"E l'Eterno mi rispose e disse:
'Scrivi la visione, incidila su delle tavole,
perché si possa leggere speditamente'". Abacuc 2:2

#071 - Settanta volte sempre - Matteo 18:21-22

L’apostolo Pietro ha un dubbio: “Signore, quante volte, peccando mio fratello contro di me, gli perdonerò io? Fino a sette volte?” (Matteo 18:21). Per comprendere meglio la domanda di Pietro, prima bisogna conoscere il significato dei numeri nella Bibbia.

Il numero uno, evidentemente, significa unità. Il due è il numero di testimoni necessari. Il tre è una testimonianza perfetta, ossia qualcosa di sufficiente in se stesso. Dio è uno, ma è anche costituito da tre Persone: Padre, Figlio e Spirito Santo. Sì, lo so, non si riesce a capire. È Dio!

Il quattro ci parla di simmetria, dei quattro angoli della terra. Il cinque è la responsabilità, è l’azione compiuta dalle cinque dita della mano. Il sei è il numero che non arriva al sette, è incompleto. Il sette, quindi, è qualcosa di completo; appare a profusione nel libro dell’Apocalisse, che completa tutta la rivelazione di Dio.

Per questo Pietro gli chiede se sette volte - un numero completo - siano sufficienti per perdonare qualcuno. Gesù gli risponde che deve perdonare settanta volte sette, che equivale a perdonare settanta volte “sempre”.

Anche questo, però, non è una legge, perché nulla lo è per il cristiano. Nell’Antico Testamento Dio aveva dato i dieci comandamenti e centinaia di precetti che servivano solo a dimostrare che siamo incapaci di soddisfare le aspettative di santità da lui richieste. Allora Dio ci ha rivelato la sua grazia, perdonandoci incondizionatamente.

Ok, mi dirai che sarebbe ingiusto perdonare qualcuno senza una riparazione, senza che paghi per ciò che ha fatto. Ed è corretto, perché è stato proprio quello che Gesù è venuto a pagare, per i peccati del peccatore, affinché il perdono potesse ora essere gratuito. Essendo stato salvato per grazia, che è un favore immeritato, il cristiano può perdonare non per obbligo o per ricevere qualcosa in cambio, ma perché Dio ha fatto lo stesso per lui.

Sei riuscito a capire che il cristiano non vive di leggi o di regole, ma per riflesso? Deve riflettere ciò che vede in Cristo. Quando perdono, lo faccio perché sono stato perdonato. Quando do qualcosa a qualcuno, lo faccio perché Gesù ha rinunciato a tutto per me. Quando amo, lo faccio perché sono stato assurdamente amato.

Non c’è niente che io possa fare affinché Dio mi ami di più, e niente potrebbe farlo amarmi di meno. Perché, quando mi ha incontrato, mi ha amato e mi ha salvato, io ero un peccatore perduto, un suo nemico, una completa rovina. Non sarai perdonato perché amerai Dio tantissimo; sarai perdonato perché tu sei stato amato tantissimo. Il tuo debito è impossibile di essere ripagato con i tuoi mezzi, perché è uguale al debito del servitore nella storia dei prossimi 3 minuti.


Mario Persona - (Tradotto da Cristina Fioretti)

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