"E l'Eterno mi rispose e disse:
'Scrivi la visione, incidila su delle tavole,
perché si possa leggere speditamente'". Abacuc 2:2

#117 - Il pentimento di Giuda - Matteo 27:1-10

Gesù è condannato a morte dai capi sacerdoti e dagli anziani. Poiché erano sotto il dominio romano, non potevano eseguire la sentenza alla maniera d’Israele, cioè lapidandolo. Così, per questo, consegnano Gesù al governatore Pilato. Se lui lo condannasse a morte sarebbe stato crocifisso, secondo il metodo di esecuzione romano.

I profeti dell’Antico Testamento l’avevano già predetto. Davide, mille anni prima, aveva descritto la crocifissione di Gesù nel Salmo 22: “M’hanno forato le mani e i piedi.” (Salmi 22:16). Inoltre, nel Salmo 34:20, ad esempio, aveva anche profetizzato che nessuna delle sue ossa sarebbe stata rotta, contrariamente alla normale procedura, che consisteva nel rompere le gambe del crocifisso per accelerare la sua morte per asfissia.

Nel frattempo, Giuda sembra essersi pentito di quanto aveva fatto, ma da altri passaggi vediamo che quello che gli interessava davvero era il denaro. La sua avidità lo rendeva vulnerabile all’influenza di Satana, che stava agendo dietro le quinte. Alcuni contestano la colpevolezza di Giuda, sostenendo che nessuno può essere ritenuto responsabile per atti commessi sotto un’influenza esterna, in questo caso Satana. Ma cosa credi che ti direbbero i giudici che condannano i conducenti che provocano incidenti sotto l’influenza dell’alcol? L’influenza esterna è entrata in scena perché questa persona ha rinunciato alla propria responsabilità interna.

E questa influenza potrebbe anche venire da Dio, però preceduta dall’insubordinazione dell’uomo contro il suo Creatore. Dopo che il faraone nell’antico Egitto aveva deciso di ignorare gli avvertimenti di Dio trasmessigli da Mosè, Dio gli ha indurito il cuore. Prima c’è stata l’insubordinazione del faraone, poi si è manifestato l’indurimento da parte di Dio. Nella seconda epistola ai Tessalonicesi, capitolo due, leggiamo che, in un tempo ancora futuro, quelli che non hanno creduto in Gesù saranno portati, da Dio, a credere nell’anticristo.

Il pentimento di Giuda è diverso da quello di Pietro. Nonostante anche Pietro sia stato influenzato da Satana nel capitolo 16 di Matteo, cioè quando ha negato che Gesù sarebbe morto, qui il suo pentimento per aver negato di conoscerlo è stato sincero, e la sua restaurazione ne è la prova. Non è stato così con Giuda. Lui non si pente del suo peccato, però delle conseguenze. Per capirlo, pensa tu adesso a una persona corrotta. La sua faccia di delusione, quando viene arrestata, non è per il male commesso, ma perché è stata catturata e per il disonore che subirà, oltre che per la perdita della sua fonte di guadagno. Giuda preferisce togliersi la vita piuttosto che affrontare queste conseguenze. Ancora oggi incontrerai accusati di corruzione che agiscono così, come in Giappone, per esempio.

I giudei religiosi avevano agito con accortezza quando hanno deciso di non versare nel tesoro delle offerte del Tempio le trenta monete restituite da Giuda, considerando che quel denaro proveniva da un crimine di sangue. Quando decidono di usare quel denaro per comprare un campo, per servire da cimitero agli stranieri, provano di essere criminali e ipocriti. Matteo scrive che “quel campo, fino al dì d’oggi, è stato chiamato: Campo di sangue.” (Matteo 27:8).

Nei prossimi 3 minuti Gesù sarà consegnato a Pilato.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

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