Non commettere adulterio” (Esodo 20:14), ma Gesù dice che sia sufficiente desiderare una donna perché tu sia colpevole di adulterio.

Bene, se sei uno di quelli che legge il sermone sul monte pensando che tutto lì sia meraviglioso, probabilmente non hai capito cosa c’è scritto. Stai leggendo la tua condanna a morte. O puoi proprio dire che non ti sei mai arrabbiato con qualcuno, che non hai mai avuto pensieri di adulterio, che non hai mai mentito...

Allora, non si salva nessuno? Precisamente, ed è ciò che l’apostolo Paolo spiega nella sua Lettera ai Romani. Dio ci ha dato la legge, appunto, come essendo una maniera per dimostrare chiaramente che tutti noi siamo peccatori, tutti noi siamo trasgressori, tutti noi siamo imputati colpevoli in attesa della pena.

Qui, tuttavia, c’è un problema. La pena per il peccato è la morte. Nessun avvocato può tirarti fuori da questa situazione ma Gesù sì. Segui il mio ragionamento. Nell'Antico Testamento, quando un israelita trasgrediva la legge, quando peccava, era necessario sacrificare un animale innocente al suo posto, per esempio, un agnello. Dettaglio: l'agnello doveva essere senza difetti.

Gesù, essendo senza peccato, è stato l'unico in grado di osservare la legge, l'unico che non aveva pensieri impuri come tutti noi. Non ha ereditato la natura peccaminosa che noi abbiamo ereditato da Adamo, sebbene fosse umano.

Perché credi che Gesù sia stato chiamato “l’Agnello di Dio” (Giovanni 1:29) da Giovanni Battista? Esattamente, perché è venuto per essere sacrificato al posto del peccatore, per osservare la legge. Quando vedi un ladro essendo processato e condannato, dici di esser stata adempiuta la legge. Il ragionamento è lo stesso.

Ti ricordi di Adamo? Già, per la disobbedienza di un solo uomo, molti sono diventati peccatori. Dio ha voluto fare il contrario. Per l’obbedienza di uno soltanto, Gesù, e per la sua morte, molti possono esser salvati (Romani 5:19).

Credere in Gesù come tuo sostituto è l'unico modo affinché tu sia salvato. O credi proprio che ci arriverai tramite la legge? Impossibile. Agli occhi di Dio tu sei un adultero, un ladro e un bugiardo. E, giacché devi già odiarmi per quello che ti ho detto, aggiungi alla lista: sei un assassino.

Se però ti riconosci davvero come un peccatore che dipende dalla grazia di Dio per esser salvato, dopo avermi sentito oltraggiarti tanto, probabilmente dirai: “Mario, non conosci neanche la metà di quello che sono veramente”.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#008 - I perdenti - Matteo 5:1-16

Il sermone sul monte è uno dei passaggi più noti del Vangelo, ma non è sempre uno dei più comprensibili. Innanzitutto, è indirizzato ai discepoli che si avvicinano a Gesù, e non alla folla.

In secondo luogo, non è un elenco di cose da fare per essere salvato o per diventare un discepolo di Gesù. Lui sta parlando delle caratteristiche di quelli che, in tutte le epoche, si sottomettono a Gesù.

“Il regno dei cieli” significa un regno che non è della terra ma celeste, il cui re era qui, è stato respinto ed è ora nei cieli. Quando Gesù dice “beati questi o quelli”, è come se dicesse “felici questi o quelli” che sono così. Così come? Perdenti così.

Sì, perché se Gesù, il re in persona del regno dei cieli, è stato un perdente in questo mondo, come ci si può aspettare che siano i suoi seguaci?

Allora, arriva qualcuno e ti dice: "Ma guarda, pensavo che fosse, per l’appunto, il contrario, perché ho sentito dire in TV che, se si va a Gesù, i problemi spariscono, gli affari migliorano, si pagano i debiti, risolvi problemi coniugali, guarisci di tutte le malattie e, persino, riesci a comprare una macchina nuova di zecca”.

Beh, chiunque va a Gesù con questo pensiero è uguale alla persona che si sposa per interesse, insomma, vuol far il colpo grosso. Se stai dietro a Gesù per ricevere qualcos’altro che non sia il perdono dei tuoi peccati e la tua salvezza, sarebbe bene pensarci meglio. O credi proprio che Dio sia così ingenuo da non vedere le tue intenzioni?

Qui, guarda bene, chi sono i beati: i poveri in spirito, quelli che piangono, i mansueti, gli affamati e assetati di giustizia, i teneri di cuore che provano pena per tutti, quelli che promuovono la pace, i perseguitati perché agiscono correttamente o per causa della loro fede in Gesù...

Te ne sei accorto? Tutto l’opposto alle beatitudini di questo mondo, dove sono beati gli autosufficienti, quelli che ridono, i potenti, quelli che vanno avanti a forza d’ingiustizie, quelli che pestano gli altri, che promuovono la guerra, quelli che perseguitano e che, ovviamente, vogliono passare lontanissimo da chi, in questo mondo, è stato il più grande dei perdenti: Gesù.

Dio, però, sta chiamando al suo regno i perdenti e non i campioni. Prostitute, ladri, ciechi, storpi... quale tipo di persona pensi che sia venuto Gesù a chiamare? E dopo esser stati salvati dai loro peccati, per quello che Gesù ha fatto sulla croce e non a causa delle proprie opere, cosa sono diventati questi perdenti? Sono diventati questi beati, secondo il concetto di Dio e non degli uomini.

Vuoi essere uno tra di loro? Vuoi essere eternamente beato? Allora, credi in Gesù. Non in un Gesù famoso e che ha avuto successo in questo mondo, ma in un Gesù crocefisso. Così, conoscerai te stesso e, nei prossimi 3 minuti, vedrai veramente il disastro che sei.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#007 - Pescatori di uomini - Matteo 4:18-25

In Galilea, Gesù rivede i fratelli Simone e Andrea. La prima volta che si sono incontrati in Giudea entrambi erano ancora discepoli di Giovanni Battista, ascoltandolo dire che Gesù era l’Agnello di Dio. In quell’occasione loro hanno seguito Gesù, e Simone ha ricevuto un nuovo nome: Pietro. Questo si trova nel primo capitolo del Vangelo di Giovanni.

E lì sono stati invitati a conoscere il posto dove Gesù viveva. Era un invito alla salvezza, lo stesso invito che Gesù fa a ogni persona che ha un primo contato con lui. “Vuoi sapere dove abito? Allora vieni con me” (Giovanni 1:39), sarebbe, pressappoco, quello che Lui dice a ciascun cuore. È un invito al cielo.

In questo secondo incontro in Galilea, descritto da Matteo, tutti e due sono chiamati al servizio. L’ordine è sempre questo: prima ricevi l'invito per esser salvato, poi per servire. Prima la fede, poi le opere; prima il perdono dei peccati, poi il frutto della fede; prima il cielo, poi la terra.

Simone e Andrea erano pescatori, e Gesù li ha chiamati per essere pescatori di uomini. Tutto quello che dovevano fare, era seguire Gesù.

La capacità e il potere per trasformarli in pescatori di uomini verrebbero da Dio, e non da una facoltà di teologia, o da qualcosa del genere. Non sarebbe una pesca con le loro reti, le stesse che si erano lasciate dietro. Non era neanche per andare in giro a imprigionare le persone, ma a liberarle. Camminare con Gesù li trasformerebbe in esche vive. Dovevano portare il sapore e la fragranza di Gesù ovunque andassero.

Il pescatore di uomini va dov’è il pesce, corre rischi e non fa rumore per non attirare l’attenzione su se stesso. Parla di Gesù, di perdono e di salvezza, e non di religione, di usanze o di prosperità. Il tema del pescatore di uomini è Gesù, il quale ha reso concreta la maggior prossimità fra Dio e le Sue creature. E la buona novella non è una lista di cose da fare, ma la seguente notizia: Gesù è morto e risorto per salvare e per giustificare il peccatore.

In questo capitolo 4 del Vangelo di Matteo altri due pescatori sono chiamati a diventare pescatori di uomini: Giacomo e Giovanni. Immediatamente lasciano la loro barca e il loro padre Zebedeo, e seguono Gesù. Immediatamente! Gesù ha la priorità.

Molti imprenditori, politici e artisti di quel tempo hanno avuto i loro nomi cancellati dalla polvere dei secoli. I nomi dei pescatori Pietro, Andrea, Giovanni e Giacomo, però, rimangono fino ad oggi perché hanno avuto un incontro con Gesù, e sono stati chiamati ad annunciare la buona notizia della salvezza, che è ciò che significa la parola “vangelo”. Questo incontro ha conseguenze eterne.

Sei già stato chiamato? Sei già stato catturato? Se è così, benvenuto al club dei perdenti. Nei prossimi 3 minuti.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#006 - Una persona o una religione? - Matteo 4:12-17

Dopo aver saputo che Giovanni Battista era stato messo in prigione, Gesù torna in Galilea, luogo in cui era cresciuto. Lì adotta Capernaum come il campo base del suo ministero ed è lì che farà la maggior parte dei suoi segni e dei suoi miracoli.

Capernaum si trova sulle rive del Mare di Galilea che, in verità, è un lago d’acqua dolce, lungo circa 22 chilometri e largo 13. Quando i vangeli parlano di barche e di mare, si riferiscono a questo lago, e quando parlano di pesci, probabilmente, sarebbero delle tilapie.

Il profeta Isaia aveva predetto che il Messia abiterebbe in questa regione e che, nella Galilea dei gentili, il popolo che camminava nelle tenebre avrebbe visto una gran luce (Isaia 9:1). Dopo che Giovanni Battista è stato respinto e imprigionato dai giudei, essendo lui il precursore della Luce che è venuta al mondo, Gesù va in una regione abitata principalmente da non giudei, chiamati anche gentili. All’epoca, era la regione più globalizzata della Palestina, dove passava la strada che veniva dall’Egitto e portava in Babilonia, una rotta commerciale internazionale.

Nonostante sia venuto per i giudei, la fama del rigettato Re d’Israele si diffonde in tutta la Siria. Questo fatto è stato l’embrione della più internazionale delle credenze: la fede cristiana. Le persone cercano di aggiungere un’infinità di apparati culturali e regionali alla fede cristiana, ma in realtà, nella sua essenza, essa si concentra su una persona, Gesù, e non su una religione, o su una cultura o su usanze.

Molto di quello che vedi in giro, come cleri, templi, immagini, vestiti e utensili speciali, non è altro che una grande insensatezza, che non ha nulla a che fare con Gesù. Sono cose che la cristianità ha preso dal giudaismo e dalle religioni pagane, nel tentativo di rendere la fede cristiana riconoscibile per mezzo di cose visibili.

Ebbene, quando qualcosa è visibile, non ha più bisogno della fede! Se credi in Gesù, credi in una persona, in Dio stesso, che non è soggetto a paesi, a epoche o a culture perché è eterno. La fede cristiana si basa su un fatto: il Figlio di Dio è venuto al mondo, è morto per i nostri peccati ed è risuscitato il terzo giorno. È la fede in un Gesù vivo, in cielo.

L'unica parte visibile della fede cristiana sulla terra è il corpo di Cristo, la chiesa. Non sto parlando di un edificio di pietre o di mattoni, ma di ciò che la Bibbia dice di essere una chiesa, ossia, il corpo formato da tutti quelli che credono in Gesù, che sono nati di nuovo e sono stati salvati da Lui.

Se la tua fede è in una religione o in un’organizzazione religiosa, o in qualsiasi altra cosa che non sia la persona stessa di Gesù, stai sprecando il tuo tempo. La religione è l'idea di fare qualcosa per riconnetterci a Dio. Eppure, per far che cosa, se ciò che doveva esser fatto Gesù l’ha già fatto?

Le ultime parole di Buddha sono state: "Lavorate molto per conquistarvi la salvezza". Le ultime parole di Gesù sono state: "È compiuto!" (Giovanni 19:30).

Insomma, a che cosa credi: a una persona viva o a una religione morta?

Nei prossimi 3 minuti, se non sarai un pescatore sarai un pesce.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

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