"E l'Eterno mi rispose e disse:
'Scrivi la visione, incidila su delle tavole,
perché si possa leggere speditamente'". Abacuc 2:2

#088 - Io, Cesare e Dio - Matteo 22:15-22

“A Dio quel che è di Dio.”. Riconosci questa frase? Sicuramente, ma è molto più comune ascoltare solo la sua prima parte: “A Cesare quel che è di Cesare” (Matteo 22:21). Questo perché la maggior parte delle persone preferisce omettere la seconda parte, essendo essa compromettente. È vero che diamo a Cesare ciò che è di Cesare; però, e a Dio?

I giudei cercano di cogliere Gesù in qualche parola, affinché abbiano qualcosa di cui accusarlo. Per primo vengono i farisei religiosi e legalisti, insieme agli erodiani, una sorta di politici che adulavano il re Erode. Ricordati che Erode e altri re, che hanno governato Gerusalemme durante il dominio romano, erano burattini di Roma.

Dopo aver cercato di attirare Gesù con lusinghe, lodandolo con enfasi, gli hanno domandato: “È egli lecito pagare il tributo a Cesare, o no?” (Matteo 22:17). Immediatamente Gesù li chiama ipocriti perché volevano solo metterlo alla prova. Se lui gli avesse risposto che era giusto, l’avrebbero accusato di essere un traditore e un nemico dei giudei; se gli avesse detto il contrario, sarebbe stato accusato di essere un sovversivo e un nemico dei romani.

Così, Gesù chiede loro di mostrargli una moneta, la stessa usata per pagare il tributo a Cesare, e poi gli domanda di chi sarebbero l’effigie e l’iscrizione su di essa. “Di Cesare”, gli rispondono. “Rendete dunque a Cesare quel che è di Cesare, e a Dio quel che è di Dio.” Allora, se ne vanno, meravigliati dalla sua risposta.

Gesù ha sempre una risposta per ogni cosa, ma potrebbe non essere quella che ci aspettiamo. Come quei farisei e quegli erodiani, noi cerchiamo di rinchiuderlo entro i nostri propri limiti e proviamo a controllarlo, puntando sempre ai nostri interessi. Abbiamo in tasca una moneta a tre facce: Io, Cesare e Dio. In quest’ordine.

Quando credi in Gesù, rinunci alla tua propria volontà, quella stessa che ti portava sempre più lontano da Dio. Ciò, però, non significa che la perdi quando ti converti. Essa continuerà a voler apparire, e ogni tanto finirà per assumere il controllo della situazione, soltanto per poi pentirtene.

Col tempo scopri che la comunione con Dio è quello che trasforma la tua vita, e non c’è niente di meglio che vivere facendo la sua volontà e non la tua, o quella di Cesare. Non sto dicendo che tu non debba più obbedire al governo e alle autorità, o che sarai esente da imposte. Devi ancora dare a Cesare ciò che è di Cesare, ma dare comunque a Dio ciò che è di Dio; e lui merita di avere la miglior parte, perché tutto quello che sei e tutto quello che hai, proviene da lui. Vuoi sapere come si sente Dio a volte?

Prova a dare un cioccolatino a tuo figlio e poi chiedigliene un pezzettino. Se tuo figlio non te lo darà, saprai pressappoco come si sente Dio quando non condividi con lui tutto ciò che hai ricevuto. I farisei e gli erodiani non volevano rendere nulla a Gesù, nemmeno il riconoscimento che gli era dovuto. Ridavano a Cesare ciò che era di Cesare, ma non ridavano a Dio ciò che era di Dio. Nei prossimi 3 minuti sarà il turno dei sadducei di cercare di coglierlo in fallo nelle sue parole.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

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