"E l'Eterno mi rispose e disse:
'Scrivi la visione, incidila su delle tavole,
perché si possa leggere speditamente'". Abacuc 2:2

#069 - I grandi piccoli - Matteo 18:1-10

In questo capitolo 18 di Matteo impari come devono comportarsi coloro che appartengono al regno dei cieli. Il regno dei cieli non è il cielo, ma la sfera di quelli che professano soggezione al governo che emana dal cielo, di quelli che fanno parte di un regno il cui Re è assente in questo momento, nei cieli.

I discepoli vogliono sapere chi è il maggiore nel regno dei cieli, e Gesù mostra loro un bambino. Nessuno può davvero entrare nel regno dei cieli - e lui qui sta parlando dei veri convertiti - se non diventerà come un bambino. Nella matematica di Dio abbiamo già visto che il meno vale di più, quando 5 pani hanno alimentato 5 mila persone, e quando 7 pani hanno alimentato 4 mila persone. Adesso, nelle “misure” di Dio, il minore è il maggiore.

Come, però, si può diventare un bambino? Riconoscendosi piccolino, deboluccio, incapace, bisognoso e dipendente all’estremo da qualcuno più grande di te. Gesù non è venuto a salvare i capaci, ma gli incapaci; non è venuto a salvare i giusti, ma i peccatori; non è venuto a salvare i farisei religiosi, ma i pubblicani corrotti; non è venuto a salvare i campioni, ma gli storpi; non è venuto a salvare pregevoli fanciulle ma prostitute.

Sì, certo, Dio ama la bontà, l’integrità e la purezza, ma non sono queste qualità che ci salvano. All’interno siamo tutti uguali - peccatori - e l’unica soluzione per questo è il sangue di Gesù. Dimentica tutto ciò che hai imparato su come andare in cielo in base alle tue conquiste. Le cose di Dio non seguono la logica umana.

Insomma, quale logica c’è in questo Salvatore inchiodato su una croce? Come potrebbe qualcuno, incapace di muovere mani e piedi, salvarti? Eppure, è così che ha fatto Dio. Prima di essere il Leone, Gesù doveva essere l’Agnello, e un Agnello sacrificato.

Se credi veramente in Gesù come essendo il tuo Salvatore, vedrai te stesso su quella croce, perché è proprio lì che ti meritavi di essere, ricevendo il giudizio di Dio, il castigo che era indirizzato a te. Tuttavia, Dio ti ha tanto amato che ha preferito condannare il suo unigenito Figlio, un innocente, Gesù.

Gesù, ai discepoli, parla di alcune cose che ci fanno inciampare: le nostre mani, i nostri piedi e i nostri occhi. Pensiamo subito alle cose brutte che possiamo fare con quello che abbiamo, e veramente è così. Che ne dici, però, di avere a mente anche il fatto che sono queste stesse cose che ci danno la falsa sensazione di poter agire, di poter camminare e di poter vedere, facendoci indipendenti da Dio?

Non dimentichiamoci: Gesù è venuto a salvare gli incapaci, ed è in questa condizione che vuole trovarti. Così come la pecora smarrita dei prossimi 3 minuti.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

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