#118 - La voce del popolo - Matteo 27:11-26

Il primo processo di Gesù è stato religioso. È stato condannato per essersi dichiarato il Cristo, il Figlio di Dio, facendosi così uguale a Dio. Questa accusa, però, non era sufficiente per il tribunale secolare romano, perciò i giudei hanno dovuto adottare un’altra strategia nel consegnare Gesù a Pilato. Nel vangelo di Luca ci sono tre accuse che i giudei gli fanno mentre erano davanti ai romani: che Gesù era un rivoluzionario, che incitava la popolazione a non pagare le tasse a Cesare, e che dichiarava di essere il re dei giudei.

L’intera situazione qui è surreale. Perché? Beh, Israele era una nazione invasa e i romani erano i nemici. Per capire meglio cosa stesse succedendo, facciamo finta che qua Israele sia la Francia, Roma sia la Germania e Cesare sia Hitler, ad esempio. Immagina anche che durante la seconda guerra mondiale un cittadino francese sia stato consegnato dai francesi ai tedeschi perché lui era stato considerato un rivoluzionario che combatteva contro gli invasori, incitando la popolazione a non pagare le tasse a Hitler, oltre ad affermare di essere il presidente della Francia!

Ma dai, questo cittadino francese era esattamente ciò di cui i francesi avevano bisogno, e sarebbe stato assurdo consegnarlo al nemico, non credi? L’odio dei giudei contra Gesù era così grande che non si fanno scrupoli a unirsi al nemico solo per ottenere la morte del Figlio di Dio.

“Sei tu il re dei giudei?" (Matteo 27:11), gli domanda Pilato. E Gesù glielo conferma. Allora i giudei scaricano su di lui un torrente di accuse, eppure come risposta trovano soltanto il silenzio di Gesù, il che sorprende Pilato. Come parte delle festività pasquali, era consuetudine concedere l’amnistia a un condannato, e Pilato, oltre a Gesù, aveva un altro candidato al condono: Barabba, un ladro e assassino. La scelta sarà democratica.

Se mai avrai pensato che l’espressione “la voce del popolo è la voce di Dio” avesse qualcosa a che fare con la Bibbia, ecco qua la prova del contrario. In questa elezione democratica il popolo è unanime nella scelta del bandito Barabba. La voce del popolo è la voce del popolo, ecco tutto, perché il popolo, per natura, è nemico di Dio. Tutti gli esseri umani sono così. Ed è qui che entra in gioco la meraviglia della grazia di Dio per salvare il peccatore, non per i suoi meriti ma perché Dio vuole salvarlo.

Non arrivi alla fede in Gesù perché sei migliore degli altri o perché hai avuto un’improvvisa illuminazione di mente per poter comprendere il vangelo. Potrebbe anche sembrarti che, al momento della tua conversione a Cristo, fossi tu al commando, ma poi finirai per capire che Dio stava già lavorando nel retroscena affinché questo tuo incontro con il Salvatore potesse avvenire. E lungi dal liberarti dalla responsabilità di credere in Gesù, tutto ciò glorifica Dio, e non l’uomo, rispetto alla salvezza.

O credi proprio che avresti votato per Gesù, essendo tu un nemico di Dio per natura e cattivo come me, come Pilato o come uno qualsiasi di quei giudei? No, anche tu ed io avremmo scelto Barabba. E se la pensi diversamente, purtroppo non hai ancora capito cosa significa essere un peccatore che ha un disperato bisogno della grazia e della misericordia di Dio per essere salvato. Nei prossimi 3 minuti Gesù sarà crocifisso.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#117 - Il pentimento di Giuda - Matteo 27:1-10

Gesù è condannato a morte dai capi sacerdoti e dagli anziani. Poiché erano sotto il dominio romano, non potevano eseguire la sentenza alla maniera d’Israele, cioè lapidandolo. Così, per questo, consegnano Gesù al governatore Pilato. Se lui lo condannasse a morte sarebbe stato crocifisso, secondo il metodo di esecuzione romano.

I profeti dell’Antico Testamento l’avevano già predetto. Davide, mille anni prima, aveva descritto la crocifissione di Gesù nel Salmo 22: “M’hanno forato le mani e i piedi.” (Salmi 22:16). Inoltre, nel Salmo 34:20, ad esempio, aveva anche profetizzato che nessuna delle sue ossa sarebbe stata rotta, contrariamente alla normale procedura, che consisteva nel rompere le gambe del crocifisso per accelerare la sua morte per asfissia.

Nel frattempo, Giuda sembra essersi pentito di quanto aveva fatto, ma da altri passaggi vediamo che quello che gli interessava davvero era il denaro. La sua avidità lo rendeva vulnerabile all’influenza di Satana, che stava agendo dietro le quinte. Alcuni contestano la colpevolezza di Giuda, sostenendo che nessuno può essere ritenuto responsabile per atti commessi sotto un’influenza esterna, in questo caso Satana. Ma cosa credi che ti direbbero i giudici che condannano i conducenti che provocano incidenti sotto l’influenza dell’alcol? L’influenza esterna è entrata in scena perché questa persona ha rinunciato alla propria responsabilità interna.

E questa influenza potrebbe anche venire da Dio, però preceduta dall’insubordinazione dell’uomo contro il suo Creatore. Dopo che il faraone nell’antico Egitto aveva deciso di ignorare gli avvertimenti di Dio trasmessigli da Mosè, Dio gli ha indurito il cuore. Prima c’è stata l’insubordinazione del faraone, poi si è manifestato l’indurimento da parte di Dio. Nella seconda epistola ai Tessalonicesi, capitolo due, leggiamo che, in un tempo ancora futuro, quelli che non hanno creduto in Gesù saranno portati, da Dio, a credere nell’anticristo.

Il pentimento di Giuda è diverso da quello di Pietro. Nonostante anche Pietro sia stato influenzato da Satana nel capitolo 16 di Matteo, cioè quando ha negato che Gesù sarebbe morto, qui il suo pentimento per aver negato di conoscerlo è stato sincero, e la sua restaurazione ne è la prova. Non è stato così con Giuda. Lui non si pente del suo peccato, però delle conseguenze. Per capirlo, pensa tu adesso a una persona corrotta. La sua faccia di delusione, quando viene arrestata, non è per il male commesso, ma perché è stata catturata e per il disonore che subirà, oltre che per la perdita della sua fonte di guadagno. Giuda preferisce togliersi la vita piuttosto che affrontare queste conseguenze. Ancora oggi incontrerai accusati di corruzione che agiscono così, come in Giappone, per esempio.

I giudei religiosi avevano agito con accortezza quando hanno deciso di non versare nel tesoro delle offerte del Tempio le trenta monete restituite da Giuda, considerando che quel denaro proveniva da un crimine di sangue. Quando decidono di usare quel denaro per comprare un campo, per servire da cimitero agli stranieri, provano di essere criminali e ipocriti. Matteo scrive che “quel campo, fino al dì d’oggi, è stato chiamato: Campo di sangue.” (Matteo 27:8).

Nei prossimi 3 minuti Gesù sarà consegnato a Pilato.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#116 - Il pentimento di Pietro - Matteo 26:69-75

Ti ricordi come l’apostolo Pietro abbia sempre dimostrato di essere il più spaccone, il più impetuoso e un leader nato? Sì, poco prima lui aveva affermato categoricamente che non avrebbe mai abbandonato Gesù, anche se lo avessero fatto tutti gli altri. Gesù, però, lo avverte che non sarebbe stato così, e il canto del gallo glielo avrebbe fatto presente.

Tra i dodici discepoli, ora ne abbiamo uno che ha tradito Gesù, dieci che stanno in ansia per lui e Pietro, che sembra essere più preoccupato per se stesso e per la propria reputazione. Quell’uomo, così impulsivo da sfoderare la sua spada per attaccare quelli che cercavano di arrestare Gesù, ora cammina nell’ombra, temendo di essere riconosciuto. Eppure qualcuno lo riconosce.

Una serva gli si avvicina, dicendogli che lui era stato con Gesù ma Pietro lo nega e corre verso l’atrio per essere più vicino all’uscita. E nuovamente un’altra serva lo riconosce, e ancora una volta lui lo nega, affermando persino di non conoscere Gesù. Di lì a poco, altri lo identificano come essendo un seguace di Gesù dalla sua parlata, e Pietro si mette subito a imprecare e a giurare di non conoscerlo. Poi, il gallo canta e lui si ricorda di quello che Gesù gli aveva detto. Se ne va e piange amaramente.

Quando incontrerai in giro un supercristiano, non fidarti. Le persone che fanno dichiarazioni impetuose basate sulla propria energia sono le prime ad abbandonare la barca al momento del pericolo. Il cristiano è soprattutto un debole, un incapace, un dipendente da Dio in tutto e per tutto. Quei messaggi motivazionali che cercano di esaltare l’ego e la propria capacità non sono altro che un’esca, specialmente nelle cose spirituali. Gesù ha affermato che senza di lui non possiamo far nulla (Giovanni 15:5).

La nostra dipendenza da Dio inizia già dalla salvezza, che non proviene da noi stessi o dai nostri sforzi, ma da Dio (Efesini 2:8-9). Una volta salvato, il cristiano dovrà continuare a dipendere al 100% da Cristo per non cadere in inganni. Questo potrebbe sembrare una follia a chiunque abbia fiducia nell’evoluzione e nella crescita spirituale basata sul merito. Ed è veramente una pazzia, proprio come lo è tutto ciò che leggi nella Bibbia.

Pensa alla follia che è sperare di essere salvato credendo in qualcuno che ha finito i suoi giorni inchiodato su una croce! Pensa alla follia che è seguire qualcuno che affermava di avere gli angeli sotto il suo comando eppure è stato abbandonato alla sua propria sorte! Sarebbe troppa pazzia credere in qualcuno così, non trovi?

Quando leggi, però, la prima epistola ai Corinzi, scopri che il messaggio della croce, che è pazzia per gli uomini, è sapienza di Dio (I Corinzi 1:24). Pietro imparerà questa lezione. Alla fine della sua vita sarebbe stato legato e condotto alla morte senza opporre resistenza. Lui consegnerebbe la sua vita nelle mani di colui che era e sempre sarà la vera Roccia: Gesù.

Purtroppo in questo episodio lo vediamo mentre nega di conoscere Gesù, cambiando perfino il suo modo di parlare, solo per salvare la propria reputazione. E, tristemente, anche noi a volte lo facciamo, solo per poi piangerci su, come ha fatto Pietro. Nei prossimi 3 minuti anche Giuda se ne pentirà, ma non come Pietro. 

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#115 - Il giudizio - Matteo 26:57-68

Il processo di condanna di Gesù è surreale. I principali religiosi cercano dei falsi testimoni affinché possano accusarlo di qualcosa di abbastanza grave da condannarlo a morte. Gli unici che riescono a portare un’accusa consistente non fanno altro che distorcere ciò che lui stesso aveva detto: “Disfate questo tempio, e in tre giorni lo farò risorgere.” (Giovanni 2:19).

I suoi accusatori non si rendevano conto che Gesù si stava riferendo al suo corpo, il tempio di Dio, che sarebbe morto e risorto tre giorni dopo. Non è raro che le persone distorcano le parole di Gesù per adattarle ai propri pensieri, oppure perché non ne comprendono il significato. In I Corinzi, capitolo 2, l’apostolo Paolo ci spiega che è impossibile conoscere la Parola di Dio tranne che tramite lo Spirito di Dio.

Il profeta Isaia aveva già predetto che il Messia si sarebbe comportato come “la pecora muta dinanzi a chi la tosa” (Isaia 53:7), ed è così che Gesù rimane finché il sommo sacerdote non lo pone sotto giuramento, come avviene nei tribunali odierni: “Ti scongiuro per l’Iddio vivente a dirci se tu sei il Cristo, il Figliuol di Dio.” (Matteo 26:63).

Sì, ora Gesù gli risponde: “Tu l’hai detto” - e continua - “anzi vi dico che da ora innanzi vedrete il Figliuol dell’uomo sedere alla destra della Potenza, e venire sulle nuvole del cielo.” (Matteo 26:64). A questo punto il sommo sacerdote, grande conoscitore delle Scritture, sicuramente si sarà ricordato di quello che era stato scritto dal profeta Daniele:

“Io guardavo, nelle visioni notturne, ed ecco venire sulle nuvole del cielo uno simile a un figliuol d’uomo; egli giunse fino al vegliardo, e fu fatto accostare a lui. E gli furono dati dominio, gloria e regno, perché tutti i popoli, tutte le nazioni e lingue lo servissero; il suo dominio è un dominio eterno che non passerà, e il suo regno, un regno che non sarà distrutto.” (Daniele 7:13-14).

Così, indignandosi, il sommo sacerdote annuncia che le parole di Gesù lo condannavano per bestemmia. Era reo di morte. Allora gli altri membri del consiglio iniziano a sputargli in faccia e a picchiare quell’Uomo dalle mani legate, che non era niente meno che il Signore dell’Universo, il creatore della saliva di chi gli sputava e il creatore dei pugni di chi gli colpiva il viso.

Di solito, oggigiorno, l’espressione “Figlio di Dio” non è ben compresa, perché continuamente sentiamo la frase “anch’io sono figlio di Dio” dalla bocca di chiunque. Nessun israelita nell’Antico Testamento, però, oserebbe dire una cosa del genere. Loro sapevano di essere creature di Dio, ma non figli. Leggendo il Vangelo di Giovanni imparerai che, per i giudei, considerarsi “Figlio di Dio” significherebbe farsi pari a Dio (Giovanni 5:18).

Quindi, qui abbiamo Gesù sotto giuramento, affermando di essere uguale a Dio e collegando la sua persona al Messia atteso da Israele. Quei giudei non potevano restare indifferenti. O accettavano di trovarsi davanti a Dio in forma umana, o gli sputavano in faccia. E tu, da che parte stai? Nei prossimi 3 minuti Pietro sceglierà da che parte vuole stare.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#114 - Arrestato - Matteo 26:47-56

Giuda ha dovuto dare ai soldati un segnale, accordato prima tra loro, perché non arrestassero la persona sbagliata. Il bacio, che in quel tempo era così usuale come oggigiorno lo è una stretta di mano, sarebbe stato il segnale. Giuda li avverte che non appena avesse baciato Gesù, dovrebbero arrestarlo. Lui ben sapeva che in altre precedenti occasioni Gesù era già riuscito a sfuggire miracolosamente dalle mani di quelli che volevano fargli del male.

A differenza dei film di Hollywood, che scelgono sempre l’attore più bello per il ruolo di Gesù, il vero Gesù era un uomo dall’aspetto tanto comune quanto gli altri discepoli, da qui la necessità per Giuda di indicarlo alle guardie in quella notte oscura. Il profeta Isaia ha scritto che “non aveva forma né bellezza da attirare i nostri sguardi, né apparenza da farcelo desiderare” (Isaia 53:2). Se tu incontrassi Gesù per strada in quell’epoca, difficilmente ti saresti interessato a lui. E anche oggi ti è impossibile essere attratto da lui se non ci sarà un’opera dello Spirito Santo di Dio nel tuo cuore. L’uomo nel suo stato naturale, caduto e nemico di Dio, non desidererà mai qualsiasi contato con Gesù.

Quando Pietro si accorge che Gesù viene arrestato, non riesce a trattenersi. Estrae la sua spada dal fodero e percuote il servo del sommo sacerdote, spiccandogli l’orecchio. Negli ultimi duemila anni la cristianità sta facendo proprio questo, usando la spada col pretesto di proteggere gli interessi di Gesù. Tutto ciò che è riuscita a fare è stato recidere milioni di orecchi e creare una moltitudine di persone che non dà più ascolto alla Parola di Dio.

Questi soldati potevano arrestare Gesù, però non potevano arrestare la sua misericordia e la sua compassione, ed è per questo che guarisce l’uomo a cui era stato mozzato l’orecchio. E persino il suo arresto era avvenuto solo perché i propositi di Dio non possono essere frustrati. Credi forse che Gesù non avrebbe potuto convocare immediatamente migliaia di angeli per difenderlo? Sicuramente avrebbe potuto farlo.

E tu, se ci fossi stato, chi saresti? Giuda, il traditore? No, certamente. Forse uno dei soldati, scusandoti d’essere lì perché dovevi per forza eseguire degli ordini. Il problema è che nessuno può sostenere di essere innocente se sarà contro Gesù. Dopo ciò che ho detto prima sulla cristianità, ossia che storicamente ha sempre fatto appello alle armi con la scusa di difendere Gesù, probabilmente non ti piacerebbe nemmeno essere Pietro. Infatti, lo stesso Pietro lì così fiducioso in se stesso, solo poche ore dopo avrebbe negato di conoscerlo. E voler essere uno degli altri discepoli non mi sembrerebbe anche una buona idea, perché il testo ci dice che tutti sono fuggiti, abbandonando Gesù.

No, non potresti essere nessuno di loro, ma se vuoi davvero essere salvato, dovrai riconoscere di essere meschino come Giuda, indifferente come i soldati, violento come Pietro e tanto codardo quanto gli altri discepoli. Da quel momento in poi Gesù sarà da solo, ed è così, solo, che dovrà compiere l’opera per la quale è stato designato: morire come l’Agnello di Dio e versare il suo sangue per purificare peccatori tanto cattivi quanto tu ed io.

Nei prossimi 3 minuti Gesù sarà giudicato.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#113 - Getsemani - Matteo 26:36-46

Dopo aver cenato, Gesù si reca con i suoi discepoli in un giardino, ma il nome di quel luogo non è per niente piacevole. Getsemani significa “frantoio”, e lì Gesù sarebbe stato davvero schiacciato dall’angoscia, pensando a ciò che lo attendeva sulla croce. Nel frattempo i discepoli si addormentano, ignari della gravità della situazione.

Non erano le frustate dei soldati, la corona di spine o i chiodi a riempire di terrore il cuore di Gesù. Molte persone hanno già subito torture maggiori e più a lungo di lui. La sua apprensione era dovuta a quello che sarebbe avvenuto dopo le violenze inflittegli dagli uomini. Agonizzava solo al pensiero del castigo che avrebbe ricevuto da Dio, quando lui fosse stato fatto peccato al nostro posto.

Settecento anni prima Isaia aveva già predetto il vero motivo della croce: “Ma egli è stato trafitto a motivo delle nostre trasgressioni, fiaccato a motivo delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiam pace, è stato su lui, e per le sue lividure noi abbiamo avuto guarigione.” (Isaia 53:5). Gesù, perfetto Dio e perfetto uomo, che non ha mai peccato e che non avrebbe mai potuto peccare perché non aveva la stessa natura peccaminosa che noi abbiamo ereditato da Adamo, sarebbe stato fatto peccato sulla croce.

Non si può neanche immaginare quanto lui abbia sofferto sulla croce sotto il castigo divino, poiché se ci fosse una formula per calcolarlo, essa dovrebbe includere la somma del castigo eterno di tutti quelli che sono stati salvati da lui. Un’eternità di giudizio concentrata in tre ore. Non è stato nel Getsemani che Gesù ha sofferto per i nostri peccati, e nemmeno nelle sue prime ore sulla croce, ma nel momento in cui Dio gli ha nascosto il volto (Salmi 69:17), e l’ha abbandonato sulla croce, cioè in quelle tre ore di tenebre che hanno coperto tutta la terra.

Nel Getsemani, pensando a tutto ciò, per tre volte Gesù fa la stessa preghiera: “Padre mio, se è possibile, passi oltre da me questo calice! Ma pure, non come voglio io, ma come tu vuoi.” (Matteo 26:39). Alcuni potrebbero pensare che Gesù stesse esitando, oppure dubitando se dovesse proprio andare avanti. Una frase nel Vangelo di Giovanni, però, elimina qualsiasi dubbio sulla sua disponibilità a compiere la sua missione, perché afferma: “Ora è turbata l’anima mia; e che dirò? Padre, salvami da quest’ora! Ma è per questo che son venuto incontro a quest’ora. Padre, glorifica il tuo nome!” (Giovanni 12:27-28).

Credo che in quella triplice domanda, “se è possibile, passi oltre da me questo calice”, ci sia un messaggio per noi, principalmente nella risposta del Padre. Sì, il Padre gli ha risposto col silenzio, il quale ancora oggi echeggia per tutto l’Universo, rendendoci chiaro che non era possibile allontanare da lui quel calice. Gesù lo beve fino alla fine per risolvere una volta per tutte la questione del peccato, affinché ci sia salvezza per noi. Se oggi gli facessimo una domanda simile come, ad esempio, “Padre, se possibile, salvami in un altro qualsiasi modo, tranne che con la morte di Gesù sulla croce”, la risposta di Dio sarebbe ancora un’altra volta il silenzio, perché non è possibile.

Nei prossimi 3 minuti Gesù sarà arrestato.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

#112 - L’ultima cena - Matteo 26:17-30

Il punto alto dell’adorazione cristiana non è nessun tipo di spettacolo gospel con tanto di luci, fuochi d’artificio e alti decibel, ma una celebrazione tanto semplice e discreta quanto lo è stato il modo di vivere di Gesù. Nel capitolo 26 di Matteo lui istituisce la cena perché ci si ricordi della sua morte. Giuda se ne esce prima, il che rende questa cena una celebrazione riservata a coloro che sono in comunione con Gesù.

La cena del Signore è stata così tanto deturpata che oggi persino organizzazioni occultiste, come la massoneria e la gnosi, ne celebrano una sorta di caricatura. Anche tra i veri cristiani il suo significato è stato distorto. Il testo è chiaro: Gesù rende grazie, rompe il pane e lo dà ai suoi discepoli, dicendo: “Prendete, mangiate, questo è il mio corpo” (Matteo 26:26). Poi, preso un calice di vino, rende grazie e lo dà ai suoi discepoli, perché tutti lo bevano, dicendo: “Questo è il mio sangue” (Matteo 26:28).

Parlava di simboli e non letteralmente del suo corpo, che continuava lì, accanto ai discepoli, e non sul tavolo. Il suo sangue non era stato ancora versato ed era ancora nel suo corpo, e non come rappresentato dal pane e dal vino, separati l’uno dall’altro. Lui ha anche fatto delle altre affermazioni simboliche come, ad esempio, “io sono la porta... la vite... la via... ”, e nessun sano di mente penserebbe mai che Gesù stesse parlando di una sorta di transustanziazione che lo avrebbe davvero reso una porta, un albero o una strada. Pietro, oltre a Paolo, in una delle sue epistole ha anche detto che lui è la roccia (I Pietro 2:8; I Corinzi 10:4).

La cena nei vangeli aveva un carattere diverso da quella che è stata rivelata a Paolo, in I Corinzi 11, affinché fosse celebrata dai cristiani. La prima indicava una morte che doveva ancora avvenire. La cena che celebriamo oggi è il ricordo di una morte già accaduta. In entrambe Gesù è vivo al momento della celebrazione: nella prima, perché non era ancora morto sulla croce, e adesso perché è già risuscitato. La cena, quindi, non ha il carattere di una veglia funebre con un corpo presente, come la pensano alcune persone, e non è nemmeno la ripetizione del sacrificio di Cristo, com’è considerata da molti. Si tratta unicamente di un memoriale, di un ricordo o di un ritratto del sacrificio di Gesù.

In I Pietro, capitolo 3, leggiamo che “Cristo ha sofferto una volta per i peccati” (I Pietro 3:18). Ed Ebrei 9 ci dice che lui “non è entrato in un santuario fatto con mano... e non per offrir se stesso più volte... ma ora, una volta sola, alla fine dei secoli, è stato manifestato, per annullare il peccato col suo sacrificio... così anche Cristo, dopo essere stato offerto una volta sola, per portare i peccati di molti, apparirà una seconda volta... ” (Ebrei 9:24-28).

Questi versetti dovrebbero essere sufficienti per chi crede nella Parola di Dio. Il pane e il vino continuano a essere pane e vino, e non hanno nessun potere, come se fossero una specie di pozione magica. È sbagliato cercare di trasformare le cose materiali in oggetti di culto, come fanno i pagani. Attribuire simili fantasie alla cena significa perdere di vista il suo vero significato, che è quello di ricordare il sacrificio di Gesù sulla croce, e non lì sul tavolo.

E ora ci sarà un importante consiglio. I discepoli gli chiedono: “Dove vuoi che ti prepariamo da mangiare la pasqua?” (Matteo 26:17), e ricevono istruzioni ben dettagliate, poiché Gesù sarebbe andato a trovarli soltanto in quel luogo, e in nessun altro. Se avessero scelto un posto a loro piacimento, non si sarebbero ritrovati insieme. Prima di decidere dove dovresti ricordare il Signore nella sua morte, chiediglielo. Quella sera c’era solo un posto.

Nei prossimi 3 minuti il Getsemani sarà all’altezza del suo nome.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

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