Proprio come è successo alla prima venuta di Gesù, anche oggi sono pochi
quelli che lo aspettano veramente. La maggior parte dei cristiani pensa
che si verificheranno vari eventi prima dell’arrivo di Cristo per
regnare in questo mondo come, ad esempio, la predicazione
del vangelo del regno su tutta la terra, la tribolazione o la comparsa
dell’anticristo. È una minoranza ad attendere ‘soltanto’ il Signore, che
discenderà dal cielo da un momento all’altro per incontrare la sua
chiesa nell’aria. Simile prospettiva era già
presente nella vita dell’apostolo Paolo, includendosi tra i viventi che
sarebbero stati trasformati e rapiti sulle nuvole insieme ai
risuscitati (1 Tessalonicesi 4:15-18).
In questo capitolo 2 di Luca, vediamo che non è il re d’Israele, nel
comfort del suo palazzo, ad aspettare il Messia, ma gli umili pastori
che dormono all’aperto. Nel tempio di Gerusalemme, non è il clero ad
attendere il sommo Pastore (1 Pietro 5:4), ma gli
anziani Simeone e Anna, in continua vigilia. E non è in una casa
prospera che il Salvatore viene al mondo, ma tra due giovani così poveri
che non possono nemmeno permettersi un agnello per il sacrificio.
Qui, infatti, ognuno rappresenta una caratteristica di coloro che adesso
hanno l’aspettativa del ritorno del Signore. Innanzitutto, abbiamo
Giuseppe e Maria, che cercano di obbedire alle Scritture. Essendo
giudei, la loro responsabilità era quella di adempiere
alla Legge dell’Antico Testamento. Oggi il cristiano non ha una Legge
da seguire, però la completa Parola di Dio, che include la dottrina
degli apostoli (Atti 2:42). Il vero cristiano ha lo Spirito Santo
abitando in lui (Romani 8:9), per applicare la Parola
sotto forma di edificazione, esortazione e consolazione. Per i
cristiani, l’Antico Testamento non è un elenco di regole come lo era per
gli ebrei ma, piuttosto, contiene principi, tipi e figure che li
aiutano a comprendere il Nuovo Testamento.
Mentre Giuseppe e Maria sono impegnati ad osservare le Scritture, i
pastori credono a ciò che gli dice l’angelo. Ci vuole fede per
intravedere in un povero bambino, che dorme in una mangiatoia, il Messia
e Re liberatore d’Israele. E Simeone? È per noi un esempio
della pazienza di qualcuno che spera senza mai arrendersi e la cui
perseveranza viene ricompensata. Così come la vedova Anna, pure lei in
attesa, la quale per oltre ottant’anni è stata una presenza costante nel
tempio di Gerusalemme, servendo Dio giorno e
notte. Obbedire alle Scritture, credere, aspettare e servire: tali sono
le particolarità di chi attende il Signore.
Tuttavia, qua c’è un fatto curioso: perché Luca, ispirato dallo Spirito
Santo, si sarebbe preso la briga di specificare che Anna era “della tribù di Aser” (Luca 2:36)? La risposta si trova nei prossimi 3 minuti.
Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)