"E l'Eterno mi rispose e disse:
'Scrivi la visione, incidila su delle tavole,
perché si possa leggere speditamente'". Abacuc 2:2

#153 - Spazio e tempo - Giovanni 4:46-54

Gesù torna a Canaan, il luogo dove aveva trasformato l’acqua in vino, ma questa volta il clima non è di festa. Lì trova un padre afflitto, il cui figlio è sull’orlo della morte nella città di Cafarnao, a 38 chilometri di distanza. L’uomo, un ufficiale del re, insiste perché Gesù vada a Cafarnao prima che il bambino muoia.


Allora Gesù fa il seguente commento: “Se non vedete segni e miracoli, voi non credete.” (Giovanni 4:48). All’inizio è con una fede di seconda categoria che quest’uomo va da Gesù, cioè con la stessa fede di Tommaso che ha bisogno di vedere per credere. Ma Gesù guarisce sia il figlio dell’ufficiale sia la sua fede. “Va’, tuo figlio vive” (Giovanni 4:50), dice all’uomo, che crede subito alle sue parole.


Il giorno dopo, mentre quest’ufficiale arrivava a Cafarnao, i suoi servi gli vanno incontro per avvisarlo che suo figlio era già guarito. E scoprirà che ciò era accaduto esattamente all’una del pomeriggio del giorno precedente, ossia la stessa ora in cui Gesù gli aveva detto che suo figlio era guarito. Però, cosa avrà fatto quest’uomo dall’una del pomeriggio del giorno prima fino al giorno seguente, quando poi è tornato a Cafarnao?


Se ci fosse andato a piedi, sarebbe arrivato a casa prima delle nove di sera di quello stesso giorno. Dato che era un nobile, avrebbe potuto ottenere una cavalcatura o una carrozza e sarebbe riuscito a tornare a Cafarnao addirittura nel pomeriggio. E siccome non aveva un cellulare per chiamare, e poter così scoprire se suo figlio fosse stato davvero guarito, ci può essere soltanto una spiegazione possibile legata alla sua mancanza di fretta: la sua fede.


Quando ha trasferito il problema di suo figlio a Gesù, non c’era più motivo di preoccuparsi. Per fede quest’uomo sapeva che non era necessario che Gesù stesse accanto al bambino per guarirlo, giacché per Dio lo spazio e il tempo non sono un problema. Gesù non ha bisogno di essere soggetto alle leggi della fisica che reggono l’universo che lui stesso ha creato e che sostiene “con la parola della sua potenza” (Ebrei 1:3). Alcuni giorni prima un altro uomo, Nicodemo, aveva potuto scoprire che Gesù non solo aveva il libero transito tra il cielo e la terra, ma che mentre gli parlava qui, sulla terra, il “Figlio dell’uomoera anche in cielo (Giovanni 3:13).


La vera fede non è limitata ai sensi perché penetra nella sfera in cui Dio agisce, cioè in una dimensione molto al di là di quella che potremmo percepire. Quello che vedi, ascolti o senti potrebbe non esistere più, poiché il tuo cervello ci mette almeno una frazione di secondo per ricevere ed elaborare tali informazioni.


In termini cosmici tutto ciò è ancora più chiaro. Il sole che vedi adesso, ad esempio, potrebbe aver cessato di esistere otto minuti e diciotto secondi fa, essendo questo il tempo impiegato dalla sua luce per percorrere i 150 milioni di chilometri che lo separano dalla terra. Oppure se guarderai la stella più vicina, dopo il sole, la vedrai come appariva quattro anni fa e non com’è ora. E in questo esatto momento questa stessa stella non è più nemmeno nello stesso posto, in cielo, dove avrai prima puntato il tuo telescopio. Così, pensi ancora che abbia senso credere a quello che vedi? Nei prossimi 3 minuti conosceremo un uomo che i miracoli li poteva vedere, tuttavia senza mai riuscire ad avere quanto desiderava.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

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