"E l'Eterno mi rispose e disse:
'Scrivi la visione, incidila su delle tavole,
perché si possa leggere speditamente'". Abacuc 2:2

#106 - Investimenti - Matteo 25:14-30

Ecco qui ancora una parabola che ci parla di un signore assente, il quale affida dei talenti ai suoi servitori, secondo la capacità di ciascuno. Nel Vangelo di Luca 19:13 questa stessa parabola include persino un ordine: “Trafficate finch’io venga”. Il talento era l’unità usata per grandi quantità di denaro, e ognuno ammontava a più di trenta chili d’oro o d’argento. Considerandosi che a un servitore ne sono stati dati cinque, all’altro due e al terzo uno, anche chi ne ha ricevuto poco, ne riceveva molto. 

A volte confondiamo la parola “talento” di questa parabola con le abilità naturali, come la musica, lo sport, ecc. Qua, però, non è questo il caso. Credo che i talenti siano le responsabilità date a tutti quelli che professano il nome di Gesù. C’è qui un misto di grano e di zizzanie poiché uno dei servitori, alla fine, è condannato. I talenti sono distribuiti in base alla capacità d’investimento che ogni persona ha di ottenere dei risultati per il suo signore. 

Se professi di credere in Gesù, anche tu hai ricevuto delle responsabilità da compiere durante l’assenza del tuo Signore, e tutte esse rientrano nella tua capacità di moltiplicare. Chi ha ricevuto cinque talenti, ne ha guadagnati altri cinque investendoli, e chi ne ha ricevuti due, ne ha guadagnati altri due. Entrambi sono elogiati a causa della loro fedeltà e godono della gioia del loro signore. 

Tutti e due hanno investito bene ciò che hanno ricevuto, ma il terzo servitore non ha fatto altro che scavare una buca per seppellire il suo unico talento. Alla fine dà la colpa al suo signore: “Signore, io sapevo che tu sei uomo duro, che mieti dove non hai seminato, e raccogli dove non hai sparso; ebbi paura, e andai a nascondere il tuo talento sotterra” (Matteo 25:24-25). Dobbiamo ricordarci che il signore non ha dato ai suoi servitori un compito che andasse oltre le loro capacità, e sicuramente i primi due non avevano la stessa opinione del terzo sul loro signore. 

La prima e più evidente lezione in questa parabola è la necessità di essere bravi investitori in quello che abbiamo ricevuto dal Signore, durante la sua assenza. Questa, però, non è la lezione più importante. Colui che è stato capace di moltiplicare il pane e il pesce a migliaia, non ha certo bisogno dei nostri risultati. Lui vuole solo vedere la realtà della nostra fede e della nostra fiducia in lui. 

Facendo l’esatto contrario di Adamo ed Eva nel giardino di Eden, i due primi servitori accettano la parola del loro signore e fanno ciò che gli è stato ordinato. Loro non avevano paura di lui, non lo vedevano come un tiranno, e sapevano che non era ingiusto ma comprensivo e generoso. Ricordati che nessuno di loro ha mai ricevuto oltre la propria capacità di investire. 

Il cattivo e negligente servitore non conosce il suo signore, non obbedisce alla sua parola, non si fida di lui e, per di più, lo chiama ingiusto. In quale categoria rientri? Nel gruppo di quelli che accettano la Parola di Dio e sono sicuri di servire un Signore giusto e misericordioso, o sei uno di quelli che non ascolta ciò che lui dice, adoperando male le risorse che ti dà e, in aggiunta, incolpandolo delle disgrazie del mondo? Il servo negligente, alla fine, viene condannato. 

Nei prossimi 3 minuti Gesù torna a parlare della sua venuta in gloria per regnare in questo mondo.

Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

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