"E l'Eterno mi rispose e disse:
'Scrivi la visione, incidila su delle tavole,
perché si possa leggere speditamente'". Abacuc 2:2

#173 - Mangiare carne e bere sangue - Giovanni 6:53-59

Nel capitolo 6 del Vangelo di Giovanni, Gesù afferma: “Se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete la vita in voi. (Giovanni 6:53). Questo forse sarebbe una specie di cannibalismo o vampirismo? No, assolutamente. L’intero contesto riguarda il modo in cui Dio ha alimentato gli israeliti per quarant’anni nel deserto, dopo averli liberati dalla schiavitù in Egitto.


Quando ancora erano in Egitto, hanno celebrato la prima pasqua sacrificando un agnello e mangiandone la sua carne arrostita al fuoco. La parola “pasqua” significa “passare al di sopra”. Ed è quello che ha fatto Dio, “passando al di sopra”, cioè escludendo dalla piaga della morte dei primogeniti coloro che mangiavano la carne dell’agnello dentro le case aventi il segno di sanguesui due stipiti e sull’architrave della porta” (Esodo 12:7). Quell’agnello immolato era una figura di Cristo sacrificato per noi.


Poco prima, nei versetti 47 e 48, Gesù aveva dichiarato che era lui il pane della vita, e che chi credesse in lui avrebbe la vita eterna. Adesso, nel versetto 54, dice che chi mangia la sua carne e beve il suo sangue ha la vita eterna. In entrambi i casi, il linguaggio è figurato. Il mangiare la sua carne e il bere il suo sangue per ricevere la vita eterna è come credere nel pane disceso dal cielo. Ricordati che in altre occasioni ha anche affermato di essere la porta e la vite.


È necessario nutrirsi di Cristo per avere la vita eterna, così come è necessario mangiare il pane comune per avere la vita naturale. Quando Gesù ci invita a mangiare la sua carne e a bere il suo sangue, non ci sta proponendo di partecipare a un rituale magico di transustanziazione del suo corpo e sangue in pane e vino. Nessuno ha il potere di ripetere il sacrificio di Gesù e di trasformare il suo corpo incorruttibile in materia corruttibile, perché ciò significherebbe negare l’immutabilità della risurrezione. Il cristianesimo non è un rituale pagano di magia e trasmutazione, e il cristiano non è un vampiro antropofago.


Se tu avessi partecipato alla prima cena e qualcuno ti avesse chiesto dove fosse Gesù, cosa gli avresti risposto? Che si era trasformato in pane e vino? No, gli avresti indicato l’Uomo accanto a te. Eppure, quella stessa sera, ha dichiarato: “Prendete, mangiate; questo è il mio corpo”, e “bevetene tutti, perché questo è il mio sangue (Matteo 26:26-28). Ovviamente anche tu avresti compreso che si trattava di un linguaggio simbolico.


Dio, nella Legge, aveva vietato all’uomo di bere sangue, poiché significava ottenere vita. Qualsiasi indigeno cannibale capirebbe il suo simbolismo: lui stesso mangia la carne e beve il sangue dei suoi nemici perché ritiene che così facendo riceverà la loro vita e il loro coraggio. Il senso di tale proibizione era lo stesso della spada posta all’ingresso del giardino di Eden: doveva impedire all’uomo di mangiare dell’albero della vita, affinché non ottenesse vita nel suo stato di peccatore rovinato.


Ma ora, essendo stata risolta sulla croce la questione del peccato, la vita eterna può essere ricevuta mangiando la carne e bevendo il sangue di Gesù, ossia nutrendoci della sua morte e dei benefici che essa ci porta. Se lui fosse vissuto in questo mondo soltanto come un esempio da seguire, non ci sarebbe salvezza per noi. Possiamo avere vita solo perché Gesù è morto. Quando prenderai per te stesso tutto il valore della sua morte, per così poter vivere eternamente, sarà questo il mangiare la sua carne e bere il suo sangue. Nei prossimi 3 minuti molti dei suoi discepoli dimostreranno di essersi scandalizzati.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

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