"E l'Eterno mi rispose e disse:
'Scrivi la visione, incidila su delle tavole,
perché si possa leggere speditamente'". Abacuc 2:2

#086 - La festa di nozze - Matteo 22:1-10

Nella parabola precedente Gesù rende chiaro ai giudei religiosi ciò che loro stavano per fare: ucciderebbero il figlio del proprietario terriero per tenersi la vigna. Ora, nel capitolo 22 del Vangelo di Matteo, lui ci mostra un altro aspetto di quel ripudio. Il figlio che era stato assassinato nella parabola precedente, riappare come un principe al suo matrimonio.

Il re ordina ai suoi servi di distribuire gli inviti alla festa di suo figlio, ma gli invitati non ci vogliono andare, nonostante il re li avverta che tutto era già stato preparato. Non c’era bisogno di fare più nulla, basterebbe solo accettare l’invito. Gli invitati, però, preferiscono occuparsi dei propri affari, e alcuni addirittura maltrattano e uccidono i servitori del re.

Allora il re, adirato, invia il suo esercito per distruggere la città e quegli assassini. Dopo dice ai suoi servi di uscire per le strade, affinché invitassero tutte le persone che avrebbero incontrato, di buona o cattiva reputazione, perché il banchetto era già pronto. Così, la sala delle nozze si riempie di persone totalmente squalificate, ma che avevano accettato l’invito.

Giovanni Battista e i discepoli di Gesù hanno invitato i giudei a godere della benignità di Dio, però loro l’hanno rifiutata. E non solo hanno ucciso Giovanni, ma hanno persino inchiodato su una croce il Figlio di Dio. Anche dopo la morte e la risurrezione di Gesù, per qualche tempo quest’invito è rimasto letteralmente in piedi.

Nel capitolo 7 del libro degli Atti degli Apostoli possiamo vedere che Stefano invita di nuovo i giudei a credere in Gesù. E prima di essere lapidato, lui vede i cieli aperti e Gesù in piedi alla destra di Dio. Gesù non si era ancora seduto sul suo trono, come se fosse in attesa di un loro pentimento all'ultimo minuto, ma che poi purtroppo non è successo.

Nell'anno 70 l’esercito romano ha distrutto e bruciato Gerusalemme, proprio come è accaduto alla città della parabola. Dopo il rifiuto dei giudei, Dio ha iniziato a trattare con un’altra classe di persone. I giudei erano i privilegiati, per così dire “i vip della società”, i cui nomi erano sulla lista degli invitati alla festa. Questa lista, però, è stata stracciata, e ora l’invito è rivolto a qualsiasi persona, senza discriminazioni. Proprio a chiunque!

Per immedesimarsi oggigiorno in questa parabola, devi pensare, ad esempio, a una festa di nozze dell’unico erede del più grande miliardario del mondo, a cui sono stati invitati ladri, spacciatori, prostitute, tossicodipendenti... insomma, qualsiasi tipo di persona. E per invitarli, possiamo anche immaginare molti autobus che si fermano in fila davanti al posto più spregevole e pericoloso di una città, mentre si annuncia: “Forza, ragazzi, festa libera e gratuita per tutti! Chiunque è stato invitato! Venite così come siete!”.

Questo è esattamente l’invito che si fa adesso tramite il vangelo della grazia di Dio. Lo accetti così come sei, senza precondizioni. Anzi, solo con la condizione di riconoscerti incapace di pagarlo, e accettando d’indossare l’abito di nozze che l’ospitante ti darà nei prossimi 3 minuti.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

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